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I migliori Final Fantasy aspettando FFXVI | La classifica

Qual è il miglior Final Fantasy di sempre?

Se siete fan della saga di Final Fantasy, vi sarà sicuramente capitato di discutere con altri appassionati su quale sia il migliore episodio della serie. La risposta, inevitabilmente, varia a seconda della persona. C’è chi si è lasciato rapire dalla fiabesca storia d’amore tra Tidus e Yuna, chi ha ancora il cuore disperso nelle periferie di Midgar, chi invece si è lasciato intrigare dalla fantapolitica di Ivalice.

Insomma, raramente sentirete due persone concordare su quale Final Fantasy meriti davvero il podio; figuriamoci, poi, trovare un accordo sull’intera classifica. Oggi vogliamo però provare a dirvi la nostra. Sinteticamente, analizzeremo ogni capitolo numerato della serie (esclusi XI e XIV), dal peggiore al migliore. Cercheremo di farvi capire il perché delle nostre scelte, e vi attenderemo nei commenti per discutere (amorevolmente, ci mancherebbe), nell’attesa di Final Fantasy XVI, del perché un certo Final Fantasy occupa proprio quella posizione. Partiamo quindi immediatamente, con il numero…

13) Final Fantasy II

Uscito originariamente nel 1988, questo capitolo giunse in Europa soltanto nel 2003, grazie ad una versione migliorata pubblicata su Playstation, in combo con il primo capitolo. Il gioco ha sicuramente dei meriti: innanzitutto, qui fanno la loro prima comparsa alcuni elementi che andranno a caratterizzare la serie, come i Chocobo, o Cid. La storia, inoltre, assume dei contorni più definiti, con dei personaggi più caratterizzati rispetto a quanto visto nel primo capitolo.

Nonostante questi innegabili pregi, però, il gioco ha sofferto particolarmente il passare degli anni. Innanzitutto, per il suo peculiare sistema di avanzamento dei personaggi. Anziché affidarsi ad una progressione basata sull’esperienza, come il primo capitolo e come i capitoli successivi, Final Fantasy II si serve di una strana meccanica basata sull’utilizzo delle abilità. Più un’abilità viene utilizzata, più le relative statistiche aumentano.

C’è un motivo se questa meccanica non è più stata utilizzata. Non solo rendeva ancora più tedioso il grinding, ma volendo era possibile sfruttarla (a patto di averne la pazienza) per raggiungere statistiche da capogiro anche nelle fasi iniziali del gioco. A questo va unito il fatto che la storia ed i personaggi, pur godendo sicuramente di una maggiore personalità rispetto a quelli del primo episodio, sono ancora molto basilari, niente a che vedere con quello che la serie avrà da offrire in futuro. Se ci uniamo un mondo e dei dungeon tutt’altro che memorabili, ecco spiegato perché Final Fantasy II tenda a finire così spesso nel dimenticatoio.


12) Final Fantasy

Il capostipite della serie, la creatura di Hironobu Sakaguchi che riuscì a risollevare non solo le sorti della sua carriera, ma anche quelle dell’intera Squaresoft (all’epoca ancora lontana dal fondersi con la rivale Enix). Un gioco dall’importanza storica innegabile, senza il quale probabilmente il panorama videoludico sarebbe stato oggi radicalmente diverso. Perché, allora, piazzarlo così in basso? La ragione, in realtà, è abbastanza scontata. Final Fantasy introduce la formula che sarà la base di tutti i suoi sequel. Ma se all’epoca questa formula era certamente innovativa e coinvolgente, oggi il primo Final Fantasy appare un gioco spoglio, scarno, privo degli elementi che hanno fatto la storia grazie ai suoi successori.

Il sistema di combattimento è ancora molto basilare, nonostante sia già presente il sistema di classi che verrà poi perfezionato nel corso degli anni. E lo stesso possiamo dire della storia, che vede eroi senza nome combattere le forze del male in una storia fantasy talmente generica da essere difficile da ricordare. Ovviamente, ci sono alcuni aspetti invecchiati meglio. Ad esempio, la colonna sonora può già vantare la firma di Nobuo Uematsu, che sebbene sia ancora lontano dai capolavori successivi dimostra già qui il suo talento.

Sostanzialmente, però, tolto il grande ed innegabile valore storico che ancora possiede, il primo Final Fantasy oggi ha davvero poco da offrire, dopo che i suoi eredi lo hanno surclassato sotto ogni aspetto. Il motivo per cui abbiamo deciso di posizionarlo sopra Final Fantasy II è perché i due titoli sono abbastanza simili tra loro, ma Final Fantasy ha indubbiamente un valore storico più alto rispetto al sequel, che ha avuto un impatto certamente minore sul mondo videoludico.


