La cosa più "for the players" che PlayStation può fare è ridare senso alla sua comunicazione

Il caso di Helldivers 2 è il più rumoroso, ma non l'unico, che ci ricorda di una comunicazione di PlayStation fumosa e contraddittoria.

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a cura di Stefania Sperandio

Editor-in-chief

Questa generazione è cominciata con la rassicurazione che «we believe in generations». Era per questo motivo che, non a caso, Sony aveva rimpinguato la linea di produzione di PS4 nel 2022, un anno e mezzo dopo il lancio di PS5.

Necessità dettate dal problema di scorte, dai bagarini, dalla pandemia, senz'altro. Eppure, il cambio di rotta improvviso è diventato una costante di questa generazione.

E se la compagnia giapponese si era fatta apprezzare nelle scorse generazioni per aver dato non solo fiato, ma fatti allo slogan «for the players», in questi anni le cose si sono fatte sempre più confuse.

Chi seguirà ufficialmente Jim Ryan nello scranno più alto del mondo PlayStation dovrà fare una cosa straordinariamente next-gen: ricominciare a comunicare in un modo all'altezza di PlayStation. Un modo che sia, soprattutto, ancorato alla realtà.

Inversioni a U

Non c'è niente di male a cambiare idea – anzi, spesso un cambio di idea è sinonimo di confronto costruttivo, di maturazione. Il caso di Helldivers 2 che si è consumato in queste ore, però, ha assunto fin da subito i confini del surreale.

A qualche mese dal lancio, è stato confermato ai giocatori che molto presto (doveva accadere oggi, 6 maggio), non sarebbe stato più possibile accedere al gioco su Steam senza passare per un account PSN.

E se è vero che la cosa era stata precisata fin dal debutto, rimandandola a data da destinarsi su spinta degli sviluppatori, lo è anche che nel frattempo Helldivers 2 è stato venduto in Paesi dove un account PlayStation Network non si può nemmeno fare.

Preoccupati, molti giocatori – alcuni dei quali anche in Europa, oltre che in giganti del mercato come la Cina – si sono domandati «che ne sarà del gioco che ho acquistato se non ho modo di fare un profilo PlayStation Network?». E il punto è che non c'è stata nessuna risposta a questa domanda.

Arrowhead, team sviluppatore del gioco, ha preso tempo ed è finito a fare da bersaglio, ha precisato di non avere voce in capitolo (e di non avere idea dei Paesi in cui PSN non è accessibile, ndr) facendoci capire che le decisioni finali sono (ovviamente) in mano al publisher.

Publisher che è PlayStation e che quindi, davvero, ha pensato di annunciare una tale manovra senza avere una risposta da dare a un dubbio così legittimo: che eccezione prevedo per il consumatore che il profilo PlayStation Network non può farlo?

Cosa gli dirò per fare in modo che il momentum positivo di Helldivers 2 non mi veda mettere un piede in fallo? Che piano ho pensato per assicurarmi che, dopo questa misura, tutti i giocatori possano continuare a godersi il mio videogame che tanto stanno amando?

La risposta a queste domande non è mai esistita. Ed è proprio questo il punto più importante.

Da sempre a caccia del suo grande gioco persistente, PlayStation lo trova e gli spara a un alluce, con una manovra concepita male e comunicata peggio.
Molti giocatori hanno dichiarato di non voler creare un account PSN nemmeno potendo – per questioni di sicurezza in virtù di violazioni subite in passato, affermano –, altri hanno cercato di spalleggiare chi sarebbe rimasto tagliato fuori dal gioco. Sono arrivate recensioni negative nell'ordine delle centinaia di migliaia, e tutto questo mentre Arrowhead continuava a fare da parafulmine.

Ma Sony al momento non aveva risposte. Non aveva un piano B, un aggiustamento da fare, niente di niente. Avrebbe solo aggiornato le sue policy, che prima avrebbero riportato che i suoi giochi su PC non avrebbero richiesto un profilo PlayStation Network, scrivendo invece il contrario – ma con i buoi già fuori dalla stalla, mentre l'EULA del gioco non ne faceva in realtà menzione.

Nel frattempo, Steam inizia ad accogliere le richieste di rimborso, anche per chi a Helldivers 2 ci ha già giocato per più di duecento ore ma non vuole accettare le nuove condizioni modificate in corso d'opera. Ne ha diritto, secondo Valve che gestisce lo store digitale. Ad aggiungere benzia sul fuoco, il gioco viene rimosso dalla vendita su Steam in oltre 100 Paesi.

Ed ecco che arriviamo finalmente a Sony che dice qualcosa: ringrazia i giocatori per il feedback e, con anche le pressioni di Arrowhead stessa, si ravvede e rinuncia alla misura che aveva deciso di prendere, della quale forse non aveva valutato le ripercussioni.

