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I giochi della generazione – Top 10

La redazione di SpazioGames.it al gran completo ha nominato i suoi giochi della generazione: ecco la top 10!

Era il 2013 quando la generazione di PlayStation 4 e di Xbox One faceva il suo debutto e, dopo i tradizionali e fisiologici sette anni, in questo 2020 siamo arrivati al momento dei saluti. Sebbene PlayStation 5Xbox Series X (e Xbox Series S) siano ancora piuttosto difficili da reperire, nello scorso mese di novembre si sono aperti i cancelli della nuova generazione, che ci terrà compagnia da qui ai prossimi anni.

Guardandoci indietro, ora che tutto è stato detto e tutto è stato fatto, quali sono stati i migliori giochi della generazione di console che si è appena conclusa? Quali i titoli migliori che hanno animato questi sette anni su PS4 e Xbox One, prima di lasciar spazio alle loro eredi? Abbiamo convocato la nostra redazione al gran completo per stilare la top 10 dei migliori giochi della generazione, con ogni redattore che ha esposto le sue preferenze e la classifica finale che è data dai giochi che hanno avuto il maggior numero di voti. Quello che ne è emerso, come noterete anche voi dal nostro video – in cui abbiamo lasciato la parola ai giochi, senza aggiungere ulteriori commenti – è che abbiamo vissuto una grande generazione. E che questi giochi li ricorderemo a lungo.

Sentitevi ovviamente liberi di commentare con la vostra top 10 della generazione!

 

Nota: la lista non include, per ovvi motivi, giochi Nintendo Switch, dal momento che la sua generazione è ancora in corso e slegata da quella di PS4 e Xbox One.

10. Cuphead

Capace di attirare le attenzioni e sedurre il pubblico con la sua direzione artistica che richiama quella dell’animazione degli anni ’30 del Novecento, Cuphead ha dimostrato da subito di che pasta era fatto: l’opera di Studio MDHR è un run ‘n gun spietato, intelligente, che si discosta dal videogioco che vuole prendere per mano a tutti i costi per far sbattere l’utente su una sfida che non ammette compromessi e che è destinata a rimanere unica. Così unica, che la nostra redazione gli ha riservato un posto nella top 10 della generazione.


9. Sekiro: Shadows Die Twice

From Software ha vissuto una generazione stellare (lo testimonia la nostra top 10, come noterete) e Sekiro: Shadows Die Twice è senza ombra di dubbio uno dei suoi lavori più riusciti di sempre. La storia del Lupo è il cuore di un videogioco ispirato e privo di misericordia, che fa misurare il giocatore con i suoi limiti e con la brutalità di una sfida che non guarda in faccia a nessuno, prima di masticarlo e sputarlo via. Un videogioco appagante, dalla direzione artistica di grande fascino, che ha segnato questa generazione.


8. Resident Evil 2

Quando si riesuma un grandissimo classico, il rischio è sempre quello di non essere all’altezza delle aspettative, o di deluderle. Paure che Resident Evil 2 non conosce affatto: il capolavoro degli anni Novanta firmato Capcom, che è bussola del genere in cui ha fatto scuola, è tornato nel 2019 con un remake eccellente e capace di ampliare quello che era un indimenticabile e terrificante viaggio a Raccoon City. Attuale, dalla grandissima personalità e marcatamente horror – come nel suo impianto genetico: Resident Evil 2 è incarnazione della fenice in cui Capcom si è recentemente tramutata, e segnale che c’è un futuro roseo, a partire dal ricordarsi del proprio passato, per l’horror più famoso dei videogiochi.


7. God of War

Con i videogiochi evoluti in un medium sempre più sfaccettato, anche Kratos non poteva esimersi dal tenere il passo: Sony Santa Monica ha riesumato il suo protagonista più famoso per dare vita a una nuova giovinezza di God of War – e lo ha fatto creando un Kratos più umano, ricchissimo di grigi, alle prese con la responsabilità di essere «più che un uomo» ma anche, in fin dei conti, un padre che deve imparare a rimanere a contatto con il suo lato più umano e profondo, perché è ciò di cui c’è bisogno per crescere suo figlio Atreus.


6. Bloodborne

Il giustificato amore nei confronti di From Software in questa generazione è cresciuto anche e soprattutto grazie a Bloodborne: sviluppato come esclusiva PlayStation 4, il titolo di Hidetaka Miyazaki ha un’atmosfera irripetibile e capace di rapire fin dalle prime battute, mentre il giocatore si trova avvolto in una decadenza e in delle tenebre dove la sfida non si tira mai indietro. La lore, il sistema di gioco, il suo intero mondo: Bloodborne è una perla di questa generazione senza se e senza ma.


