Borderlands Legendary Collection, l’enciclopedia Gearbox su Switch – Recensione

Sparare ai predoni ovunque voi siate...che miracoli, la tecnologia!

Recensione
A cura di Gianluca Arena - 9 Giugno 2020 - 10:10

Nelle ultime due settimane, Switch ha visto una quantità di port di titoli tripla A provenienti dalle altre console su mercato, alcuni dei quali, francamente, non ci saremmo aspettati di trovare su un hardware essenzialmente portatile come quello Nintendo.

Tra questi, ha destato particolare curiosità la Borderlands Legendary Collection, raccolta contenente i primi due episodi numerati della celeberrima saga 2K e The Pre-Sequel, l’inedito intermezzo tra i due.

Se pensavate che certi titoli non potessero essere fruiti in mobilità, potreste dovervi ricredere.

Il ritorno dei cacciatori della cripta

Siamo sicuri che tutti i nostri lettori conoscano il franchise Borderlands, per esperienza diretta o anche solo di nome: nato nel 2009 sulla scorsa generazione di console, il brand Gearbox ha saputo conquistare milioni di giocatori con il suo irresistibile mix di azione sfrenata, ricco bottino, meccaniche da gioco di ruolo e, soprattutto, umorismo demenziale.

Sebbene i meriti del primo capitolo siano innegabili, avendo il gioco fatto da apripista in un mercato all’epoca saturo di sparatutto in prima persona con la tendenza ad assomigliarsi un po’ troppo, fu il seguito – più grosso, sboccato e cattivo – quello che consacrò la saga agli occhi del grande pubblico.

Pur senza variare la formula, di lì a qualche anno arrivò anche The Pre-Sequel, ambientato tra il primo ed il secondo capitolo ed incentrato sulle origini di Jack il Bello, uno dei personaggi più carismatici e riconoscibili di tutta la serie.

Borderlands Legendary Collection, l’enciclopedia Gearbox su Switch – Recensione

Nell’anno domini 2020, è obiettivamente difficile che tra i nostri lettori ci sia chi non ha mai giocato almeno uno dei tre titoli compresi in questa raccolta, ma ci sono buone probabilità che qualcuno si sia perso il primo capitolo (che ormai ha undici anni sul groppone…) o Borderlands The Pre-Sequel, quello accolto meno calorosamente tanto dalla critica specializzata quanto dal pubblico.

Ci sarebbe tanto da dire sulla lore del titolo e sulla bontà della scrittura, inusuale per uno sparatutto in prima persona, ma potete trovare esaurienti recensioni dei titoli e delle loro varie riedizioni sulle nostre pagine, e quindi, in assenza di contenuti inediti, concentreremo questa nostra analisi sugli aspetti meramente tecnici, di fondamentale importanza quando si portano dei titoli di queste dimensioni su una macchina decisamente più debole delle concorrenti in quanto a forza bruta.

Tra le recensioni presenti nel nostro database, i giocatori con la memoria più lunga, amanti del gioco in mobilità, troveranno anche quella della zoppicante versione per Playstation Vita di Boderlands 2, redatta dal sottoscritto: vi anticipiamo che il livello qualitativo di questi port non è nemmeno lontanamente paragonabile a quell’edizione, schiava delle limitazioni hardware imposte da una macchina ancora meno performante di Switch.

Ma andiamo a vedere nel dettaglio come si comporta la Borderlands Legendary Collection sulla macchina Nintendo.

Borderlands Legendary Collection, l’enciclopedia Gearbox su Switch – Recensione

Port con i lustrini

Il lavoro svolto dal team di sviluppo è, qualitativamente parlando, quantomeno in linea con i migliori port visti su Switch dal lancio, da Dark Souls Remastered ai recenti The Outer Worlds e Metro Redux: tutti e tre i titoli girano a 1080p in modalità docked e a 720 in portatile, con il frame rate sempre fisso a trenta frame per secondo, anche durante le boss fight ed i momenti più concitati, che di certo non mancheranno.

