Recensione 6 min

Metro 2033 Redux: il vademecum dei port – Recensione Switch

La migliore versione del gioco finora?

Dopo un inizio dubbioso in cui, guardando solamente alle specifiche tecniche della macchina, da parecchie parti si alzarono voci sulla presunta impossibilità di Switch di far girare i tripla A visti su PS4 e Xbox One, la piccola di casa Nintendo, grazie all’impegno degli sviluppatori, ha sfornato una serie di port impressionanti.
Metro Redux, raccolta dei primi due episodi della saga ispirata alle novelle di Dmitry Glukhovsky, si accoda a questa tendenza, con un lavoro di ottima fattura che analizziamo più nel dettaglio.

Mosca, 2033

Metro: 2033 Redux

Piattaforma:
SWITCH
Genere:
sparatutto, stealth-game, survival-horror
Data di uscita:
28 Febbraio 2020
Sviluppatore:
4A Games
Distributore:

In questa sede ci occuperemo del primo dei due titoli 4A Games, originariamente uscito nel 2010 sulla scorsa generazione di console e PC: in una seconda recensione analizzeremo, invece, Metro Last Light, così da offrire un quadro il più chiaro possibile sui due prodotti, acquistabili anche separatamente dallo shop digitale Nintendo.
Ovviamente lo scopo di questa recensione non è quello di analizzare in maniera canonica titoli che non hanno presentano alcun contenuto aggiuntivo, e dei quali potete già trovare recensioni approfondite sulle nostre pagine, tanto della versione originale quanto di quella Redux.
Piuttosto, l’intenzione è quella di scendere nel dettaglio a livello tecnico e di constatare come i titoli sono invecchiati dopo dieci anni e quanto bene si prestano alle modalità di gioco che una console come Nintendo Switch promuove.

Metro 2033 beneficiò non poco del trattamento Redux che gli sviluppatori ucraini gli dedicarono, visto che era il più arretrato tecnicamente dei due prodotti – e quello meno capace di far presa sul grande pubblico, a causa di un gameplay più lento e ragionato dei due successori, e di un avanzamento piuttosto lento, strettamente vincolato alla narrativa.

A proposito di quest’ultima, anche per quanti non avessero ancora letto le opere di Glukhovsky, che comunque consigliamo di recuperare quanto prima, Metro 2033 rimane un prodotto estremamente godibile, che non presume conoscenze pregresse della storia e cerca, per quanto possibile, di introdurre contesti e personaggi in maniera quanto più didascalica possibile.
Questa scelta, come detto, mina un po’ il ritmo dell’incedere, con una prima parte dell’avventura piuttosto lenta, ma, sul lungo periodo, si rivela una scelta giusta, perché fornisce sufficienti appigli narrativi al giocatore non solo per stuzzicarne la curiosità ed inquadrarne l’avanzamento lungo la storyline principale, ma anche per procurarsi i libri e rimediare alle mancanze (true story basata sulla nostra esperienza personale).

Per qualità della scrittura, risvolti narrativi e ambientazione, nonostante il decennio intercorso, siamo ancora ad altissimi livelli, e i temi cupi e maturi trattati in entrambi i giochi offrono un cambio di passo rispetto alla media dei titoli finora approdati su Switch, decisamente orientati ad un pubblico assai più giovane ed ampio.

Stealth, azione, esplorazione

La definizione di sparatutto in prima persona, spesso adottata per comodità, nei fatti sta decisamente stretta a Metro 2033 e, come vedremo, al suo successore: nonostante la possibilità di giocare in modalità Spartan, con un numero maggiorato di risorse e proiettili, così da favorire coloro i quali preferiscono un approccio diretto e sanguinoso alle schermaglie, il prodotto 4A Games offre il meglio di sé nelle fasi di esplorazione ed in quelle in cui, messi in inferiorità dalla scarsità di risorse, è necessari aguzzare l’ingegno e strisciare nell’ombra alle spalle dei nemici.

La lentezza della ricarica delle armi, non estranee ad incepparsi di quando in quando, la scarsità di proiettili e di mascherine antigas, necessarie per le sortite in superficie, la soverchiante inferiorità numerica in cui spesso ci si trova sono tutti indizi chiari della direzione che il team di sviluppo ha voluto dare al suo titolo, in ossequio alle atmosfere disperate narrate nei romanzi.

E allora Metro 2033, che noi continuiamo a preferire nella sua veste originale rispetto alla già citata modalità Spartan, regala fasi tesissime di esplorazione dei cunicoli più bui della metropolitana di Mosca, con mostruosità mutate dalle radiazioni pronte a sbucare dalle ombre e fazioni nemiche altrettanto belligeranti nei confronti di Artyom, il nostro protagonista.

Le migliorie all’intelligenza artificiale, alle animazioni (che comunque rimangono talvolta abbastanza legnose), al sistema di avvistamento delle ronde nemiche, per non parlare della comodità dei menu radiali per la selezione dell’equipaggiamento, tutti portati in dote dalla riedizione vista su PS4 e Xbox One nel 2014, concorrono a creare un senso di immersione senza precedenti, analogo a quello visto nel recente Alien Isolation, ed amplificato dalla possibilità di giocare in modalità portatile con un bel paio di cuffie avvolgenti.

