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Switch Pro e multipiattaforma servono davvero a Nintendo in questo momento?

Cerchiamo di pianificare il futuro di Nintendo, tra Switch Pro e multipiattaforma.

“Quando esce Nintendo Switch Pro?” credo sia una delle domande più in voga degli ultimi tempi – la fantomatica nuova, versione della console ibrida di Nintendo che esiste, non esiste, qualcuno ha visto un brevetto, mio cugino che lavora alla Nintendo ce l’ha alla casa al mare, e così via. È più che lecito pensare che il progetto della console esista, perché ormai i rumor si moltiplicano (anzi, il reveal sarebbe addirittura imminente) e, considerato il ciclo vitale della console, non è sbagliato pensare che prima o poi vedremo un aggiornamento di Nintendo Switch.

Cosa sappiamo di Switch Pro, o almeno cosa pensiamo di sapere? Un sacco di cose, in realtà. Non dovrebbe essere una nuova console, ma un aggiornamento dell’hardware che conosciamo già ed abbiamo imparato ad apprezzare da quattro anni a questa parte. Solo un paio di settimane fa un report di Nikkei avrebbe svelato la volontà del colosso di Kyoto di incrementare la produzione negli stabilimenti, arrivando a 30 milioni di nuove unità entro il 31 marzo 2022. Data che coincide con la chiusura dell’anno fiscale, tempismo che secondo molti coinciderebbe con il lancio di Nintendo Switch Pro.

Il fatto che, nel quinto anno di vita, l’azienda decida di fare il più grande aumento di produzione dal lancio ad oggi, soprattutto in piena pandemia, potrebbe essere effettivamente un altro indizio importante. Nintendo continua a smentire, Doug Bowser dice che ripetutamente che non ci sono piani per un aggiornamento hardware, ma l’azienda disse la stessa cosa pochi mesi prima di annunciare, e lanciare, il modello Lite.

Nintendo Switch vedrà presto l'arrivo della sua erede più potente?

Il periodo è chiaramente singolare, a dir poco. Da un lato, il mondo dell’elettronica di consumo vive uno stallo senza precedenti. Il problema degli approvvigionamenti (il cosiddetto shortage) delle materie prime necessarie a produrre i componenti elettronici ha rallentato la produttività di molte aziende in tutto il mondo. I lanci di nuovi prodotti sono quindi fortemente condizionati dalla scarsa possibilità per l’utenza di acquistarli, e questo ha costretto molte aziende a rivedere inevitabilmente i propri piani.

Dall’altro con PlayStation 5 ed Xbox Series X|S introvabili o quasi, e prima ancora il lockdown che ha costretto le persone a casa scoprendo o riscoprendo hobby da fare tra le quattro mura, Nintendo si è ritrovata tra le mani la proverbiale occasione d’oro. Tra Animal Crossing New Horizons e le vendite di Switch in generale, l’azienda è in una scia positiva oltre ogni aspettativa possibile.

A marzo 2020 registrava un 20% del trend annuale di vendite in un solo mese, per un totale di poco meno di 80 milioni di unità entro la fine dell’anno. I numeri che, a maggio di quest’anno, sono diventati 84.59 milioni di console e quasi seicento milioni (587.12 milioni) di videogiochi piazzati. Subito sotto a Wii (101.63 milioni) e Nintendo DS (154.02 milioni), Switch è il maggior successo dell’epoca moderna per l’azienda, con un ciclo vitale molto ampio che potrebbe far arrivare i suoi numeri a quelli delle console che abbiamo citato.

Ancor più interessanti sono i dati relativi al software, ovvero i videogiochi più venduti sulla console. Ma, prima, un piccolissimo passo indietro.

Gli studi esterni che erano confermati prima del lancio di Nintendo Switch.

Switch Pro e la libreria software che si porta dietro

Nintendo ha da sempre avuto un problema con i multipiattaforma, con le cosiddette terze parti. Per via di un hardware arretrato dal punto di vista tecnologico, o fuori target rispetto al pubblico di riferimento, nei confronti della concorrenza, publisher e sviluppatori esterni hanno sempre fatto fatica nel vedere le console della Casa di Kyoto come appetibili.

Non è che le console casalinghe o portatili di Nintendo non abbiano mai avuto titoli sviluppati da realtà esterne, ma ogni collaborazione non è mai durata per tutto il ciclo vitale della console. GameCube e Nintendo 64 hanno sempre vissuto nell’ombra di PlayStation e pochissimi multipiattaforma hanno varcato quei lidi, su Wii arrivavano prodotti perlopiù di qualità scadente o rivolti all’utenza casual con rarissime eccezioni, le portatili della famiglia DS ne hanno visti un po’ di più (tra cui il franchise di Monster Hunter che in Giappone ha trainato le vendite) ma non erano quelli i titoli ad incrementare le unità vendute. In Wii U credette praticamente solo Ubisoft all’inizio salvo poi, più che comprensibilmente dal punto di vista commerciale, abbandonare la nave molto in fretta.

