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I migliori Splinter Cell | La classifica

In attesa del remake, passiamo in rassegna alcuni capitoli della serie di Splinter Cell, dal peggiore al migliore, con la nostra consueta classifica.

Quello di Splinter Cell è sicuramente uno dei franchise di punta tra quelli targati Ubisoft, sebbene da anni la serie sembra essere stata parcheggiata in un angolo in attesa di tempi migliori. Alcuni mesi fa, tuttavia, il publisher d’oltralpe ha annunciato che il primo e indimenticabile capitolo di Tom Clancy’s Splinter Cell avrebbe ricevuto un vero e proprio remake.

Del resto, dopo Splinter Cell Blacklist (ancora acquistabile su Amazon), la serie action stealth ha bisogno di un rilancio in grande stile, cosa che i fan chiedono a gran voce ormai da diversi anni.

Lo scorso 17 novembre, per celebrare i 20 anni del franchise, Ubisoft ha ripercorso la storia della serie e mostra alcune concept art di Splinter Cell Remake (e con un bel regalo gratis). In attesa di vedere il nuovo gioco in azione, abbiamo pensato che fosse il momento giusto per passare in rassegna alcuni capitoli della serie, dal peggiore al migliore, con la nostra consueta classifica, dopo quelle dedicate ai God of War, ai Final Fantasyai Silent Hillai Resident Evilai Tomb Raider e, infine, anche ai GTA.

Anche stavolta aspettiamo la vostra classifica personale nei commenti in fondo all’articolo!

Migliori Splinter Cell

6) Splinter Cell Pandora Tomorrow

Tom Clancy’s Splinter Cell Pandora Tomorrow è il secondo capitolo della serie con protagonista Sam Fisher, uscito nell’ormai lontanissimo 2004. La trama, come il titolo suggerisce, si basa su “Pandora Tomorrow”, la parola in codice che Suhadi Sadono – capo della milizia chiamata Darah Dan Doa – pronuncia ogni 24 ore tramite una chiamata criptata per ritardare di un giorno la diffusione di un virus letale. Starà all’agente Fisher sventare la minaccia mondiale, ancora una volta.

Dopo il successo del primo Splinter Cell, con Pandora Tomorrow Ubisoft decise di andare sul sicuro, non stravolgendo la formula base ma proponendo di fatto un sequel di nome e di fatto, senza innovare o stravolgere alcuna meccanica di gioco specifica. Non brutto, sia chiaro, ma neppure il seguito che molti speravano.

5) Splinter Cell

Il capostipite, ossia il gioco da cui tutto è iniziato. Il primo Tom Clancy’s Splinter Cell, da molti ritenuto la risposta europea e il vero “rivale” di Metal Gear Solid, era in realtà un gioco profondamente diverso rispetto al capolavoro di Konami e Hideo Kojima. Uscito nel 2002, il gioco era ambientato pochi anni più tardi e ci metteva nei panni allora inediti di Sam Fisher, ex operativo del corpo dei Navy SEALs da tempo inattivo.

L’uomo viene richiamato dall’NSA per la divisione segreta chiamata Third Echelon, la quale usa a sua volta i cosiddetti “Splinter Cell”, operatori chiamati a condurre missioni di spionaggio in territori ostili e pericolosissimi.

Fondato su meccaniche stealth nude e crude e senza troppe sequenze cinematiche a spezzare l’azione (a differenza, appunto, di MGS), il primo Splinter Cell fu pubblicato per la prima volta in esclusiva su Xbox, per poi approdare su quasi tutte le piattaforme dell’epoca, ottenendo un successo notevole. Un piccolo, grande pezzo di storia made in Ubisoft.

Muoversi nell'ombra è la chiave di tutto.

4) Splinter Cell Double Agent

Concepito per essere il quarto episodio ufficiale della serie, uscito nel 2006, Splinter Cell Double Agent fu sviluppato da Ubisoft Shanghai con il compito di introdurre Sam Fisher nell’allora avveniristica settima generazione di console casalinghe (ossia Xbox 360 e PS3).

La trama riprende il filone classico delle storie di Tom Clancy, ma con un buon numero di novità al seguito: l’agente NSA Sam Fisher è infatti nuovamente chiamato all’azione, pronto a dover combattere un’organizzazione terroristica chiamata JBA. Questa volta, però, Sam sarà chiamato a distruggerla dall’interno, cercando di infiltrarsi tra le fila dei terroristi.

