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Call of Duty Warzone finisce in tribunale (e non c’entrano i cheater)

Guai in vista per Activision?

Le dispute legali non sono una novità nel mondo videoludico, e adesso a essere coinvolta è Activision con Call of Duty Warzone, responsabile di aver “rubato” il nome a un altro prodotto.

Il free-to-play compagno di Call of Duty Black Ops Cold War continua a ricevere aggiornamenti e contenuti da parte degli sviluppatori, supportati da un pubblico che ha ormai superato la quota di 100 milioni di giocatori.

Ma, si sa, alcuni utenti non hanno intenzione di seguire le regole, e i risultati non tardano ad arrivare: dopo l’ondata di ban iniziale, altri 350.000 account sono stati sospesi a tempo indeterminato per motivi davvero gravi.

Ma Activision non si ferma e, nel mentre, ha già rilasciato un nuovo aggiornamento che cambia ancora una volta le carte in tavola, rimuovendo alcuni graditi contenuti per fare spazio ad altri.

Adesso a far sentire la sua voce è lo sviluppatore indipendente Randy Ficker, deciso a muovere un’accusa contro Activision, colpevole di essersi impossessata del nome “Warzone“.

Ficker è infatti responsabile della creazione di Warlight, un titolo strategico a turni molto simile al gioco da tavolo Risiko, e del relativo sequel, chiamato proprio Warzone.

Come segnalato anche su ResetEra, il gioco ha richiesto tre anni di sviluppo, ed è stato pubblicato nel 2017 su iOS e Android, oltre a essere giocabile su PC come browser game.

Dopo aver riscosso un notevole successo grazie alla sua nuova opera, nel 2020 Ficker ha saputo dell’esistenza di un altro Warzone, quello pubblicato da Activision. Di conseguenza, lo sviluppatore si è mosso nel tentativo di difendere i suoi diritti.

La richiesta di registrazione del nome da parte del publisher ha avuto luogo il 25 giugno 2020, e da quel momento il marchio è rimasto al centro della disputa tra i due contendenti. Lo stesso Ficker ha usato il nome “Warzone” per anni senza registrarlo davvero, ma un avvocato interpellato in materia ha chiarito che «usando un marchio nel commercio per un tempo continuativo, si inizia ad acquisirne i diritti».

In seguito, Activision ha proposto un risarcimento allo sviluppatore, che lo ha rifiutato chiedendo lo 0,25% degli incassi di Call of Duty Warzone

La controversia non si è ancora conclusa, e l’azienda ha chiesto l’archiviazione della pratica, allegando la spiegazione che il “gemello” di Call of Duty Black Ops Cold War non lede in alcun modo il prodotto di Ficker, il quale dovrebbe comunque (a detta del publisher) rinunciare alla registrazione del trademark.

Nel mentre, Activision sta per dire addio a un gioco online gratis, ma non si tratta del conteso Warzone: stiamo parlando di Call of Duty Online, lanciato in collaborazione con il colosso cinese Tencent nel 2015.

Tra cause e chiusure, i giocatori hanno avuto qualche grattacapo in seguito all’arrivo di un nuovo hack che ha tutte le carte in regola per creare un buon numero di problemi ai più ligi alle regole (e parecchi benefici per chi non le segue).

L’attenzione degli sviluppatori nel garantire un flusso costante di fix e contenuti aggiuntivi (insieme a parecchi cambiamenti) non viene mai meno. La settimana scorsa, un aggiornamento a sorpresa ha portato con sé un gran numero di novità.

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