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DualSense: l’analisi del controller di PS5 – Speciale

Come ci siamo arrivati, e com'è il controller di PlayStation 5 che sorprendentemente rompe con il passato

Mentre piangiamo l’addio definitivo all’E3 2020, l’industria dei videogiochi sembra fare il suo corso come un treno che sfreccia a tutta velocità, incurante delle difficoltà che il mondo attraversa con una sola destinazione in mente: la next-gen. Per un attimo abbiamo temuto che il coronavirus stravolgesse i piani di Sony e Microsoft, ma entrambe hanno reagito rapidamente per farci sapere che, sì, il 2020 sarà l’anno di PS5 e Xbox Series X.

Qualcosa di diverso c’è, qualcuna di queste reazioni è magari meno all’altezza di quanto ce la potessimo aspettare, ma quello che si doveva muovere si sta muovendo e per la fine dell’anno stringeremo tutti i pad delle console di nuova generazione tra le mani.

DualSense incluso.

Il momento di Sony

La presentazione di DualSense, l’erede del DualShock 4, arriva ad una settimana dal momento forse più delicato attraversato dalla Sony publisher negli ultimi anni: a causa del COVID-19, la compagnia giapponese si è ritrovata ad annunciare il rinvio addirittura a data da destinarsi di The Last of Us Part II, uno dei giochi più attesi di sempre, a poco più di un mese dal lancio.

Il periodo non è stato di certo dei più facili per l’azienda, che ha dato adito a voci di incertezze su PS5 quando la sua strategia per l’avvicinamento alla prossima generazione di console, complice una strategia comunicativa piuttosto aggressiva adottata da Microsoft, ha faticato a decollare e ha nascosto le sue carte per un lasso di tempo forse troppo esteso per la pazienza degli appassionati.

Se il silenzio viene interpretato spesso come sinonimo di incertezza, l’esibizione di Mark Cerny, lead system architect di PlayStation 5, in un lungo video di presentazione delle specifiche della piattaforma – teoricamente destinato in origine alla GDC 2020 cancellata a causa del virus – aveva destato l’idea di una certa confusione.

Come se a Tokyo si fossero ritrovati colti di sorpresa per la presenza massiccia dalla fine del 2019 in poi di Xbox Series X e volessero rimediare in qualche modo abbastanza raffazzonato, recuperando materiale destinato agli sviluppatori e facendolo passare come una sorta di reveal rivolto ai consumatori – cosa che, palesemente, non era. Nel farlo, aveva aggiunto al danno la beffa, dando in pasto alla rete numeri almeno al primo impatto inferiori rispetto alla prossima Xbox o comunque difficili da spiegare al popolino.

Insomma, non il momento migliore per prendersi dei rischi.

Le modalità di presentazione

Le modalità di presentazione del DualSense rappresentano anch’esse un interessante motivo di studio, o perlomeno sono destinate a far sollevare qualche sopracciglio. Come mai non se n’è potuto parlare nel video di Cerny? Perché non si è fatto ricorso ad uno State of Play? Non si sarebbe potuto accompagnare questa prima esibizione ad un video dimostrativo?

Sony aveva avvertito per tempo a proposito della sua intenzione di sfruttare PlayStation Blog come vero e proprio hub per le proprie comunicazioni e, dopo essersi appoggiata a Wired e Digital Foundry per i primi vagiti di PS5, ha ora passato al suo portale ufficiale tutta la responsabilità per quanto riguarda l’unveal delle novità della compagnia.

Un compito inedito per un blog, e sicuramente agli antipodi rispetto a quanto improntato a livello comunicativo con PS4: nel 2013, il DualShock 4 venne utilizzato come ariete nella presentazione di PlayStation 4, mostrandosi prim’ancora di una console il cui design si fece aspettare fino al mese di giugno nel tradizionale E3.

Appare evidente che, adesso, questa funzione di “novità” non potrà essere più assolta dal controller in un evento preliminare rispetto alla presentazione completa; anzi, a dirla tutta, man mano che ci avviciniamo alla seconda metà dell’anno appare sempre più improbabile che ci sia un evento aggiuntivo rispetto a quello vero e proprio in cui scopriremo non solo il design ma anche la lineup di lancio e il prezzo della nuova PlayStation.