Tutti e tre i Borderlands hanno goduto dell’inclusione di filtri anti-aliasing, a smussare qualche angolo un po’ troppo spigoloso e a migliorare il colpo d’occhio generale: giocando in modalità portatile, il secondo capitolo in particolare appare davvero in formissima, grazie anche alla grafica in cel-shading del gioco, invecchiata molto meglio di quella di tantissimi altri titoli della scorsa generazione di console.

Come per molti altri dei già citati port su Switch, le ore di test ci hanno rivelato come l’esperienza portatile sia probabilmente da preferire a quella sul televisore di casa perché, nonostante la diminuzione della risoluzione, la diagonale di ampiezza inferiore dello schermo di Switch nasconde alcuni dei compromessi grafici necessari per far girare così fluidamente il titolo anche su una macchina meno potente come quella Nintendo.

Borderlands Legendary Collection, l’enciclopedia Gearbox su Switch – Recensione

Il primo capitolo, probabilmente quello invecchiato peggio per ripetitività delle quest secondarie e livello di umorismo generale, consta di tutti i miglioramenti apportati alla Game of the Year Edition, perlopiù provenienti dal secondo capitolo, come l’utilissima mini-mappa in alto a destra ed il lock on sui nemici, assenti nella versione base lanciata nel 2009.

Il ricco pacchetto include la presenza di controlli basati sui sensori di movimento di Switch, attivabili a piacere dal menu delle opzioni anche a partita in corso, un buon utilizzo della funzione HD Rumble dei controller Nintendo (Pro Controller compreso) e, soprattutto, un utilissimo slider che regola l’ampiezza del field of view, tanto nel primo capitolo quanto nel Pre-Sequel.

Al momento di redigere questo articolo, stranamente, Borderlands 2 è sprovvisto di questa opzione, ma, ad onor del vero, anche modificando i valori negli altri due titoli, non abbiamo notato singhiozzi nelle performance, a ulteriore testimonianza della bontà del lavoro svolto.

Borderlands Legendary Collection, l’enciclopedia Gearbox su Switch – Recensione

Per tutti e tre i port, al netto del fisiologico dimezzamento del frame rate rispetto a Xbox One, PS4 e PC, c’è da segnalare solamente un allungamento, nemmeno troppo drammatico, dei tempi di caricamento, che rimangono comunque ampiamente nell’alveo della sostenibilità.

I puristi (o i più pignoli) potrebbero obiettare che la draw distance negli ampi spazi aperti sia leggermente meno profonda che altrove e che i filtri anti-aliasing, pur presenti, risultino nel complesso meno efficaci di quanto visto in occasione della pubblicazione della Handsome Collection su PS4, PC e Xbox One, ma il colpo d’occhio generale è ottimo, soprattutto giocando in modalità portatile, probabilmente grazie anche alla qualità dello schermo nativo della console della grande N.

La conclamata, minore corsa degli analogici dei Joy-Con, che avrebbe potuto causare difficoltà nel puntamento dei nemici, viene brillantemente controbilanciata non solo dalla succitata possibilità di utilizzare i sensori di movimento di Switch per mirare, ma anche dall’introduzione, già vista con il recente The Outer Worlds, di un sistema di mira parzialmente assistita, che aiuta il giocatore senza svilire il tasso di sfida.

Sporadici fenomeni di bad clipping e uno o due secondi di ritardo nel caricamento delle texture di superficie sono tutto ciò che possiamo imputare a quanto fatto da Turn Me Up Games, e questo la dice lunga sulla qualità del lavoro di porting operato dal team statunitense.

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Bang for your bucks!

Per quanto concerne il multiplayer, segnaliamo con piacere che tutte le modalità presenti sulle altre console sono non solo presenti, ma anche ottimamente funzionanti, dal multigiocatore online fino a quattro giocatori, che abbiamo provato nei giorni più intensi (quelli del lancio) senza riscontrare problematiche di lag, alla modalità split screen offline, che mantiene, incredibilmente, il framerate sugli standard di trenta frame per secondo fissati dalla campagna.

