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Pro
- Uno dei migliori JRPG moderni, ora fluido e nitido su console Nintendo.
- Il pacchetto della Definitive Edition resta generoso e ben calibrato.
- Le due modalità grafiche risolvono i problemi di framerate della versione Switch.
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Contro
- Nessun percorso di aggiornamento né sconto per chi possiede già il gioco.
- Salvataggi non trasferibili tra Switch e Switch 2.
- La versione fisica richiede il download completo via game-key card.
Conclusioni Finali di SpazioGames
Resta però una sensazione agrodolce nel modo in cui Square Enix ha gestito questa transizione: l'assenza totale di un percorso di aggiornamento per chi ha già acquistato il gioco, l'impossibilità di trasferire i salvataggi e una versione fisica che, game-key card alla mano, porta con sé tutte le contraddizioni di una proprietà fisica ormai solo nominale, sono scelte che pesano sul giudizio complessivo, soprattutto in un'industria che continua a interrogarsi su cosa significhi davvero possedere un videogioco. Per chi non ha mai messo piede a Erdrea, questa resta probabilmente la versione più consigliabile in assoluto per scoprire un grandissimo JRPG che sa ancora emozionare, far ridere e commuovere con la stessa naturalezza di sette anni fa.
Disponibile su: PC, PS4, XONE, SWITCH
Informazioni sul prodotto
Dragon Quest XI: Echi di un'era perduta non è certo un gioco "nuovo" in senso stretto, visto che ha debuttato in Giappone nel 2017 su PlayStation 4 e Nintendo 3DS, per poi arrivare in occidente l'anno successivo su PS4 e PC riscuotendo un successo critico quasi unanime.
Nel settembre 2019 Square Enix ha pubblicato in esclusiva per Nintendo Switch la versione S: Edizione Definitiva, arricchita da contenuti narrativi aggiuntivi, colonna sonora orchestrale e la possibilità di alternare grafica 3D e 2D, portata poi su PlayStation 4, XBOX One e PC nel dicembre 2020.
Ora, sette anni dopo quella Definitive Edition che molti considerano ancora la versione migliore in assoluto del gioco, Square Enix pubblica una nuova conversione pensata appositamente per Nintendo Switch 2. Non un remake, non un remaster nel senso classico del termine, ma un porting mirato a sfruttare la potenza della nuova console per correggere quelli che, nel 2019, erano i limiti più evidenti dell'esperienza portatile.
La domanda a cui questa recensione prova a rispondere non è quindi se Dragon Quest XI S sia un gioco valido, la critica lo ha già stabilito da tempo, ma se questa specifica edizione per Switch 2 meriti l'attenzione, e la spesa, di chi lo ha già giocato altrove e di chi invece non ha ancora messo piede a Erdrea.
Un'avventura che non invecchia mai
«Il Lucente è la fonte di ogni male! Egli non porterà altro che dolore e sofferenza al nostro Regno!» Con queste parole, pronunciate da chi dovrebbe essere un alleato e non un nemico, si apre idealmente il viaggio dell'undicesimo capitolo della storica saga Dragon Quest.
Cosa significa davvero essere un eroe? È la domanda che accompagna il giovane protagonista, costretto a lasciare il proprio villaggio natio per scoprire di essere l'erede di una leggenda molto più grande di lui, in un'avventura che lo porterà ad attraversare il continente di Erdrea e a svelarne i segreti più profondi.
Nei panni del Lucente, il giocatore lascia il proprio villaggio natio per intraprendere un viaggio che lo porterà a raccogliere un gruppo di compagni indimenticabili, ad affrontare divinità e demoni, e a mettere in discussione il proprio destino più di una volta. La scrittura, sostenuta da un cast caratterizzato con cura e da un umorismo tipicamente Dragon Quest, riesce a bilanciare momenti leggeri e passaggi di rara intensità emotiva senza mai risultare sbilanciata.
Sul piano ludico il gioco resta un JRPG a turni nella sua accezione più classica: esplorazione libera di un mondo enorme e densissimo, combattimenti strategici, un sistema di forgiatura degli equipaggiamenti e un numero impressionante di missioni secondarie che non si limitano a riempire il tempo di gioco ma arricchiscono davvero il worldbuilding di Erdrea.
