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I migliori Silent Hill (aspettando il nuovo capitolo) | La classifica

La cittadina avvolta nella nebbia è divenuta leggenda: dal peggiore al migliore, ecco la lista dei capitoli del franchise di Silent Hill più importanti di sempre.

Assieme a Resident Evil, Silent Hill è sicuramente uno dei franchise di survival horror più apprezzati di tutti i tempi. Nata sulla prima e indimenticata PlayStation a 32-bit, la serie targata Konami ha visto negli anni l’arrivo di un buon numero di sequel, quasi in mai in grado di eguagliare il capostipite uscito nel lontano 1999.

Purtroppo, dopo la cancellazione del progetto P.T./Silent Hills a cura di Hideo Kojima e Guillermo del Toro, i fan hanno gradualmente perso le speranze di vedere a breve un rilancio del franchise: come ricorderete, il progetto è stato cancellato a seguito della rottura di Kojima-san con Konami, diventando in breve tempo una sorta di vero e proprio titolo di culto tra i giocatori, speranzosi che un giorno la serie possa davvero tornare ai fasti di un tempo.

In attesa di scoprire se e quando la saga horror tornerà a terrorizzarci a dovere, magari con un capitolo nuovo di zecca in arrivo su PS5, su SpazioGames abbiamo deciso di proporvi la classifica dei migliori e dei peggiori capitoli della serie di Silent Hill, dopo quelle dedicate ai Final Fantasy, ai Resident Evil, alla saga di Tomb Raider, al franchise di Call of Duty e infine ai GTA.

Ovviamente, anche stavolta aspettiamo la vostra classifica personale nei commenti in fondo all’articolo!

Riconoscete questo vicolo?

7) Silent Hill: Homecoming

Uscito su PS3, Xbox 360 e PC nel 2008, Silent Hill: Homecoming è il quinto capitolo ufficiale del franchise. Protagonista è Alex Shepherd, un soldato reduce di guerra, il quale decide di tornare nella sua città d’origine chiamata Shepherd’s Glen. Una volta sul posto, Alex scoprirà che suo fratello minore è svanito nel nulla e che i responsabili sono da ricercarsi negli appartenenti a una setta occulta legata a doppio filo alla città di Silent Hill.

Nonostante l’atmosfera tetra e agghiacciante e un comparto tecnico tutto sommato dignitoso, Homecoming si rivela essere una produzione appena sufficiente, ben lontana dai fasti di eccellenza a cui la saga ci aveva abituato agli inizi degli anni duemila. Innanzitutto, la storia non offre alcuno spunto realmente memorabile, tanto che spesso e volentieri risuona come un’accozzaglia di idee copiate in malo modo dai vecchi capitoli, oltre al fatto che un sistema di controllo fin troppo legnoso e una linearità altrettanto asfissiante condannano il titolo Double Helix all’oblio.

6) Silent Hill: Origins

Uscito originariamente nel 2007 sull’allora celebre PSP, Silent Hill: Origins è un prequel, ossia è impostato per raccontare di fatto avvenimenti antecedenti a quelli narrati nel primo, storico episodio. Il protagonista è Travis Grady, un camionista che si trova suo malgrado bloccato a Silent Hill dopo aver incautamente imboccato una strada secondaria. L’uomo si vedrà presto coinvolto in un incubo senza fine, avvolto in una nebbia più fitta della sua stessa paura.

Origins ha dalla sua la possibilità di visitare luoghi già visti nei passati capitoli (come ad esempio l’Ospedale Alchemilla) oltre al fatto che sul nostro cammino incontreremo alcuni protagonisti ben noti ai fan del primo Silent Hill. Per il resto, però, il gioco è la fiera del riciclo: una storia dai toni decisamente adulti non riesce a reggere il peso del nome che porta, così come il protagonista appare spesso e volentieri tratteggiato con una pochezza disarmante, lasciando trasparire tutta l’inesperienza del team Climax. Non un gioco indimenticabile, né totalmente insufficiente, questo prequel regala un’esperienza horror solamente passabile, minata da momenti di stanca e tremendi déjà vu.

