Sekiro: Shadows Die Twice recensione, l’inferno paradisiaco di From Software

Sekiro è il gioco più ambizioso e difficile creato da From Software. Ve lo raccontiamo nella nostra recensione.

Evitate di fare paragoni col passato di From Software, perché approcciare Sekiro e affrontare ciò che ha in serbo per voi significa calarsi in un inferno, accettare un bagno di sangue e dolore, dover superare i propri limiti e perfezionarsi fino a diventare infallibili. Sekiro: Shadows Die Twice è il titolo più brutale e difficile mai concepito dalla software house di Dark Souls e Bloodborne, e ha persino un effetto ancor più di rottura rispetto a quello che Demon’s Souls ebbe dieci anni fa.

Non stiamo scherzando: Sekiro vi massacrerà, vi obbligherà a stare per ore intere davanti ai boss, vi sfiancherà e vi costringerà ad agire senza compiere più di uno o due errori per scontro. Dovrete guadagnarvi la gloria con incrollabile dedizione, sopportare la frustrazione del perpetuo fallimento e imparare da ogni minimo errore. Nulla vi sarà perdonato e tutto dipenderà solo dalle vostre abilità. Sekiro non è mai ingiusto o scorretto, e se avanzare vi sembrerà a tratti impossibile, la colpa non va ricercata in un bilanciamento ballerino, ma solo ed esclusivamente nella necessità di doversi adattare da zero a un sistema nuovo, inedito, innovativo e dannatamente gratificante.

Sekiro Recensione

All’ombra dei ciliegi in fiore

Sekiro: Shadows Die Twice presenta una storia principale chiara e accessibile a tutti. Siamo alla fine del periodo Sengoku, quando il caos delle battaglie imperversava e il Giappone era diviso in piccoli feudi in continua guerra tra loro.
Il clan Ashina sta per capitolare ma vuole ribellarsi al proprio destino rapendo l’Erede Divino, il cui sangue ha il potere di vincere i vincoli della carne e permettere la resurrezione, meccanica di gioco attraverso cui il protagonista può tentare disperatamente di avere la meglio contro i nemici. La tematica della fine dolorosa e ineluttabile è una costante di tutte le opere di From Software, e in Sekiro trova stavolta la sua declinazione più mistica e spirituale, che si lega alle forti tradizioni folkloristiche, religiose, fantastiche e culturali del Giappone.

Shinobi

La mitologia e le tematiche toccate da Sekiro sono affascinanti e riverberano anche attraverso le frasi sibilline dei personaggi che incontrerete, come a non voler deludere mai il giocatore alla ricerca della “lore“, dei significati più nascosti da interpretare, dei segreti che si annidano in un terra martoriata dai conflitti. Non vi basteranno quaranta ore per scoprirli tutti, così come non vi basteranno per battere tutti i boss facoltativi e per portare a termine altre attività secondarie, a dimostrazione del fatto che Sekiro ha dalla sua una mole di contenuti lodevole, superiore alla precedenti produzioni di From Software.

L’impianto scenico di Sekiro è meraviglioso, così come lo è la rappresentazione di un mondo di gioco sfaccettato, pieno di rimandi alla cultura orientale. Il mondo interconnesso sfrutta una verticalità che ha ampliato a dismisura l’interesse per l’esplorazione, rendendola finalmente dinamica e mai statica, accompagnandola alla possibilità di gestire l’avanzamento tramite un attento inserimento di piacevoli meccaniche stealth. Il senso di scoperta e l’azione circospetta condotta coi favori dell’ombra, si alterna a delle continue battaglie che non concedono alcuno spazio alla superficialità. Il sistema di combattimento di Sekiro è il fiore all’occhiello della produzione e si rivela essere uno dei più originali, raffinati e soddisfacenti dell’intero genere. È molto articolato ed estremamente complesso da gestire, ma con l’abitudine può essere padroneggiato alla grande, purché si accetti di dimostrare una dedizione totale e maniacale. Tutti gli altri, saranno inevitabilmente tagliati fuori.

Dedizione, pazienza, perfezione

“Per avere la meglio, in Sekiro, bisogna sfinire il nemico, causare danni alla sua postura, farlo sbilanciare e colpirlo mortalmente quando lascerà aperta una breccia nella sua difesa. Ogni nemico ha una barra della salute, ma puntare a quella, soprattutto durante le boss fight, non è mai una buona idea. È allora che dovrete parare i colpi con tempismo perfetto, alternare attacchi, schivate e contromosse. Solo in questo modo la barra della postura collasserà e potrete infliggere un colpo mortale. I boss hanno però più fasi e più di una chance per rimettersi in sesto, e lo stesso vale per i signori della guerra minori, che rappresentano di fatto degli ostacoli molto impervi da superare.”
Le prese non possono essere parate ed è necessario scansarsi, mentre nel caso degli affondi è possibile sia scartare di lato al momento giusto ed eventualmente contrattaccare, oppure eseguire il parry che danneggia gravemente la postura nemica. Le spazzate basse possono essere evitate balzando sul nemico, calciandolo e calando un fendente subito dopo.

