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I videogiocatori hanno la memoria lunga, sarebbe bello la avessero anche i publisher

Il caso dell'upgrade di Horizon: Forbidden West è un altro tassello in un'industria dove il marketing poi si scontra con la realtà.

C’è un “problema” con le promesse: è che te le devi ricordare, perché vanno mantenute. Le parole hanno sempre un peso e nell’epoca iper-comunicativa dei social ogni cosa proferita davanti alla Rete e a quello che può diventare il suo tribunale diventa imperitura. Ogni cosa è rintracciabile facilmente, virgolettati compresi.

Figuriamoci se i virgolettati sono quelli di un dirigente che chiarisce come andranno le cose, in futuro, per un prodotto di interesse per milioni di persone.

È abbastanza sorprendente che nel mondo dei publisher dei videogiochi questo non sia ancora del tutto chiaro. In un mondo dove non si giustificano, mai, le reazioni scomposte di chi traduce il suo malcontento in insulti e minacce (pensate al caso Cyberpunk 2077), abbiamo assistito in questi giorni al clamoroso dietrofront legato a Horizon: Forbidden West e al suo upgrade gratis da PS4 a PS5.

Prima sbandierato da Sony stessa, poi ritrattato, poi di nuovo implementato – questa volta mettendo le mani avanti per specificare cosa aspettarsi da Gran Turismo 7God of War: Ragnarok, come a dichiarare «avete ragione, ma per i prossimi non dite che non ve l’avevamo detto».

Horizon: Forbidden West uscirà il 18 febbraio 2022

Upgrade gratis sì, anzi no, anzi sì

Non ci sono dubbi che la pandemia abbia cambiato le carte in tavola dell’industria più e più volte: tutt’oggi, a quasi un anno dal lancio dello scorso novembre, PlayStation 5 è per larghi tratti introvabile e la crisi dei semiconduttori potrebbe protrarsi più del previsto.

Questo ha ovviamente costretto anche un publisher dalle grandi possibilità come Sony a rivedere i suoi piani in corsa: con un God of War: Ragnarok che alludeva a un 2021 a cui nessuno aveva creduto, un Gran Turismo 7 piazzato al prossimo anno e una finestra autunnale rimasta scoperta di first-party, dopo lo slittamento di Horizon: Forbidden West al 2022, la casa giapponese ha ritenuto che il nuovo viaggio di Aloy potesse così non considerarsi più un gioco di lancio, e che quindi potesse non tenere fede a quanto detto in precedenza, senza dover aggiungere ulteriori precisazioni.

È il 16 settembre 2020. PlayStation 5 inizia a materializzarsi all’orizzonte (è il caso di dirlo, parlando di Horizon) e su PlayStation Blog il dirigente Jim Ryan ha qualcosa da dire agli appassionati:

Sappiamo che la community di PS4 passerà a PS5 in momenti diversi e siamo felici di annunciare le versioni PS4 di alcune delle nostre esclusive. Marvel’s Spider-Man: Miles Morales, Sackboy: Una Grane Avventura e Horizon: Forbidden West arriveranno anche su PS4.

Anche se questi tre giochi sono stati progettati per avvantaggiarsi di PS5 e delle sue feature uniche di nuove generazione, i giocatori su PS4 potranno godersele al lancio. La versione digitale per PS4 dei giochi includerà un upgrade gratis per entrambe le console PS5, mentre la versione su disco per PS4 avrà un upgrade gratis sulla PS5 con lettore blu-ray.

 

Si tratta solo del reiterarsi di una dichiarazione precedentemente resa anche all’eminente testata Washington Post, ai cui microfoni lo stesso Ryan dichiarò:

Non vogliamo che nessuno rimanga deluso: le versioni PS5 di Marvel’s Spider-Man: Miles Morales e Horizon: Forbidden West sono costruite dalle basi per avvantaggiarsi delle feature di PS5 e abbiamo un percorso di upgrade per gli utenti PS4, che potranno avere gratis la versione PS5. Si tratta di consentire alle persone di avere una scelta e sono molto compiaciuto della situazione.

Sappiamo che, invece, il gioco ha seguito un altro percorso, dicendo inizialmente no all’upgrade gratis. Per poi arrivare a cambiare di nuovo tutto quando i buoi erano già scappati dalla stalla e la community delusa delle politiche adottate.

È il 5 settembre 2021. Sempre su PlayStation Blog, il post che annunciava le edizioni speciali di Horizon: Forbidden West viene aggiornato con un virgolettato dello stesso Jim Ryan, dove il dirigente inverte la marcia, dopo il malcontento dei giocatori.

