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Kojima: creavo ogni Metal Gear come l’ultimo, fu difficile collegare la storia

La saga Metal Gear è famosa per la sua intricata parte narrativa e perfino l'autore, Hideo Kojima, rivela che non è stato facile.

Una cosa su Metal Gear che vi diranno tutti, che siano grandi amanti della saga o appassionati ben più tiepidi, è che ha una componente narrativa “leggermente” contorta. Dalla clonazione alla distruzione mutua assicurata, passando per la manipolazione genetica, la guerra come giro d’affari, la comunicazione ipertrofica e l’influenza dei contesti nel forgiare gli individui, il franchise di Hideo Kojima ha trattato numerosi temi di episodio in episodio.

E sono temi così articolati che perfino lo stesso autore, che oggi rifletteva sul fatto che siano ormai trascorsi vent’anni dal suo profetico Metal Gear Solid 2, ammette che spaziare da un tema all’altro tenendo insieme la storia della saga non sia stato facile.

Metal Gear Solid uscì originariamente nel 1998

In un momento storico in cui sembra che Metal Gear possa essere vicino a una nuova alba con un chiacchierato remake di Metal Gear Solid 3 – ma senza il suo autore, ora indipendente e fresco del lancio dell’ottimo Death Stranding: Director’ Cut – Kojima si è allora concesso un pensiero sul suo sempre iperattivo profilo Twitter, dove ha ricordato che ogni volta che pensava a un Metal Gear, lo faceva come se fosse l’ultimo.

Si tratta di un concetto che i fan ricordano, considerando che dopo ogni episodio l’autore affermava di voler lasciare la saga per dedicarsi ad altre idee, affidandola a nuovi e giovani designer di Konami. Una cosa che, come sappiamo, non è invece mai successa, almeno non con gli episodi canonici, fino al divorzio consumatosi alla fine del 2015.

Proprio il fatto che ogni Metal Gear venisse immaginato come quello di chiusura del franchise ha fatto in modo che fosse difficile tenere insieme i temi della saga.

 

Di solito, Kojima li ha sempre individuati con una parola chiave per ogni episodio canonico, ma dover trovare qualcosa di cui parlare rimanendo entro i confini del franchise Metal Gear, nella sua continuity, ammette Kojima, non è stato semplice.

Così, Metal Gear Solid trattò il tema gene, come i fan ben sanno: la genetica e la sua eredità, la convinzione che il destino di una persona, o i suoi talenti, siano o non siano già messi per iscritto nel codice genetico.

Metal Gear Solid 2 parlò del tema meme, il lascito degli umani al di là del gene: la cultura, la comunicazione, l’informazione, l’arte, semplicemente il bello che non dipende strettamente dal proiettarsi nel futuro con una propria nuova generazione, ma nel lasciare alla nuova generazione tracce del proprio passaggio.

Metal Gear Solid 3 passò a scene, il contesto. La storia di Naked Snake e The Boss dimostra come le sfumature siano spesso date dal contesto, un contesto in cui le persone sono sfumature che si adattano e compiono il loro cammino a prescindere da chi siano.

Metal Gear Solid 3 affrontò il tema del contesto

Metal Gear Solid 4, in un mondo inquietante di iper-controllo perfino sulle emozioni e di compagnie militari private, parlava di sense. Anni addietro, Kojima disse che avrebbe potuto riassumere il tema anche con “volontà”: un Solid Snake alle sue battute finali che tiene fede a quello che insegnava in Metal Gear Solid 2 e persegue il suo senso, a colpi di forza di volontà, finché può.

Infine, il tema chiave di Metal Gear Solid: Peace Walker fu ovviamente peace, la pace: il gioco affronta la deterrenza nucleare, la distruzione mutua assicurata e la pace come illusione e sogno, dimostrando come quello di un apocalisse nucleare sia un potere davvero troppo grande per la misura d’uomo.

Chiude il cerchio Metal Gear Solid V, identificato dal tema chiave race: un gioco incentrato sul tema della lingua madre, della lingua straniera, della lingua come residenza e Paese natio, e di cosa possiamo comunicare quando possiamo e quando non possiamo usarla, perché ne siamo costretti fuori. Di recente, nel suo Il Gene del Talento, Kojima rivelò anche la fonte di ispirazione specifica per questo tema.

Nel suo tweet, Kojima scrive:

Dal momento che stavo sempre creando ogni episodio di Metal Gear Solid come se fosse stato il mio ultimo, ho avuto dei momenti difficili nel collegare la storia senza cambiarne i cardini.

GENE→MEME→SCENE→SENSE→PEACE→RACE

Curiosamente, Kojima non ha invece voluto trovare una parola chiave per definire Death Stranding, anche se è abbastanza evidente che si tratterebbe di “ponti” o “connessioni”, concetti estremamente rimarcati all’interno del viaggio di Sam Porter Bridges.

Death Stranding è disponibile su PS4, PS5 e PC

Nel frattempo, Metal Gear sta diventando anche un film firmato da Jordan Vogt-Roberts, anche se perfino l’attore Oscar Isaac – che sarà Snake – si chiede come una saga così imponente riuscirà a essere ridotta a una semplice pellicola non interattiva. La saga continua comunque a ispirare: proprio di recente vi abbiamo parlato del curioso caso di UnMetal, che omaggia e prende un po’ in giro Solid Snake e compagni.

Dopo l’esordio nel 1987, Metal Gear è diventato una serie di culto all’interno dell’universo videoludico, fino alla chiusura arrivata nel 2015 con The Phantom Pain. E se volete saltare a bordo, date un’occhiata alle nostre indicazioni (senza spoiler) su quali giochi siano canonici nella narrativa e sull’ordine che potete seguire per giocarli.

Se volete approfondire le fonti di ispirazione di Hideo Kojima, date un’occhiata alla sua raccolta di saggi.