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L’impatto del Coronavirus sui videogiochi nell’anno della next-gen – Speciale

Le conseguenze sull'industria videoludica dell'oggi e del domani di una possibile pandemia

Il Nuovo Coronavirus, noto anche COVID-19 o SARS-CoV-2 e d’ora in avanti semplicemente “Coronavirus” per ragioni di brevità, rappresenta una questione seria della quale si stanno occupando i massimi esperti e governi al mondo, quello italiano compreso, dopo la comparsa dei primi contagi nel corso del fine settimana.

La questione in Italia è seria, come dicevamo, e non usiamo questo aggettivo per una pura casualità; non è grave, non è drammatica, ma merita la giusta attenzione che su di essa stanno riponendo le autorità negli ultimi giorni, e che speriamo sia sufficiente – non ci è ancora dato saperlo visto che il quadro nazionale e internazionale è in continuo divenire – per restituire una vita normale ai nostri concittadini limitati dal gravoso provvedimento della quarantena.

Ciò detto, siamo un sito di videogiochi, ed è corretto che si discuta dell’argomento Coronavirus tenendo bene d’occhio questa bussola; perché, è stata cronaca fino a pochi istanti fa e lo sarà ancora per i prossimi giorni, quanto sta succedendo avrà inevitabilmente delle ripercussioni sul nostro medium preferito e sull’anno delicatissimo che si sta apprestando ad affrontare.

Sony, Microsoft e Nintendo stanno tutte, chi più chi meno, imbattendosi nei rallentamenti e negli ostacoli posti dalla diffusione del virus, e lo stesso può dirsi di sviluppatori e publisher che non solo si vedono limitati nella produzione ma anche, ed evidentemente soprattutto, nelle attività promozionali che precedono la commercializzazione dei loro titoli.

PlayStation ha fatto sapere che non prenderà parte al PAX East, nonostante l’invito del Sindaco di Boston a ripensarci, e questo ad esempio avrà un impatto sul marketing di The Last of Us Part II, atteso per il 29 maggio, per il quale questa fiera sarebbe stata l’occasione per una prima demo pubblica giocabile.

Sempre Sony rinuncerà alla GDC, insieme a Kojima Productions come rivelato oggi e Facebook/Oculus, e restando nel campo della realtà virtuale Valve avrà grosse difficoltà ad evadere gli ordini di Index impennati dopo l’annuncio di Half-Life Alyx a margine di un lancio difficoltoso come per ogni dispositivo posizionato in quella fascia di prezzo.

GDC 2019

Square Enix non invierà il suo team dal Giappone per un evento programmato di Final Fantasy XIV al PAX East, mentre i partecipanti alla manifestazione potranno incontrare i doppiatori di Final Fantasy VII Remake – a cui è invece saltato un appuntamento importante in Giappone – dal momento che questi erano già sul posto.

The Outer Worlds per Nintendo Switch è stato rinviato a data da destinarsi dal momento che gli sviluppatori cinesi di Virtuos per lungo tempo non hanno potuto lavorare al port, e ancora per i timori legati ad una possibile pandemia è stato fatto slittare all’estate il Taipei Game Show – secondo evento al mondo per affluenza, 320.000 persone lo scorso anno, dietro solo alla Gamescom di Colonia – e cancellato il Mobile World Congress di Barcellona.

Questi solo i casi più eclatanti legati direttamente o indirettamente al mondo del gaming, e che testimoniano una volta di più una situazione non grave, non drammatica, non apocalittica, ma di certo seria e che merita tutte le precauzioni del caso; a maggior ragione perché coinvolgono dipendenti e compagnie che dovrebbero sottoporsi a lunghi spostamenti, da e per aree in cui potrebbero contrarre il virus e che potrebbero a loro volta contribuire ad espandere una volta rientrati.

Cosa significa tutto questo per la next-gen?

Quando parliamo di anno importante per Sony e Microsoft in particolare facciamo riferimento naturalmente al lancio, e prima ancora alla presentazione, di PlayStation 5 e Xbox Series X, che a questo punto si ritrovano con una bella gatta da pelare. Il rischio da valutare è, per una varietà di ragioni, quello di un rinvio dell’uscita delle due attesissime console.

Entrambi i colossi del gaming, similmente a quanto avviene negli altri ambiti dell’intrattenimento, appoggiano il grosso della loro produzione in Oriente e soprattutto in Cina, e questo ha significato per un lungo tempo che la filiera dietro a PS4 e Xbox One si è quantomeno rallentata; quella per PS5 e Xbox Series X, che non è ancora entrata nel vivo, potrebbe subire una sorte simile nel momento in cui dovrebbe invece decollare.

