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The Last of Us – Part 2, manifesto di una generazione – Recensione

The Last of Us – Part 2 è la perfetta chiusura di una generazione memorabile. Vi raccontiamo il capolavoro di Naughty Dog nella nostra recensione.

Di opere considerate l’assoluta eccellenza se ne sono viste poche, e tutte hanno raggiunto tale status grazie al superamento di standard che si sono sgretolati sotto il peso degli anni. Dopo The Last of Us Part 2 sarà molto difficile, per l’intera industria, tentare di misurarsi con un titolo che fa compiere un intero passo avanti al medium, che cancella tutti i timidi tentativi di proporre avanguardie narrative, che traccia una linea netta oltre la quale nessuno si era mai spinto fino a oggi.

The Last of Us Part II

Piattaforma:
PS4
Genere:
avventura, azione
Data di uscita:
Sviluppatore:
Naughty Dog
Distributore:
Sony

The Last of Us – Part 2 compie scelte tremendamente impopolari, quasi impossibili da testimoniare senza uscirne con l’animo affranto; costruisce una storia di estremo e insanabile dolore, con scene capaci di squassare la vostra interiorità e trasmettere un coacervo di sensazioni che solo il trauma e il profondo smarrimento sono in grado di convogliare.

The Last of Us – Part 2 parla di vite al limite e di esseri umani che non hanno più regole morali a cui sottostare, di emozioni primordiali che prendono il sopravvento, di oscene crudeltà e atti malvagi; ma anche di amore dolce e compassionevole, di legami violati che rimarranno saldi per sempre, di ciò che di buono è rimasto in un’umanità irrimediabilmente traviata dagl’infimi istinti che la necessità di sopravvivere ha fatto emergere.

The Last of Us – Part 2, ciò che resta di noi

In The Last of Us – Part 2, Ellie ha diciannove anni e vive al sicuro in una tranquilla comunità nella cittadina di Jackson. Anche Joel ne fa parte, e mentre sembra essersi messo alle spalle il suo passato da contrabbandiere, il rispetto nei suoi confronti continua a crescere. D’altra parte, in un mondo che ha perso ogni punto di riferimento, la sua presenza esperta e autoritaria non può che essere una luce guida per chi ha smarrito le proprie certezze.

In questo ambiente dove un gruppo di uomini e donne si sono riuniti per tentare di ripristinare una parvenza di normalità, un evento inatteso e violento scuote l’intera comunità. Nuovi personaggi che si muovono nell’ombra escono allo scoperto, compiono atti terribili che apparentemente non hanno una spiegazione e cambiano per sempre gli equilibri delle vite di ciascuno attraverso una storia che si rivela divisiva, atroce, sfaccettata e in grado di mettere in scena personaggi di una profondità semplicemente mai vista.

Uno dei più grandi pregi di The Last of Us – Part 2 è quello di divincolarsi dalle logiche di buoni e cattivi, di eroi e villain, di personalità benevole e altre portatrici di sventure: nell’opera magna di Naughty Dog ci sono personaggi dall’inclinazione maligna capaci di compiere atti brutali spinti dal nobile sentimento dell’amore, con un vissuto straziante che genera immediata empatia, che giustifica e in qualche modo farà persino accettare gesti apparentemente imperdonabili; e ci sono anche personaggi amati e positivi capaci di lasciare dietro di sé una scia di sangue copioso, mentre sono ottenebrati dalle loro cieche ragioni e spinti da una sete di vendetta che non conosce commiserazione e rispetto per la vita umana.

The Last of Us – Part 2 ci mostra come le conseguenze siano spesso imprevedibili, come le reazioni umane siano sempre diversificate, e come nulla, a fronte di una scrittura dalla qualità fuori parametro, possa essere anticipato dal giocatore prima che avvenga davvero. Per circa trenta ore sarete sballottati all’interno di un ottovolante fuori controllo, capace di ridurvi in lacrime, di farvi montare dentro una rabbia bruciante e di accompagnarvi passo passo in un’avventura che vi resterà dentro per sempre. Non solo si tratta di un dramma viscerale e intenso, ma soprattutto di un’opera in grado di sdoganare una volta per tutte temi delicati e di cui nessuno è ancora riuscito a raccontare con così tanta onestà e naturalezza.

Non si può negare che The Last of Us – Part 2 sia stato costruito avendo bene in mente l’importanza di un ruolo così complesso e difficile da sostenere, e ciò si evince dal modo in cui non solo viene posta l’enfasi su certe dinamiche amorose, ma dal modo in cui i rapporti vengono costruiti e approfonditi nel corso dell’avventura, senza forzature e senza mai fare un uso strumentale di ideologie socio-politiche. Tuttavia ci sono momenti in cui Naughty Dog sembra calcare la mano più del previsto, quasi a voler ribadire certi concetti senza che se ne avverta mai il bisogno, rendendo ridondante una visione già chiara ed esplicita dall’inizio alla fine. L’inclusione delle minoranze nel tessuto narrativo di The Last of Us – Part 2 non tocca solo il mondo LGBT, ma accarezza anche quelle religiose e sociali, lambendo temi collaterali che spalancano le porte a un’emancipazione del videogioco a tutto tondo.