11) Final Fantasy VIII

Eccoci qua, alla prima posizione controversa. Final Fantasy VIII è un capitolo divisivo. C’è chi lo ama e c’è chi lo detesta. È facile capire in quale categoria rientri il sottoscritto, in questo caso. Sostanzialmente, le ragioni per questa posizione così bassa riguardano due fattori: la storia (e i personaggi che la animano) ed il gameplay. Per quanto riguarda la storia, dobbiamo ammettere che a Final Fantasy VIII veniva assegnato il non facile compito di fare da erede a Final Fantasy VII (che incontreremo molto più avanti). Era comprensibile, dunque, che gli sviluppatori tenessero a differenziare i due capitoli, puntando su una storia differente e su personaggi nettamente lontani da quelli del predecessore.

Il problema è che la storia, a conti fatti, risulta inutilmente confusionaria e al contempo poco interessante. Squall non ha assolutamente il carisma giusto per il ruolo da protagonista, e a differenza di Final Fantasy XII qui non abbiamo un cast di comprimari all’altezza in grado di reggere la scena. Anche la storia d’amore tra Rinoa e Squall, probabilmente l’elemento più famoso del gioco, non è riuscita a colpirci e ad entrarci nel cuore, come invece è stato per altri. E questo, in un certo senso, è il discorso che potremmo fare anche per il gameplay.

Final Fantasy VIII introduce numerose novità al suo battle system, che poeticamente sembra confusionario quanto la storia del gioco: basti ricordare l’infinito tutorial iniziale. Ciò che però ci è sempre rimasto indigesto è la gestione degli incantesimi, che devono essere assimilati e conservati alla stregua di oggetti, togliendo la soddisfazione di migliorare le abilità dei propri personaggi come invece avveniva nei capitoli precedenti. Anche in questo caso, ci sono persone a cui questo cambiamento è piaciuto. Ed è innegabile che per queste persone Final Fantasy VIII occuperà un posto molto più alto in classifica. Sfortuna vuole che, in questo caso, la magia non abbia funzionato su di noi.

Final Fantasy VIII venne accolto con favore dalla critica dell'epoca, ma oggi risulta un capitolo piuttosto divisivo per i fan

10) Final Fantasy III

Uscito originariamente nel 1990, il gioco non sarebbe arrivato in Europa fino al 2007, grazie ad un remake per Nintendo DS. Un vero peccato, perché al netto di un’intelaiatura ancora piuttosto spartana (soprattutto sul fronte della storia e dei personaggi), Final Fantasy III ha un merito mica da poco. È in questo capitolo, infatti, che viene introdotto il sistema dei job intercambiabili, che diventerà un vero e proprio punto di riferimento per la serie.

Se è vero che le classi erano già comparse nel primo episodio, è qui che entra in gioco la possibilità di cambiare la classe dei personaggi, andando a rendere incredibilmente più profonda la progressione del personaggio. Il remake su Nintendo DS va ad impreziosire la versione originale grazie ad una grafica in tre dimensioni in grado di sfruttare a dovere l’hardware del mitico portatile Nintendo, ma soprattutto aggiunge numerosi filmati e dialoghi, che vanno ad approfondire la storia ed i personaggi, dando loro una personalità più spiccata.

Pur trattandosi sostanzialmente di un buon gioco, a relegarlo alle posizioni più basse contribuisce enormemente il fattore difficoltà. Final Fantasy III, anche nel suo remake su Nintendo DS, è un gioco dannatamente difficile e punitivo, fin dalle prime fasi di gioco. Se mai vorrete avvicinarvi a questo capitolo, vi converrà prepararvi psicologicamente a morire ancora ed ancora.


9) Final Fantasy XIII

Su Final Fantasy XIII è stato detto di tutto e di più. Un titolo che è riuscito a dividere la fanbase della serie, tra chi lo ha detestato e chi invece lo ha amato a tal punto da seguire le avventure dei suoi protagonisti anche nei due sequel proposti successivamente da Square-Enix. La nostra posizione verso questo titolo è piuttosto fredda, sebbene non lo consideriamo un fallimento totale come invece fanno altri. Dopotutto, ci sono degli elementi da salvare. La mitologia del gioco è decisamente interessante, così come l’ambientazione, davvero suggestiva. C’è anche l’ottima colonna sonora, stavolta firmata da Masashi Hamauzu.