Non è la prima volta in cui sentiamo di una next-gen a rischio: nei mesi scorsi era successo qualcosa di simile quando gli Stati Uniti avevano messo al vaglio l’opportunità di aumentare esponenzialmente i dazi per i prodotti realizzati in Cina e importati sul territorio nazionale, e questo – si disse all’epoca – avrebbe potuto comportare un consequenziale aumento dei prezzi della next-gen.

Tale ipotesi fu molto concreta in un paio di passaggi caldi delle trattative diplomatiche, al punto da spingere Sony e Microsoft (tra le altre) a scrivere direttamente al Presidente Donald Trump per invitarlo a considerare l’impatto di una mossa del genere sul business di aziende americane e non; questo genere di iniziative e il disgelo tra USA e Cina portò fortunatamente ad un rientro del caso.

Un caso che vale ancora la pena citare perché è da lì che Microsoft e Sony, ma anche Nintendo, hanno sviluppato degli anticorpi di non poco conto; col rischio di una crisi ben più seria, i principali platform owner stabilirono di delocalizzare parte della produzione dalla Cina, specialmente in altri paesi del sud-est asiatico – nel caso della Grande N, il Vietnam.

Ciò dovrebbe garantire, adesso che la minaccia si chiama Coronavirus, una sostenibilità di almeno una parte della produzione di PS5 e Xbox Series X (nonché di Switch nei mesi a venire), che potrebbe essere dirottata su Taiwan come sostenuto dall’analista Michael Pachter o altre realtà locali per servire almeno i mercati maggiori, tra cui gli Stati Uniti e l’Europa continentale. Altrove, come per il Giappone con PS4, potrebbero presentarsi rinvii di una manciata di mesi che non dovrebbero comportare particolari danni d’affari e d’immagine visto che appunto sono stati già esplorati nel passato recente.

ps5

Discutere di un rinvio rispetto alla tabella di marcia che parla di un fine novembre 2020 per entrambe le piattaforme next-gen è quantomai prematuro, e lo stesso Pachter ha individuato in giugno – finestra nella quale il caldo dovrebbe aver aiutato a ridurre la pericolosità del Covid-19 – la deadline entro cui dovremmo capire quanto concreto sia tale rischio; se per quel mese l’emergenza sanitaria sarà rientrata, non dovrebbe esserci alcuna necessità di uno slittamento.

Il worst case scenario, il peggio che potrebbe accadere, porterebbe a conseguenze difficilmente prevedibili sui conti delle compagnie che producono console, dal momento che, non riuscendo a completare la realizzazione di PS5 e Xbox Series X, difficilmente avrebbero la possibilità di fare lo stesso con PS4 e Xbox One.

Ciò vuol dire che, sì, potrebbe esserci una rapida impennata presto o tardi nella vendita delle piattaforme della generazione corrente, magari coadiuvata da un taglio di prezzo in particolare sulle mid-gen Xbox One X e PS4 Pro nonché sull’uscita imminente di titoli che già di per sé (The Last of Us Part II, Cyberpunk 2077, e via discorrendo) causeranno carenze di unità, ma che tali piattaforme potrebbero diventare irreperibili nel giro di poche settimane.

Una situazione del genere potrebbe paradossalmente giovare a Nintendo, l’unica ad aver espresso preoccupazione in pubblico a proposito del Coronavirus: Switch avrà difficoltà, come succede ciclicamente, con gli approvvigionamenti in Giappone e potrebbe averne in Occidente nel breve-medio periodo; per la stagione natalizia, però, si ritroverebbe con la console più in salute ora in circolazione a dominare pressoché incontrastata laddove PS4 e Xbox One non riuscirebbero a stare al passo sia perché non ce la fanno ora, sia perché non sarebbero affatto nei negozi viste le “shortage” di cui sopra.

Il software sarebbe un altro reparto del nostro settore che non soffrirebbe particolarmente: la quarantena in numerose località della Cina ha già portato titoli come Ring Fit Adventure a sbancare, dal momento che i videogiochi sono visti come uno tra gli strumenti più utili per ingannare il temp.

Il download, in aggiunta, non richiede di uscire di casa per fare un acquisto e neanche la disponibilità ad un contatto diretto con un corriere (componente che potrebbe venire spuntata da un prolungamento ad oltranza di provvedimenti simili). E i service game come Fortnite, che stanno subendo una fisiologica flessione, potrebbero trovare una nuova fioritura con la loro capacità di fornire contenuti e funzionalità a velocità impressionanti senza alcun impatto sull’utente.

L’anno caldo di PS5 e Xbox Series X

L’anno caldo che dovrebbe essere il 2020 passa anche per la presentazione delle console di nuova generazione. Abbiamo già parlato di alcuni appuntamenti saltati, ma in questa fase non si tratta di alcunché che possa mettere in discussione i reveal di PlayStation 5 e Xbox Series X; nei prossimi mesi, invece, andranno valutate con attenzione le loro modalità.