Spiace che non siano state abilitate funzioni di cross-play con le altre versioni del gioco, ma questa è una rinuncia tutto sommato accettabile nel quadro più grande delle cose, peraltro parzialmente controbilanciata dalla presenza di una chat vocale interna, senza bisogno di appoggiarsi ad applicazioni esterne.

Evidenziate le performance e la qualità dei tre port, rimangono altre considerazioni sparse da fare, legate alle dimensioni dei download, al modello commerciale proposto e al rapporto tra la quantità di contenuti ed il prezzo richiesto.

Borderlands Legendary Collection, l’enciclopedia Gearbox su Switch – Recensione

In tutta onestà, possiamo lamentarci solamente nel primo caso: per quanti volessero acquistare questa raccolta, compresi quelli che opteranno per il formato fisico, è necessario liberare una cinquantina abbondante di giga di spazio, non esattamente pochi per una macchina come Switch.

La versione su cartuccia richiede comunque il download separato del secondo capitolo e di The Pre-Sequel, adottando una pratica che, sebbene si stia diffondendo sempre più per questi port, continuiamo a trovare antipatica.

D’altro canto, è innegabile che 2K offra qui un pacchetto praticamente imbattibile in termini contenutistici e, conseguentemente, nel rapporto tra quantità e prezzo: per circa cinquanta euro è possibile portarsi a casa non solo tutti e tre i titoli, ma anche ognuno dei numerosi DLC post lancio rilasciati nel tempo, che, soprattutto nel caso dei due episodi numerati, si rivelano di qualità almeno pari alla campagna principale.

In totale, contando le singole campagne, i contenuti scaricabili e qualche partita online, stiamo parlando di circa centocinquanta ore di gioco ad un prezzo inferiore rispetto alla media delle nuove uscite sulla macchina Nintendo.

Borderlands Legendary Collection, l’enciclopedia Gearbox su Switch – Recensione

L’offerta, praticamente irrinunciabile per quanti non avessero mai provato il franchise in prima persona, può essere appetibile anche a chi avesse già giocato uno o due dei titoli qui contenuti, a patto di essere coscienti delle suddette limitazioni tecniche e di non aspettarsi contenuti esclusivi per questa versione.

Sarebbe in teoria possibile anche acquistare i giochi separatamente, ma qui siamo dinanzi ad un modello commerciale che ci ha fatto grattare la testa a lungo: Borderlands 2 e The Pre-Sequel possono essere acquistati solamente in coppia a circa quaranta euro, laddove il primo capitolo può essere scaricato a parte per circa venti.

Se trovate una logica in queste scelte, fatecelo sapere: da parte nostra il consiglio è di optare per il pacchetto completo o, in caso abbiate già terminato i titoli altrove, soprassedere completamente.

+ Tre ottimi sparatutto e tutti i DLC a cinquanta euro
+ Port di altissima qualità
+ In portabilità i giochi vivono una seconda vita
+ Multiplayer stabile e divertente, con tanto di chat vocale interna
- Nessun contenuto esclusivo
- Inevitabili compromessi tecnici rispetto alle altre versioni

8.2

Come per altri port “impossibili” su Switch, non si può non complimentarsi con il team di sviluppo (in questo caso i ragazzi di Turn Me Up Games) per la qualità del lavoro svolto e per l’impegno per spremere al massimo le potenzialità della macchina Nintendo, tanto da farci sperare che a questa stessa squadra sia affidato anche, in un futuro prossimo, il terzo capitolo della serie.

Il nostro voto premia questa bravura e il risultato finale, ma le valutazioni sull’opportunità di acquistare questa Borderlands Legendary Collection sono estremamente personali, e variano per ognuno dei nostri lettori. Se non avete mai giocato questi titoli e possedete Switch, l’acquisto è praticamente obbligato, ma se voleste tornare a Pandora dopo averla esplorata a fondo tenete presente che queste versioni sono le meno performanti sul mercato e che questa edizione, nonostante la ricchissima offerta ludica, non include alcun contenuto inedito.




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