Google e “il futuro del gaming”: Project Stream, console e acquisizioni

Martedì alle ore 18:00 Google terrà il suo keynote a sfondo gaming alla GDC 2019: indaghiamo su cosa potrebbe svelare

By |16/03/2019|Categories: In Evidenza, Speciali|Tags: |

La lunga scalata di Google al mondo del gaming è partita ufficialmente con la presentazione del teaser “Gather Around”. Sono da stabilire le forme di questa scalata, il grado di coinvolgimento del gigante di Mountain View, che è noto per abbracciare progetti avveniristici per poi mollarli appena accortosi dell’impraticabilità di quel determinato business. Ma che la scalata sia in corso, e che la Grande G abbia tutte le carte in regola per rappresentare una seria minaccia nei confronti dell’establishment videoludico rappresentato dalla trinità Microsoft, Nintendo e Sony, è assolutamente fuori da ogni dubbio. Ed è un’arrampicata che seguiamo da tempo, perché è da molto tempo che è iniziata, di certo non dall’altro giorno o da una settimana.

Ripercorriamone insieme le tappe, allora, e proviamo a lanciare qualche ipotesi delle forme cui facevamo riferimento, per capire cosa bolli davvero nella pentola di Google.

google

Yeti e Metallurgy: la scalata al gaming di Google

L’interesse di Google per il mondo del gaming non è affatto nuovo o fresco di giorni. L’operazione è stata imbastita con una certa cura nel corso degli anni e, come in passato provò a fare Amazon, la compagnia americana si è rivolta a persone che in questo settore ci hanno passato anni e vite intere. Per questo motivo, il primo campanellino d’allarme si accese già nel 2018, quando arrivò la notizia dell’assunzione di un certo Phil Harrison come vice presidente. Per chi non lo conoscesse, Phil Harrison è stato per anni una figura di spicco in casa PlayStation, registrando una breve presenza in casa Xbox dove sembrava quasi un alieno, visto che in tanti lo identificavano come un uomo di Sony appunto (fu quella l’impressione che mi destò quando gli strinsi la mano ad una Gamescom di qualche estate fa).

Una personalità dirigenziale che non sarebbe stata ingaggiata per un semplice scopo di rappresentanza, ma che, era chiaro già allora, avrebbe dovuto fungere da ponte tra un’azienda sì facoltosa ma con zero esperienza nel mondo dei videogiochi e quel mondo. Parliamo di gennaio 2018, una manciata di mesi dopo l’acquisizione dello studio di Job Simulator, come un punto esclamativo su un’iniziativa che sta prendendo corpo e sta convincendo i piani alti.

Quello stesso mese, non a caso, gli analisti si fiondarono su Google, dando il proprio assalto al settore videoludico come per imminente. Ciononostante, per un anno l’investitura pubblica non arriva, ma la pista è tutt’altro che raffreddata. Nel febbraio del 2018 arriva infatti il primo rumor, firmato The Information, relativo ad un servizio di streaming, nome in codice Yeti, che sarebbe stata in sviluppo presso il colosso delle ricerche online; in questa fase non si parla di una vera e propria console, ma di un servizio che si sarebbe appoggiato sui dispositivi Chromecast già in circolazione, grazie alla sua (almeno presunta) leggerezza.

nvidia shield tv google assistant

Passa qualche mese, siamo a giugno 2018, e il dubbio inizio a sorgere: ma se Google stesse lavorando, oltre alla piattaforma di streaming, pure ad una console vera e propria, capace di rivaleggiare per potenza con PlayStation e Xbox? L’indiscrezione, o per meglio dire il sospetto, viene ai ragazzi di Kotaku. Quella che riteniamo la fonte più attendibile nella vicenda, al tempo, parlava di “una strategia su tre livelli, che prevederebbe (non sappiamo se l’uno alternativa all’altro) una piattaforma di streaming, un hardware e l’acquisizione di studi di sviluppo oppure di sviluppatori di primo piano”, e non è un caso che nelle ultime ore si stia addivenendo ad una soluzione del genere, un piano a 360 gradi che non avrebbe minimamente intenzione di limitarsi soltanto ad uno di questi aspetti, in solitaria  quasi da comprimari.

Come oggi, però, il punto interrogativo è posto su una componente tutt’altro che secondaria, che da sola servirebbe a comprendere meglio il grado di “minaccia” che Google potrebbe rappresentare per le compagnie già nel settore: “quanto all’hardware, invece, non sarebbe chiara la natura della console in questione: potrebbe essere un device Android a basso costo oppure, e questo segnerebbe l’inizio di una competizione molto aggressiva contro i platform holder attuali, di una macchina in grado di reggere il confronto con Xbox e PlayStation del futuro”. Prevedibilmente, l’assunzione di Richard Marks, una delle menti dietro PlayStation VR, non fa altro che accendere la pista della console nel mese di luglio.

