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Da dove arrivano le idee di Kojima? Dagli scarabocchi di Yoji Shinkawa, a quanto pare

Yoji Shinkawa, artista che collabora con Hideo Kojima da Metal Gear Solid, è spesso la fonte di ispirazione del director di Death Stranding.

Chi segue da tempo il lavoro di Hideo Kojima, sa che da ormai molti anni – ossia dai tempi dell’originale Metal Gear Solid – il celebre game director è affiancato dall’art director Yoji Shinkawa.

L’artista, celebre per i suoi sketch dallo stile estremamente riconoscibile, che lo hanno reso papà dei famosi personaggi della saga di Solid Snake, da tanto tempo accompagna Kojima e ha deciso di seguirlo anche nella nuova Kojima Productions, mettendosi a capo della direzione artistica del recente Death Stranding (trovate l’artbook su Amazon, perché vale la pena approfondire).

Nel frattempo, Shinkawa si è prestato anche a collaborazioni esterne – ricorderete quella con Call of Duty e anche quella, purtroppo dall’esito non felice vista la qualità del gioco, con Left Alive. La sua arte è insomma molto amata e molto richiesta nel panorama videoludico e a confermarlo è stato anche Hideo Kojima, che ammette di trarre ispirazione non tanto dalle opere finite di Shinkawa, ma dagli scarabocchi che realizza prima di dedicarsi a un artwork definitivo.

Yoji Shinkawa all'opera sulla sua scrivania

Nel corso di una sessione di Q&A organizzata dal publisher 505 Games per l’uscita su PC di Death Stranding: Director’s Cut, i due creativi giapponesi hanno risposto anche alle domande degli appassionati sul loro idillio lavorativo.

Kojima, a tal proposito, ha raccontato di trovare particolarmente d’ispirazione proprio gli sketch rudimentali che Shinkawa realizza per mettere insieme le sue idee. Come riportato dal sito specializzato Metal Gear Informer:

«La cosa importante in realtà sono i suoi scarabocchi. Devo dire che, in passato, aveva questo disegno su un foglio A4, ed era tutto uno scarabocchio. Oggi siamo tutti diventati dei professionisti. Ora, quando gli chiedo di realizzare qualcosa, mi propone questo personaggio A, personaggio B, ed è tutto ultimato e fatto correttamente».

Ma, per arrivare all’opera finale, c’è dell’altro – ed è quello a cui ambisce Kojima per farsi ispirare dal suo collega:

«Comunque, se vado nella sua stanza, ogni tanto trovo ancora degli scarabocchi su altri fogli e ne traggo ispirazione. In un certo senso, delle volte quell’ispirazione cresce ed è una cosa molto divertente, ci scambiamo dei feedback, insieme.

È una cosa possibile solo perché lavoriamo insieme, non sarebbe possibile se il lavoro di Shinkawa fosse svolto in outsourcing da qualcun altro. È una cosa che ritengo sia importante mantenere nel nostro studio».

Il rapporto umano e la vicinanza sono insomma fondamentali per Kojima, che se avesse affidato gli artwork delle sue opere a un collaboratore esterno, in outsourcing, magari non avrebbe tirato fuori alcune idee nate da questo brainstorming indiretto fatto di scambi di vedute e scarabocchi work-in-progress.

Al momento non sappiamo ancora a cosa Kojima e Shinkawa stiano lavorando per il futuro: sappiamo che il director ha smentito l’acquisizione da parte di Sony Interactive Entertainment, sottolineando l’indipendenza del suo studio. Inoltre, sappiamo che il team ha di recente cambiato sede e, secondo delle indiscrezioni, sarebbe ancora al lavoro su una rumoreggiata produzione per Xbox.

Tuttavia, non ci sono informazioni concrete in merito, al di là delle classiche voci su un possibile videogioco horror: sappiamo, però, che sia Kojima che Shinkawa avevano promesso di dedicarsi a qualcosa di anche più strambo e unico di Death Stranding, in futuro. Potremmo scoprire presto se già il prossimo progetto manterrà questa promessa.

Per ingannare l’attesa, potete sempre tuffarvi nella nostra video retrospettiva di Metal Gear, che in una serie di documentari vi racconta le vicende e le peculiarità dei capitoli canonici della saga.