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Il Gene del talento e i miei adorabili meme è un viaggio nel Kojima-pensiero

Hideo Kojima: Il Gene del talento e i miei adorabili meme è una raccolta di saggi che ci ricorda che i più longevi dei viaggi sono composti da singoli passi.

Hideo Kojima ha una fissa per i simbolismi che si nascondono dietro a parole specifiche. Quando era intento a lavorare giorno e notte a Metal Gear, la saga che ha portato il suo nome sotto i riflettori di tutto il mondo, l’autore giapponese spiegò che la sua creatura, le cui iniziali dall’epoca del 3D in poi erano MGS (Metal Gear Solid) si muovesse su tre temi ancorati proprio a queste lettere: meme, gene, scene.

Se nel caso di “scene” parliamo dell’importanza del contesto all’interno delle nostre scelte e delle nostre vite (e identità), come esplorato ampiamente in Metal Gear Solid 3, “meme” e “gene” sono rispettivamente i temi cardine di Metal Gear Solid 2 e di Metal Gear Solid, fortemente intrecciati. Intrecciati proprio come lo sono all’interno de Il Gene del talento e i miei adorabili meme, la raccolta di saggi firmati da Hideo Kojima che ora, grazie alla casa editrice 451, è disponibile finalmente in italiano.

Ne abbiamo ricevuto una copia e ci siamo tuffati nelle pagine per scoprire cosa questo viaggio nel Kojima-pensiero ci avrebbe regalato, oggi che Metal Gear è una delle tappe del viaggio nella carriera dell’autore, e non più quella finale.

 

A tu per tu con il libro

Diciamolo subito: se anche voi, come chi scrive, avete un culto non solo per i contenuti di un’opera, ma anche per l’oggetto libro in sé, il lavoro svolto da 451 vi delizierà. Il volume si presenta infatti con una brossura fresata che, nonostante la sua basilarità, non toglie per niente gradevolezza al primo impatto del libro: la copertina cartonata ruvida è dotata di pregiate alette dove possiamo leggere, in quarta, tanto la sinossi dei contenuti quanto la biografia dell’istrionico game director giapponese.

A capeggiare, in copertina (in uno stile che richiama la collana Non fiction della casa editrice, capeggiato da una intestazione su campo bianco) è una illustrazione dell’artista Yuko Shimizu, che senza giri di parole rimanda da subito al Giappone. Una scelta interessante, forse per far comprendere ai lettori che hanno meno confidenza con Kojima che in questo volume si parlerà tanto di Giappone, ma curiosamente in contrasto con la personalità dell’autore stesso, che nonostante il suo forte legame con il Paese originario ha sempre espresso una grande natura da “cittadino del mondo” all’interno dei suoi lavori.

Il Gene del Talento è ora disponibile anche in italiano

Le 281 pagine del volume sono in carta opaca estremamente gradevole al tatto e danno un assoluto senso di cura: tenendo il libro in mano, non avrete la sensazione di avere di fronte un lavoro approssimativo: i dettagli, e con essi l’impaginazione, che risulta gradevole e incoraggia la lettura, sono tutti curati in modo intelligente e minuzioso.

A questo si somma la traduzione in italiano di Davide Campari, che ha messo insieme un testo attento ai minimi dettagli, con tanto di utilissime note del traduttore a pie’ di pagine per permettere anche di comprendere giochi di parole o riferimenti specifici che potrebbero sfuggire a chi non fosse particolarmente abile con la cultura e le usanze del Paese del Sol Levante.

451 presenta quindi un volume dal prezzo accessibile ma, semplicemente, bello anche per tutti i collezionisti che vogliono aggiungerlo alla loro biblioteca dedicata all’universo dei videogiochi. Anche se, e questo sarà il succo di questo articolo, questo non è un libro sui videogiochi: è, invece, un libro su come nascono le scintille delle opere di cui poi ci innamoriamo. Videogiochi compresi.

