PS5, squadra che vince non si cambia

PlayStation 5 percorre il solco della tradizione dopo il grande successo di PS4, dalla quale non pare volersi discostare

By |17/04/2019|Categories: In Evidenza, Speciali|Tags: |

Non si pensi all’intervista di Mark Cerny, lead architect di PlayStation 4 e a questo punto è il caso di dire anche di PS5, come ad un unicum nella storia recente di Sony. Con PS4 Pro, ad esempio, la rivelazione di una mid-gen era arrivata nel corso di un’intervista abbastanza simile al Financial Times dell’allore CEO di PlayStation Andrew House, a pochissimi giorni, peraltro, dall’E3 del 2016 durante il quale la piattaforma di metà generazione firmata Sony non si sarebbe neppure vista. Il modus operandi per quanto riguarda la formalizzazione, più che l’annuncio, è dunque qualcosa di già visto nel passato della casa giapponese, per cui – in questo ma non solo, come analizzeremo avanti – c’è un elemento di continuità nella lenta ma inesorabile marcia che ci porterà gradualmente alla presentazione ufficiale della prossima console made in Japan.

Nel frattempo, in considerazione dell’assenza all’E3 2019, non possiamo far altro che sederci e riflettere insieme sulle cose che ci sono state anticipate, non soltanto sui numeri e sulla sostanza, ma pure e forse soprattutto sulla filosofia che sta muovendo gli ingranaggi next-gen di PlayStation.

ps5

Le specifiche di PlayStation 5

Da buon ingegnere, Cerny si è preoccupato prima di tutto di dare in pasto alla stampa e agli appassionati un po’ di specifiche relative a PlayStation 5. Attenzione, però: non parliamo di numeri nel dettaglio, il che lascerà ancora per qualche tempo tutti i discorsi sulla reale potenza, e sulla sua capacità di mantenere le “promesse” fatte in questo inusuale reveal, in sospeso o comunque da valutare in separata sede – e ce ne sono alcuni di parecchio ambiziosi.

Tecnicamente, parliamo di una partnership estesa con AMD, che per la seconda volta consecutiva si occuperà di quanto ci sarà sotto la scocca di una console a marchio Sony. Per l’occasione, il gigante coreano dell’hardware non lesinerà sulla componentistica, fornendo anzi diversi ritrovati tecnologici che non sono stati neppure annunciati per l’ambito nativo PC e che dunque faranno se non il loro debutto, una comparsa di primo pelo su PS5. Il chip “custom” che muoverà la piattaforma next-gen sarà basato sulla CPU di terza generazione della linea Ryzen, Zen 2 da 8 core, e sulla GPU Navi, il tutto per dimensioni molto contenute che dovrebbero permettere l’introduzione, all’interno di un design che non dovrebbe discostarsi troppo da quello di PlayStation 4, di altro materiale “segreto”, personalizzato, progettato dal team di Cerny in Giappone.

Come potete vedere, non si parla di teraflop o gigabyte in questa fase, ma soltanto delle linee guida che potranno dare un’indicazione nel breve e nel medio periodo delle ambizioni di questa partnership con AMD. Non ci sono riferimenti neanche alla RAM, che in genere è l’ultimo dei problemi e che potrebbe arrivare tranquillamente a 16GB o persino ai 24GB se ci fosse abbastanza spazio nel case, presa visione 1 ) degli 8GB di PS4; 2) della data di lancio; 3) dell’asticella posta abbastanza in alto dal resto della mercanzia. Un recente rumor cui non abbiamo dato troppo peso viste le fonti incerte parlavano di devkit da 48GB, che di norma vedono una riduzione drastica nei modelli retail, per cui le cifre potrebbero essere effettivamente queste o avvicinarsi di non poco.

mark cerny

A prescindere dai numeri, è il messaggio, per PlayStation 5 non si baderà a spese da un punto di vista ingegneristico: ci sarà semplicemente il meglio possibile. Naturalmente, dietro questa riservatezza c’è una buona dose di work in progress, dal momento che per tradizione i platform holder si riservano fino all’ultimo istante utile prima di svelare al mondo le specifiche dei propri prodotti, in modo da poter effettuare cambiamenti last minute qualora ci fosse più margine di manovra nel budget concesso dalla casa madre o la concorrenza avesse per magia fatto di meglio.