Anche il battle system è interessante: un ritorno all’ATB con pesanti modifiche, a partire dal fatto che in questo capitolo ci viene assegnato il controllo diretto di un solo personaggio. Per quanto riguarda gli altri, possiamo assegnare loro dei diversi stili di combattimento, in modo da creare una strategia sinergica, ma questo sistema manca assolutamente della profondità dei Gambit di Final Fantasy XII. Il ritorno ad un sistema a turni non fu apprezzato da tutti, ma i veri problemi di Final Fantasy XIII risiedono altrove.

Innanzitutto, la storia del gioco è estremamente lenta ad ingranare, e non riesce mai a diventare davvero interessante. Ed è un peccato, perché come dicevamo l’ambientazione e la lore di fondo sono davvero intriganti. A questo va aggiunto un cast di personaggi scialbi, incapaci di rimanere impressi a causa di una caratterizzazione fin troppo macchiettistica.

Purtroppo non è neanche questo il problema principale. Final Fantasy XIII è tristemente famoso per il suo level design, una lunga, infinita serie di corridoi che annullano praticamente qualsiasi possibilità di esplorazione, se non nelle fasi più avanzate di gioco. Questa caratteristica contraddistingueva già Final Fantasy X, ma lì la linearità veniva talvolta mascherata da piccole deviazioni di percorso, e in generale il gioco era sorretto da altre qualità. Final Fantasy XIII, invece, manca di elementi che lo contraddistinguano in positivo, non riuscendo a rimanere impresso né per la sua storia, né per ciò che ha da offrire come JRPG.

Alcuni degli ottimi spunti di Final Fantasy XIII non sono bastati a farne un capolavoro

8) Final Fantasy XV

Dopo Final Fantasy XIII, Square-Enix si trovava di fronte al difficile compito di risollevare la serie di fronte agli occhi di pubblico e critica. Certo, il capitolo dedicato a Lightning aveva venduto abbastanza da garantirsi due sequel diretti, segno anche di un buon numero di fan; era innegabile, però, che molti erano rimasti delusi dal gioco, e urgeva correre ai ripari prima che fosse troppo tardi. Come molti sanno, Final Fantasy XV era stato inizialmente concepito come parte della sotto-serie di Final Fantasy XIII, con il titolo Final Fantasy Versus XIII, previsto all’epoca su PlayStation 3.

Dopo essere sostanzialmente scomparso dai radar per diversi anni, il gioco tornò sulla scena come Final Fantasy XV, con destinazione PlayStation 4 e Xbox One. Per non farsi mancare niente, il gioco subì anche un cambio di director, con Hajime Tabata che si trovò a sostituire Tetsuya Nomura in corso d’opera. Ed è proprio da questo sviluppo travagliato che deriva una buona parte dei problemi di Final Fantasy XV. Il gioco è chiaramente incompleto, e soffre anche della mancanza di una visione unitaria e coerente, per cui appare diviso in parti fin troppo diverse tra loro a livello narrativo. Anche i personaggi, soprattutto nella versione base, non vengono approfonditi quanto basta per legarsi a ciascuno di loro. In compenso, però, le relazioni che li uniscono sono indubbiamente riuscite: il legame di amicizia tra Noctis ed i suoi compagni è uno dei punti di forza dell’intera produzione, e riesce a rendere interessanti anche le interazioni più mondane.

Purtroppo, la storia non riesce a colpire come dovrebbe, nonostante la monumentale macchina messa in moto da Square-Enix, tra film, episodi animati e quant’altro. Per quanto riguarda il gameplay, il gioco offre un ritorno all’open world; un open world che, purtroppo, non appare così interessante e ricco come dovrebbe, nonostante sia in grado di proporre scorci paesaggistici meravigliosi.

Il battle-system adotta un approccio completamente nuovo, abbandonando definitivamente le battaglie a turni in favore di un sistema votato all’action, da molti paragonato a quello di Kindgom Hearts. Purtroppo anche questo battle-system non ci ha convinti del tutto, così come molti altri aspetti della produzione. È innegabile però che Final Fantasy XV avesse davvero buone potenzialità; con una migliore gestione, meno problematica, avremmo potuto avere tra le mani un titolo di ben altri livello. Peccato che le cose siano andate diversamente.

