PS5, il logo e la lunga attesa – Speciale

Al CES 2020 le sole cose che non hanno funzionato sono state le aspettative dei fan

Speciale
A cura di Paolo Sirio - 9 Gennaio 2020 - 10:38

La lunga marcia verso la prossima generazione di console ha fatto una tappa inaspettata a The Game Awards lo scorso dicembre, quando Microsoft ha presentato la sua Xbox Series X con tanto di nuovo trailer e sguardo piuttosto completo al design della piattaforma. Una mossa inattesa che ha dato brio alla coda di un anno che, dopo l’E3, si pensava non avrebbe avuto altro da aggiungere in tema di next-gen nonché all’evento prodotto da Geoff Keighley.

A quella mossa qualcuno immaginava ci sarebbe stata una risposta immediata, e che il CES 2020 cui Sony partecipa da diversi anni con una conferenza in piena regola avrebbe costituito un assist troppo ghiotto perché la compagnia non ne approfittasse per parlare di PlayStation 5. In qualche modo lo ha fatto, sebbene al di sotto delle aspettative – diciamocelo, più “speranze” che altro – di qualche fan oltremodo esigente, che confidava in un atipico reveal di gennaio.

Cos’è successo nella notte tra il 6 e il 7, allora, a Las Vegas?

PS5, il logo e la lunga attesa – Speciale

L’esibizione del CES 2020

La conferenza stampa di Sony, condotta in un Inglese quantomeno curioso dal presidente Kenichiro Yoshida, si è articolata in una mezz’ora piena nella quale si è parlato della strategia per il futuro della compagnia. Dell’intera compagnia, badate bene, e non della singola divisione PlayStation, che ne fa parte, è vero, ma che da sempre necessita di spazi più ampi e dedicati per avere tutti i riflettori del caso puntati su di essa.

In questo senso va inquadrata ‘l’esibizione’ del presidente e amministratore delegato di Sony Interactive Entertainment Jim Ryan, che si è ritagliato appena 7 minuti nel briefing con i giornalisti nella meta da vero sogno americano del Nevada. Soltanto 1.30 minuti circa di questo intervento sono stati incentrati su PS5, e questo la dice lunga su quanta voglia il platform owner asiatico avesse di sbottonarsi o quanto materiale fresco avesse a disposizione sul tema.

Gran parte del tempo sul palco è stato speso per discutere della strategia della compagnia per il mondo del broadcasting e per l’automotive, ramo in cui ha intenzione di muoversi fornendo i suoi avanzatissimi sensori e non, come qualcuno con una risatina sarcastica ha sottolineato, per produrre automobili a marchio proprio sfruttando la liquidità garantita dal successo di PS4. PlayStation è stata trattata quale un asset alla pari degli altri del gigante giapponese, e in quanto tale ha avuto un segmento, neppure così poco corposo come sembrerebbero suggerire i freddi numeri, limitato per esprimersi.

PS5, il logo e la lunga attesa – Speciale

In questi 7 minuti è stato fornito un quadro generale aggiornato della situazione del gaming di Sony, con 106 milioni di PlayStation 4 vendute dal lancio del 2013 ad oggi, 1.15 miliardi di giochi current-gen piazzati e 5 milioni di PlayStation VR; i servizi, campo in cui il colosso inizia a muovere i primi passi convinti, registrano allo stesso modo numeri soddisfacenti, con 103 milioni di utenti attivi mensilmente su PlayStation Network e 38.8 milioni di abbonati a PlayStation Plus, più di un terzo dei possessori di PS4 per un attach rate molto elevato.

Nel minuto e mezzo di PS5, invece, Ryan ha svelato una slide riassuntiva delle principali funzionalità già presentate per la console (SSD ultra veloce, audio 3D, Blu-ray Ultra HD, nuovo controller con feedback aptico e griller adattivi, e ulterioripersonalizzazioni che differenzieranno realmente la piattaforma”) e speso qualche parola per indicare la roadmap che sarà seguita per introdurre al grande pubblico, da qui alla fine del 2020, la piattaforma prima del lancio.