La poetica decadente del dolore e il ciclo della violenza fanno parte dell’esistenza umana, e rappresentarla con così tanta veridicità non fa di The Last of Us – Part 2 un gioco violento, ma uno in cui il realismo figurativo si appaia agli eccessi della realtà. Ogni scontro fisico è animalesco, istintivo, con animazioni contestuali dipendenti dal punto in cui state attaccando, dall’arma bianca che state utilizzando e persino da come state aggredendo l’avversario: da fermi, scattando in avanti o con l’istintività vile d’un fendente a tradimento.

Nulla è lasciato al caso, e la quantità di particolari e tocchi di classe mostra con chiarezza quanta attenzione ci sia nel voler istituire canoni del tutto inediti, modelli che fungeranno da nuovo termine di paragone. Il peso delle armi e il diverso impatto delle bocche da fuoco, la sensazione di impedimento fisico che si avverte quando si riceve un proiettile o un colpo violento, le animazioni perfette e le espressioni facciali di terrore, odio, dolore, delusione, gelosia e risentimento sono solo alcuni dei dettagli che concorrono a fare di The Last of Us – Part 2 il manifesto di un’intera generazione.

The Last of Us – Part 2 non ha scosso le solide fondamenta del capitolo precedente, ma le ha usate per edificare un progetto che si pone ben al di sopra di quei già ragguardevoli risultati, ampliandone l’ossatura in modo semplicemente inappuntabile. La Seattle divorata dalla pandemia e sommersa dalla natura selvaggia ha una scala completamente diversa dalla Boston del capostipite: la struttura a fisarmonica di The Last of Us – Part 2 vi mette di fronte ad aree enormi disseminate di edifici diroccati, negozi abbandonati e ciò che resta di vecchi stabili; poi si chiude di nuovo, talvolta fino a costringervi lungo budelli di terra e antri asfittici, al cui esterno si trova un’altra area di imponenti dimensioni dove il conflitto cede il passo all’esplorazione curiosa e attenta, o ad agguati improvvisi da parte degli infetti, o a rappresaglie del Washington Liberation Front e dei Serafiti.

In questa sinusoide di momenti variegati non c’è mai un calo di ritmo, una sezione fuori posto, una diluizione dell’avventura, una scena che non dia colore al già acceso scenario tratteggiato da Naughty Dog. Persino nella fase finale, quando tutto fa propendere per una scelta narrativa poco edificante, c’è un’apertura che lascia ampio spazio a deduzioni che proiettano già il giocatore verso il futuro della serie.

The Last of Us – Part 2 non si rivela mai sbilanciato verso le fasi di combattimento, che anzi sono rarefatte se le si inserisce nel quadro più grande dipinto da Naughty Dog. Va però detto che anche qui si rilevano importanti miglioramenti e nuove introduzioni che ampliano lo spettro delle possibilità concesse. Le fasi stealth, assieme alle reazioni dell’IA diversificata per tipologia di nemici, danno vita a sezioni in cui l’attenzione meticolosa e il tempismo delle proprie azioni diventano fondamentali, se si vuol portare a casa la pelle.

Ma è a difficoltà estrema che The Last of Us – Part 2 diventa davvero senza compromessi e dà il meglio di sé: le risorse sono rare e ogni proiettile è prezioso; i nemici sono molto aggressivi e quasi implacabili, più precisi nei conflitti a fuoco, eseguono manovre di aggiramento più rapide e articolate; i membri della setta dei serafiti e i soldati del WLF hanno percezioni sensoriali più spiccate, allertano i propri compagni con celerità, hanno combo in mischia più complesse e, in generale, lasciano davvero pochissimi margini di errore.

Un mondo ostile, una vita per cui lottare strenuamente

Oltre a nuove tipologie d’infetti che vi lasciamo il piacere di scoprire, è il caso di tratteggiare il ruolo del WLF e dei serafiti. Il Washington Liberation Front è una sorta di apparato militare anarchico-insurrezionalista che di primo acchito potrebbe apparire come una diretta emanazione delle Luci, ma si scoprirà ben presto come alcune derive ne abbiamo cambiato il volto e orientato gli scopi. Attaccano solitamente in piccoli gruppi e tendono ad aggirarvi con manovre a tenaglia, talvolta usando a proprio vantaggio dei cani per stanarvi con solerzia.

I serafiti sono in lotta perenne coi WLF e sono i membri di una setta oppressa i cui obiettivi ultimi sono poco chiari; appaiono molto più circospetti e calcolatori, attaccano con archi e armi bianche e offrono meno punti di riferimento. Comunicano tramite un codice fatto di fischi brevi e rapidi oppure prolungati, e hanno tra le loro fila alcuni elementi dalla grande stazza, coriacei, possenti e difficili da abbattere.