Se non fosse stato per uno sviluppo incredibilmente travagliato, Final Fantasy XV avrebbe potuto aspirare a ben altra posizione in classifica

7) Final Fantasy V

Final Fantasy V è probabilmente uno dei capitoli più sottovalutati della serie, probabilmente anche a causa del suo posizionamento, che lo vede circondato da due uscite storiche (ci riferiamo, ovviamente, a Final Fantasy IV e Final Fantasy VI).  Un vero peccato, considerando che questo episodio ha davvero molto da dire. Certo, non verrà ricordato per la sua storia: l’avventura di Bartz e compagni, per quanto certamente godibile, appare piuttosto semplice e, tutto sommato, debole se paragonata a quanto fatto anni prima da Final Fantasy IV (ciononostante, Final Fantasy V ebbe comunque un sequel animato che continuava le vicende narrate nel gioco, dal titolo Final Fantasy: La Leggenda dei Cristalli).

Il vero punto forte di Final Fantasy V è però il gameplay, che riprende il meccanismo delle classi introdotto dai suoi predecessori e lo rende ancora più profondo. Questo perché adesso i personaggi possono, potenzialmente, assumere nel corso del tempo tutte le 22 (26 nella versione Game Boy Advance) classi disponibili, portando con sé le abilità acquisite anche una volta cambiata classe. Le possibilità di personalizzazione dei propri combattenti diventano praticamente infinite, e questo è sicuramente il punto di forza principale del gioco. Se avete apprezzato il job system introdotto da Final Fantasy III, e se la crescita dei personaggi è uno degli aspetti che più vi appassiona in un JRPG, Final Fantasy V è assolutamente un titolo da provare, e vedrete che saprà stupirvi nonostante gli anni passati.


6) Final Fantasy IV

Ecco un altro capitolo che non riceve abbastanza attenzioni. Final Fantasy IV è stato un titolo fondamentale per la storia della serie. Innanzitutto, per la prima volta viene data una grande attenzione allo sviluppo dell’intreccio narrativo; pur non offrendo una storia particolarmente originale o innovativa, Final Fantasy IV riesce comunque a farci appassionare alle vicende di Cecil, grazie ad una trama interessante e coinvolgente, oltre che ad un cast di personaggi memorabili. Oggi come oggi possiamo dire che la storia del gioco appare piuttosto debole se confrontata con quanto offerto dai capitoli successivi, certo, ma non possiamo negare che il salto qualitativo avvenuto tra III e IV sia stato fondamentale per lo sviluppo della serie.

Il gioco introduce anche un altro elemento che diventerà un punto di riferimento per gli episodi successivi: stiamo parlando dell’ATB (Active Time Battle) system, qui alla sua prima apparizione. L’ATB sarebbe diventato un vero e proprio marchio di fabbrica per Final Fantasy, e verrà abbandonato soltanto con l’arrivo di Final Fantasy X. Ed è cominciato tutto qui, in questo capitolo fin troppo spesso dimenticato. Fortunatamente, il gioco è tranquillamente reperibile, sia nella sua versione originale, sia nella versione remake originariamente uscita su Nintendo DS (il nostro consiglio personale è di recuperare quest’ultima). Anche in questo caso, però, preparatevi ad una sfida piuttosto impegnativa, soprattutto nelle fasi finali.


5) Final Fantasy X

Final Fantasy X è uno dei giochi più amati della serie, da buona parte di pubblico e critica. Dopotutto, il gioco ha davvero molto da offrire: un comparto tecnico da paura, almeno per l’epoca, che faceva suo il salto generazionale avvenuto tra PlayStation e PlayStation 2; un imponente intreccio narrativo, ricolmo di misteri da scoprire e impreziosito di un cast di personaggi tra i più memorabili di sempre; una eterna colonna sonora, con tracce come “To Zanarkand” che sono entrate a pieno titolo nella storia del videogioco. E vogliamo parlare del blitzball?

Final Fantasy X, inoltre, porta con sé delle modifiche interessanti alla formula di gameplay. Innanzitutto, l’ATB viene sostituito dal cosiddetto CTB (Conditional Turn-Based system), una variante che abbandona il tempo reale in favore di un più classico sistema a turni, permettendo così di ragionare con calma sulle proprie mosse. Una delle migliori aggiunte di Final Fantasy X, però, è la Sferografia, vale a dire il nuovo meccanismo di sviluppo del personaggio. Questo nuovo sistema permette di scegliere le abilità da acquisire, abbandonando lo sviluppo lineare in favore di una progressione più complessa e profonda. A nostro parere, si tratta di uno dei migliori sistemi di progressione proposti dalla serie.