Nel nostro ultimo appuntamento con le elucubrazioni a tema next-gen avevamo ipotizzato un PlayStation Meeting, chiamiamolo così, per il mese di settembre e considerando il modo in cui stanno procedendo le cose – nonostante qualche intoppo sulla tabella di marcia che accompagnerà PS4 alla fine del suo ciclo vitale – questa tappa ci sembra ancora piuttosto credibile; per proporzioni, sarà il caso di aspettarsi una sorta di E3 posticipato.

sony ps5 playstation 5

Ma… PS5 sarà bianca?

Oltre a queste doverose premesse, scrutando le prime discussioni a tema next-gen, ci era parso di comprendere che il mantra di PS5 sarebbe stato «squadra che vince non si cambia»; e invece, proprio quando si stava cominciando a percepire una sensazione di adagiamento, Sony ha voluto dare uno scossone alle fondamenta della sua piattaforma, svelando un controller totalmente diverso – almeno all’apparenza – rispetto al passato.

La scelta è abbastanza dirompente ma di certo va in continuità con le ultime mosse del platform owner: è cambiata la leadership di Sony Interactive Entertainment, passata da Andrew House a Jim Ryan, così com’è stata affidata all’ex Guerrilla Games la leadership di SIE Worldwide Studios; i due ruoli chiave nella definizione del gaming secondo il gigante giapponese sono stati oggetto di rimescolamenti netti dopo il successo di PS4.

La volontà dei vertici della compagnia era evitare un rilassamento come quello seguito alla “vittoria” della generazione di PlayStation 2, che portò al mezzo disastro di PS3 e all’allontanamento addirittura del mitologico Ken Kutaragi; se finora abbiamo visto dei mutamenti sotto il profilo della comunicazione che non sappiamo quanto dettati dalla nuova linea e quanto da contingenze come il COVID-19, DualSense è a tutti gli effetti il primo strappo col passato.

Ciò non toglie che la mossa sia particolarmente audace e non sappiamo quanto richiesta dallo stato attuale di una piattaforma forte di 100+ milioni di giocatori: DualShock 4 era stato peraltro già oggetto di un corposo redesign che l’aveva avvicinato ai canoni del controller Xbox e reso probabilmente il miglior pad mai realizzato da PlayStation, per cui una continuità, pur con l’introduzione del nuovo feedback aptico, difficilmente sarebbe dispiaciuta.

Una rottura che può dirci qualcosa di più su PS5, ed è forse su questo aspetto che assume una valenza di un certo spessore: il controller è bianco, quindi la console stessa sarà bianca? Non possiamo immaginare un pad che per linee e scelte stilistiche possa discostarsi eccessivamente dalla sua console, per cui è lecito, a nostro modo di vedere, aspettarsi una PlayStation avanguardistica nel design.

Di fatto, alla presentazione del controller, abbiamo dovuto verificare più fonti per accertarci che non si trattasse di un pesce d’aprile fuori tempo massimo – e a giudicare dai condizionali e dai link al PlayStation Blog sparsi per i nostri social intuiamo che lo stesso è stato anche per voi – proprio perché delle forme così audaci ce le saremmo attese soltanto dal sognante mockup di un fan e non da una nota ufficiale di Sony.

Se la compagnia giapponese ha fatto questo passo – un passo che aveva tentato prima d’ora soltanto col Boomerang di PS3 nel design e col Sixaxis nella funzionalità – è evidente che abbia qualcosa di massiccio in serbo per i fan per quanto riguarda la direzione artistica, passateci il termine, stabilita per la prossima console.

Sui colori, avendo adottato una soluzione a due, risulta davvero difficile sbilanciarsi, anche perché entriamo nella soggettività dei gusti: l’idea di una PS5 tutta bianca non ci esalta particolarmente ma non possiamo scartarla affatto, anzi se dovessimo soppesare le piste su un bilancino questo penderebbe dalla sua parte; bianco preponderante con l’aggiunta di un tocco di nero e led blu non è impossibile; nero preponderante e il resto con un ruolo da comprimario potrebbe starci, fungendo magari la parte inferiore del DualSense “da collegamento” tra la macchina principale e la sua periferica.