Ecco che così l’upgrade gratuito – che era stato inghiottito dai rinvii, dal COVID-19, dall’annunciare intelligente uno slittamento con calma in un evento in cui, schiacciato da un milione di altre cose come da tradizione per le fiere come la Gamescom, non avrebbe avuto troppi echi – torna sul tavolo.

Ryan scrive:

Lo scorso anno abbiamo preso l’impegno di garantire l’aggiornamento gratuito per i nostri titoli di lancio cross-gen, il che includeva Horizon: Forbidden West. Sebbene l’impatto della pandemia abbia spinto Horizon: Forbidden West fuori dalla finestra di lancio che avevamo inizialmente immaginato, vogliamo mantenere la nostra offerta.

I giocatori che compreranno Horizon: Forbidden West su PS4 avranno la possibilità di fare l’upgrade a PS5 gratis.

A dire la verità, era già da qualche tempo che si parlava di uno slittamento per la nuova avventura di Aloy e, anche alla luce di ciò, non c’erano mai stati riferimenti alla possibilità che questo comportasse un addio all’idea dell’upgrade gratuito.

Era il 2 giugno scorso quando Hermen Hulst, con in mano le redini dei PlayStation Studios, spiegava che «per Horizon, pensiamo di essere in linea con la possibilità di farlo uscire nel periodo delle vacanze natalizie. Ma al momento non ne siamo ancora sicuri e stiamo lavorando più duramente che possiamo per farvelo sapere quanto prima».

Queste parole arrivavano a pochissima distanza dalle dichiarazioni rese da Angie Smets, di Guerrilla Games, che il 12 maggio precedente con Wired discuteva proprio dell’uscita entro fine 2021 di Forbidden West.

Appare chiaro, insomma, che nella gestione della comunicazione legata a Horizon: Forbidden West ci sia stata quantomeno parecchia confusione. Si tratta, in realtà, di un tratto che si era evidenziato anche dopo la presentazione-principe di PlayStation 5 il 16 settembre 2020, quando si parlò di slide sbagliate caricate per errore che suggerivano un Demon’s Souls anche su PC, o che facevano lo stesso per l’esclusiva Final Fantasy XVI – e in seguito al quale la cross-generazionalità di Spider-Man: Miles Morales venne svelata solo con gli ormai troppo consueti asterischi, con tweet e post su PlayStation Blog post-evento.

 

We believe in generations

Non si tratta però dell’unico macroscopico caso di confusione che abbiamo visto con la nuova generazione di PlayStation. Un altro aspetto sempre molto dibattuto dagli appassionati è, ad esempio, quello della citata cross-generazionalità.

Prima del lancio di PS5 e Xbox Series X, ricorderete, sia Sony che Microsoft avevano idee molto chiare: la casa di Redmond arrivò anche ad attirarsi insulti per aver dichiarato che, per almeno due anni, la sua nuova piattaforma non avrebbe avuto esclusive dichiaratamente next-gen, dal momento che i titoli sarebbero stati sviluppati tenendo a mente anche Xbox One.

Di contro, Sony costruì la sua campagna su «we believe in generations», che per chi non ha dimestichezza con l’inglese significa «noi crediamo nelle generazioni».

È il 29 maggio 2020 quando, intervistato dai colleghi di GamesIndustry, Jim Ryan dichiara:

Abbiamo sempre detto che noi crediamo nelle generazioni. Crediamo che, quando ti prendi il disturbo di creare una console di nuova generazione, allora questa debba includere delle feature e dei benefici che nella precedente non erano compresi. E pensiamo che, nella nostra visione, le persone dovrebbero creare giochi che possono trarre il massimo da quelle feature.

Noi crediamo nelle generazioni e, che si tratti del controller DualSense, dell’audio 3D, delle molteplici vie attraverso cui si può utilizzare l’SSD… pensiamo che sia giunto il momento di dare alla community di PlayStation qualcosa di nuovo, di diverso, che si può godere davvero solamente su PS5.

PlayStation 5 è arrivata a novembre 2020

A dare manforte alla sua visione ci furono anche le parole di Eric Lemple, responsabile del marketing del brand PlayStation, che il 19 luglio 2020 intervenne durante la presentazione di DualSense sui canali di Geoff Keighley per sottolineare:

Come abbiamo detto molte volte, con PlayStation 5 parliamo di una generazione completamente nuova e noi crediamo nelle generazioni. Per questo vogliamo far evolvere ogni aspetto dell’esperienza di gioco.

Sappiamo che, tuttavia, a questa visione ha fatto seguito un importante retromarcia, con la stessa Sony che aveva riflettuto sulla questione e, complice un mercato di PS5 che nonostante numeri da record è ancora azzoppato dalla già citata crisi dei semiconduttori, aveva poi dichiarato, per bocca di Hermen Hulst, il 2 giugno 2021:

Non puoi costruire una community di oltre 110 milioni di proprietari di PS4 e semplicemente andartene, no? Penso che non sarebbe una bella notizia per i fan di PS4 e nemmeno una buona decisione dal punto di vista del business.

