Durante un evento a porte chiuse in quel di Francoforte, ho avuto il piacere di provare in prima persona due dei titoli più chiacchierati in arrivo su Nintendo Switch 2 nelle prossime settimane: Resident Evil Requiem e Pragmata.
Due porting che, quando sono stati annunciati, hanno generato sia stupore che parecchi dubbi nei giocatori. Alla fine per quanto Cyberpunk 2077, Final Fantasy VII Remake Intergrade e Star Wars: Outlaws dimostrino chiaramente che con un oculato lavoro di ottimizzazione si possano realizzare dei porting di pregevole fattura, la paura di trovarsi fra le mani delle conversioni ricolme di compromessi è sempre altissimo.
Anche in virtù di un’utenza sempre più propensa a lasciarsi ammalare dalle schede tecniche, invece di provare con mano un prodotto per testarne le qualità.
Bene, posso anticiparvi subito che Capcom, così come altre software house prima di lei, ha lavorato davvero bene e sia Requiem che Pragmata si sono rivelati dei porting di pregevole fattura, capaci di mostrare, ancora una volta, come Nintendo Switch 2 sia una portatile matura e capace di grandi cose, anche grazie alle tecnologie introdotte in seguito alla fruttuosa collaborazione con NVIDIA.
Due gemme su Switch 2
Nello specifico non vi parlerò dei contenuti delle due demo, visto che sia la porzione di gioco di Requiem, che quella di Pragmata, erano le stesse che ebbi la fortuna di testare qualche mese fa su PS5 (trovate i due provati qui e qui). Quello su cui mi soffermerò è quanto differiscano le versioni Switch 2 dalle controparti per PS5.
Tutto inizia da due importanti aspetti prettamente tecnici: il primo è che il RE Engine è un motore grafico altamente scalabile, e indubbiamente capace quando si tratta di realizzare ambienti circoscritti (abbiamo visto che sul versante Open World fa ancora parecchia fatica a restituire la stessa stabilità).
Il secondo punto è che le tecnologie di upscaling di NVIDIA sono arrivate a un tale livello di maturità da permettere all’azienda di dichiarare, come fatto durante il recente showcase dedicato a Requiem, che proprio grazie a esse un titolo della portata dell’ultimo capitolo di Resident Evil potrà essere fruito senza grosse complicazioni anche da hardware meno recenti.
La somma di questi due aspetti, unito all’ottimo lavoro svolto da Capcom con entrambi i porting, mi ha permesso di giocare a Requiem in 4K (ovviamente upscalati) a 30fps su un monitor esterno e di testare Pragmata a 1080p/30fps in mobilità.
Laddove, però, in passato questi esperimenti portavano a un downgrade della risoluzione così evidente da risultare fastidioso (The Witcher 3 su Switch ce lo ricordiamo tutti come un miracolo tecnico ma allo stesso tempo come un porting che chiedeva molto, in termini di compromessi), l’attuale evoluzione delle tecnologie NVIDIA, unite all’hardware custom realizzato per Switch 2 sempre dall’azienda di Santa Clara, hanno fatto si che attualmente sia possibile realizzare porting di titoli molto complessi sulla nuova console ibrida del colosso di Kyoto, senza portare i giocatori a dover far visita all’oculista locale.
Resident Evil Requiem, al netto dei capelli dei protagonisti meno definiti, e più granulosi, e delle ombre a bassa risoluzione, si presenta in forma smagliante. Illuminazione perfetta, fluido, visione d’insieme convincente, nessuna presenza di artefatti grafici e nessun input lag. Molto banalmente, come già visto con Final Fantasy VII Remake, sembra una via di mezzo fra una versione per PS5 e una per PS4.
Il colpo d’occhio iniziale non tradisce l’hardware sul quale gira, ma un frame rate bloccato a 30 fps e alcuni dettagli, come ombre e capelli, che si notano non appena si osserva più attentamente il gioco, sono maggiormente riconducibili alla generazione precedente di console.
Con Pragmata la sensazione è stata la stessa. Visione d’insieme incredibilmente convincente, nessuna traccia di frame pacing nemmeno quando ho spostato rapidamente la telecamera, controlli reattivi e una solidità sorprendente, specialmente se si considera che in mobilità Switch 2 lavora con un TPU massimo di 12W (che sale a circa 20/25w quando inserita nel dock).
Anche in Pragmata, seppur meno percepibili viste le dimensioni del display, gli unici aspetti che tradivano l’hardware su cui stava girando, sono stai proprio i capelli di Diana (l’automa umanoide protagonista), le ombre meno rifinite e una maggiore sfocatura della scena quando si ruota rapidamente la telecamera nelle sezioni più concitate.
In entrambe le produzioni, girovagando fra i menù delle impostazioni, è assente qualsivoglia opzione per modificare le modalità grafiche. Al netto del canonico controllo della luminosità, non si può decidere se prediligere il frame rate alla grafica, così come è assente qualsiasi controllo di sorta per definire la metodologia di lavoro dell’upscaler.
Una scelta che, però, si dimostra perfettamente in linea con la natura di Nintendo Switch 2. È una console, non un PC hanheld; il suo scopo principale è garantire agli utenti di avviare un gioco e poterne fruire nella migliore maniera possibile.
Un'ottima prova di forza
È vero, si potrebbe cominciare a discutere per ore sul fatto che un handheld potrebbe garantire un’esperienza migliore, ma non avrebbe assolutamente senso considerando i costi attuali.
Alla stessa maniera si potrebbe criticare l’assenza di una “modalità prestazioni” che permetta di superare il vincolo dei 30fps, ma anche in questo caso sarebbe solo una complicazione sia per gli sviluppatori che per il target di giocatori a cui fa riferimento Nintendo Switch 2, i quali cercano una console ibrida che gli permetta di godersi i titoli senza tanti mal di testa, semplicemente scaricandoli, avviandoli e giocandoci.
E su questo non c’è nulla da dire, Capcom mi ha confermato quello che altre software house mi avevano fatto intuire nel corso degli scorsi mesi: Nintendo Switch 2 è una console matura, capace finalmente di inserire nella sua libreria molti titoli tripla A al day one, senza che sfigurino, grazie anche alla sua natura ibrida, quando paragonati alle versioni per hardware più performanti e blasonati.