Non abbiamo ancora tempistiche precise ma “c’è molto da condividere su PlayStation 5 nei mesi a venire”, ha sottolineato il presidente di SIE, puntando evidentemente ad una finestra molto stretta (potrebbe essere una conferma implicita dei rumor che volevano in febbraio il mese scelto per un PlayStation Meeting). Finestra in cui si parlerà di “altri dettagli” ma anche dei “contenuti che mostreranno le potenzialità della piattaforma e il futuro del gaming”.

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Il logo di PS5

La console ha dunque ancora latitato, e nemmeno si è avuto un primo assaggio del DualShock 5 – che, sebbene in una versione ancora lontana da quella finale, pure circola in rete grazie ad immagini presumibilmente trafugate da sviluppatori in possesso di dev kit. Segno che gli assi saranno calati in un’altra circostanza, per quanto non sappiamo cos’altro ci sia a livello tecnico da precisare all’infuori delle specifiche precise al singolo Mhz e dell’aspetto estetico.

Sotto il profilo visivo ci è stato donato soltanto il “nostro nuovo logo”, com’è stato definito da Ryan, che rappresenterà non soltanto l’immagine della console almeno fino a quando questa non sarà esibita in toto ma anche la bandiera sotto la quale PlayStation intende combattere la ‘console war’ della prossima generazione. E questo è un aspetto di non poco conto che va tenuto particolarmente in considerazione.

In un articolo di diversi mesi fa, che abbiamo ormai citato a più riprese, vi abbiamo raccontato come per la casa nipponica ‘squadra che vince non si cambia’. Questa squadra, sul versante comunicativo, sta vincendo de facto fin dall’adozione della formula ‘PS’, ossia dalla metà della generazione di PlayStation 3, che venne risollevata, ricorderete, con un rebranding completo e l’abbandono del font in stile Spider-Man sotto il quale era avvenuta la falsa partenza di quella generazione.

PS5, il logo e la lunga attesa – Speciale

Per questo parliamo di vera e propria bandiera: differentemente da PlayStation 3, che arrivò come rottura e rivoluzione dopo il successo di PS2, PlayStation 5 rappresenterà a tutti gli effetti, sia da un punto di vista meramente estetico che per quanto riguarda invece i fatti, una continuità assoluta con PS4, che ha risollevato la sfera finanziaria del platform owner negli ultimi anni; un platform owner che pensa di aver trovato la chiave di volta per avere l’appeal che vuole avere sui giocatori e vuole correre meno rischi possibili, specie con un competitor nuovamente agguerrito come Microsoft.

Se a tanti potrà sembrare una banalità, il logo di PS5, presentato in una sede formale quale il CES 2020 e nella cornice di una conferenza tenuta da Sony e non da PlayStation, serve come ulteriore rassicurazione per i partner e per gli investitori della filosofia che reggerà il progetto durante l’intera gen; niente colpi di testa, vi proporremo di nuovo quello che ci ha permesso letteralmente di sbancare con PlayStation 4, insomma. E la cosa dovrebbe piacere anche ai gamer, a dirla tutta, che hanno premiato l’approccio al genere degli action adventure single-player, al servizio di grandi storie e grandi personaggi.

PS5, il logo e la lunga attesa – Speciale

Le reazioni della community

Si era innegabilmente creata una certa aspettativa nei fan per questa esibizione al CES 2020, più o meno a ragione, e in tanti credevano che questa sarebbe stata l’occasione giusta per un reveal vero e proprio. Certo, parlare col senno di poi è sempre facile, ma noi di Spaziogames vi avevamo ampiamente avvisato sui rischi dell’attendersi qualcosa di troppo per quella che sapevamo essere una conferenza della compagnia Sony e non della singola divisione, per la quale si è sempre ricorso ad eventi a parte visto il richiamo e il fascino che il brand è capace di esercitare (spesso e volentieri superiore a quello della stessa casa madre).