PS5 è tra le due la piattaforma che potrebbe avere le difficoltà maggiori, sia perché si è andata già ad impelagare in una situazione di non facile gestione tra l’E3 2020 saltato, annunci abbastanza insolitamente ingessati e un PlayStation Meeting che da previsioni sarebbe dovuto andare in onda nel mese di febbraio, sia perché Sony ha mostrato grande sensibilità sul tema su PAX East e GDC.

Entrambi gli avvenimenti erano visti come punti di appoggio nella strategia di abbandono dell’E3, e aver dovuto metterli da parte – specialmente la Game Developers Conference di marzo, da un punto di vista di trattazione dell’hardware (si parlò del fu Project Morpheus in quella cornice) – potrebbe aver minato non di poco la roadmap stabilita in tempi non sospetti dalla casa giapponese.

Il gigante asiatico potrebbe vedersi costretta a rivedere le modalità previste per la presentazione della nuova console, e non sembra troppo lontano dalla realtà l’idea di escludere un evento pubblico stile PlayStation Meeting del 2013 – una conferenza vera e propria – in favore di un evento trasmesso esclusivamente tramite video con dettagli sull’architettura e su cosa ci si potrebbe aspettare per una lineup di lancio.

Per i particolari circa prezzo e data d’uscita, invece, ci si penserebbe direttamente dopo l’estate, magari intorno ad un mese di settembre; questo scenario non ci sorprenderebbe più di tanto dal momento che è apparso già abbastanza chiaro come PlayStation non abbia alcuna fretta nel rivelare il proprio pricing per la prossima generazione e che, anzi, stia aspettando la mossa di un competitor molto più col fiato sul collo sotto questo aspetto dopo la debacle di sette anni fa.

Qualora si arrivasse a settembre in circostanze simili a quella attuale, cosa di cui dubitiamo visto l’impegno profuso dagli esecutivi in tutto il mondo e l’arrivo di temperature sfavorevoli alla diffusione del SARS-CoV-2, sarebbe molto improbabile avere un via libera per l’organizzazione regolare del Tokyo Game Show in un’area messa alla prova dai recenti accadimenti.

Lato Microsoft, l’impressione è che ci sia da un versante una maggiore leggerezza visto che il dente ce lo si è tolti a The Game Awards, con una presentazione irrituale che ha comunque permesso alla casa di Redmond di operare con più tranquillità nel corso del 2020. Anche qui, però, la situazione potrebbe prendere una piega diversa rispetto a quella programmata in origine.

Negli ultimi rumor si è parlato di una nuova presentazione di avvicinamento all’E3 e alla next-gen nel mese di aprile, e trattandosi di un evento pubblico bisognerebbe aspettare di capire come ci approcceremo effettivamente alla diffusione del Coronavirus – per ora estremamente limitato negli Stati Uniti – fino a quella finestra temporale.

Dovesse saltare questo genere di evento, ammesso che sia stato davvero calendarizzato, potrebbe esserci anche qui un ripiego sul formato video, di cui però non avvertiamo troppo l’esigenza tenuto conto della sponda di The Game Awards, ci si rivedrebbe direttamente all’E3 2020 di giugno, a cui sarebbe affidata l’avvio della volata finale per il lancio della next-gen.

La palla passerebbe dunque all’ESA, a cui starebbe la decisione, delicata, di stabilire se sia il caso o meno di mantenere attiva l’organizzazione dell’evento. Ad oggi, non ci sono segnali tali da portare a credere che l’E3 2020 possa saltare, tant’è vero che a fine febbraio si terrà regolarmente il PAX East e la stessa GDC a marzo si svolgerà senza intoppi di sorta se non con l’esclusione delle compagnie provenienti dalla Cina.

Fino a giugno la situazione si evolverà più e più volte; potrebbero esserci delle limitazioni a seconda dei casi, qualora per quel mese l’emergenza sanitaria non dovesse rientrare o espandersi in Europa oltre che in Asia, oppure un propagarsi del virus anche negli Stati Uniti, occorrenza quest’ultima, e soltanto quest’ultima, che porterebbe inevitabilmente alla rinuncia dell’evento. In una simile circostanza, Microsoft dovrebbe ripensare il proprio piano, e abbastanza sicuramente non sarebbe l’unica a doverlo fare.

Abbiamo esplorato quanto successo finora e quali potrebbero essere gli impatti del Coronavirus sul mondo dei videogiochi, guardando alla faccenda dal punto di vista di un’industry che, come tutte le altre, ha bisogno di andare avanti al di là delle difficoltà oggettive. Il 2020 sarà particolarmente importante per il settore, ed eventuali cambiamenti di sorta sulle tabelle di marcia dei protagonisti saranno dettati soltanto da un atteggiamento di prudenza e responsabilità; lo stesso che sta venendo applicato in queste ore e che speriamo ispiri tutti, videogiocatori e non, alla giusta consapevolezza della situazione.