C'è un momento, nella storia di ogni grande software house, in cui tutto sembra girare per il verso giusto. Ogni uscita è un colpo a segno, ogni annuncio fa il giro del web, ogni gioco diventa un evento. Capcom sta vivendo esattamente questo momento. E non è un caso.
Pensate a com'è andata il 2026 finora. A febbraio è uscito Resident Evil Requiem: 89 su Metacritic, uno dei punteggi più alti mai raggiunti da un capitolo della serie, e uno dei giochi più apprezzati dell'anno. Un mese dopo arriva Monster Hunter Stories 3, 86 di media (ecco la nostra recensione), accolto con lo stesso entusiasmo dalla critica e dal pubblico.
E poi, pochi giorni fa, Pragmata: un 86 che chiude il tris e mette tre giochi Capcom tra i titoli più votati del 2026 (qui la review). Tre. Nello stesso anno. Della stessa azienda.
Quando succede una cosa del genere, c'è la tentazione di parlare di fortuna. Di allineamento dei pianeti, di "congiuntura favorevole". Ma sarebbe sbagliato, oltre che riduttivo. Quello che Capcom sta vivendo è il risultato di un percorso lungo quasi un decennio, iniziato nel 2017 con Resident Evil 7 e mai davvero interrotto. Una serie di scelte coraggiose, alcune controcorrente, che nel tempo si sono rivelate tutte giuste.
Una rinascita costruita mattone su mattone
Ricordate com'era Capcom dieci anni fa? Era un'azienda in difficoltà reale. Resident Evil aveva perso la strada, trasformandosi in un action movie senza paura né tensione. Mega Man era sparito dai radar, con progetti cancellati uno dopo l'altro senza spiegazioni convincenti.
Street Fighter attraversava una fase di stanca. C'era chi si chiedeva, con una punta di malinconia, se il meglio di Capcom fosse già alle spalle. Se quei franchise iconici fossero destinati a sopravvivere a se stessi, svuotati di senso.
Poi è arrivato RE7 e tutto è cambiato. Il ritorno al survival horror puro, la prospettiva in prima persona, la casa Baker come teatro di un orrore claustrofobico e viscerale: una scelta coraggiosa, persino rischiosa, che ha ridefinito non solo la serie ma anche la reputazione dell'intera azienda.
Da quel momento Capcom non ha più smesso di correre. Ha affinato la sua formula. Ha imparato a bilanciare rischio e continuità. Ha capito quando innovare e quando invece era il momento giusto per guardare al passato.
Non sto parlando di una serie fortunata: stiamo parlando di una costanza produttiva che il settore non vede spesso, e che merita di essere chiamata con il suo nome. Eccellenza.
E poi ci sono i remake. Capcom ha dimostrato di saper tornare sui propri classici senza tradirli, anzi: valorizzandoli. Resident Evil 2 Remake, Resident Evil 3 Remake, Resident Evil 4 Remake. Tre operazioni diverse, su titoli con caratteristiche molto distanti tra loro, tutte riuscite. Non era affatto scontato. Per ogni remake che funziona, l'industria ne sforna dieci che lasciano l'amaro in bocca. Capcom ha fatto scuola anche in questo.
Il 2026, un anno da manuale
Resident Evil Requiem non è solo un grande gioco, è la conferma che la serie ha trovato una formula capace di soddisfare due anime profondamente diverse. Da un lato il terrore puro, la tensione, quella sensazione di essere braccati senza via di fuga.
Dall'altro l'azione sopra le righe, il caos "controllato", la spettacolarità che ha sempre fatto parte del DNA della serie. Un equilibrio difficilissimo da mantenere, che in Requiem viene gestito con una sicurezza impressionante. Un capolavoro del survival horror, dicono le recensioni, inclusa la nostra.
Pragmata, invece, era la scommessa rischiosa. Un progetto annunciato anni fa, che ha tenuto i fan in sospeso per lungo tempo, cambiando più volte forma e aspettative. Quante volte abbiamo visto giochi con storie simili arrivare al lancio ridimensionati, o peggio, dimenticati? Pragmata no.
Uscire con un 87 di media, in un anno già affollato di uscite che definire ambiziose è dire poco, è un colpaccio. Vuol dire che Capcom non si è limitata a portare a termine un progetto difficile, ma lo ha portato a termine bene. Molto bene.
Monster Hunter Stories 3 completa il quadro. La serie spinoff, più accessibile e narrativa rispetto al Monster Hunter classico, ha trovato con il terzo capitolo la sua forma più matura. Un 85 che premia la coerenza creativa e la cura con cui Capcom gestisce anche i franchise secondari, quelli che un'altra azienda avrebbe già sacrificato per dare spazio al tripla A di turno.
Tre giochi, tre successi, tre messaggi diversi mandati al mercato nello stesso anno. Non capita spesso. Anzi, capita raramente.
Il futuro è già scritto (quasi)
E non è ancora finita. In arrivo c'è Onimusha: Way of the Sword, reboot di una serie storica che i fan aspettano da anni con una pazienza degna di miglior causa. Quello che è stato mostrato finora ha convinto. Se il trend regge, e non ci sono motivi concreti per pensare che non reggerà, sarà un altro tassello di un mosaico che si sta rivelando straordinariamente solido.
Guardando ancora più avanti, il quadro è già delineato. I rumor, credibili e insistenti, parlano di un remake di Resident Evil Code: Veronica in arrivo nel 2027 e di Resident Evil Zero nel 2028. Si vocifera anche di un secondo remake del primo capitolo della serie, progetto che avrebbe senso soprattutto alla luce dell'evoluzione tecnica degli ultimi anni. Nel 2027 tornerà anche Mega Man, con Dual Override, che si preannuncia come un ritorno in grande stile per il Bomber Blu dopo anni di assenza.
Capcom ha costruito una pipeline che non lascia spazio vuoto. Ogni anno ha qualcosa da dire. Ogni anno ha qualcosa da dimostrare. E ogni anno, fino ad ora, lo ha detto e dimostrato.
C'è poi una lezione in tutto questo, e vale la pena dircela chiaramente. In un'industria che spesso insegue la novità a tutti i costi, che sacrifica la qualità alla velocità, che abbandona i franchise al primo segno di difficoltà, Capcom ha fatto esattamente il contrario. Ha preso i suoi franchise storici e li ha trattati con rispetto.
Ha investito su di loro quando era più comodo lasciarli andare. Ha accettato di sbagliare in alcuni casi, come con Exoprimal o con Resident Evil Re:Verse, senza che quegli errori diventassero la norma o il simbolo di una deriva.
Qualità e continuità non si escludono a vicenda. Si può essere una software house prolifica e rigorosa allo stesso tempo. Si può rispettare il passato e costruire il futuro senza dover scegliere l'uno o l'altro. Capcom lo sta dimostrando anno dopo anno, con una coerenza che in questo settore è merce rara.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Tre dei giochi più apprezzati del 2026 portano lo stesso logo. E la cosa più straordinaria è che nessuno è rimasto sorpreso. Perché a questo punto, da Capcom, ce lo aspettiamo.