L’1 ottobre 2018, ad un passo dall’uscita di Assassin’s Creed Odyssey che tutt’altro che per coincidenza viene utilizzato come banco di prova, abbiamo la presentazione di Project Stream, il fu Yeti, ovvero la piattaforma di streaming della casa californiana. Similmente a quanto già visto con PlayStation Now, si tratta di un servizio tramite il quale fruire contenuti senza averli installati sulla propria macchina e senza dipendere dalle specifiche di queste ultime. L’ambizione tecnologica è molto elevata: parliamo di una piattaforma capace di girare nella scheda di un browser Chrome, e di mandare – con la richiesta di una connessione da 25 Mbps – immagini ad un massimo di 1080p e 60 fotogrammi al secondo. L’asticella è posta molto in alto e non ci stupisce affatto: 5 volte i 5 Mbps di PS Now, ma anche una risoluzione di gran lunga superiore ai 720p del servizio di Sony.

Il keynote: annunci e partner

Quel che è certo è che un’esigenza del genere è data anche dalla natura sperimentale del lancio di Project Stream, e non è detto, al di là della qualità della connettività necessaria per gestire un prodotto del genere, che non ci siano smussamenti nella versione finale. Il fatto stesso, comunque, che al pronti via sia stato chiamato in causa Odyssey sembra abbastanza indicativo delle intenzioni di Google: con un blockbuster, con quell’Assassin’s Creed che rappresenta la sintesi e il compimento della definizione dei tripla-A, il messaggio che passa è quello di una compagnia che ha il desiderio e i mezzi per entrare in gamba tesa nel mondo dei videogiochi, e di certo non per la porta di servizio.

Comunque, mentre la scena dell’informazione sembra stare in pace con l’idea che Google si sarebbe “limitata” al ruolo di pioniere o quasi nel ramo dello streaming, ecco che arriva lo spiffero dall’autorevole insider Liam Robertson: la console vera e propria sarebbe effettivamente in sviluppo, a quanto risulta a gennaio 2019, e questa non sarebbe per niente simile a Ouya, ovvero ad una piattaforma pensata per portare sul televisore di casa le produzioni a basso budget disponibili su mobile per Android. Questa console avrebbe il nome in codice di Metallurgy, e al tempo si pensava ad un’uscita molto rapida, per cui non sarebbe affatto una sorpresa se il platform holder wannabe anticipasse i tempi di una next-gen lanciando l’hardware quest’anno: non sappiamo con quali specifiche, certo, ma in tale fase la voce della produzione di originals, di esclusive, è molto forte.

Veniamo finalmente a noi, ai giorni nostri per così dire, con la notizia ufficiale di un keynote incentrato sul gaming alla GDC 2019: la data da segnare sul calendario è quella del 19 marzo, alle ore 18:00. Non arrivano particolari indicazioni in questa fase su cosa potremmo aspettarci, ma è chiaro che con Project Stream da lanciare, insieme al suo modello di business, ci stia tutta una conferenza sul tema. Ovviamente, l’occasione della Game Developers Conference verrebbe sfruttata per stringere contatti con gli sviluppatori e mettersi in mostra con la scena industry, specie se insieme allo streaming ci fosse una console in cantiere.

console google controller concept

A marzo, poi la velocissima escalation, con prima di tutto un controller che viene brevettato (dalla forma abbastanza spigolosa ma con diverse feature molto interessanti, come notifiche per eventi in game o in console che verrebbero segnalate direttamente dal pad) e col supporto di Chrome per quello di Nintendo Switch.

Ancora: un rumor di una collaborazione esclusiva con SEGA, che sembrerebbe ricondurre all’idea di console o comunque di una conduzione in quello stile di Project Stream, e che comunque porterebbe dalle parti di Google dei titoli realizzati appositamente per lei, magari dal forte richiamo come quelli di Sonic (così la piattaforma avrebbe anche la sua mascotte, no?). Lo sviluppatore giapponese è insolitamente taciturno di recente, per cui potrebbe avere degli assi nella manica da presentare al volo. La strada delle collaborazioni assume una dimensione se possibile maggiore grazie agli interventi di Ubisoft, sempre in pole position quando c’è da supportare innovazioni tecnologiche, id Software, Crystal Dynamics, Amy Hennig (“pericolosamente” a spasso dopo la rottura con EA) e altri alla sessione del Developer Day, che a questo punto è lecito aspettarsi di vedere al keynote di Google con qualche tipo di annuncio, che sia semplice supporto pubblico o un po’ oltre.