Purtroppo, però, FFX porta con sé anche dei difetti. Innanzitutto, la storia non è invecchiata bene in ogni suo aspetto; la storia di amore tra Yuna e Tidus è un esempio. L’altro elemento critico, più decisivo, è la struttura del gioco. Precorrendo Final Fantasy XIII, FFX ha uno sviluppo pressoché lineare, con rari diversivi offerti qua e là nel corso dell’avventura. Se il gioco non avesse abbandonato quasi completamente la vena esplorativa dei suoi predecessori gli avremmo riservato forse un posto più in alto.

Final Fantasy X è uno dei più amati di sempre

4) Final Fantasy XII

Ecco un’altra scelta che sarà sicuramente divisiva, perché per lungo tempo Final Fantasy XII è stato considerato la pecora nera della serie (almeno tra gli episodi più recenti), e solo di recente è cominciata un’operazione di rivalutazione da parte della critica. Tra i suoi più grandi difetti c’è sicuramente il protagonista, Vaan, privo di qualsivoglia spessore. Fortunatamente, il cast di comprimari riesce a reggere la scena, grazie a personaggi come Fran, Balthier, Ashe e Basch. La storia, seppur decisamente derivativa, riesce comunque ad essere appassionante, con un’inedita focalizzazione sugli intrighi politici di Ivalice (location già utilizzata per Vagrant Story, ma questa è un’altra storia).

Dove il gioco eccelle davvero, però, è nel gameplay. Da molti, Final Fantasy XII è stato paragonato ad un MMORPG offline – e in un certo senso è vero: la struttura di gioco, il suo mondo e le sue creature ricordano più un MMORPG che un altro episodio della serie. Ciononostante, il titolo rimane marcatamente un JRPG, ed anche un eccellente JRPG. Innanzitutto, la progressione dei personaggi avviene attraverso una griglia che è sostanzialmente l’erede della Sferografia, dando una notevole libertà al giocatore nello scegliere come sviluppare i suoi personaggi. Questo si unisce ad un rinnovato utilizzo delle classi: ogni personaggio può averne due, e può acquisire abilità dalle scacchiere di entrambe.

Ma il vero fiore all’occhiello di FF XII sono i gambit. A differenza del passato, il combattimento avviene in tempo reale, senza che ci sia una separazione tra la fase di esplorazione e la battaglia. Avremo controllo diretto soltanto su un personaggio (potendolo cambiare in qualsiasi momento). Agli altri potremo dare ordini diretti oppure affidarci ai cosiddetti gambit. I gambit sono sostanzialmente i comandi impartiti ai nostri alleati gestiti dalla IA, e possono essere assegnati prima della battaglia in modo che seguano un certo stile di combattimento. Ed è incredibile il grado di profondità che questi riescono a dare alle battaglie, rendendo Final Fantasy XII una vera e propria gioia da giocare.

A questo si unisce un vasto mondo da esplorare, pieno di segreti e di creature da scoprire. Ormai lo avrete capito, per noi Final Fantasy XII è una vera e propria perla, fin troppo sottovalutata. Se non ci avete ancora giocato, correte a farlo.

Sebbene alcuni lo considerino ancora oggi una pecora nera per la serie, noi riteniamo che Final Fantasy XII meriti un posto nell'olimpo dei migliori Final Fantasy di sempre

3) Final Fantasy VI

Eccoci arrivati sul podio. I tre titoli qui presenti sono tutti e tre capolavori senza tempo: difficile metterne uno davanti all’altro. Se rifacessimo la classifica domani, probabilmente le loro posizioni sarebbero diverse, perché davvero tutti e tre rasentano la perfezione.

Oggi, però, tocca a Final Fantasy VI accontentarsi del trofeo di bronzo. Si tratta del primo titolo sviluppato senza Hironobu Sakaguchi come director, ruolo egregiamente assunto da Yoshinori Kitase e Hiroyuki Ito. Ancora oggi, Final Fantasy VI viene giustamente ricordati tra i migliori giochi di tutti i tempi, nonostante siano passati ventisei anni dalla release originale. E i motivi sono tanti. Partiamo dalla storia: Final Fantasy VI offre un intreccio narrativo epico, coinvolgente ed emozionante, destinato a rimanere nel cuore di chiunque abbia il tempo di rimanere ad ascoltare la sua storia. Per non parlare dei personaggi: Terra, Locke, Celes, ma anche Kefka, uno degli antagonisti per eccellenza della serie; tutti questi nomi sono impressi indelebilmente nei ricordi di buona parte dei videogiocatori, insieme alle storie che li caratterizzano.

