La retrospettiva di Metal Gear: il viaggio nella serie di Hideo Kojima

SpazioGames ha proposto, negli anni, la retrospettiva di Metal Gear che vi ha raccontato tutta la serie: riscopriamola

Quattro ore e ventitré minuti. È il tempo totale della durata dei sette episodi che compongono la retrospettiva di Metal Gear che qualcuno di voi, che mi piacerebbe davvero ricordare, durante la Gamescom 2015 mi chiese innocentemente di realizzare. «Se ti piace la serie, perché non ce la racconti in dei video, adesso che arriva The Phantom Pain?». E il danno era già fatto. O il dono. Ironicamente, e solo ironicamente, tutti e due, perché poi ve le siete dovute sorbire veramente — quattro ore e ventitré minuti.

metal gear solid shinkawa

La scorsa settimana, dopo un’attesa titanica, abbiamo dato pubblicazione all’episodio 7 della retrospettiva, quello finale, in cui chiudiamo il cerchio tornando al punto d’inizio e arrivando al passo d’addio della serie Metal Gear. Abbiamo quindi deciso di fare il punto, come un vero e proprio contenuto enciclopedico, per aiutare i nostri lettori a recuperare tutti gli episodi pubblicati nel corso degli anni, sia in formato testuale che in formato scritto.

Per questo, oggi vi proponiamo il riepilogo della retrospettiva-documentario dedicata alla serie Metal Gear, firmata da quella voce calma (e un po’ sarda) che oramai conoscete come Tahva — e che vi ringrazia di nuovo tutti per l’entusiasmo mostrato, di cuore, in tutti questi anni di lavorazione.

Episodio 1: Le origini di Metal Gear

10 settembre 2015

Nel primo episodio della serie, viviamo insieme le origini della serie Metal Gear: dalla nascita del giovane game designe Hideo Kojima e della sua idea di un gioco action in cui si dovevano evitare i nemici, fino al debutto di Solid Snake in Metal Gear e in Metal Gear 2: Solid Snake.

Erano solo i primi passi di un percorso artistico che da lì a qualche anno, per Hideo Kojima, avrebbe letteralmente spiccato il volo.

Episodio 2: Metal Gear Solid

29 settembre 2015

Era indubbiamente uno dei più attesi: dopo aver potuto esplorare i primi passi della saga, l’episodio 2 vi racconta invece l’intero Metal Gear Solid. Il passaggio alle tre dimensioni del franchise firmato da Hideo Kojima e Konami fu sicuramente quello della sua consacrazione: Solid Snake divenne un’icona e all’epoca della prima PlayStation Metal Gear Solid cominciò a fare rima in maniera inscindibile con “capolavoro”.

Nel video, scopriamo la nascita del progetto e raccontiamo da vicino tutte le vicende che animano i fatti di Shadow Moses, tirando infine le somme su quello che è, a tutti gli effetti, il grande lascito di un videogioco sul lascito.

Episodio 3: Metal Gear Solid 2

13 novembre 2015

L’episodio 3 vi racconta da vicino Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty, partendo dall’ambiziosa idea di Hideo Kojima di parlare di memi e di lascito in un modo completamente nuovo, sorprendente, che all’epoca venne criticato per la scelta di spostare l’anima dello spettatore nel corpo di Raiden e gli occhi sul corpo di Solid Snake.

Maturo, complicato, straordinariamente attuale a distanza di diciotto anni dal suo esordio assoluto, Sons of Liberty è protagonista dell’episodio in cui abbiamo lasciato soprattutto a voi lettori e spettatori l’ultima parola su che senso dare ai suoi messaggi, ai suoi memi e ai discorsi su scelta e identità che ne impregnano il comparto narrativo.

Episodio 4: Metal Gear Solid 3

18 dicembre 2015

L’episodio 4 della retrospettiva di Metal Gear si conclude con una certezza: la straordinaria bellezza tutta sua di Metal Gear Solid 3: Snake Eater. Allontanandosi dalle vicende di Solid Snake per concedersi a un prequel e portarci nel pieno della Guerra Fredda, MGS3 fu il gioco della maturità e del coraggio. Reinventò in tutto, dallo scenario aperto alla natura ai sistemi di sopravvivenza, passando per il CQC e il cast dei protagonisti: Snake Eater fu un atto di estrema consapevolezza da parte della quasi Kojima Productions, che si produsse in un videogioco abile nel raggiungere una straordinaria commistione tra interazione e storytelling.

