Cuphead, recensione del platform ispirato ai cartoni animati anni ’30

Video Recensione
A cura di Domenico Musicò - 29 Settembre 2017 - 0:00

Dopo aver sorpreso i giocatori con l’annuncio e aver messo a dura prova la loro pazienza per via dei continui ritardi, Cuphead arriva finalmente in esclusiva Microsoft su PC e Xbox, in veste di titolo più accattivante dell’ultimo trimestre dell’anno. Ispirato ai cartoni animati degli anni ’30 di Fleischer Studios, Disney e ai grandi classici dell’epoca, con un occhio attento agli elementi più “sovversivi e surrelisti“, l’opera dei fratelli Moldenhauer predilige il gameplay puro a discapito della storia, che funge da premessa per giustificare le splendide e ostiche battaglie coi boss.
Ve lo diciamo sin da subito e senza mezzi termini: Cuphead è un gioco dalla difficoltà davvero molto elevata, capace di mettere alla prova i vostri nervi, le vostre abilità e obbligandovi a decine di tentativi prima di avere la meglio.

Cuphead, recensione del platform ispirato ai cartoni animati anni ’30
Vendere le anime al diavolo
La trama di Cuphead è minimalista e si presenta nella fase introduttiva e durante le transizioni tra i tre mondi che compongono l’avventura. Il protagonista si ritrova in una sorta di casinò e si vede costretto a ripagare un debito al Diavolo, dovendo ottenere dei contratti con le anime dei boss che avete il compito di sconfiggere. Solo dopo averli fatti fuori tutti, potrete avanzare nelle aree successive, organizzate come se fossero delle mini mappe entro cui muoversi liberamente.
È possibile parlare con alcuni NPC, trovare scorciatoie e scegliere l’ordine secondo cui si vogliono affrontare i livelli, alcuni dei quali strutturati come degli stage da platform a scorrimento orizzontale. Ce n’è un paio per ogni mondo, offrono una buona variante alla struttura di gioco e spingono l’utente a raccogliere tutte le monete al suo interno, affinché possa spenderle nel negozio apposito per acquistare potenziamenti o nuove modalità di fuoco.
La sensazione è che i livelli in questione siano solo un’aggiunta avvenuta dopo aver completato quello che è indiscutibilmente il cuore del gioco, quasi come per rispondere a tutti coloro che avevano lanciato un piccolo grido d’allarme nel momento in cui hanno realizzato che Cuphead sarebbe potuto essere un titolo incentrato sulle sole boss fight. Non c’è disorganicità nella mappa, sia chiaro, ma un numero maggiore di livelli del genere avrebbe senza dubbio dato maggiore spessore e più ampio respiro all’opera, che si focalizza sin troppo sulle parti più riuscite e preferisce quasi dare un contentino a chi chiedeva a gran voce maggiore varietà.
Tutto sommato, però, la struttura ne giova non poco, perché dare il meglio di sè per poter arraffare i migliori prodotti offerti nel negozio non si rivelerà solo un vezzo da “completisti”, ma la scelta migliore per poter affrontare con più frecce al proprio arco i temibili boss.
Oltre ai tre punti vita di default (aumentabili a quattro con l’apposito potenziamento), avrete proiettili infiniti che ricaricano dei colpi potenziati man mano che gi attacchi vanno a segno, o potrete facilitare questo processo tramite il cosiddetto parry, che in Cuphead consiste nel saltare su tutti gli oggetti rosa che appaiono su schermo. Quando i colpi potenziati saranno ben cinque, ossia al massimo, potrete scaricare sul nemico la furia della vostra “super”.
Cuphead, recensione del platform ispirato ai cartoni animati anni ’30
Another one bites the dust