Nella stessa escalation rientra a sorpresa l’assunzione di Jade Raymond, la producer del primo Assassin’s Creed nonché coltivatrice di nuove IP per Electronic Arts in Motive Studios, anch’ella come vice presidente, lo stesso ruolo di Phil Harrison; tuttavia, appare evidente che Raymond si sporcherà di più le mani sui videogiochi veri e propri, da un punto di vista squisitamente creativo, e non dirigenziale, e la cosa è un altro segnale di come a Google non interessi soltanto l’aspetto tecnologico ma pure quello che l’industria sa dare sotto il profilo della produzione di software.

“Il futuro del gaming”

Addentriamoci nel campo della pura speculazione, dopo questa approfondita carrellata sui fatti e sui rumor degli ultimi mesi, partendo dall’affermazione di Google in fase di teasing: la compagnia intende esibire, durante il keynote della GDC 2019, la sua visione per “il futuro del gaming”. Un’affermazione ambiziosa, vero? A nostro modo di vedere, la definizione in questione può fare riferimento allo streaming ma non da solo; se di streaming si tratta, non più qualcosa di rivoluzionario ma un prodotto che è entrato rapidissimamente nel gergo comune dei videogiocatori, potrebbe venire accompagnato da una piccola grande rivoluzione nel modo in cui i titoli – in aggiunta allo streaming – vengono fruiti.

Potrebbe esserci dunque sia una connessione a Project Stream, con i piani del lancio da svelare e altri dettagli tecnici di cui discutere come la libreria che tanto un dettaglio non è, sia ad un servizio in stile Xbox Game Pass appoggiato dai third party con i loro giochi recenti e i futuri al day one, come suggerito dall’utilizzo di Assassin’s Creed Odyssey per il test di Stream. Le strade, con l’una che non esclude l’altra, potrebbero essere l’offline e l’online. L’online sarebbe portato avanti da Project Stream, che ha superato abbastanza brillantemente la prova del Nord America e sembra pronto ad affacciarsi su altri mercati, mentre la sfera offline verrebbe portata avanti da una nuova console Google. Non dovrebbero esserci esclusive streaming dal momento che Microsoft si sarebbe portata avanti col lavoro, mettendosi al riparo da un’ipotesi simile con una clausola di obbligatorietà al supporto di xCloud per tutte le produzioni lanciate su Xbox One.

Ciò di cui abbiamo parlato finora sembra puntare in questa direzione: Harrison potrebbe aver curato finora i rapporti con le terze parti, mentre il coinvolgimento di Raymond tradisce in un certo senso l’esistenza di una struttura di studi interni e collaborazioni esterne da gestire sotto il profilo del portfolio, come una figura di coordinamento in stile Matt Booty per Xbox Game Studios. Potrebbero pertanto venire annunciate delle esclusive ma anche delle acquisizioni di software house che andrebbero a produrre contenuti per le piattaforme, che siano offline od online (oppure entrambe), della Grande G, in uno schema che non sarebbe troppo diverso da quello improntato da Microsoft nell’ultimo anno.

xbox game studios

La qualità dei nomi coinvolti dipenderebbe dalla volontà e dal coinvolgimento dei piani alti, ma è lecito attendersi nomi sulla scia dei creatori di Job Simulator già portati a casa, così come i Campo Santo accaparrati da Valve in tempi non sospetti; insomma, studi dalla scena indie capaci di produrre titoli AA o simil-AAA in tempi relativamente brevi di due o tre anni, da portare senza tempi di attesa eccessivi su una piattaforma che nel suo complesso macinerebbe contenuti con la frequenza di un Netflix.

Le carte sono pressoché tutte sul tavolo: Google ha intenzioni molto serie col mondo del gaming, ma non sappiamo ancora fino a che punto si spingerà, se farà leva esclusivamente sulla sua propulsione innovatrice (dunque solo streaming, offerta veloce e leggera) o vorrà presentarsi come una realtà in grado di rivaleggiare con quelle già stabilite nella scena gaming (quindi con una sua console, magari senza lettore ottico per ridurre i costi in negozio, da affiancare allo streaming e ad un modello di pricing e fruizione dei contenuti rivoluzionario o comunque molto diverso da quello cui siamo abituati attualmente). L’appuntamento è fissato al 19 marzo, ore 18:00, dopodiché potremo tirare tutte le somme del caso sulla giocata del gigante americano e sull’impatto che questa avrà sul gaming come lo conosciamo.