Avevamo anticipato di promesse, e queste non sono mancate nella lunga intervista concessa a Wired e pubblicata a sorpresa lunedì. Due in particolare hanno fatto inevitabilmente rumore: il supporto all’8K e quello al ray tracing. Sony ci ha parlato di PS5 come di un hardware capace di reggere una definizione non soltanto di 4K, che sarà presumibilmente lo standard della prossima gen, ma pure di osare al doppio della risoluzione. Sull’utilità di questo supporto, chiaramente, possiamo anche non pronunciarci: in tanti non hanno ancora un pannello UHD in casa in questo momento, per cui si tratterebbe giusto di una coccarda con il proverbiale #1 stampato in bella vista da esibire in fase di commercializzazione del prodotto. Sulle concrete capacità in questa direzione, la situazione può essere diversa: il termine “supporto” è in se abbastanza generico, non si parla obbligatoriamente di giochi in 8K, ma si potrebbe intendere un appoggio alla risoluzione come piattaforma – comprese ad esempio eventuali estensioni mid-generation – o semplicemente nella riproduzione dei video (cosa che comunque non sarebbe una bazzecola).

Per il ray tracing il discorso è simile: sulle schede grafiche relativamente meno performanti su PC si è adottata una soluzione software, le Windows DXR, che di fatto bypassano i limiti dell’hardware e qualcosa del genere potrebbe farsi strada su console per permettere all’utenza da salotto di assaporare la magia dell’RX senza investire in GPU da migliaia di euro. Chiaramente sarebbe una sorta di ripiego per una release che voglia appellarsi next-gen, e la speranza è che gli ingegneri nipponici ci abbiano messo le mani in prima persona per integrare il supporto direttamente nell’hardware.

RTX su Metro Exodus

Un aspetto su cui ha potuto, e voluto, battere fin da subito il papà tra gli altri di Knack 2 è stata l’inclusione di un SSD all’interno della prossima PlayStation. Un disco a stato solido che, in sostanza, permetterà all’intera piattaforma di avere una velocità superiore rispetto a quanto visto in precedenza su una console. Utilizzandone uno su PC da anni, posso personalmente confermare che si tratta di una manna dal cielo, qualcosa dalla quale è difficile spostarsi una volta fatta l’abitudine a prestazioni praticamente istantanee (anche quando il resto della macchina non è necessariamente al passo coi tempi). Ed è bene precisarlo, questa tecnologia, ormai sempre più diffusa, ha finora visto un’applicazione soltanto su PC per due ragioni: il prezzo fino ad un paio di anni fa piuttosto elevato – lo è tuttora per il taglio da 1TB del quale si è vociferato – e il rischio di deterioramento dovuto alla velocità di scrittura/lettura. Ora che questi ostacoli sono stati in gran parte superati, il mondo del videogioco da salotto vi si sta interessando e già per Xbox Scarlett avevamo sentito di un abboccamento, a questo punto evidentemente confermato.

Cerny ha dimostrato che con Marvel’s Spider-Man è possibile ottenere viaggi rapidi in appena 0.8 secondi, contro i 15 richiesti non alla PlayStation 4 base ma al modello Pro. E ha tenuto a precisare che quanto equipaggiato dalla nuova arrivata avrà velocità di scrittura e lettura superiore ad un top di gamma su PC, dove le velocità di scrittura e lettura sono all’incirca rispettivamente di 3.5GB/s e 2.5GB/s. Giacché ci siamo, un paio di osservazioni sull’argomento: è bene notare che si tratta appunto di un gioco per PS4, e non di uno per PS5, per cui questo genere di dimostrazione lascia un po’ il tempo che trova e dovrà essere applicato ad un prodotto dalla complessità next-gen prima di essere soppesata a dovere.

In secondo luogo, non può che far piacere una simile reattività, anche fosse inferiore a quella cui abbiamo assistito in questa demo privata (su una versione al ribasso del devkit, peraltro), perché ci orientiamo verso un mondo popolato di open world e live service dalle dimensioni imponenti; sapere che non solo la navigazione all’interno di questi giganteschi scatoloni, ma anche l’accesso ad essi – il famoso primo caricamento che può volerci interi minuti – è una discreta fonte di sollievo. Inoltre, sebbene PS4 non abbia mai evidenziato grossi problemi in tal senso vista la relativa semplicità della sua dashboard, è lecito immaginare degli importanti benefici nella gestione del sistema operativo e dei contenuti multimediali al suo interno; Xbox, che ha dalla sua una visione più articolata dell’OS, potrebbe beneficiare enormemente dell’applicazione di un SSD, e la stessa Sony potrebbe essere incentivata ad alzare l’asticella sotto questo punto di vista avendo dalla sua una tecnologia capace di garantire una maggiore immediatezza d’uso.