Downpour non è il rilancio che molti speravano.

5) Silent Hill: Downpour

Uscito nel 2012 su PS3 e Xbox 360, Silent Hill: Downpour è la classica occasione mancata: sviluppato da Vatra Games e pubblicato da Konami, il gioco racconta le vicende di Murphy Pendleton, un galeotto condannato a diversi anni di reclusione presso il penitenziario Ryall State Corrections Facility. Durante il trasferimento a seguito di una rivolta carceraria, Murphy e altri cinque detenuti vengono messi su un mezzo detentivo diretti a un’altra struttura, la prigione di massima sicurezza di Wayside. Durante il tragitto, un incidente stradale nei pressi di Silent Hill sarà solo l’inizio del nuovo incubo di Murphy.

Nonostante si tratti di un palese tentativo di rivitalizzare una saga vittima di una profonda crisi di identità, Downpur non riesce purtroppo a risollevare alcunché, tanto che a poco è servita la supervisione del Team Silent, sviluppatori dei primi capitoli. Il perché è presto detto: dal punto di vista tecnico il gioco tradisce uno sviluppo lungo e travagliato (con bug e glitch ogni due per tre), oltre al fatto che non appena il gioco sembra finalmente mostrare le sue qualità, ecco che arrivano impietosi i titoli di coda.

4) Silent Hill 3

Nel 2003, i possessori di PlayStation 2 (e successivamente anche quelli PC) poterono mettere le mani sul terzo capitolo ufficiale della serie Konami, vero e proprio sequel diretto delle vicende vissute nel primo capitolo: ambientato 17 anni dopo l’avventura originale, Silent Hill 3 racconta la storia di Heather, una ragazza apparentemente normale che si trova suo malgrado coinvolta nei piani di una setta segreta, intenta a usare la giovane per far rinascere il dio pagano sconfitto da Harry Mason nel capitolo originale.

Abbracciando un gameplay in tutto e per tutto simile a quello dei suoi predecessori, Silent Hill 3 mette sul piatto esplorazione e rompicapi piuttosto consueti, inclusa la presenza fissa di torcia e radio, quest’ultima in grado di emettere strani suoni non appena ci troveremo nei pressi di qualche creatura da incubo. La storia purtroppo fatica a decollare, tanto che solo a metà dell’avventura torneremo davvero a esplorare la cittadina di Silent Hill. A dare fortunatamente man forte al tutto, la colonna sonora composta ancora una volta dal maestro Akira Yamaoka, la quale alterna sapientemente tracce ambientali ad altre in perfetto stile pop/rock.

The Room è sicuramente un capitolo da riscoprire.

3) Silent Hill 4: The Room

Dopo la conclusione della prima trilogia, la serie di Silent Hill ha tentato di cambiare le carte in tavola, proponendo un survival horror decisamente atipico, oggi come ieri. Uscito nel 2004 per PS2, Xbox e PC, Silent Hill 4: The Room racconta la storia di Henry Townshend, un ragazzo appassionato fotografia, da poco trasferito nell’appartamento 302 di uno stabile nella cittadina di South Ashfield Heights (alle porte di Silent Hill). Dopo una serie di incubi ricorrenti, un giorno l’uomo si ritrova intrappolato dentro casa, con la porta di ingresso bloccata da lucchetti e catene. L’unica via di fuga sembra essere una voragine comparsa misteriosamente nel muro del bagno.

Grazie a un incipit singolare e decisamente originale, The Room pone maggiormente l’accento sull’esplorazione di ambienti più vasti e “luminosi”, piuttosto che i labirinti contorti e rugginosi dei precedenti episodi. Gli sviluppatori di KCET hanno infatti decisamente stravolto la struttura portante alla base del franchise, tanto che l’impatto iniziale è straniante e incerto. Ciò nonostante, il quarto capitolo di Silent Hill riesce presto a coinvolgere il giocatore grazie ad un background narrativo ben congegnato e coinvolgente al punto giusto.