Queste differenze richiedono talvolta degli approcci differenziati, e com’è facile immaginare non mancano i momenti in cui fanno capolino d’improvviso delle situazioni miste, con infetti pronti a sparigliare le carte in tavole e obbligarvi ad approcci creativi. In tutto ciò, sarà spesso l’ambiente a darvi manforte o a lasciarvi esposti: la vegetazione ha due diversi livelli di altezza e può occultare la vostra presenza sia da accovacciati, sia da sdraiati. Nel primo caso sarà possibile avanzare rannicchiati e sorprendere il nemico quando non si trova direttamente davanti a voi; nel secondo, strisciare o incunearsi sotto camion e avvallamenti è una soluzione momentanea che nel momento della fuga vi lascerà alla mercé del nemico: tentare una transizione vi costringerà infatti a scoprirvi, e talvolta potreste non raggiungere il riparo successivo senza destar sospetti. Ma è chiaro che si tratta di considerazioni più orientate verso chi sceglie la linea più intransigente.

The Last of Us – Part 2 è totalmente inclusivo e la sua scalabilità, assieme alle opzioni audiovisive, lo dimostrano. Ciò non significa che sia permissivo, nemmeno a difficoltà standard, ma per avere l’esperienza di sopravvivenza definitiva e per cogliere al meglio la qualità del lavoro portato a termine degli sviluppatori, non si può prescindere da una seconda partita che fa emergere tutte le finezze di un vero capolavoro di razza. Oltretutto, la verticalità del mondo di gioco e la sua sorprendente estensione orizzontale vi lasceranno costantemente nel dubbio di aver lasciato da parte qualcosa.

Tra file di testo, risorse, collezionabili, piccole aree facoltative e persino armi, c’è molto nel mondo di gioco di The Last of – Part 2 che potreste perdervi per strada. Non si tratta di nulla di così importante o fondamentale, sia chiaro, eppure scoprire le strazianti storie degli altri, stralci di alcuni retroscena o gl’infausti destini di chi si aggirava in quelle stesse zone che state depredando, trasmette tutta la disperazione e il senso d’ineluttabilità che avvolge quel mondo martoriato dalla malattia e dal nichilismo.

Artisticamente The Last of Us – Part 2 rappresenta il picco massimo finora raggiunto da Naughty Dog: non solo la sua visione decadente ha assunto una nuova dimensione grazie a un immaginario ancora più vivido e d’impatto, ma è stato arricchito da un lavoro corale che è frutto di una consapevolezza ormai consolidata, di una comunanza d’intenti evidente dall’inizio alla fine, che ha espanso la serie e ne ha migliorato corpo e portata.

Ed è incredibile anche il suo comparto tecnico, capace di mettere mai in crisi nemmeno una PS4 standard, che non singhiozza, non mostra perdite di frame e gestisce con orgoglio una mole poligonale e delle situazioni di gioco complesse senza andare in sofferenza anche quando glielo si potrebbe perdonare. Durante la nostra lunga prova non sono mai emersi bug di alcun tipo, ed è sparito anche quel difetto che lasciava nell’invisibilità la vostra spalla. Adesso il vostro compagno assume un ruolo più attivo, può essere visto, ha un’IA che agisce per emulazione e in modo più consono alle situazioni. E può persino essere colto in fallo, animando le battaglie o facendole letteralmente iniziare per via di un passo falso, senza che ciò risulti mai una forzatura o un errore calcolato. Il realismo di The Last of Us – Part 2 passa anche da questo, mentre senza alcuna pietà o edulcorazioni ci mostra chi siamo davvero, cosa potremmo diventare e ciò che resta di noi quando il mondo si spegne.

Potete prenotare The Last of Us – Part II, in vista dell’uscita del 19 giugno, a un prezzo speciale a questo link.

+ Scrittura dei personaggi fuori scala e narrazione inappuntabile, con momenti della storia che vi segneranno per sempre
+ Scala del mondo di gioco espansa, con una struttura a fisarmonica di grande equilibrio e ritmi calcolati alla perfezione
+ Fasi stealth e IA di altissimo livello, in particolar modo alla massima difficoltà
+ Sdogana temi sociali delicati e controversi col massimo della naturalezza

10

Il merito di Naughty Dog va al di là della bellezza oggettiva e della godibilità di questo secondo capitolo, poiché abbraccia lo sdoganamento totale di temi sociali delicati, la truce rappresentazione della violenza mai fine a se stessa, il realismo di un mondo per nulla dissimile da quello reale e la capacità di narrare un dramma vibrante e intenso sgretolando ogni filtro tra personaggi e giocatore.
The Last of Us – Part 2 non è solo il gioco più importante dell’anno, ma dell’intera generazione.