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Presentare Starfield e The Elder Scrolls VI così presto non ha pagato – Speciale

Due anni dopo il reveal dell'E3 2018 e il lungo silenzio che ne è seguito, tiriamo le prime somme sulla mossa di Bethesda

Bethesda Game Studios ci ha informato per tempo riguardo alla sua prossima generazione di RPG, anticipando l’annuncio di Starfield e The Elder Scrolls VI per tenere a bada il proprio pubblico di affezionati sempre più esigente e che avrebbe legittimamente potuto sollevare un sopracciglio di fronte alla presentazione di Fallout 76.

A ormai quasi due anni da quel reveal, proposto all’E3 2018, ma tutt’altro che alla fine (o persino alla metà) del percorso che ci porterà a giocare questi titoli, è possibile cominciare a tirare le somme sulla scelta di muoversi con così vasto anticipo, che nelle intenzioni avrebbe dovuto tranquillizzare la fanbase ma che ha finito col turbarla, per paradosso, ancora di più.

Dietro la scelta di Bethesda

All’E3 2018, Bethesda ha presentato con brevi, e per molti versi criptici, teaser trailer sia Starfield che The Elder Scrolls VI. Mentre The Elder Scrolls VI non ha bisogno di troppi preamboli – è, in poche parole, l’erede di Skyrim, il più grande successo commerciale dell’etichetta -, per Starfield è il caso di premettere che si tratta di qualcosa di completamente nuovo per BGS e che dunque era prevedibile incappasse in qualche lungaggine o vicissitudine lungo il suo sviluppo.

L’intenzione, dichiarata pubblicamente a più riprese dai vertici della compagnia, era duplice. In primis, presentando così presto questi giochi si sarebbe rassicurato l’utenza riguardo alle intenzioni di Bethesda Game Studios, che non desiderava, al reveal di Fallout 76, dare l’impressione di stare effettuando una transizione verso il mondo dei videogiochi online, nel quale era, e resta, un pesce fuor d’acqua.

In secondo luogo, l’obiettivo era evitare di suscitare un’eccessiva ostilità degli appassionati nei confronti del summenzionato Fallout 76, il primo gioco multiplayer di Bethesda Game Studios; titoli di questo genere hanno sì una lunga gittata, aggiornandosi continuamente con contenuti gratuiti capaci di produrre attenzione e ricavi dal prolungamento dell’esperienza, ma è chiaro che i numeri del debutto e le impressioni iniziali abbiano un impatto sul loro prosieguo.

Spiegando al pubblico, con materiale poco impegnativo come un innesco narrativo (nel caso di Starfield) e una semplice veduta aerea (in quello di The Elder Scrolls VI), che BGS non avrebbe mutato la propria mission, si pensava di cogliere due piccioni con una fava, insomma, e tuttora non possiamo dire che la mossa sia stata propriamente sbagliata; di certo, è una di quelle che devi avere la forza di sostenere e coltivare non appena possibile, ed è qui che qualcosa è andato storto nel processo.

D’altra parte, la label americana aveva già qualcosa da dimostrare: l’uscita estremamente a ridosso del lancio di Fallout 4 aveva destato un’impressione molto positiva e il gioco è stato in genere ben accolto, ma alcuni tagli come il sistema del Karma, rimpiazzato dall’affinità con i companion, e una semplificazione di alcune meccaniche in favore di altre (la costruzione, per citarne una) avevano indispettito una parte della base, che non a caso da qualche tempo acclama New Vegas come miglior uscita della serie – uno smacco, visto che è stato realizzato da Obsidian Entertainment.

Davanti agli sguardi più critici, insomma, qualcosa da dimostrare c’era già, e Fallout 76 – così come il blando avvicinamento alle “next big thing” dello sviluppatore – non è stata la risposta che si aspettavano.

fallout 76

Le conseguenze

Le conseguenze della scelta di anticipare così tanto l’annuncio di The Elder Scrolls VI e Starfield stanno venendo pagate giorno dopo giorno in seguito ad un lancio di Fallout 76 che, al netto dei buoni numeri iniziali – prevedibili, vista la forza del brand e la fiducia che in tanti hanno voluto riporvi, nonostante tutto -, ha portato più problemi che soluzioni sotto diversi punti di vista.

Il design del gioco è parso fin dal primo momento piuttosto controverso: l’idea di non includere NPC è parsa poco felice non soltanto sulla carta, dove i personaggi creati da Bethesda (cui si rinunciò in realtà per evitare impatti sulla tenuta dei server) avrebbero dovuto essere rimpiazzati dai giocatori in carne ed ossa, ma anche nel concreto di un gioco che, senza di essi, ha faticato ad alimentare il loop del suo gameplay.

A questo, si sono però sommati dietrofront e cambi di programma applicati in corsa, in base al feedback dei giocatori come piace dire agli sviluppatori di giochi online, che hanno portato ad esempio a battle royale inserite a forza per cavalcare l’onda di un trend o all’ultimo Wastelanders, che ha di fatto reintrodotto gli NPC e gli alberi di dialogo tanto cari alla userbase dei Fallout tradizionale.