Se avessimo dovuto immaginare – anni addietro, mentre Wii U arrancava a livello commerciale nonostante la ricca libreria – il modo migliore per giocare Metro 2033, avremmo probabilmente immaginato una console portatile capace di replicare le prestazioni di quelle casalinghe, aggiungendo quel grado di immersione che solamente la vicinanza dello schermo e la presenza di auricolari possono garantire.
Nonostante non rappresenti lo stato dell’arte in senso assoluto, poi, anche il sistema di illuminazione modificato offre su Switch, in particolare giocando in modalità portatile in una stanza poco illuminata, una aggiunta di suspence tanto per certe sequenze scriptate quanto per le numerose e incerte fasi di esplorazione, tra le quali continua a spiccare, anche a distanza di due lustri, quella della biblioteca.

Insomma, nonostante avessimo giocato non solo il titolo originale su Xbox 360 ma anche la versione Redux su PS4 qualche anno dopo, immergerci nuovamente nel mondo immaginato da Glukhovsky e realizzato dai talentuosi ragazzi di 4A Games su Nintendo Switch è stata non solo un’esperienza estremamente piacevole, ma anche, a conti fatti, la migliore delle tre – se non dal punto di vista meramente tecnico, sicuramente da quello emotivo.

Port eccellente

Metro 2033 Redux come Doom, Wolfenstein II, Alien Isolation, The Witcher 3 e tanti altri prima di lui: come accennato in apertura di recensione, il titolo 4A Games allunga la lista dei port “impossibili” per Nintendo Switch, proponendo una versione del titolo praticamente identica (se non a tratti superiore) rispetto a quelle viste sulla versione base di PS4 e Xbox One.
Sorprendentemente, il team ucraino non ha affidato questa versione agli specialisti di Panic Button, che si sono fatti un nome nel campo dei port sulla macchina ibrida Nintendo, ma ha gestito internamente i lavori, impegnandosi a fondo per ottenere il massimo dalla console ospite e riuscendo nel loro intento su tutti i fronti, meno che uno, comunque migliorabile tramite patch.

Partiamo dalla risoluzione, ovvero uno dei motivi per cui poc’anzi scrivevamo che questa versione sopravanza quelle viste su PS4 e Xbox One base: la macchina Microsoft riesce a far girare i due titoli ad una risoluzione massima di poco superiore ai 900p, laddove Switch eguaglia la console Sony in modalità docked, con una risoluzione full HD, che scende a 720p in modalità portatile.
Su uno schermo dalla diagonale generosa, le differenze con le versioni del 2014 sono minime, e limitate perlopiù alla risoluzione di alcune texture di superficie e alla minore definizione delle ombre in determinati frangenti: nulla, insomma, che possa pregiudicare l’esperienza di gioco, soprattutto in ambienti scarsamente illuminati come quelli di Metro 2033 Redux.

Stupisce anche la solidità del frame-rate, ancorato ai 30 fps in entrambe le modalità e messo alla frusta solamente in un paio di circostanze durante la dozzina abbondante di ore dedicate al test, con cali comunque appena percettibili e mai impattanti sul gameplay.

Al pacchetto vanno aggiunti il supporto all’HD rumble, che aggiunge immersione e realismo ad una fisicità già “pesante” delle armi e dei movimenti del protagonista, e la possibilità di utilizzare i sensori di movimento interni per mirare con l’arma in dotazione in modalità portatile: non sempre si rivela la soluzione più comoda, ma nelle situazioni stealth, in cui la precisione è più importante della velocità, ha la sua ragion d’essere.

L’unico difetto di questa versione rispetto alle altre è allora rappresentato dai lunghi tempi di caricamento, soprattutto prima di accedere a un nuovo stage: si va da un minimo di quarantacinque secondi ad un massimo di un minuto e dieci circa, e, nonostante i caricamenti post-morte siano decisamente più rapidi, l’attesa può farsi snervante, soprattutto in modalità portatile.
Confidiamo nel fatto che 4A Games, dopo esserci impegnata a fondo per sfornare un porting di cotanta qualità, risolva la cosa con un paio di patch mirate nelle prossime settimane.

+ Narrativa ed ambientazione di primissimo piano
+ Port stellare, quasi alla pari con la versione PS4
+ Buona implementazione dei controlli di movimento
+ Acquistabile anche da solo per meno di 25 euro
– Tempi di caricamento mediamente lunghi
– Nessun contenuto inedito per questa versione

8.3

Metro 2033 Redux era già un’esperienza narrativamente e ludicamente intrigante, e guadagna diversi punti nel suo passaggio su Nintendo Switch, soprattutto in fatto di immersione nel disperato mondo di gioco creato dai ragazzi di 4A Games e dalla penna di Dmitry Glukhovsky. L’assenza di contenuti inediti potrebbe spingere coloro i quali lo avessero già giocato a virare su altri prodotti, eppure, per quanto ci riguarda, questa è nettamente la migliore versione del titolo, ad ulteriore dimostrazione che texture in 4K e framerate a sessanta fps non sono tutto quando si parla di videogiochi. Un port eccellente, a parte caricamenti un po’ troppo estesi: se non ci avete mai giocato, ve lo raccomandiamo caldamente.