Se servissero ancora prove che si vive meglio senza hype, ce le ha date la Gamescom

L'E3 ha costruito la sua esistenza sull'essere la fiera delle attese, la Gamescom ha accettato di fare da spalla. Chi se la passa meglio?

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a cura di Stefania Sperandio

Editor-in-chief

È giugno di qualche anno fa. L'industria dei videogiochi è in visibilio: la stampa percepisce che ci sono grandi novità, gli addetti ai lavori sanno già per quali giochi hanno fissato appuntamenti a porte chiuse e il pubblico capta che c'è qualcosa di elettrico nell'aria. È il momento dell'E3, una fiera che storicamente è l'appuntamento per eccellenza dell'industria dei videogiochi, quello dove si snocciolano i grandi annunci e si fanno vedere sul palco le proprie grandi intenzioni per il futuro.

È giugno del 2021. Dopo aver saltato a pie' pari il 2020 per ovvi motivi, l'E3 torna e, in un mondo che stava già cambiando dal punto di vista comunicativo anche prima del COVID e che si è abituato agli eventi fatti-in-casa dai publisher, cerca di imporsi come la fiera delle grandi attese e delle grandi aspettative.

L'appuntamento di gala della Summer Game Fest ha qualcosa da dire, la chiusura con Elden Ring è da stropicciarsi gli occhi, ma l'industria dei videogiochi sta vivendo un momento difficile a causa della conversazione allo smart working volente o nolente: alzare le aspettative è un autogol.

Lo dimostrano appuntamenti come le piccole finestre di Bandai Namco o di Capcom, con aggiornamenti minimi e praticamente nessun annuncio di rilievo.

È agosto 2021. Da qualche tempo, la Gamescom ha accettato che la sua grandezza risiede soprattutto nello straordinario afflusso di pubblico alla Koelnmesse – pubblico che peraltro quest'anno non poteva esserci, essendo bandito l'evento in praesentia.

Succede, allora, che Xbox indice una conferenza, ma precisa subito: «piano con le aspettative». Succede che torna un nuovo appuntamento con la Summer Game Fest che replica la Opening Night Live, lo scorso anno deludentissima e di una lentezza a tratti disarmante, richiamando i fan sì all'hype, ma senza perdersi in chiacchiere: il periodo è questo, il 2021 è un anno di transizione tra una generazione finita e una che non riesce a cominciare, e questo è ciò a cui l'industria sta lavorando.

Il risultato è che, dovendo fare una lista di top e flop della Gamescom 2021, ci si trova in difficoltà: quando le aspettative vengono saggiamente moderate, è difficile rimanere delusi da qualcosa. Ci sono, però, alcune riflessioni che vogliamo condividere.

Tra le cose della Gamescom scivolate via positivamente

Il punto è proprio quello che discutevamo in apertura all'articolo: sebbene Geoff Keighley abbia a più riprese snocciolato la parolina "hype" nei suoi tweet pre-evento, la Gamescom non è stata circondata da quell'aurea da grande palcoscenico che, invece, a giugno abbiamo visto intorno all'E3, nonostante un periodo complicato per le presentazioni con il botto.

Non c'è nessun problema (o mal di pancia) a scoprire una piccola produzione con un gameplay di qualche minuto, nemmeno se sei uno che vive solo di pane e AAA, se ti eri già fissato ben in mente che questi appuntamenti non sarebbero stati quelli che avrebbero sconvolto i prossimi mesi dell'industria.

È così che, ad esempio, attirano l'interesse dei giocatori produzioni accattivanti come Stray Blade, che con il suo incrocio tra Metroidvaniasoulslike, come lo hanno definito gli autori, vuole proporre un livello di sfida incapace di fare sconti, unito però a una direzione artistica che fa dell'immaginazione e della vivacità il suo punto di forza, quasi in contrasto con le desaturazioni nelle palette tipiche del genere.

Riesce a incuriosire gli appassionati anche Dokev, un gioco di cui in questi giorni si è parlato tanto, che sembra un incontro tra PokémonDigimon e che vuole proporre un open world vivace e strapieno di cose da fare (e da cavalcare, a quanto pare). Un cambio di direzione e di tenore non male, considerando che il gioco è firmato dagli autori dell'apprezzato Black Desert Online.

Tante chiacchiere, e solo positive, anche su Forza Horizon 5: i prossimi bolidi del mondo Xbox hanno convinto la stampa e il pubblico e sono stati il vero cuore pulsante di una conferenza Xbox che avrebbe potuto rivedere i suoi tempi – ma che è stata comunque sincera nelle aspettative, come dicevamo in apertura.