Fire fight

Nelle danze coreografate degli splendidi combattimenti si inserisce dunque un sistema simile a quello della morra cinese, da imparare al più presto se non si vuole arrivare al colmo della frustrazione e abbandonare l’avventura anzitempo. È in effetti un rischio, in alcune fasi specifiche, e non sono stati pochi i momenti in cui Sekiro ci ha fatto pensare a qualche squilibrio nel bilanciamento. In realtà, non è affatto così, perché From Software ha fatto in modo di lasciarvi in balia di voi stessi, senza aiuti esterni da parte di giocatori online e senza la possibilità di poter livellare per arrivare agli scontri con delle grandi possibilità in più. È una filosofia di gioco senz’altro estrema, che non lascia scampo a chi non si impegna, ma è anche dannatamente meritocratica e non consente di aggirare facilmente una struttura solida e con pochissimi punti deboli.

“I punti esperienza non vi serviranno per evolvere le caratteristiche di Lupo come se vi trovaste all’interno di un GdR; al contrario, il sistema di progressione di Sekiro: Shadows Die Twice è legato all’apprendimento di abilità inserite dentro diversi skill tree.” Le abilità non vi daranno un reale vantaggio durante gli scontri più complicati. Alcune tecniche e alcune abilità passive, oltretutto, verranno acquisite proprio uccidendo dei boss facoltativi, mentre i grani di rosario che acquisirete, nel momento in cui arriveranno a quattro unità, miglioreranno di poco i parametri di Lupo. Per migliorare invece la forza fisica bisogna sconfiggere i pochissimi boss della storia principale (aggiungendo quelli facoltativi, invece, il numero diventa enorme) e rivivere quel ricordo di gloria.

I segreti dello shinobi

Abusare della resurrezione significherà diffondere la cosiddetta Malattia del Drago. Risorgendo, infatti, attingerete dai miasmi vitali degli altri, come un parassita invisibile che si appropria lentamente di ciò che non ha più, a discapito degli innocenti. La morte è una sentenza incontrovertibile, ma togliere la salute agli altri consente di scampare all’eclissi dell’anima. Colpirà i personaggi del mondo di gioco e l’avanzamento dei dialoghi e delle attività alternative risulterà bloccato, ma tramite l’uso parsimonioso di un oggetto è possibile guarirli. La vostra morte sarà un fatto talmente ordinario e reiterato da farli ricadere in malattia, motivo per cui è consigliabile dedicarsi a loro quando non ci deve cimentare il lunghissime e sfiancanti boss fight.

Aquilone

Considerando la quantità di potenziamenti dedicati alle diverse protesi, e in generale all’ammontare di esperienza utile per completare gli alberi delle abilità, una solo partita non basterà per completare tutto. Il new game plus, selezionabile a piacimento dopo aver raggiunto uno dei finali previsti direttamente dal tempio iniziale, funziona esattamente come in Dark Souls. Potrete mantenere le vostre skill, il denaro, gli oggetti e le funzionalità protesiche, gli usi della fiaschetta e tutti i boss verranno resettati. Siete voi a decidere quando farlo partire, in modo tale che possiate prima dedicare altre ore a scoprire i molti segreti nascosti e a sconfiggere i mid-boss rimasti.

Guarda Sekiro: Shadows die Twice di Spaziogames su www.twitch.tv

Confermiamo quanto già detto nella nostra recensione in corso: su PS4 Sekiro ha qualche calo di frame nei momenti più concitati ma non durante le battaglie più importanti. Non si tratta dunque di un problema che inficia direttamente la giocabilità ed è un retaggio che From Software si porta dietro da sempre. Da segnalare, infine, qualche inciampo con la telecamera, che a volte può arrecare fastidi non previsti. Al di la di ciò, Sekiro è stupefacente anche artisticamente, con scorci mozzafiato e una cura per i dettagli e il mondo di gioco davvero impressionanti. From Software è riuscita a superare se stessa, ma non è detto che tutti voi possiate uscirne indenni.

- Sistema di combattimento originale, innovativo, appagante
- È una sfida davvero estrema, con un livello di difficoltà elitario...
- Tanta lore, tanti segreti da scoprire, boss facoltativi
- Non è mai disonesto o mal bilanciato: è sempre meritocratico e richiede una dedizione e un impegno impressionanti
- ... Che taglierà fuori inevitabilmente diversi giocatori
- Rare balbuzie tecniche su console

9.1

Sekiro: Shadows Die Twice è il gioco più ambizioso e ed estremo mai creato da From Software. I timori sono caduti dopo oltre cinquanta ore e altro tempo dedicato ai contenuti, che non abbiamo ancora esaurito del tutto. C’è ancora molto da scoprire, molto di cui parlare, ma resta il fatto che si tratta di un titolo dalle grandissime virtù: dal sistema di combattimento stellare, alla rapidità e precisione richiesta per le battaglie, fino a un mondo di grande fascino dove convergono uno stile inimitabile e un gusto per il dark fantasy in pieno stile From Software.