Insomma, ci sono diverse piste tutte alquanto valide in questo momento tra quelle che il platform holder nipponico potrebbe aver percorso – un indizio in tal senso ci era stato fornito quando, dopo il CES di gennaio, erano stati consegati loghi di PS5 sia nero su bianco che bianco su nero -, e magari c’è ancora qualcuno dalle parti di Tokyo che sta raccogliendo feedback dalle reazioni degli appassionati prima di premere il fatidico tasto (bianco? Nero? Anche questo è un mistero…) e prendere la decisione finale.

A guardare quel controller, però, ci viene da pensare a una PlayStation 5 audace e, chissà, forse con un design squadrato e spigoloso come azzardato dalle decine di mockup degli appassionati; quelli che abbiamo un po’ sbeffeggiato perché troppo fantasiosi ma che, in realtà, s’erano tenuti pure stretti con le previsioni.

Le novità del controller

DualSense sarà basato su un concetto ritenuto rivoluzionario da Sony, ovvero la sostituzione della classica vibrazione rumble con un feedback tattile che restituirà la sensazione di stare compiendo una determinata azione, distinguibile da qualunque altra, spalmata su tutto il controller; grazie ad una gamma di feedback programmabili dai singoli sviluppatori, questa nuova vibrazione si propone come in grado di farci percepire la differenza tra un contatto con un muro e un contrasto in un campo da calcio.

Inoltre, sono stati introdotti i grilletti adattivi, che avranno una corsa più pesante quando tireremo la corda di un arco prima di scoccare una freccia, ad esempio, rispetto a quando effettueremo uno sprint in un titolo sportivo. Nonostante i cambiamenti di funzionalità, i trigger non sembrano essere stati ritoccati nella forma e questa potrebbe essere una criticità, visto che spesso abbiamo visto utenti lamentare la loro scivolosità durante la current-gen; i dorsali, invece, sembrano più bombati, quasi “appuntiti”, forse per ridurre agevolare la pressione necessaria alla ricezione dell’input e ridurre l’affaticamento nelle partite più lunghe.

Con questa serie di cambiamenti piccoli ma significativi, PlayStation punta ad aumentare l’immersione dei giocatori nei loro titoli, e questo andazzo è confermato anche da team già impegnati sulla next-gen come Ready at Dawn:

Il nome scelto per il pad è piuttosto chiaro: se DualShock stava ad indicare la presenza di due motori che avrebbero indotto la vibrazione, DualSense restituisce l’idea di un’autostrada di input e sensazioni, che non viaggiano più soltanto dal giocatore al gioco ma percorrono anche la direzione inversa. Un messaggio piuttosto ambizioso e che, a questo punto, siamo curiosi di provare letteralmente con le nostre mani.

Per l’occasione, sono state presentate alcune delle novità inerenti al controller, di cui non eravamo a conoscenza prima del reveal della serata di ieri. Sul tema delle dimensioni: a quanto pare, il nuovo device sarà leggermente più grande rispetto a quello attuale ma la forma arcuata, che qualcuno ritiene non sappiamo quanto a ragione sinonimo di scomodità, dovrebbe far sì che l’impatto sulla presa di questo leggero cambiamento non sia irragionevole.

A ben vedere, specie dopo la generazione di PS3, Sony aveva bisogno di aumentare le dimensioni del proprio controller (percorso inverso rispetto a Microsoft) e questo processo, iniziato con PlayStation 4, continuerà evidentemente a dare dei frutti nel prossimo ciclo. Si è lavorato per mantenere un peso in ogni caso inferiore rispetto a quello di Xbox One completo di batterie, nonostante l’approdo delle nuove caratteristiche di cui ci avviamo a parlare, e di allungare la durata di una ricarica – che avverrà con lo standard USB di tipo C.