5. Red Dead Redemption 2

Red Dead Redemption 2 è il signore degli open world che hanno popolato la generazione che si è appena conclusa. Dopo le vicende di John Marston nell’episodio originale, abbiamo vestito i panni del fuorilegge Arthur Morgan, scoprendo le origini della gang di Dutch Van Der Linde. Le scorribande nel Selvaggio West di Rockstar Games sono però molto più di un GTA a cavallo: ogni angolo del mondo di gioco, raccontato e vissuto dagli autori con ritmi suoi e solo suoi, nasconde un’attività, una sfumatura, una sfaccettatura nel nostro personalissimo Morgan. Un fuorilegge grande, grosso e dal cuore a sua immagine e somiglianza, protagonista di un mondo diventato troppo moderno e troppo in fretta per chi, per stare bene, aveva solo bisogno di una prateria, un cavallo e della sua gente.


4. Persona 5 Royal

Il manuale di istruzioni su come creare un JRPG che sia un capolavoro: Persona 5, nella sua edizione Royal (la abbiamo inclusa al posto dell’originale in quanto ricca di contenuti extra e localizzata) è IL gioco di ruolo giapponese della generazione. A partire dalla vicenda persona di Joker, l’opera magna di Atlus ci porta a scoprire i Phantom Thieves e il nostro stesso animo, in un Giappone che all’altra faccia della medaglia nasconde dungeon che sono insiti in nientemeno che nell’interiorità delle persone. La sua direzione artistica eccezionale che ha fatto proseliti, la colonna sonora indimenticabile, il combat system con l’uso dei persona: tutto, in Persona 5 Royal, è da godere e tenere caro con sé, perché titoli come questi sono pietre miliari del gioco di ruolo.


3. The Witcher 3: Wild Hunt

Dopo i primi due episodi, la saga e CD Projekt RED sono arrivate alla loro consacrazione con The Witcher 3: Wild Hunt, un gioco di ruolo open world titanico, che ha fatto la fortuna di Geralt di Rivia e perfino, retroattivamente, delle opere di Andrzej Sapkowski, a cui si ispira. Il titolo della software house polacca, che vede lo strigo in cerca di Ciri, ci trascina in un Continente seviziato dalla guerra, in cui i poveri cercano di rifugiarsi più che possono dagli scontri in corso, in cui le città sono divise dalle contraddizioni e dalla caccia alle streghe e in cui, nonostante il bisogno di collaborare e stringersi a sé per resistere a un esercito di Nilfgaard mai così belligerante, le persone sono più impegnate a puntare il dito contro un witcher e la sua mostruosità. Un’opera magna di rara bellezza, attuale ad anni di distanza nei suoi sistemi e nella rappresentazione del rapporto tra Geralt e Ciri, destinata a rimanere nel cuore dei giocatori e come una punta di diamante di CD Projekt.


2. Death Stranding

Devi fare qualcosa di diverso, per dare un tuo contributo a un medium. Creare qualcosa di simile a ciò che già funziona è la prima via per assicurarsi un introito e l’ultima per esprimersi. Disse più o meno così, Hideo Kojima, quando formando la sua nuova Kojima Productions e con l’aiuto di Sony diede i natali a un videogioco che trovava difficile da definire, a un misterioso “social strand game”, in cui avremmo vestito i panni di Sam Porter Bridges – un corriere chiamato a collegare persone i cui mutui rapporti sono fratturati dal forzato isolamento sociale.

Visionario, anticipatore, significativo al di là di ogni immaginazione, Death Stranding prende il concetto trito e ritrito di open world che anima i videogiochi recenti e lo svuota, riempiendo l’esperienza del giocatore con il viaggio e non con la meta. Con il bisogno di consegnare se stessi, come persone, agli altri, con la ricerca di ponti che ci uniscano e non di crepacci che ci costringono su lati diversi. Con la sua collaborazione a distanza e la possibilità di sole interazioni positive tra giocatori che non possono vedersi ma si fanno del bene reciproco disinteressatamente, Death Stranding ha conquistato la nostra redazione e scalato questa classifica, emergendo prepotentemente tra i giochi della generazione.


1. The Last of Us – Parte II

Il canto del cigno della generazione. The Last of Us – Parte II si è preso delle libertà che a volte i videogiochi, con l’ansia costante di piacere al pubblico, alla stampa, agli investitori, di non tradire le aspettative delle macchina dell’hype e dell’immaginazione stessa della fan-base, spesso non fanno: si è preso il rischio di decidere. Naughty Dog è ripartita da un episodio capostipite che era stato il fiore all’occhiello della generazione precedente e, senza domandarsi cose ne avrebbe detto chi, ha portato la sua saga dove voleva, raccontando in modo maturo, scomodo, brutale e per questo desolatamente realistico una vicenda umana, straziante, che è possibile solo e unicamente grazie al videogioco.

Nessun altro medium avrebbe reso al viaggio di Ellie lo stesso merito che gli dà vivere l’esperienza controller alla mano, ed è questo a fare di The Last of Us – Parte II e la sua voglia di essere evoluzione del videogioco, legittimazione del medium come portatore di messaggi unici e segnanti, semplicemente, il manifesto di una generazione.

Se volete vivere i giochi della generazione appena conclusa potete ancora acquistare PS4. Per Xbox, vi raccomandiamo di sfruttare la retrocompatibilità di Xbox Series S.