Il volume consta di 281 pagine suddivise in tre sezioni

Un libro di Kojima è solo per i fan di Kojima? Decisamente no

Il Gene del talento e i miei adorabili meme è un volume composto di tre sezioni: la prima raccoglie dei saggi scritti da Kojima originariamente pubblicati tra il 2010 e il 2013 sulla rivista Da Vinci. La seconda, raccoglie saggi pubblicati invece sulla rivista Papyrus tra il 2007 e il 2009. L’ultima parte, infine, ospita la traduzione di una scorrevole chiacchierata tra Hideo Koijma e Gen Hoshino alla vigilia del lancio di Death Stranding, con mutui spunti su ispirazioni, “connessioni” e messaggi da trasmettere tra i due artisti.

A fare da introduzione a tutto questo è una prefazione di Hideo Kojima, aggiornata ai giorni nostri, dove il game director racconta la continua ricerca di fonti di ispirazione e l’anima dei suoi saggi: si tratta di analisi di poche pagine ciascuna in cui l’autore giapponese spiega perché o come quel libro/film/brano musicale/prodotto lo abbia portato a riflettere e sia finito tra le scintille che lo hanno portato a creare qualcosa.

Già tempo addietro, Kojima affermò che l’ambizione massima di un autore sia quella di fare da fonte d’ispirazione per l’opera di qualcun altro. Ed è questo, essenzialmente, il concetto di meme che domina l’intero volume: il papà di Solid Snake e compagni parte dall’idea di “gene” come eredità genetica che ciascuno di noi ha la possibilità di lasciare al mondo, dopo di sé, a cui si affiancano però i “meme”, l’eredità culturale, mediale, l’influenza che le nostre opere possono esercitare nel flusso creativo degli esseri umani.

Vi siete mai chiesti perché tutti questi riferimenti spaziali nella nuova Kojima Productions? Leggendo il libro, sicuramente lo capirete

Kojima spiega come la parola meme sia composta da “me+me”, ossia dalla connessione tra diverse persone, diversi “me”: ecco che inizia così il viaggio tra i meme che lo hanno portato a creare i suoi lavori, dove si alternano sia i racconti di come il game designer sia entrato a contatto la prima volta con interessanti opere da tutto il mondo (ma molte, e spesso le più affascinanti, vengono proprio dalla cultura giapponese), a cui si intrecciano ricordi personali dove il leader di Kojima Productions racconta se stesso e il suo vissuto.

Leggendo questo volume scoprirete il perché di Skull Face e della sua nazionalità in Metal Gear Solid V, tanto per fare un esempio senza volervi anticipare troppo, e anche chi sia stata la (davvero peculiare) fonte di ispirazione per il ruolo di madre e guida che The Boss riveste all’interno dell’intera saga. Ma scoprirete anche i pensieri e il trauma di Kojima di fronte alla prematura morte di suo padre, avvenuta praticamente davanti ai suoi occhi; scoprirete episodi di vita quotidiana dell’autore e quali siano i suoi (strambi, e va benissimo così) riti quotidiani che lo aiutano a rimanere creativo e ispirato.

Nella prima parte i saggi sono in stragrande maggioranza dedicati a romanzi, a cui fanno seguito le analisi di alcuni fumetti/manga e quelle di alcuni film. A ogni saggio segue una pagina riassuntiva dell’opera citata, che vi permette di recuperare tutti i riferimenti in caso vogliate leggerla/vederla a vostra volta – anche se, va detto, in qualcuna delle disamine di Kojima sono presenti grossi spoiler dalle storie che raccomanda. Nella seconda, invece, c’è spazio soprattutto per film (molti dei quali occidentali) e anche per alcuni prodotti che hanno avuto un impatto nelle nostre abitudini culturali, come il primo iPod.