Il Consumer Electronics Show, come dice il nome stesso, è una fiera legata all’elettronica di consumo, segmento di cui i videogiochi fanno parte ma del quale non rappresentano il focus primario o protagonista. Pensare che ad una conferenza del genere, che Sony pure tiene fedelmente ogni anno da tempo, sarebbe stato mostrato il design della console per poi vederla esibita al booth della compagnia in mezzo a smartphone, televisori, automobili, IA e gadget come cuscini intelligenti era forse un tantino pretenzioso; innegabilmente sarebbe stato alfiere di una strategia che non avrebbe fatto il bene della compagnia, che avrebbe gettato il suo sassolino, per quanto enorme sia quello rappresentato da PS5, non in uno stagno quale potrebbe essere un evento dedicato o una fiera videoludica ma in un oceano.

Il retro pensiero che circola sui social è che Sony avrebbe dovuto rispondere al colpo di Microsoft a The Game Awards con un reveal in piena regola. Non siamo convinti che il platform holder asiatico sia interessato a rispondere, dal momento che viene da una posizione dominante e potrebbe, non avendo molto da dimostrare al suo pubblico all’infuori della volontà di proporre quanto ha apprezzato sin qui, non volere fare il gioco del concorrente premendo subito sull’acceleratore.

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Se anche volesse, rimaniamo dell’idea che ci siano sedi adatte e sedi meno adatte, per così dire, per una mossa simile; e a cosa sarebbe servito affrettare i tempi in una conferenza mandata in onda alle 2:00 della notte tra 6 e 7 gennaio, in un evento storicamente non connesso in maniera intima con il gaming, quando c’è la finestra di febbraio, oggetto di rumor e in pratica svuotata quasi di proposito di grandi uscite, a completa disposizione per un PlayStation Meeting in stile PS4, PS4 Slim e PS4 Pro (2013 e 2016).

Il tifo più rumoroso va compreso perché espressione della pancia dei giocatori, ma ci sono valutazioni ben più serie e ragionate che vengono portate avanti dalle rispettive aziende. Microsoft, che aveva bisogno di partire il prima possibile e generare (e mantenere) un po’ di buzz in rete, ha optato per la finestra delle vacanze natalizie del 2019 sapendo di essere incontrastata sotto il profilo della next-gen; Sony farà lo stesso nella prima metà del 2020, quale che sia il mese opzionato, e parlare di occasione sprecata per aver saltato un reveal al CES ci pare francamente fuori luogo.

Le parole sono una cosa, poi, i fatti un’altra: è bastato condividere semplicemente il logo di PS5 e la didascalia “benvenuti nel 2020” perché PlayStation generasse (all’8 gennaio) quasi 5 milioni di like e 136.000 commenti, per il post realizzato da una compagnia di gaming più apprezzato nella storia di Instagram, l’unico social su cui era stato pubblicato in origine – battuto il crossover di aprile 2019 tra Fortnite e Avengers Endgame (2.7 milioni di like) così come il trailer di Xbox Series X (circa 990.000, pur con una base di like alla pagina di gran lunga inferiore).

Segno che al di là di quello che non casualmente abbiamo definito ‘tifo’, ma che potremmo in tutta tranquillità chiamare sfottò tra fazioni opposte, c’è un’attesa tale per PlayStation 5 che Sony ha già il pallone piazzato sulla linea di porta e deve soltanto fare il più semplice dei tap-in per far sì che la sua strategia comunicativa, e in definitiva la sua console next-gen, abbiano successo. Di nuovo.

Il cammino che ci porterà a PS5 che ancora piuttosto lungo ma, nonostante l’impazienza di molti, il fatidico giorno del reveal si avvicina sempre di più. Sony ha garantito un piccolo spazio a PlayStation all’interno della sua conferenza al CES 2020, mettendo ancora una volta i proverbiali puntini sulle ‘i’, confermando informazioni già note e regalando contestualmente un cioccolatino con il logo della prossima console. Indubbiamente poco ma, nei mesi in cui sarà davvero presentata la piattaforma next-gen in location ed eventi dedicati, parlare di passi falsi è, questo sì, un passo falso. Alla prossima tappa.




TAG: CES 2020, playstation 5, PS5, sony