Pur non essendo il capitolo rivoluzionario che molti speravano di trovarsi tra le mani, Splinter Cell Double Agent viene ricordato comunque come un significativo passo in avanti per tutto il franchise, grazie anche e soprattutto a un buon numero di meccaniche aggiuntive e al proporre di fatto un gameplay molto più ricco di elementi stealth (e decisioni da prendere).

3) Splinter Cell Conviction

Splinter Cell Conviction, uscito nel 2010 e sviluppato da Ubisoft Montréal, è il quinto episodio della saga e un ulteriore passo in avanti per il franchise, il quale iniziava a scollegarsi dai primissimi capitoli usciti ormai diversi anni prima, su piattaforme ben poco performanti.

La trama, pur riprendendo le fila dai capitoli precedenti, si discosta molto dallo stile classico: Sam Fisher, dopo l’assassinio dell’amico Irving Lambert, ha deciso di appendere il visore notturno al chiodo. Dopo aver lasciato l’America e Third Echelon, l’ex agente ha come obiettivo primario quello di vendicare l’assassinio di sua figlia Sarah.

Dal punto di vista del gameplay Convinction stravolgeva la formula ormai collaudata dei suoi predecessori, aggiungendo elementi totalmente nuovi per la serie. Il ritmo di gioco risultava essere molto più ricco e sfaccettato rispetto al passato, proponendosi come una sorta di Jason Bourne sotto mentite spoglie. Per quanto ci riguarda, si tratta di uno dei capitoli più coraggiosi del franchise Ubisoft, nonché uno dei più riusciti.

2) Splinter Cell Blacklist

Con Splinter Cell Blacklist, sesto episodio della serie uscito nel 2013, Ubisoft decide di fare un deciso passo indietro, tornando ai fasti dei primi capitoli e senza tradire in alcun modo gli appassionati storici delle avventure di Sam.

La trama: gli USA dominano a livello militare il pianeta, ma alcune nazioni non sono più disposte ad accettare questi compromessi. Difatti, un gruppo di terroristi noto come gli Ingegneri decide di lanciare un conto alla rovescia chiamato ‘Blacklist’, prima di attaccare gli Stati Uniti e chiunque deciderà di affiancarli. Sam Fisher, ora a capo della neonata 4th Echelon (unità che risponde solo ed esclusivamente al Presidente degli Stati Uniti d’America) decide di dare la caccia agli Ingegneri, fermando il conto alla rovescia prima che per la popolazione mondiale sia troppo tardi.

Sia in single che in multiplayer, Splinter Cell Blacklist funziona e anche molto bene: le meccaniche stealth si amalgamano perfettamente alle fasi action, rendendo così il gioco uno dei capitoli più completi e riusciti del franchise Ubisoft. Il titolo fonde fasi nascoste nell’ombra ad altre meno tese e decisamente più orientate all’azione, offrendo di fatto una grande libertà decisionale al giocatore. Insomma, Splinter Cell ai massimi livelli.

Blacklist guadagna la seconda posizione nella classifica.

1) Splinter Cell Chaos Theory

Eccoci alla cima della classifica, la quale è tutta per un capitolo che, più di ogni altro, ha saputo incarnare perfettamente lo spirito della serie, proponendo gameplay e grafica straordinari e perfetti ai tempi della sua uscita. Stiamo ovviamente parlando di Splinter Cell Chaos Theory.

Sviluppato da Ubisoft Montreal e distribuito nei negozi lontano 2005, Chaos Theory è di fatto il terzo episodio della serie ideata da Tom Clancy, nonché il migliore in assoluto della generazione a 128-bit. Questa volta, ci ritroviamo a tu per tu con un sistema di intelligence giapponese che viene creato per fronteggiare le minacce del mondo moderno. Ciò mette in allerta Corea e Cina, le quali si sentono oltraggiate dalla scelta del Giappone e ritenendo il tutto un affronto vero e proprio.

Chaos Theory è il miglior Splinter Cell di sempre, per noi.

Non appena gli Stati Uniti decidono di intervenire vengono attaccati a loro volta, peggiorando così una situazione che sfocia ben presto in una guerra nella penisola Coreana. L’agente Sam Fisher viene quindi richiamato all’azione , tentando di contrastare lo scoppio di una vera e propria terza guerra mondiale nel Pacifico.

Splinter Cell Chaos Theory mantenne quindi le promesse di eccellenza, imponendosi ai tempi come il miglior gioco stealth disponibile su Xbox (e non solo), grazie ad un comparto grafico sensazionale, modalità multiplayer divertenti e mai invasive e più in generale un bilanciamento generale tra stealth e azione che lo resero – oggi come ieri – il più bel capitolo del franchise Ubisoft mai realizzato.