-
Pro
- Cloudly ridefinisce il modo di volare e di orientarsi in battaglia.
- Il nuovo sistema di danni a catena regala momenti di spettacolo tattico.
- Storia autonoma, curata e accessibile anche ai piloti alle prime armi.
-
Contro
- Le super-armi restano una scelta divisiva.
- L'ACE PASS apre interrogativi sul futuro modello economico della saga.
- L'IA nemica non sempre regge il passo con la spettacolarità tecnica.
Il Verdetto di SpazioGames
Informazioni sul prodotto
C'è un istante, nelle prime missioni di Ace Combat 8: Wings of Theve, in cui un fronte di nubi temporalesche inghiotte completamente lo schermo e l'unico modo per non perdere l'orientamento è affidarsi a un dettaglio apparentemente marginale: la densità di quelle stesse nuvole.
È il primo, vero segnale che PROJECT ACES non ha semplicemente rispolverato una formula vecchia di trent'anni, ma ha scelto di metterla nuovamente in discussione, senza rinunciare alla propria identità arcade.
Meglio dirlo subito: Wings of Theve è il capitolo più ambizioso mai realizzato dal team, e riesce quasi sempre a trasformare quell'ambizione in sostanza giocata, non solo in promesse.
In questa recensione racconto come quella premessa narrativa si traduca in missioni concrete, come funzioni davvero Cloudly, la tecnologia che ha ridisegnato il modo di leggere il cielo, cosa cambia negli scontri e perché Ace Combat Online rappresenta la scommessa più grande fatta finora sul fronte multigiocatore.
Un nome da meritare, una guerra da vincere
Siamo nel luglio 2029. La Federazione dell'Usea Centrale crolla sotto l'offensiva lampo della Repubblica di Sotoa, e il giocatore veste i panni di un pilota recuperato in mare aperto dalla vecchia portaerei Endurance, ultimo rifugio di una marina ormai polverizzata. A bordo gli viene affidato un nome pesante da portare: Ali di Theve, come l'asso leggendario che avrebbe dovuto salvare la capitale e che, si scoprirà presto, non è mai esistito davvero.
La sceneggiatura di Wings of Theve costruisce il proprio protagonista attorno a una menzogna. Il nome Ali di Theve nasce come propaganda, un simbolo inventato per tenere alto il morale di una nazione allo sfascio, e il percorso del pilota consiste proprio nel colmare la distanza tra la leggenda e la persona reale che quel nome deve incarnare.
Durante lo sviluppo, come confermato da tempo dal team e come vi abbiamo raccontato nel nostro provato, gli sviluppatori hanno costruito le missioni attorno a una precisa intenzione emotiva.
Prima viene stabilito ciò che il giocatore deve provare (che sia rabbia o tensione emotiva), poi vengono definite le situazioni e gli obiettivi capaci di accompagnarlo verso quella sensazione. Insomma, il modo in cui viene organizzato lo spazio di gioco contribuisce a rafforzare quel tono.
Quando invece l'obiettivo è restituire il senso di libertà assoluta nei cieli, la struttura delle mappe lascia maggiore spazio al movimento e alla percezione del territorio. Nella pratica questo si traduce in un ritmo narrativo che raramente si ripete, con picchi emotivi ben distribuiti lungo tutta la campagna.
Una delle scelte più intelligenti è aver reso questa storia completamente autonoma rispetto ai capitoli precedenti. I tre nuovi compagni di squadra che affiancano il protagonista a bordo della Endurance vengono introdotti con cura, e il legame che si costruisce missione dopo missione non richiede alcuna conoscenza pregressa dell'universo di Strangereal per funzionare.
È un equilibrio raro tra accessibilità immediata e rispetto per chi segue il franchise da decenni, ed è uno dei motivi per cui questo capitolo può davvero fare da porta d'ingresso per un pubblico nuovo.
Quando il cielo diventa una bussola
Il volo continua a essere il punto di partenza di tutto ciò che Ace Combat vuole offrire. Muoversi tra montagne, oceani e formazioni nuvolose a bordo dei caccia restituisce quella sensazione di velocità e libertà che ha reso celebre il franchise fin dagli esordi su PlayStation.
Il modello di volo resta arcade nella sostanza, ma la risposta dei comandi è più rifinita che mai, e la differenza si sente soprattutto nelle virate strette a bassa quota, dove basta un decimo di secondo di ritardo per trasformare una manovra perfetta in uno schianto.