In Metal Gear Solid V c'è un tema di cui Kojima discute anche in questo libro: l'abitare una lingua

Kojima, che più volte nel corso dei saggi afferma di non essere bravo a scrivere in prosa di per sé, ma di provare solo a rendere parola le immagini che visualizza nel suo cervello, racconta di solito in apertura al saggio un episodio legato agli eventi dell’opera citata, riflettendo poi sui suoi temi.

A rendere particolarmente scorrevole la lettura è il fatto che l’autore prenda dei macro-temi e li riduca all’individuale, alla vita quotidiana, alla normalità: si parla tanto del terremoto che ha scosso il Giappone nel 2011, degli interrogativi che Kojima affrontò di fronte alla paura di quei momenti, ma si parla perfino dell’aiuto dato dal distrarsi pensando alle proprie opere preferite durante una mattinata bloccato in ascensore per un evento dedicato a Metal Gear Solid: Peace Walker.

Argomentare di massimi sistemi e senso della vita, insomma, avrebbe reso la lettura più lenta e magari inutilmente pomposa: in questi brevi saggi, invece, è interessante notare come Kojima – complice anche la sua personalità curiosamente egocentrica, nonostante sia una persona che si definisce quasi patologicamente solitaria – riesce a far sentire vicini i temi che affronta, sia che si tratti della depressione adolescenziale, sia che si parli delle reazioni irrisorie quando puntava a una carriera da autore di videogiochi. Il tutto, correlando sempre le argomentazioni a un’opera specifica che le affronta o gliele porta alla mente.

Il formato è vicino a un A5

Ci sono indubbiamente dei saggi meglio riusciti di altri e che lasciano il segno. Nel mio caso, per farvi un esempio, ci sono diversi passi in cui ho voluto appuntare delle cose per ampliare la mia conoscenza personale sul lavoro di Kojima, mentre in altri non ho trovato niente di rilevante da tenere con me – nessun “meme” da cui sentirmi impreziosita.

Nel complesso, tuttavia, sono molti di più i saggi che vi lasceranno qualcosa e in poco tempo vi renderete conto di aver praticamente divorato l’intero volume, magari scoprendo anche di condividere pensieri e riflessioni con Kojima sulla prima volta che avete visto Taxi Driver, o il passeggiare senza meta per le librerie solo per aspettare di innamorarvi di qualche volume (e sì, se non lo fate anche voi, siete delle brutte persone e non possiamo essere amici, ndr).

In conclusione

Sarebbe davvero sbagliato immaginare Il Gene del talento e i miei adorabili meme come un libro sui videogiochi pensato per i videogiocatori. È, invece, una raccolta che permette tanto agli amanti del nostro medium preferito quanto a chi voglia capire che tipo di menti possano nascondersi dietro al videogioco, di avvicinarsi di più ai processi creativi e alle peculiarità di Hideo Kojima, scoprendo pensieri, dubbi, convinzioni, influenze e routine di uno dei personaggi più transmediali di questo mezzo di comunicazione.

Me + me come sinonimo delle connessioni, per Kojima: un concetto poi esplorato in Death Stranding anni dopo questi saggi

Con questi saggi, Kojima aveva l’intenzione di consentire ad altri futuri creativi di scoprire delle opere che per lui sono state culle di lavori come SnatcherPolicenauts, Metal GearDeath Stranding: il meme che voleva lasciare è stato accolto con grande e apprezzabilissima cura dal lavoro svolto da 451, che vi metterà tra le mani un volume piacevole sotto ogni sfaccettatura, capace di dare molto anche a chi di Kojima sa già tanto.

Dettagli bibliografici

  • Titolo: Il gene del talento e i miei adorabili meme
  • Autore: Hideo Kojima, traduzione di Davide Campari
  • Uscita: 14 luglio 2021
  • Editore: 451
  • Pagine: 281
  • Formato: copertina flessibile con brossura fresata
  • ISBN-13: 978-8834920039

Se volete scoprire un’altra serie di volumi dedicati all’opera di Hideo Kojima, date un’occhiata al romanzo ufficiale di Death Stranding, ora finalmente in italiano.