Il fiore all’occhiello del sistema di gioco di Cuphead, cuore del titolo e dannazione degli utenti, è rappresentato dalle boss fight ben congegnate e con un’ottima curva della difficoltà, che rimane ben al di sopra degli standard moderni. I boss hanno in media dalle tre alle cinque fasi e dispongono di attacchi diversificati in grado di obbligarvi a cambiare strategia nell’ambito della stessa partita. Negli scontri più avanzati e complessi è necessario usare lo sprint a mezz’aria, muoversi in continuazione ed entrare nell’ottica che affrontare le battaglie con un approccio sin troppo basilare significherà morire in continuazione. Imparare i pattern di movimento è certamente necessario, ma va sottolineato come certi attacchi non rispondono esattamente a degli schemi fissi che potrete memorizzare, pertanto sarò necessario scegliere due modalità di fuoco differenziate, una super efficace, l’abilità passiva che ritenete migliore e armarvi di tanta pazienza e determinazione. Proprio per questo motivo, parlare di una stima della durata di gioco sarebbe fuorviante, perché si tratta di un dato sin troppo soggettivo. Anche in mano a un utente dalle abilità divine e dai riflessi fulminei, il gioco non dura meno di cinque ore, e vi assicuriamo che un giocatore di media bravura è destinato a passarne quasi il doppio per poter vedere il finale. In Cuphead, oltretutto, potrete decidere se affrontare le boss fight a facile o a normale, ma non potrete accedere all’ultima area se avrete scelto la via più semplice: potrete dunque avanzare fino al terzo mondo, ma per ottenere i contratti, il gioco vi chiede di ucciderli tutti sudando le proverbiali sette camicie, senza farvi alcuno sconto. Questa scelta verrà di certo apprezzata dai giocatori più esperti e risulterà assai soddisfacente per chi cerca una sfida degna di nota, mentre i neofiti saranno inevitabilmente tagliati fuori e potrebbero desistere anzitempo. Non fatevi dunque ingannare dall’aspetto di Cuphead, perché l’obiettivo dei fratelli Moldenhauer era esattamente questo sin dall’inizio: mettervi in crisi e lanciarvi il loro guanto di sfida.
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Come i cartoni del passato
L’aspetto più peculiare dell’opera, e al contempo il comparto in cui Cuphead spicca di più per l’unicità delle soluzioni visive, è quello artistico. Gli sviluppatori hanno ricreato alla perfezione quello che sembra essere un cartone animato degli anni ’30 interattivo, curando in modo maniacale i tratti e lo stile dell’epoca, ogni singola animazione e infarcendo il gioco di una quantità spropositata di allusioni e citazioni visive e sonore che i più attenti non si faranno di certo sfuggire.
È stato anche aggiunto un filtro che sporca l’immagine e talvolta la graffia, come per dare l’idea di un filmato d’epoca invecchiato, consumato e lievemente sbiadito.
I sessanta frame al secondo sono sempre garantiti; non ci sono tentennamenti nemmeno durante le fasi in cui lo schermo è totalmente invaso da oggetti, nemici e proiettili, e tecnicamente non si notano sbavature che possano inficiare la godibilità del titolo.
Encomiabili sono anche le musiche, con dei pezzi jazz e swing di notevole fattura che accompagnano con brio il giocatore durante le diverse fasi di gioco, dando ancora più corpo e carattere a un titolo estremamente divertente, impegnativo e in grado di rappresentare a tratti un’autentica novità per il genere.


– Molto impegnativo
– Artisticamente superbo
– I livelli classici rappresentano una buona alternativa…


– … Ma sono pochi e sembrano aggiunti quasi per senso del dovere
– La scelta drastica sulla difficoltà potrebbe tagliare fuori alcuni giocatori


8.5

Dopo anni di rinvii e una lunga attesa, Cuphead non ha deluso le aspettative e si è rivelato essere un titolo curatissimo sotto il profilo artistico e ostico da portare a termine. Studio MDHR firma un’ottima esclusiva per Microsoft, in grado di elevarsi a indie di alta qualità e a titolo che metterà a dura prova i giocatori.




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