spider man ps4

Nel solco della tradizione

In un mondo che cambia, Sony sceglie ancora una volta una posizione conservativa che potrebbe determinarne il successo come lo ha fatto con PS4. PlayStation 5 porterà avanti l’operazione di normalizzazione seguita, nella casa nipponica, alla debacle della prima metà di ciclo vitale di PS3: via i colpi di testa di Kutaragi, dentro la praticità di Cerny. Una console sì potente ma su cui è facile e piacevole lavorare come sviluppatori, e che come giocatori ci si può permettere senza l’asportazione di reni. Soprattutto: senza l’obbligo di accollarsi, insieme alla scatola dei propri sogni correnti, una gimmick dettata dal momento dell’uscita, e in qualità di platform holder tenendo a freno la propria voglia di essere precursori, che come s’è visto in passato in questo particolare ramo dell’industria tecnologica paga alquanto di rado.

La comunicazione, del resto, è curata in maniera maniacale per essere quanto più minimale possibile: nell’intervista con Wired, Cerny si è diviso tra la sua passione per l’ingegneria con annessa dimostrazione dei muscoli di Sony e la necessità di tenere a freno la lingua per convogliare alla propria community un messaggio quanto lineare e rassicurante. Streaming? Siamo pionieri nel settore! Ma ne parleremo più avanti. Realtà virtuale? Non avete buttato soldi per PlayStation VR, tranquilli! Ma ne parleremo più avanti. E così via, l’operazione 4 the players si ripete, e sarebbe stato francamente una follia il contrario, con oltre 90 milioni di unità vendute per anni praticamente soltanto da quello slogan e un prezzo fuori dal mondo (conosciuto ad allora).

Da questo punto di vista, Microsoft trova come di consueto un brutto cliente, che con il suo fare sornione gli intima di tenere la guardia ben alta e non lasciarsi coccolare troppo dall’idea degli studi acquisiti e delle innovazioni tecnologiche, che pur essendo totalmente opzionali potrebbero alienare di nuovo una fetta cospicua della sua userbase; come ai tempi del DRM always online, con la differenza che stavolta non c’è un’imposizione, a Redmond stanno provando a cambiare il modo in cui fruiamo i contenuti videoludici, ingolosendoci di continuo con un servizio in abbonamento come Xbox Game Pass e narrandoci le meraviglie del cloud gaming, come del resto Google Stadia, che ci permetterà di giocare Halo Infinite su uno smartphone. Di fronte a messaggi sì ambiziosi ma che potrebbero intimorire l’utente medio, PlayStation 5 si presenterà di nuovo come una mamma amorevole che lo prenderà sotto braccio, lo accompagnerà al negozio di videogiochi sotto casa e gli farà comprare la sua bella copia fisica da 70 euro – perché ovviamente nessuno si sogna di lanciare una PlayStation priva di un lettore Blu-ray -, senza connessione ad Internet, multiplayer o altre diavolerie dure da digerire.

inside xbox

La tradizione, comunque, farà un passo in avanti di non poco conto con l’inclusione della retrocompatibilità. Nonostante le architetture simili, Sony dovrà gestire con non poco lavoro sia a priori che a posteriori il passaggio da Jaguar a Zen, ovvero dal cuore pulsante di PS4 a quello di PS5, che saranno simili ma non del tutto equiparabili; ma lo farà perché l’ostacolo, certo con meno sforzo della già menzionata Microsoft tra Xbox 360 e Xbox One, sembra sia stato aggirato proprio con un brevetto depositato da Cerny. Probabilmente si trattava dell’ultimo tassello per rendere PlayStation la vera casa degli appassionati di gaming, come intesa dal gigante giapponese almeno, dove è possibile giocare tutto quello che si ha in libreria a prescindere dagli stupidi limiti temporali di questa o quella piattaforma.