All’alba di Nintendo Switch, visti gli scarsi risultati in questo senso, una delle più grandi perplessità sulla console era rappresentata proprio dalla fantomatica presenza dei software delle terze parti. Quali videogiochi multipiattaforma sarebbero arrivati sulla prossima console Nintendo, a maggior ragione quando Switch fu svelata nella sua stranezza e nel suo hardware ancora una volta arretrato rispetto agli standard della generazione?

Mario Rabbids + Kingdom Battle è stato un caso meraviglioso.

Col tempo ne sono arrivati, e neanche pochi, ma quasi tutti dopo che la console cominciava a dimostrare di poter essere un successo commerciale. Ci fu Mario+Rabbids Kingdom Battle addirittura come esclusiva sviluppata da Ubisoft, poi a seguire alcuni titoli come Fortnite, Crash Bandicoot N. Sane Trilogy, Diablo III, Minecraft, Overwatch (provate ad immaginare: siete nel 2016 e, qualche anno dopo, il titolo Blizzard uscirà su una console Nintendo), Rocket League, The Witcher 3: Wild Hunt, Control e una buona parte del catalogo Bethesda incluso DOOM Eternal.

Con tutti i distinguo del caso che si possono fare basati sulla qualità di alcune di queste conversioni, su quanto e come si debba rinunciare a livello tecnico rispetto alle controparti console e PC, non c’è mai stato così tanto supporto da parte di publisher e sviluppatori esterni verso un hardware Nintendo come in questa generazione. Per non parlare degli studi indipendenti i cui lavori vendono molto di più su Nintendo Switch, con il risultato che molti di questi riescono ad essere esclusive console anche per molto tempo, come Hollow Knight ed Hades (che forse arriverà su altre console) giusto per citare i due esempi più illustri.

Quali sono, quindi, i videogiochi più venduti su Nintendo Switch? Questa è la top ten da aprile 2020 a marzo 2021, con il numero di copie del periodo e totali rispettivamente:

  1. Animal Crossing: New Horizons – 20.85 (totali 32.63m)
  2. Mario Kart 8: Deluxe – 10.62m (totali 35.39m)
  3. Super Mario 3D All-Stars – 9.01m
  4. Ring Fit Adventure – 7.38m (totali 10.11m)
  5. Super Mario 3D World + Bowser’s Fury – 5.59m
  6. Super Smash Bros. Ultimate – 5.01m (totali 23.84m)
  7. Legend of Zelda: Breath of the Wild – 4.86m (totali 22.28m)
  8. Super Mario Party – 4.69m (totali 14.79m)
  9. New Super Mario Bros. U Deluxe – 3.84m (totali 10.44m)
  10. Pokémon Spada & Scudo – 3.73m (totali 21.1m)

Facciamo una comparazione per arrivare a quella che è la parte finale del discorso. Prendiamo le vendite dei videogiochi su PlayStation 4, console regina della generazione che ci siamo appena lasciati alle spalle, con le vendite sulla piattaforma:

  1. Grand Theft Auto V (20m)
  2. Uncharted 4: Fine di un Ladro (16m)
  3. Call of Duty: Black Ops III (15m)
  4. Red Dead Redemption 2 (14m)
  5. Call of Duty: WWII (13.4m)
  6. Marvel’s Spider-Man (13.2m)
  7. God of War (12m)
  8. FIFA 18 (11.8m)
  9. The Witcher 3: Wild Hunt (10.8m)
  10. Horizon Zero Dawn/The Last of Us Remastered (10m l’uno)

Non serve fare troppa suspence, né ricorrere a grosse capacità deduttive per notare un dettaglio fondamentale: i videogiochi più venduti su Switch sono tutte esclusive.

Anche il bistrattato Pokémon Spada & Scudo ha venduto quasi quanto Super Smash Bros. Ultimate e The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Nella top 10 non c’è neanche un titolo sviluppato da terze parti in esclusiva, perché si tratta di studi interni o first party. Questo è un concetto interessante, perché Switch, dall’essere una console che aveva bisogno dei giochi third party, è diventata una piattaforma in cui i suddetti non sono tra i software principali come vendite, me neanche lontanamente.

Animal Crossing: New Horizons ha fatto impennare le vendite di Switch.

Nintendo è riuscita, con Switch, a costruire un’immagine di unicità molto potente. Continuando a lavorare nella sua nicchia, creandola negli anni e coltivandola, la console ibrida è una macchina che comunica un messaggio chiaro: certi videogiochi li trovi solo qui. Certe esperienze particolari, dotate di carattere e uniche al mondo, sono qui. Un po’ la stessa cosa che ha fatto Sony con PlayStation 4 negli anni, raccontando a tutti i videogiocatori come le grandi storie, i videogiochi story-driven, fossero solo su quella console.