La vera rivoluzione tecnica però ha un nome preciso: Cloudly, un sistema proprietario sviluppato internamente e integrato con Unreal Engine 5. Il suo interesse non sta soltanto nella qualità delle nuvole, ma nel modo in cui queste diventano parte integrante della percezione dello spazio. La loro conformazione permette infatti di leggere meglio l'ambiente circostante e di avere riferimenti visivi aggiuntivi durante il volo.
Dopo qualche missione si inizia quasi inconsciamente a usare questi riferimenti per orientarsi, riducendo sensibilmente la necessità di controllare in continuazione HUD e strumentazione. È una soluzione elegante, che aumenta l'immersione senza intaccare l'immediatezza tipica della serie, e che nella pratica cambia davvero l'approccio a molte missioni ad alta quota o tra i canyon.
Sul fronte della credibilità, il lavoro messo in piedi mi ha colpito: interviste a piloti militari reali per cogliere anche gli aspetti psicologici del combattimento, scansioni laser di mezzi e strutture esistenti, suoni dei motori registrati direttamente sul campo.
Eppure, Wings of Theve non diventa mai una simulazione pura. La serie continua a privilegiare la spettacolarità e il coinvolgimento immediato, anche quando prende spunto dalla realtà, e proprio questo equilibrio impedisce al nuovo capitolo di perdere la propria riconoscibilità.
Ogni scontro è uno spettacolo
Il cambiamento più sostanziale sul piano del gameplay riguarda però il modello di distruzione. Gli sviluppatori hanno abbandonato l'impostazione più rigida dei capitoli precedenti per introdurre un sistema capace di restituire in maniera più articolata gli effetti degli impatti.
La conseguenza più evidente è che gli scontri risultano molto più dinamici anche quando un attacco non va esattamente a segno. I colpi possono produrre conseguenze sul bersaglio e dare origine a esplosioni secondarie spettacolari, mentre gli stessi detriti generati durante un abbattimento possono trasformarsi in un pericolo per altri velivoli presenti nelle vicinanze.
Nelle missioni più affollate, con più squadriglie nemiche in formazione, questo sistema aggiunge una componente tattica che prima non esisteva, senza però intaccare il carattere arcade che rimane il tratto distintivo della serie. È uno dei rari casi in cui una novità tecnica si traduce immediatamente in scelte di gioco diverse, non solo in un effetto visivo più convincente.
Anche il comparto sonoro asseconda questa filosofia: ogni esplosione secondaria ha un peso acustico distinto, e nelle cuffie l'effetto complessivo restituisce una sensazione di caos controllato che raramente ho provato altrove nel genere.
Accanto ai velivoli reali tornano poi le gigantesche super-armi fantascientifiche che da sempre caratterizzano il franchise, immaginate con un livello di attenzione che cerca di dare una logica concreta anche alle macchine più improbabili. Restano, come da tradizione, l'elemento più divisivo della serie: chi cerca coerenza simulativa fino in fondo potrebbe storcere il naso davanti a certe boss fight fuori scala, anche se personalmente le trovo perfettamente in linea con l'identità di Ace Combat.
Online e il modello economico
Sul fronte multigiocatore, Ace Combat Online è senza dubbio la componente più ampia mai realizzata per la saga. Per la prima volta è presente una vera lobby persistente, esplorabile con un avatar personalizzabile all'interno di una base aerea prima di lanciarsi nelle partite.
Le modalità disponibili spaziano dal cooperativo al competitivo puro, con supporto completo al cross-platform tra PS5, XBOX Series X|S e PC. .La progressione tra una sessione e l'altra premia sia lo stile di pilotaggio aggressivo sia quello più prudente orientato al supporto della squadriglia, ed è un dettaglio che lascia intravedere una cura sorprendente per un comparto nato quasi da zero.
Il modello economico si affida a un ACE PASS stagionale gratuito per tutti, affiancato da versioni Premium a pagamento che sbloccano contenuti cosmetici e velivoli esclusivi, come l'ADFX-02 Morgan-PIXY riservato alla prima stagione. Bandai Namco ha confermato l'assenza totale di meccaniche a caso o loot box, con ogni ricompensa visibile prima dell'acquisto, ma resta da capire quanto pesante diventerà questa struttura stagionale nel tempo.
Chi acquista l'edizione Deluxe ottiene inoltre tre giorni di accesso anticipato e il voucher per l'ACE PASS Premium Plus, mentre i bonus preordine includono il caccia F-14A e una versione riadattata di Ace Combat Zero: The Belkan War, gradito omaggio per chi segue la serie fin dalle origini.
È un pacchetto generoso, che però conferma quanto anche Ace Combat stia abbracciando le logiche dei live service, seppur con più garanzie della media (tradotto, potete stare tranquilli e godervi il gioco anche senza senza sborsare chissà quali cifre extra).