È anche vero, però, che i 110 milioni di unità di PS4 (o poche meno, fisiologicamente) esistevano anche quando Ryan e Lempel dichiaravano esattamente l’opposto, garantendo che il passaggio a PS5 avrebbe rappresentato un salto generazionale netto, al contrario di quanto proposto dalla diretta concorrente Xbox – che non voleva cambi verticali ma un ecosistema di gioco orizzontale.

Come abbandonare 110 milioni di PS4? E soprattutto perché?

L’industria delle retromarce

Vale anche la pena porre l’accento su una cosa: quello capitato a Horizon: Forbidden West e alla progettualità cross-generazionale di Sony non è un caso isolato. Sebbene si incastri all’interno di un quadro dalla chiarezza abbastanza annacquata, come è stata la comunicazione del gigante giapponese videoludico a ridosso di questa generazione, non sono pochi i publisher o i giganti che dicono A e, a fronte della reazione della community, ripiegano su B. Anche se, nel caso di Horizon, in effetti venne detto A, si è fatto B e si è tornati ad A.

Solo qualche mese fa destarono enorme clamore le dichiarazioni dei piani alti di CD Projekt RED che, seppur non avendo mai mostrato in pubblico prima del lancio Cyberpunk 2077 su PS4 e Xbox One, riferirono di essere addirittura «sorpresi» dalle performance del titolo sulla vecchia generazione.

In particolare, il 26 novembre 2020 – a ridosso del lancio del 10 dicembre in cui il gioco si scoprì impresentabile su console old-gen – il CEO Adam Kicinscki dichiarò, sul gioco:

Ovviamente [gira] a un livello un po’ più basso rispetto alle console potenziate, ma gira sorprendentemente bene, direi, per un mondo di gioco così grande. Quindi è un po’ inferiore, ma gira davvero molto bene.

In seguito, interrogato su queste dichiarazioni, affermò di averle rese essendo convinto che la situazione sarebbe migliorata entro il 10 dicembre, ma tutt’oggi viene da domandarsi come un dirigente ritenesse realizzabili in un tale intervallo di tempo delle correzioni e delle migliorie che non sono state integrate del tutto nemmeno oggi, con il gioco alla sua versione 1.3.

Per chi ha qualche anno in più, sicuramente ricorderete anche la questione del prezzo di lancio di Xbox One, che secondo le precisazioni di Microsoft doveva costare tanto perché la console era intesa per l’uso esclusivo con Kinect. Kinect che, manco a dirlo, è sparito dalla circolazione e dai bundle appena si è reso palese che i consumatori non avessero nessuna intenzione di pagare di più per metterselo in casa.

C'era una volta, l'originale Xbox One con Kinect in bundle...

Si tratta indubbiamente di casi – e se ne potrebbero citare a centinaia, tra giochi che dovevano fare questo e quello e che poi tagliano tutto quando si scontrano con la realtà – in cui è il peso del marketing a portare dalla sua parte la bilancia, finendo per far somigliare le faraoniche campagne promozionali di prodotti che spesso si vendono da soli a campagne elettorali fatte di proclama da buttare nel calderone e che poi finiranno smentiti dalla realtà.

In conclusione

In definitiva, insomma, l’industria dei videogiochi ci ricorda quanto sia fondamentale la comunicazione. Il caso di PlayStation e delle inversioni di marcia repentine e a U, come nel caso della cross-gen, è esemplificativo, perché parliamo di quella che probabilmente è la compagnia più apprezzata dagli appassionati, che si è ritrovata a correggere il tiro in corsa proprio perché non stava mantenendo delle promesse fatte a quella stessa community.

Il marketing legato al mondo dei videogiochi richiede, in un panorama sempre più affollato, di trovare la propria unicità, ma ha poco senso se quell’unicità – pensiamo al we believe in generations – non trova poi conferma nei fatti compiuti. Sony gode, giustamente dopo la magnificente generazione di PS4, di enorme affetto e straordinario supporto da parte dei videogiocatori, ma il caso CD Projekt RED ha già dimostrato che è fondamentale non scambiare l’affetto faticosamente e meritatamente sudato con i propri successi per cieca remissività.

Horizon: Forbidden West avrà il suo upgrade gratis e probabilmente non lo avrebbe avuto se non fosse stato fatto notare che i videogiocatori hanno una memoria – e che, visto che la loro fiducia si traduce in soldi spesi già dal day-one per portare a casa i loro giochi preferiti, questa memoria fa bene a essere lunga. Dovrebbe esserlo, sempre di più, anche quella dei publisher.

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