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The Last of Us non è storia vs gameplay: “ancora non lo capite”

Bruce Straley, co-creatore dell'esclusiva PlayStation, a cuore aperto sui social

Il co-creatore Bruce Straley ha celebrato l’ottavo anniversario di The Last of Us con una serie di tweet che spiegano il pensiero e alcuni retroscena sul gioco.

The Last of Us Remastered è stato pubblicato un anno dopo il lancio originale su PS4, ma a quanto pare potrebbe esserci già un’altra versione in cantiere.

Sony e Naughty Dog avrebbero infatti varato un remake del gioco per PS5, sebbene il reveal non sembrerebbe alle porte.

Questo secondo rifacimento non sarebbe il nuovo progetto multigiocatore della software house californiana, la cui esistenza è stata formalizzata da poco.

Commentando l’anniversario su Twitter, Straley ha spiegato che «non avevamo idea dell’impatto che The Last of Us avrebbe avuto sull’industria e sulle nostre vite».

«Ma avevamo un’idea per qualcosa che nessuno aveva fatto nel campo degli AAA story-driven, quindi l’abbiamo colta…

E penso che la gente non capisca ancora bene cosa ci sia di speciale in TLOU. Non i giornalisti, non gli sviluppatori. Non è la storia contro il gameplay, era la storia + il gameplay. 

Era un tentativo onesto di sposare storia e interattività – era la somma delle parti che l’ha resa l’esperienza più potente».

Straley ha aggiunto che Naughty Dog ha guardato in ogni momento della storia per capire come l’elemento dell’interattività avrebbe potuto amplificarne «le emozioni nel giocatore, le connessioni e l’empatia con i personaggi».

«Abbiamo dissezionato la struttura della storia e gli archi dei personaggi, tolto quanta più storia dalle cutscene, e creato enormi spezzoni giocabili di momenti di storia», ha rivelato l’ex membro del team.

«Ci siamo chiesti costantemente “come potremmo fare una storia più giocabile”.

Un testamento del successo di questa idea è che non potete vedere un video su YouTube con le sole cutscene e riuscire a far sì che la storia abbia un senso.

Senza le sezioni del gameplay, mancano ampie porzioni degli archi di un personaggio e momenti della storia».

Il suo invito per tutta l’industria è stato a rimboccarsi le mani perché c’è ancora tanto da scoprire sul medium: «continuiamo tutti a cercare!».

Visto il modo in cui The Last of Us Part II è stato accolto, Straley ha colto l’occasione per dire agli «hater, per favore lasciatemi fuori dalle vostre stupide guerre».

Com’è noto, il gioco first-party di Sony ha appena compiuto otto anni e i particolari inediti non smettono di spuntare dalle varie piattaforme su cui è approdato.

Tra i tanti aspetti che emergono, oltre alla durezza del racconto specie nel secondo capitolo, ci sono anche molti momenti di speciale intimità tra i personaggi.

Qualcosa che non dipende soltanto dalla grafica, naturalmente: abbiamo apprezzato di recente un demake che ha reso il gioco in 8-bit, ed è comunque delizioso.

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