Va detto con chiarezza: questa conversione per Switch 2 non tocca in alcun modo la sostanza narrativa e ludica del gioco. Chi lo ha già completato su un'altra piattaforma sa esattamente cosa aspettarsi, virgola per virgola. La vera partita, qui, si gioca tutta sul piano tecnico.
La potenza di Switch 2 al servizio di Erdrea
Ed è proprio sul fronte tecnico che questa edizione fa la differenza più concreta. Square Enix ha scelto due modalità grafiche selezionabili: una modalità Prestazioni, che punta a 1080p e 60 fotogrammi al secondo, e una modalità Qualità, che raggiunge i 1440p a 30 fotogrammi al secondo.
Il salto rispetto alla versione originale per Nintendo Switch è netto: quella release si affidava a una risoluzione dinamica compresa tra i 720p e gli 810p in modalità docked, con una media simile anche in handheld, il tutto ancorato a un framerate fisso di 30 fotogrammi al secondo che, nelle aree più affollate di Erdrea, tendeva a mostrare la corda.
Questi numeri risolvono uno dei difetti più segnalati dalla critica e dai giocatori nel 2019, proprio la tenuta del framerate nelle sezioni più dense di nemici ed effetti a schermo.
Ovviamente esistono differenze di prestazioni tra modalità portatile e modalità da tavolo, ma la sola presenza di un'opzione dedicata alle prestazioni rappresenta di per sé un passo avanti significativo per un gioco che, va ricordato, non aveva mai davvero brillato dal punto di vista tecnico su hardware Nintendo.
Tutti i contenuti della Definitive Edition
Sul fronte dei contenuti, questa edizione per Switch 2 porta con sé tutto ciò che i fan della serie già conoscono dalla Edizione Definitiva del 2019: nuovi capitoli di storia che mettono in primo piano i membri del gruppo, doppiaggio a scelta tra giapponese e inglese, e la possibilità di passare in qualsiasi momento dalla grafica 3D moderna a uno stile 2D in omaggio ai primi capitoli della saga.
A questo pacchetto già corposo si aggiungono alcuni oggetti speciali pensati per il lancio: il completo di Trodain, che modifica l'aspetto del Lucente con un richiamo diretto alla storia della serie, il completo del cinghialetto per Veronica, e il set dell'avventuriero felice, che include cinque pimpafiale e cinque semi dell'abilità per agevolare le prime ore di gioco.
Si tratta, nella sostanza, dei classici incentivi da lancio: utili, piacevoli da avere, ma non certo determinanti per il giudizio complessivo. Chi ha già esplorato Erdrea in lungo e in largo non troverà qui alcun motivo narrativo o ludico per tornarci, se non la curiosità di rivivere la stessa storia con una resa tecnica migliore.
In altre parole, la sostanza del pacchetto contenutistico è rimasta identica a quella del 2019: la vera novità di questa release, ancora una volta, va cercata altrove, e in particolare nelle scelte commerciali che Square Enix ha fatto attorno a questa conversione.
Quindi, vale la pena?
Purtroppo, Square Enix ha confermato che non esisterà alcun percorso di aggiornamento per chi possiede già Dragon Quest XI S su Nintendo Switch: per giocare alla versione ottimizzata per Switch 2 sarà necessario acquistare il titolo da zero, al prezzo "pieno" di 39,99 euro.
A peggiorare la situazione per i giocatori più affezionati, i salvataggi non sono trasferibili tra le due versioni: chi ha già dedicato decine di ore al proprio Lucente dovrà ricominciare l'avventura da capo, senza alcuna possibilità di portare con sé i progressi accumulati.
Anche la versione fisica, a dispetto delle apparenze, non risolve del tutto la questione: si tratta infatti di una game-key card, ovvero una cartuccia che richiede comunque il download completo del gioco per poter essere avviata, un dettaglio da tenere bene a mente per chi acquista fisico proprio per svincolarsi dalla necessità di una connessione internet. In ogni caso nulla che rischi di offuscare, almeno in parte, il lavoro tecnico fatto su questa ottima conversione.