Al netto della qualità dell’uscita di Wastelanders, di cui parleremo diffusamente in una recensione dedicata ma che i colleghi ci anticipano essere (edulcoriamo, sulla prospettiva tecnica) altalenante, gli andirivieni dalla “drawing board” – con cambi di direzione continui e spesso contrastanti tra di loro – hanno trasmesso la sensazione di una mancanza di visione abbastanza preoccupante, anziché affermare che il team di sviluppo ascolta i propri giocatori.

All’amarezza per la creazione di un gioco online, dunque, gli amanti di Bethesda Game Studios hanno visto aggiungere i dubbi sulla capacità dello studio di mantenere dritta la bussola non soltanto sull’attività corrente ma pure, di conseguenza, sui prossimi Starfield e The Elder Scrolls VI; progetti che per dimensioni e ambizioni, così come per il design di titoli non gestiti quali service game e dunque non passibili per natura di evoluzioni serrate, dovrebbero arrivare sugli scaffali senza troppe incertezze.

Gli ultimi rumor su Starfield non hanno poi fatto altro che acuire l’impressione di precarietà della progettualità di Bethesda: si parla di gravi difficoltà sotto un punto di vista tecnico, con un design che sarebbe parecchio ambizioso ma mal sostenuto dalla tecnologia della casa statunitense, e persino quello organizzativo sarebbe carente, essendo il primo progetto a nascere dalla collaborazione serrata dei diversi uffici di BGS. Indiscrezioni, ovviamente, ma che rendono l’idea di come la community stia vivendo i postumi del reveal di due anni fa.

I piani saltati

È evidente come un’operazione rischiosa come Fallout 76 avrebbe dovuto avere delle basi più solidi per portare a compimento quell’intento “rassicurativo” progettato da Bethesda Game Studios all’annuncio di Starfield e The Elder Scrolls VI nel 2018, pena il montare di perplessità addizionali non soltanto su un MMO survival, di per sé abbastanza legittimamente sottoposto al percorso che sta avendo, simile a quello di altri esponenti del genere), ma soprattutto su quei due big.

Col senno di poi è facile giudicare e oggi ci spetta questo compito ingrato, ma la situazione che leggiamo in questo momento ci indica che forse sarebbe stato il caso di preservarli – come fu per Fallout 4 – fino a quando non avessero avuto la capacità di muoversi sulle proprie gambe e testimoniare, con la sicurezza di uno story trailer o meglio ancora di un gameplay, che in Bethesda Game Studios va in realtà tutto bene.

Con una strategia per forza di cose in divenire qual è quella di tutti i publisher e i platform owner coinvolti nell’emergenza sanitaria del COVID-19, è stato probabilmente un brutto colpo pure per Bethesda veder cancellare l’E3 2020, che avrebbe costituito il palcoscenico ideale per un ritorno sotto i riflettori di uno dei due attesissimi titoli – a quanto abbiamo appreso sin qui, Starfield sarebbe stato il più papabile, dal momento che dovrebbe uscire prima del nuovo TES.

Ci ha sorpreso abbastanza la rinuncia ad un evento digitale in luogo dell’E3 comunicata poche settimane fa, e a voler pensare male la questione logistica portata come ragione dietro questa scelta potrebbe celare anche altro; il caso della presentazione anticipata del 2018 e la delicata situazione di Fallout 76 potrebbero aver suggerito prudenza, e una nuova esibizione quando si saranno calmate le acque e ci sarà qualcosa di sostanzioso da mettere sul piatto, magari (finalmente) più a ridosso del lancio. Credibilmente, se ne riparlerà nel 2021.

Per la fiera erano stati confermati in via ufficiosa da Pete Hines, responsabile marketing di Bethesda, Deathloop di Arkane Studios e GhostWire Tokyo di Tango Gameworks, entrambi protagonisti nel media briefing un po’ povero rispetto alle (elevatissime, lo riconosciamo) aspettative dello scorso anno mentre erano state tenute cucite le bocche sui due big dei team capitanati da Todd Howard. Improbabile a questo punto che il riferimento a notizie in arrivo nel corso del 2020 riservi sorprese all’infuori delle due nuove IP, che paiono – paradossalmente, quasi, essendo state presentate prima – più concrete e vicine nel tempo.

Ci fa innegabilmente piacere che Bethesda Game Studios abbia piani delineati e trasparenti per il futuro, ma è chiaro che la strategia di vuotare subito il sacco nel 2018 abbia avuto delle conseguenze, poche delle quali sono state positive: la sparizione di Starfield e The Elder Scrolls VI per due lunghi anni, e la maretta attraversata da Fallout 76 sono segnali poco incoraggianti per i giocatori, al nette delle premesse e delle promesse che andranno verificate alla prossima esibizione. Per la quale ci si augura di non dover aspettare altri due anni.