Fonte: Twitter IGN US

 

Il tasto Create, che sostituirà solo nominalmente il tasto Share introdotto con PS4 del quale si propone come espansione; Sony non ha svelato tutte le proprie carte al riguardo, evidentemente riservandosi talune di queste sorprese per quando mostrerà il sistema operativo in azione, ma sappiamo essere in cantiere un sistema che permetterà di condividere il proprio stato in un gioco anziché soltanto una foto o un video come avviene dal 2013 ad oggi.

Quel che è certo è che Share è stata una delle più grandi, se non la più grande, intuizione delle console della generazione corrente, e vedere questa feature ampliata non può che farci piacere – a patto che non venga snaturata o resa troppo complicata. Per il resto ormai, dopo l’abbandono di Select (Back su Xbox) e Start, non siamo più affezionati alle nomenclature e ci limitiamo ad associare quei tasti al comportamento che induciamo in un gioco.

I pulsanti frontali non sono più racchiusi in aree circolari dai bordi sporgenti ma sono tutt’uno col corpo del pad, e questo vuol dire che – insieme al fatto che questi tasti sono presentati inclinati verso l’esterno – non dovremo più “arrampicarci” su Create e Options per attivarli. Questi stessi pulsanti vedono le loro dimensioni ridotte perché sarà ora più facile raggiungerli.

Finalmente, poi, è stata annunciata l’introduzione di un microfono integrato nel controller, che permetterà di comunicare con i propri amici senza dover ricorrere ad una soluzione esterna; Sony non dimostra particolare fiducia nei confronti della sua qualità, raccomandando comunque un microfono a parte per le chiacchierate più lunghe, ma per una chat al volo sembrerebbe una trovata piuttosto comoda.

Il pad è equipaggiato anche con un tasto per mutare le comunicazioni, e questo dovrebbe bastare a fugare ogni dubbio circa l’opportunità di avere un microfono integrato in tempi di violazioni della privacy all’ordine del giorno. Similmente a Create, aspettiamo di vederlo in azione visto che il suo arrivo era stato accostato a PlayStation Assist, un assistente vocale che ci avrebbe guidato nella fruizione dei contenuti durante il gameplay e nei menu del sistema.

Altri particolari riguardano l’ambito estetico: per la prima volta nella storia di PlayStation un controller della console giapponese rinuncia ai colori rosso, rosa, verde e blu per identificare quadrato, cerchio, triangolo e croce; un addio simbolico che, passi per un’edizione speciale, non ci saremmo aspettati nel modello “predefinito” di PS5 e che forse più di ogni altra cosa rende l’idea di quanto si sia voluto rompere col passato con questo design.

Il pulsante PlayStation non è più racchiuso in una sfera ma è posizionato direttamente sulla scocca del DualSense: la resa cromata e lucida è audace, come d’altronde l’intero progetto dietro questo dispositivo, e gli consente di avere la visibilità giusta rispetto al secondo colore grigio pur non introducendone, di fatto, un terzo. Considerando le dimensioni, non dovrebbe variare il tipo di feedback che riceveremo alla sua pressione rispetto alla suddetta sfera del DualShock 4, mentre teniamo la guardia alta sulla tenuta del tasto in sé, che con materiali non all’altezza – ed è già successo con le levette analogiche – potrebbe fastidiosamente prendere posizioni innaturali.

Infine, il touchpad, non più un rettangolo regolare ma allargato ai lati, vedrà adesso proprio dai lati e non dalla parte alta uscire una luce al neon blu, per illuminare sì le sessioni dei giocatori ma presumibilmente anche per fungere da metodo di tracciamento per PlayStation VR e la relativa camera, dal momento che la lightbar posteriore è stata rimossa; una soluzione che permette di ovviare alla problematica del riflesso nei televisori evidenziata da molti utenti.

Il lungo tragitto che ci porterà all’uscita di PS5 si è arricchito di una nuova tappa con la presentazione di DualSense, l’erede del DualShock; è avvenuta con modalità curiose, un martedì sera a pochi giorni da discussioni accese sulla comunicazione di Sony e dal rinvio del gioco più atteso degli ultimi anni, ma è comunque avvenuta e ci fa compiere un altro passo verso la fatidica finestra di fine 2020 – confermata, almeno lei – in cui entreremo in una nuova generazione.