Metteremmo sicuramente tra i top della fiera anche Marvel's Midnight Sun, l'apprezzato nuovo titolo di casa Firaxis che ripropone gli eroi di casa Marvel sotto una nuova luce da gioco di ruolo strategico, anziché con l'ennesimo action-adventure generico.

E, diciamolo, entra per simpatia tra i giochi da tenere d'occhio anche Cult of the Lamb, che si chiede cosa dovesse succedere se, una volta tanto, il proverbiale e pacifico agnellino diventasse lui, la fonte di guai, magari perché magicamente posseduto da non sappiamo bene quale entità malefica.

Fiore all'occhiello della fiera anche Elden Ring, che affascina sempre di più e svela alcuni aspetti del suo gameplay, anche se purtroppo non c'è stato modo di mostrarlo al grande pubblico, in qualche modo "sedotto e abbandonato" dalla presenza della prossima opera magna di From Software alla fiera tedesca.

Tra le cose della Gamescom un po' più "meh"

La durata della conferenza Xbox. Diciamolo subito senza girarci troppo intorno: pure commisurando le aspettative con le precisazioni pre-live, diciamo che sarebbe potuta durare la metà, anche se è valsa la pena di vedere una decina di minuti dedicati all'epico trabucco da Age of Empires IV.

Questo si collega a un piccolo "meh" della fiera, ossia Halo Infinite. Vista l'uscita imminente a fine anno, sembrava legittimo immaginare un Master Chief sugli scudi: quasi furtivo, invece, l'eroe di casa Xbox ha trovato spazio solo alla Opening Night Live, e solo dopo che Microsoft aveva spifferato da sola per sbaglio la data d'uscita sul suo store. Bene ma non benissimo, se vogliamo riassumerla con una frase fatta.

Metteremmo tra i "meh" della fiera virtuale anche l'autunno di PS5. Era diventato un po' un segreto di Pulcinella, ma alla Opening Night Live Horizon: Forbidden West è stato rinviato davvero – e questo significa che l'autunno di PlayStation 5 farà a meno di inediti giochi da vetrina firmati da PlayStation Studios, che per quest'anno si fermano ai comunque ottimi ReturnalRatchet & Clank: Rift Apart.

Considerando le difficoltà nel trovare la console ha molto senso – e, capiamoci, ha sempre senso quando serve ad alleggerire il carico degli sviluppatori e a migliorare la qualità del gioco finale – ma è evidente come il calendario autunnale di PS5 sia abbastanza calmo rispetto agli standard, e che il povero Deathloop non possa mettersi il mantello da esclusiva nazionalpopolare, viste le sue peculiarità e la fortissima personalità di Arkane Studios, per provare a piacere a tutti e trascinare PS5. Ammesso la console abbia bisogno di essere trascinata, visti i numeri.

C'è abbastanza senso di "meh", ma ve ne abbiamo già parlato, anche in merito ai piccoli extra che troveremo in Death Stranding: Director's Cut, che si ripropone proprio su PS5 a settembre strizzando però l'occhio soprattutto a quelli che lo volevano più action. Arrivano così le sfide e le classifiche – in un gioco che parla di quanto sia importante collaborare anziché competere, va bene –, ci sono alcune migliorie alla quality of life e alcuni nuovi accessori di cui attendiamo di saggiare il bilanciamento, perché puntano ad abbreviare i viaggi. Ma abbreviare i viaggi in Death Stranding è un po' come togliere i nemici in Call of Duty perché sennò ti scocci di sparargli: un controsenso.

Un 2021 di transizione

Anche dalla Gamescom si percepisce un messaggio forte in tutto questo 2021 videoludico: non abbiate premura. I giochi arriveranno, a loro tempo. Concentratevi su alcune piccole chicche che altrimenti sarebbero passate inosservate: nel recap del Future Game Show ve ne abbiamo sottolineato tante, tra cui l'intrigante e nostrano Soulstice.

I grandi player si stanno prendendo il loro tempo per popolare la nuova generazione – più Sony che Microsoft, considerando soprattutto le carte Forza Horizon 5Halo Infinite – ma se non ci si sofferma ai soli titani le cose da giocare non mancano.

A patto di non lasciarsi mangiare dall'hype, perché il segreto è sempre lì e la Gamescom, con la sua calma, a suo modo lo ha espresso: le aspettative sono quasi sempre troppo oltre per quello che la realtà può riuscire a regalare.

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