RECENSIONE PC 5 min

Death Stranding: Director’s Cut, come gira su PC?

Death Stranding: Director's Cut su PC è davvero la versione migliore dell'opera di Kojima Productions? ve lo diciamo nella nostra analisi.

Abbiamo parlato in lungo e in largo di Death Stranding (ecco la recensione), della sua versione PC (la trovate qui) e della sua Director’s Cut che ha creato qualche dissapore all’interno della community. Seguendo il medesimo iter della versione precedente, l’opera di Kojima Productions approda su PC in quella che è a tutti gli effetti la sua versione migliore e più completa.

Death Stranding: Director's Cut

Piattaforma:
PC, PS4, PS5
Genere:
action-adventure
Data di uscita:
30 Marzo 2022
Sviluppatore:
Kojima Productions
Distributore:
Sony Interactive Entertainment, 505 Games (PC)

Nell’ultimo articolo vi abbiamo raccontato come Death Stranding: Director’s Cut abbia compiuto alcune forzature che non si addicono molto alla sua natura, sottolineando però che non si tratta di qualcosa che vada a pregiudicare il tipo di esperienza che lo studio di sviluppo ha voluto proporre con la sua prima versione.

Chi si è imbarcato in un nuovo viaggio e ha trovato alcune aggiunte non è rimasto in definitiva scottato dal lavoro supplementare, soprattutto perché è stato gestito con la dovuta attenzione e senza sguaiatezze che avrebbero potuto in qualche modo tradire l’identità piuttosto chiara del gioco.

Death Stranding: Directors Cut, la versione PC

Come spiegato proprio da Kojima, le aggiunte in questione sono state decise dopo aver raccolto le opinioni del pubblico successivamente all’arrivo di Death Stranding sul mercato. A ciò si è aggiunta un’analisi dei comportamenti dei giocatori al fine di migliorare la libertà d’approccio e rendere certe azioni – come le consegne – un po’ meno restrittive.

Tutto quello che troverete in più rispetto al gioco originale non è stato reso disponibile sin dall’inizio, ed è anzi stato distribuito lungo l’avventura con un certo criterio e senza voler immediatamente arruffianarsi quella fetta di pubblico che con quest’opera non c’entra davvero nulla.

Non vogliamo fare un discorso legato a giochi adatti a tutti e a giochi adatti a una nicchia, perché uno degli obiettivi del medium è senza ombra di dubbio quello di offrire la più grande inclusività possibile. Tuttavia, ogni opera dovrebbe partire dall’ambizione di non doversi piegare alle leggi di mercato ma di crearne di nuove, seguendo fino alla fine una visione autoriale chiara e mai traviata da esigenze economiche. Sappiamo bene che è un discorso idealista e che è pressoché impossibile da rispettare, soprattutto quando ci sono di mezzo investimenti così grandi e ovvie necessità di rientrare dai costi di sviluppo e marketing.

Eppure le maglie possono essere allargate senza per forza doverle distruggere e farle in mille pezzi. In sostanza, è esattamente quello che ha fatto Death Stranding: Director’s Cut, che ha tentato di avvicinare un certo tipo di pubblico poco avvezzo a traversate di grande desolazione in cui non viene attaccato da nessuno e dove non c’è nessuno da eliminare. Il materiale promozionale, in tal senso, ha provato a ingigantire quello che si è poi rivelato tutt’altro che allarmante.

Resta comunque l’immagine di un titolo che ha sentito la necessità di dire a tutti che è possibile avvicinarsi senza indugio a qualcosa che con ogni probabilità (per molti) si allontana a dismisura dal proprio gusto.  E ciò è dovuto in larga misura all’idea comune di videogioco classico, ormai cementata da quella che non fatichiamo a chiamare la guerra dei cloni. Death Stranding: Director’s Cut è un’opera grandiosa, meravigliosa e unica? Assolutamente sì. Ma è per tutti? No, proprio no.

Non è nemmeno un piccolo titolo indie sperimentale che può permettersi di fallire, motivo per cui comprendiamo appieno questa mossa, che potrebbe in futuro condizionare il processo creativo di Kojima.

Il visionario giapponese si è liberato dalle catene di Konami per ritrovarsi comunque tra quelle di un mercato spietato e con una sola regola: vendere per non soccombere. In ogni caso, se siete amanti del videogioco a tutto tondo e volete avere un’esperienza di gioco irripetibile e davvero profonda, non potrete esimervi dal giocarlo. Meglio se su PC, dove arriva ancora una volta al meglio della sua forma.