Il gameplay riprende FF IV, migliorandone ogni aspetto. Ci troviamo di fronte ad un mondo più ricco, con più cose da scoprire, più abilità da acquisire e più personaggi da reclutare. Molti personaggi sono opzionali, e possono essere reclutati soltanto visitando certe zone o compiendo certe azioni; un’attenzione al dettaglio incredibile, che rende ogni singolo angolo del mondo di gioco vivo e vivace. È difficile rendere giustizia a Final Fantasy VI a parole. Non possiamo che consigliarvi di provarlo con mano, per capire da soli cosa ha reso grande questo episodio.

Final Fantasy VI è una delle eccellenze della saga

2) Final Fantasy VII

Final Fantasy VII non ha certamente bisogno di presentazioni. Si tratta senza dubbio del titolo rimasto più impresso nel cuore dei fan, ed il recente remake non ha fatto altro che ravvivare questa fiamma mai davvero sopita. Sono tanti gli elementi che hanno contribuito al suo successo. All’epoca, era il primo Final Fantasy in 3D, qualcosa di assolutamente rivoluzionario, che rendeva Midgar viva come nessuna ambientazione lo era mai stata prima. La storia di Cloud, Tifa, Barret, Aerith e compagni è, ancora oggi, una tra le più belle mai narrate nella storia videoludica.

Ugualmente meritevole la colonna sonora, ancora firmata da Nobuo Uematsu. Sotto il profilo del gameplay, Final Fantasy VII è un titolo piuttosto classico; come FF VI prima, non introduce grandi innovazioni, ma si “limita” a perfezionare una formula già rodata, con l’inedita variante del sistema delle Materia, che fa qui la sua prima ed unica comparsa. Insomma, avrete sentito parlare fino allo sfinimento di Final Fantasy VII, dunque non vogliamo dilungarci. Se non lo avete ancora fatto, giocateci, e se ci avete già giocato piangete insieme a noi ascoltando per l’ennesima volta il tema di Aerith.

Final Fantasy VII ha visto nel 2020 l'uscita della prima parte del Remake

1) Final Fantasy IX

La prima posizione è sempre una delle più divisive. Ed in questo caso lo sarà particolarmente, perché il gioco che abbiamo messo ad occuparla è Final Fantasy IX. Chiariamoci, non si tratta di un capitolo detestato dai fan, né possiamo dire che sia stato realmente divisivo per la fanbase o per la critica. Semplicemente, Final Fantasy IX viene spesso dimenticato, relegato alla posizione di buon capitolo, ma niente di più. Per noi, invece, Final Fantasy IX rientra a pieno titolo tra i migliori episodi della serie, ed oggi abbiamo deciso di premiarlo con il primo posto.

Il gioco è nato per essere un grande omaggio al resto della serie. Abbandonando le ambientazioni futuristiche proposte dai suoi immediati predecessori, Final Fantasy IX riabbraccia la tradizione high fantasy degli albori, mescolata con un immaginario steampunk che dona a questo episodio una personalità tutta sua. E se l’ambientazione non bastasse a catturarvi, ci penseranno i personaggi. Zidane e Garnet rientrano a pieno titolo tra i migliori protagonisti della serie, così come la loro storia d’amore appare una delle meglio sviluppate. Anche i comprimari sono perfettamente caratterizzati, ed i loro archi narrativi non mancheranno di appassionarvi tanto quanto la storia principale. Pensiamo solamente a Vivi, o a Steiner e Bellatrix.

Gli amati protagonisti di Final Fantasy IX

Quello di cui si sente la mancanza in FF IX è un antagonista all’altezza di Sephirot o Kefka, ma è davvero uno dei pochi appunti che gli possiamo muovere. Il gameplay, ancora una volta, ripercorre pedissequamente la formula di gioco perfezionata dai suoi predecessori, introducendo delle piccole novità che vanno ad impreziosire il prodotto finale. E se l’avventura principale non fosse abbastanza per voi, il gioco è pieno zeppo di zone opzionali da esplorare e di segreti da scoprire, come da tradizione per la serie. Insomma, Final Fantasy IX era la perfetta sintesi della prima parte della storia di Final Fantasy, ed ancora oggi riteniamo che sia uno dei punti più alti raggiunti dalla serie. Forse domani lo scambieremo di posto con FF VII – ma non è questo il giorno.

In attesa di Final Fantasy XVI, vi consigliamo di recuperare il recente Final Fantasy VII Remake ad un prezzo scontato.