Dov'è tua figlia, Henry?

2) Silent Hill

Nel 1999, il genere dei survival horror ricevette uno scossone in grado di cambiare per sempre il mondo dei videogiochi. Sviluppato dal Team Silent come esclusiva PlayStation, il primo Silent Hill abbandonava i laboratori e le creature della serie Capcom di Biohazard, abbracciando un genere di orrore maggiormente psicologico e “intimo”: il protagonista della vicenda, Harry Mason, è infatti un uomo qualunque, costretto a girovagare in lungo e in largo attraverso le nebbiose vie della cittadina abbandonata, alla disperata ricerca di sua figlia Cheryl.

Tutto in Silent Hill era affascinante e orribile al tempo stesso: dal bestiario uscito dal peggiore incubo possibile, al silenzio assordante rotto solo ed esclusivamente dal rumore della radiolina in dotazione al protagonista, passando per tutta una serie di personaggi secondari altrettanto malati e contorti (impossibile dimenticare l’infermiera Lisa Garland o l’inquietante Dahlia Gillespie).

Ogni filamento di narrazione messo in piedi da Keiichiro Toyama e dal Team Silent era assolutamente agghiacciante (grazie anche alla presenza costante di elementi esoterici, tanto cari al designer nipponico che ha dato i natali anche a Siren), tanto che ci volle relativamente poco tempo prima che Silent Hill fosse innalzato a pietra miliare del genere di appartenenza. Un titolo seminale.

 

1) Silent Hill 2

Sviluppare un sequel di Silent Hill non era certamente facile: come prima cosa, l’eventualità di non riuscire a replicare le atmosfere del predecessore (talmente spaventoso da lasciare un segno indelebile nella storia) era davvero concreta. In secondo luogo, a PlayStation 2 mancava ancora un survival horror davvero iconico, in grado di terrorizzare tutti i possessori dell’allora celebre piattaforma a 128-bit targata Sony. In maniera quasi del tutto inaspettata, con Silent Hill 2 Konami riuscì a portare agli occhi del pubblico l’ennesimo capolavoro.

Uno specchio divenuto leggenda.

Come prima cosa il gioco non costituisce un sequel diretto delle vicende viste nel primo capitolo (sebbene sia ambientato in larga parte tra le vie di Silent Hill): James Sunderland è infatti un personaggio mai visto prima, il quale decide di raggiungere la cittadina dopo aver ricevuto una lettera scritta da Mary Sheperd, la moglie morta tre anni prima – che gli chiede di raggiungere il loro “posto speciale”. Una volta giunto a Silent Hill, l’uomo incontrerà sul suo cammino personaggi altrettanto misteriosi e oscuri, tra cui Maria, una spogliarellista che somiglia in maniera impressionante alla consorte scomparsa.

Ponendo maggiormente l’accento sull’inquietudine e la tristezza piuttosto che sul terrore vero e proprio (tanto che una delle fonti di ispirazione è palesemente il film Strade perdute, di David Lynch), Silent Hill 2 è un horror divenuto epocale grazie anche alla presenza di creature ancora più ripugnanti e “oscene” rispetto a quelle viste nel capitolo originale, tra cui spicca poco sorprendentemente Pyramid Head, divenuto negli anni uno dei mostri più iconici e facilmente riconoscibili tra quelli appartenenti alla saga (tanto da essere riutilizzato anche in Silent Hill: Homecoming e nei due film dedicati al franchise).

Di fatto, uno dei più bei titoli PS2 di sempre, nonché uno dei migliori survival horror della storia.

Se volete avvicinarvi alla serie Silent Hill potete ancora acquistare la sua HD Collection per PS3.