Settaggi e prestazioni

La versione PC di Death Stranding: Director’s Cut possiede delle opzioni grafiche suddivise in categorie. Tra quelle dedicate al display c’è la modalità schermo, la selezione del monitor e la sua risoluzione, la possibilità di usare la sincronizzazione verticale e la frequenza di fotogrammi massima. Torna, come nella precedente versione, il pieno supporto al widescreen 21:9. Quest’ultima opzione non va affatto sottovalutata, poiché i meravigliosi scenari di gioco, assieme all’atmosfera e al tipo di viaggio che è in grado di proporre dall’inizio alla fine, fanno di Death Stranding: Director’s Cut una versione che soddisfa appieno gli amanti del PC gaming.

Nella categoria modelli e texture troviamo opzioni dedicate alla qualità grafica, al livello di dettaglio, alla memoria per lo streaming che si lega alla memoria grafica disponibile e un’ultima opzione che consente appunto di vedere quanto state mettendo sotto sforzo il vostro hardware.

In Death Stranding: Director’s Cut è inoltre possibile settare la risoluzione delle ombre e scegliere se abilitare o meno l’occlusione ambientale e le screen space reflections.

Le opzioni più interessanti sono presenti nella post-elaborazione, poiché consentono di alleggerire il carico sul calcolo computazionale grazie a opzioni dedicate alla più moderne schede grafiche Nvidia e AMD.

Sono dunque presenti tecnologie di supporto come AMD FidelityFX Super Resolution e DLSS. Avendolo provato su una RTX 2060 Super, vi possiamo assicurare (oggi come nella precedente versione PC) che proprio queste opzioni consentono di godere di Death Stranding: Director’s Cut ad alta risoluzione e con FPS elevati. Anche selezionando ultra performance per massimizzare i frame non si ha una perdita tale della qualità che possa pregiudicare l’esperienza di gioco.

Al contrario, se ritenete imprescindibile il massimo della fluidità, non perderete granché a livello puramente grafico. Certo, giocare in 21:9 con una qualità elevata può in effetti essere una scelta comprensibile, soprattutto se si considera che per gran parte dell’avventura il gioco è tutto fuorché frenetico ed esigente in termini di responsività per i (rarefatti) combattimenti, pertanto la classica via di mezzo può essere una buon compromesso.

Segnaliamo poi la presenza di un’altra opzione interessante per le schede grafiche Nvidia, ossia l’Image Scaling, che punta alla scalabilità per aumentare il frame rate. Image Scaling e DLSS non possono però coesistere.

Chiudono la lista delle opzioni  l’anti-aliasing, la profondità di campo e la sfocatura di movimento. La nostra prova diretta ci ha dimostrato ancora una volta tutta la bontà dietro il lavoro di ottimizzazione di gioco.

Chi ha già acquistato la prima versione non ha in effetti nessun buon motivo per acquistare nuovamente la stessa cosa con aggiunte che non cambiano assolutamente nulla di rilevante, e lo stesso vale per chi ha già portato a termine l’avventura su PS5. Se invece siete tra coloro che hanno saltato a pie’ pari l’ultima opera di Kojima Productions, non abbiamo dubbi nel dirvi che è arrivato il momento propizio per approfittarne.

Tra l’altro, durante la prova abbiamo notato come un PC che monta un i7 4770K, 16 GB di Ram e la già nominata RTX 2060 Super sia in grado di mantenere agevolmente il frame rate anche sopra gli 80, a dimostrazione del fatto che giocando con le giuste opzioni è possibile ottenere risultati davvero molto importanti in termini prestazionali e di godibilità complessiva. Death Stranding: Director’s Cut su PC è il viaggio migliore che possiate fare.

E se siete ancora titubanti, forse è il caso di abbattere quel muro di pregiudizio e abbandonarsi a un’opera contemplativa con grandi significati e che stimola importanti riflessioni.

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Death Stranding: Director's Cut

Piattaforme: pc, ps4, ps5
Death Stranding: Director's Cut arriva su PC seguendo lo stesso percorso intrapreso dalla precedente versione. Si tratta della migliore delle occasioni per recuperare un'opera imprescindibile per gli amanti del videogioco a tutto tondo, di un'esperienza contemplativa di alto livello che sa come veicolare grandi messaggi universali che nessuno dovrebbe mai prendere sottogamba. Il supporto al widescreen e la grande ottimizzazione, infine, faranno la felicità di tutti coloro che stavano aspettando il momento giusto per trarre il meglio (e senza compromessi) dall'opera di Kojima Productions.

Pro

  • La migliore versione di gioco
  • Supporto al widescreen 21:9 e grande lavoro di ottimizzazione

Contro

  • Aggiunte che possono essere viste come controverse, se si considera la visione originale del team di sviluppo