E sarebbe da capire se quella risata del lead architect alla domanda di un Death Stranding cross-gen potrà significare davvero un approdo a cavallo delle due generazione del titolo di Kojima Productions, e con lui chiaramente anche i vari Ghost of Tsushima e The Last of Us Part II che popoleranno la prima metà del 2020 e forse persino oltre. Ammesso che questa definizione, in tempi di retrocompatibilità, abbia ancora senso. Per quanto ci riguarda, già qualche mese fa avevamo scommesso su questa ipotesi, se non altro perché l’anno prossimo si era capito che sarebbe arrivata una PlayStation 5 e ugualmente si era intuito che l’attesissimo trio non ce l’avrebbe potuta fare per il 2019. Su questo ultimo punto speriamo sempre di essere smentiti, ci mancherebbe, ma gli indizi per un remaster del primo anno di vita in stile The Last of Us o addirittura di un’uscita diretta (o di un upgrade tramite il software in stile Xbox One X Enhanced), vista la lunga gestazione e il bisogno della prossima console di farsi trovare con una lineup pronta fin dal day one, sembrerebbero seri.

Il riferimento a PlayStation VR che abbiamo fatto prima è un’indicazione tutt’altro che irrilevante, visto che mantenere in vita un dispositivo che sarà pur vecchio nel 2020, con tutti i suoi fili e la sua risoluzione relativamente bassa, è un gesto delicato e forse neanche troppo richiesto, se giustificato dal lancio di un PS VR 2. E chissà che non apra addirittura ad una compatibilità dei DualShock 4, così com’era stato con i Move tra PS3 e PS4, permettendo di risparmiare ancora di più agli utenti e collegare con un ponte virtuale le due ere.

playstation vr

Tutto questo, allora, a che prezzo? Come abbiamo osservato in precedenza, una parte fondamentale dell’equazione che ha portato al successo PlayStation 4 è stata il lancio a 399,99 euro, cento euro al di sotto della concorrente diretta. Non c’è dubbio che una mossa del genere, insieme alla flawless victory ottenuta nel corso di questa generazione, garantirebbe un buon margine nella contesa con Xbox Scarlett; a parità di pricing, specialmente in certi territori come l’Italia, l’utente medio non si porrà troppe domande e acquisterà la PlayStation di turno.

Tuttavia, tre ragioni ci portano a pensare che Sony, come probabilmente Microsoft con il modello top di gamma della famiglia di Scarlett, potrebbe optare per un lancio a 499,99 euro. In primis, siamo lontani anni luce dal 2013, un momento storico in cui si preannunciava la fine delle console per mano del mobile gaming e che quindi vedeva i principali player sudare freddo per la sostenibilità del loro investimento; un momento storico, aggiungiamo, nel quale la crisi globale aveva portato a riconsiderare tanti aspetti dell’intrattenimento, che invece oggi è dilagante ed è di fatto dilagato con giganti del tech che vi fanno il loro ingresso ingolositi dalle cifre mosse (lo stesso streaming viene visto come il mezzo grazie a cui rivolgersi ad una platea di 2 miliardi di gamer).

In secondo luogo, Xbox One X ha provato, con l’ottimo riscontro di critica e pubblico, che i giocatori che vogliono il meglio dalla propria macchina non si pongono troppo il problema dei cento euro di distacco se c’è una reale motivazione dietro una richiesta di esborso superiore; basta che non sia Kinect, per intenderci, e le cose potrebbero sistemarsi da sole. Infine, ci sarà da ragionare sui freddi numeri, ma a giudicare dalle premesse la componentistica scelta da Sony sarà tutt’altro che economica (abbiamo per le mani un SSD da 1TB, potenzialmente, per dirne una) e potrebbe comportare un lancio più costoso che nella generazione passata. Si è chiacchierato di una vendita in perdita, ma dopo l’exploit di PS3 non sappiamo quanta voglia ci sia di tornare a quei “fasti”, e soprattutto quanto grande sia la necessità di farlo ora.

Almeno in questa prima fase, dunque, Sony ha optato per mantenere un approccio quanto più vicino possibile a quello che ne ha decretato il successo con PS4. Non abbiamo troppe ragioni per pensare che man mano che ci avvicineremo al lancio del 2020 cominci a discostarsene, sebbene Mark Cerny abbia suggerito che ci sia qualcosa in cantiere lato VR e soprattutto per quanto riguarda lo streaming, dove ha voluto ribadire il ruolo della compagnia come “pioniere” della tecnologia nel gaming e ancora ha in PlayStation Now un asset importante. Sarà a nostro dire tutto materiale ottimo ma collaterale, per una strategia che con PS5 continuerà ad essere incentrata intorno alla parola chiave della semplicità e dell’affidabilità.