Nel video, parliamo delle sue origini, delle sue tematiche, di tutte le sue vicende e delle novità di gameplay che hanno consegnato Metal Gear Solid 3 a un posto tutto suo presso l’Olimpo dei videogiochi.

Episodio 5: Metal Gear Solid 4

23 febbraio 2016

Metal Gear Solid 4 è il protagonista dell’episodio più lungo del nostro viaggio. Il motivo è facile da dedurre per chiunque conosca la saga: parliamo di un videogioco che abbonda di contenuti narrativi, che chiude il cerchio di Solid Snake e di Big Boss mettendo l’ultima parola su tutto — nel filone di entrambi i protagonisti. Un videogioco che vanta ancora oggi il Guinness World Record per la cutscene più lunga della storia dei videogiochi: un epilogo da 71 minuti, che non è solo la chiusura di MGS4, ma è quella dell’intera saga.

All’episodio della retrospettiva, ne sono serviti più di 57 per potervi raccontare tutto: da No Place for Hideo all’ultimo viaggio di Solid Snake nella missione che ha lasciato il mondo, finalmente, senza Serpenti. Cinquantasette minuti in cui ogni tanto il doppiaggio traballa un po’ — SOP non ce l’hanno dato in dotazione, e guarda quanto siamo tutti maledettamente umani senza — perché le emozioni corrono. E come ci insegna Guns of the Patriots, non c’è niente di più bello che lasciare che lo facciano.

Episodio 6: Metal Gear Solid Peace Walker

26 ottobre 2016

Il protagonista dell’episodio 6 è Metal Gear Solid: Peace Walker. Quando vede Big Boss, Hideo Kojima decide di reinventare e fu di nuovo questo il caso: la serie, dopo i primi esperimenti portatili del non-canonico Portable Ops, si trasformò in uno stealth a missioni con una forte componente gestionale basata sulla Mother Base dell’esercito di Big Boss.

Quello che sembrava solo un gioco-spalla della saga principale, scopriamo nel corso dell’episodio, è un tassello fondamentale nell’economia delle vicende di Metal Gear, un punto cardine ignorando il quale Metal Gear Solid V non esisterebbe nemmeno.

Episodio 7: Metal Gear Solid V e il lascito di Metal Gear

27 marzo 2019

Ha richiesto un tempo mostruoso. È stato difficilissimo, indubbiamente il più difficile. Difficile, per i sentimenti contrastanti ispirati dal dolore fantasma che Metal Gear Solid V ti lascia addosso; difficile, perché le esperienze recenti devi guardarle da un po’ più lontano per capire davvero cosa significano; difficile, per tutto quello che ne è seguito tra Hideo Kojima e Konami che si dicono addio, a mai più rivederci, nel modo peggiore possibile.

L’episodio 7, quello finale, della retrospettiva, è un viaggio di 52 minuti che va dalle trollate per l’annuncio di Moby Dick Studios e Joakim Mogren, al momento in cui abbiamo accettato che, eccoci: la serie Metal Gear è arrivata al termine. È tutto qui, e che cosa significa? Ne parliamo negli ultimi minuti del video, nella speranza di essere stata all’altezza di quello che questo viaggio andato avanti dal 1987 al 2015 ha lasciato dentro a chi ha deciso di lasciarcisi coinvolgere.

Questo recap sul viaggio nella retrospettiva di Metal Gear non è stato impersonale come dovrebbe essere l’articolo di una testata giornalistica, ma mi perdonerete. Nel modo più composto possibile, in realtà non lo è stato nessuno degli episodi. Il viaggio di Solid Snake e Big Boss ci ha inciso dentro tanti momenti che terremo volentieri vicino al cuore e ripercorrerli, di tanto in tanto, può far calare un po’ la voce.

Hideo Kojima diceva che possiamo lasciare al mondo più del nostro DNA, attraverso i media. Non ci sono dubbi che lui lo abbia fatto ed è bello poter pensare, chiudendo definitivamente il cerchio di questa retrospettiva, che abbiamo avuto la possibilità di rendere a nostra volta omaggio a questo viaggio — anche per quando ci sentiremo dire, tra tanto tempo, «ti ricordi, un sacco di anni fa, che era uscito Metal Gear?». Per quando risponderemo «certo che mi ricordo. Eccome, se mi ricordo».