Suona grottesco immaginare una PlayStation che semplicemente non aveva pensato al centinaio di Paesi in cui Helldivers 2 è stato venduto ma dove non sarebbe stato più accessibile, eppure è appena successo.

La comunicazione è stata un disastro e ha portato una polemica di una dirompenza impressionante addosso a un titolo che, dalla sua uscita a oggi, non era stato attorniato da altro che non fosse entusiasmo.

Da sempre a caccia del gioco persistente tutto suo che le desse uno slancio, PlayStation lo trova e poi gli spara a un alluce con una manovra concepita male e comunicata peggio.

La visione è la grande assente, ma soprattutto è palese lo scollamento dal mondo reale, dalla community, perfino dalla prontezza per un damage control laddove serve. Che PlayStation abbia annunciato la misura di Helldivers 2 non avendo risposte da dare non tanto a chi protestava per partito preso, ma a chi non avrebbe più potuto giocare senza PSN, fa riflettere e non fa bene alla sua immagine.

Fiducia e immagine

Personalmente mi ha sorpreso, in queste ore, leggere e vedere addirittura qualcuno che sbeffeggiava i giocatori – una volta tanto che il review bombing aveva un innesco sensato, dato che sono stati proprio i videogiocatori a spendere soldi sul gioco – anziché evidenziare la miopia comunicativa esibita suo malgrado da PlayStation.

Ancora di più, se pensiamo che questa miopia non è caduta dal cielo, ma è figlia di un momento di grigiore assoluto della comunicazione nella compagnia, con i tempi brillanti e quasi perfino troppo vicini all'utente del video "come prestare un gioco su PS4 a un tuo amico" che sono lontanissimi.

Sony ha dichiarato di credere nelle generazioni per poi offrire tre anni di cross-gen, facendo uscire su PS4 anche titoli che inizialmente erano stati comunicati come solo per PS5 – e facendo quindi correre le persone a comprare la nuova console, con la paura di non potersi godere il nuovo Horizon o il nuovo God of War sulla vecchia.

Ha tenuto, a tal proposito, una politica più confusa che mai con gli upgrade dei giochi PS4 in formato PS5: gratis, anzi no, anzi sì ma solo perché avete protestato perché ci siamo rimangiati la parola data, e sappiate che dalla prossima volta vi costano 10 euro l'uno.

I recenti PlayStation Showcase e State of Play sono stati costellati da annunci su PlayStation Blog strapieni di "*****" da andarsi a leggere in calce, dove giochi vennero mostrati girare su PC salvo smentire l'esistenza della versione PC stessa (pensiamo a Demon's Souls e a FFXVI) e parlare di un piccolo errore "nelle slide" – e purtroppo potrei continuare.

Pensiamo anche alla strategia legata a PlayStation VR 2, ammesso che la si possa considerare tale: un device che in pratica costa più della console, accompagnato da una sparuta manciata di giochi first-party, i cui autori sono finiti defenestrati in parte nelle recenti manovre di riorganizzazione interna. L'utente che ha dato fiducia a PS VR 2 lo ha comprato per giocare cosa, di preciso? Qual è il piano, quale la comunicazione in proposito?

I giocatori a PlayStation non mancheranno mai finché le console avranno vita, ma è l'affetto viscerale che l'utenza le ha sempre riservato a venire macchiato da questi inciampi. Ed è quell'affetto che, nel lungo corso, move il sole, i soldi e l'altre stelle.
Guardandosi intorno, allora, ne emerge un'immagine di confusione e movimenti a tentoni: si punta forte su quello che ha sempre funzionato in passato – le persone compreranno la mia console, mi chiamo PlayStation e questo farà la differenza –, ma in un mercato che è cambiato tanto e di fronte al quale il gigante giapponese sembra quasi inseguire, nonostante abbia una base installata superiore alle altre proposte concorrenti.

Dire una cosa per farne un'altra, portare gli utenti ripetutamente al punto di rottura per poi ritrattare non possono essere punti del piano comunicativo di Sony. Straordinaria nel marketing – pensiamo anche solo alle campagne messe insieme per il lancio di Horizon Forbidden West – PlayStation deve recuperare una comunicazione alla sua altezza, che le restituisca un'immagine vicina ai videogiocatori.

Che PlayStation la compreranno comunque, non fraintendiamoci. Di certo, però, smettendo di credere che quello che hanno di fronte sia pensato "for the players". 

È la cosa più next-gen che PlayStation deve fare per il suo futuro. Fino a quando esisterà un mercato console, e fino a quando PlayStation rimarrà sineddoche di videogame in mercati come il nostro, i giocatori non le mancheranno. L'affetto viscerale che la sua utenza le ha sempre riservato, però, è un'altra cosa – ed è quello che, nel lungo corso, move il sole, i soldi e l'altre stelle.

E PlayStation non può, un inciampo disillusorio alla volta, continuare a fingere di non saperlo.

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