Con un risultato diverso però, perché su PS4 hanno venduto soprattutto i third party. I first party servono a dare lustro alla console, a venderla agli indecisi, ma di fatto non rappresentano il flusso più grande in termini di software. Diametralmente opposto il contesto di Switch, dove sono i third party a rappresentare la guarnizione di un piatto ben più ricco e saporito rappresentato dalle esclusive.

Cerchiamo di arrivare ad un punto, quindi. Ce l’avete chiesto una volta durante una nostra diretta su Twitch, e proprio quella domanda ha portato a questa lunga riflessione che vi proponiamo: Switch Pro ed i multipiattaforma serviranno davvero a Nintendo in futuro?

Switch Lite sarà sempre la seconda console della famiglia, oppure diventerà la terza?

Come Nintendo è riuscita a capovolgere la situazione

La risposta è: no.

Switch Pro arriverà sicuramente, ma probabilmente quando le vendite subiranno una flessione significativa, e nel contempo ci sarà un grande lancio da effettuare (Breath of the Wild 2? Metroid Prime 4?): allora Nintendo potrà fare la mossa dell’aggiornamento di metà generazione. Ma farlo prima, quando Switch vende a ritmo asfissiante, non ha senso.

Di conseguenza i multipiattaforma, adesso, non servono più. O meglio, è sempre comodo averne nella libreria per farla aumentare di valore, ma non sono più fondamentali e non c’è più bisogno di fare una campagna di fidelizzazione spasmodica presso publisher e sviluppatori. Nintendo ha saputo valorizzare le sue proprietà intellettuali rendendole appetibili a più pubblico possibile, grazie alla sua solita strategia fatta di stratificazione dell’offerta e dei contenuti all’interno dei titoli stessi.

Ci sono Mario Kart, Animal Crossing e Breath of the Wild che parlano ad un pubblico diverso, e prodotti come Super Smash Bros. Ultimate che fanno da cassa di risonanza per tutti quanti: dalle notizie emerge che è il picchiaduro più venduto della storia, il che fa colpo sulla maggioranza; è un picchiaduro estremamente tecnico che anche i giocatori professionisti affrontano con riverenza; è all’occorrenza un party game da sfoderare nelle serate con gli amici. Quando si crea una libreria con tanti titoli in grado di spaziare in questo modo, i third party multipiattaforma sono un surplus gradevole, molto gradevole, ma non fondamentale.

C’è infine un’altra questione su cui, ancora, è presto per ragionare. I tempi sono ancora acerbi, ma Nintendo ha la possibilità di fare un passo ulteriore nella sua strategia dell’oceano blu che persegue dall’epoca Wii, e trovare un ulteriore mare in altri media che non sono i videogiochi. C’è il parco a tema, il Super Nintendo World, che sarà senz’altro solo il primo di una serie, e il film di Super Mario in arrivo ad opera della Illumination che potrebbe essere un nuovo terremoto mediatico. Dopo il quale, se funziona, potrebbero seguire anche altri film e progetti multimediali con altri protagonisti ed altri franchise. State pensando voi ad una serie animata di The Legend of Zelda, non io.

Breath of the Wild 2 potrebbe accompagnare l'eventuale lancio di Switch Pro.

Se la scia positiva di Nintendo non si arresta nel breve periodo, e non ci sono motivi per pensarlo oggettivamente in questo momento, potrebbe trarre un valore enorme da mercati che sono lontani dal medium videogioco e, genericamente, sono molto più redditizi. Non sto insinuando che Nintendo smetterà di fare videogiochi perché quello è il core business e la natura per cui esistono come azienda, ma semplicemente potrebbero avere altre fonti per incassare il vile danaro che non la costringano a dover per forza azzeccare ogni console in uscita in futuro.

Arrivando al punto non solo di non avere bisogno dei videogiochi third party, ma proprio di potersene fregare altamente e portare invece questi ultimi a desiderare la pubblicazione su un hardware di così successo. Cosa che sta già accadendo da un po’, con una console che non ne vuole sapere di rallentare le proprie vendite.

Detto ciò, Nintendo ha un 2020 con uscite abbastanza cadenzate fino ad agosto, e con l’E3 in arrivo ci saranno sicuramente nuove informazioni e potenti dichiarazioni che devono trainare Switch fino alla conclusione dell’anno e l’inizio del prossimo. È probabile che a brevissimo spunti l’annuncio di Switch Pro e sarà interessante vedere quando arriverà, perché Switch vive in uno stato di salute tale che sarebbe curioso vedere la presunta Pro debuttare in modo “affrettato”, per rendere obsoleta una sorella maggiore che vende e stravende.

L’unica certezza è che, forse per la prima volta in maniera netta nella storia di Nintendo, i multipiattaforma sono un tipo di videogioco di cui non avrà bisogno. Questo, con il divario tecnologico con PS5 e Xbox Series X|S che sarà inevitabilmente sempre più ampio, è un sollievo non da poco.

Se volete buttarvi nel mondo delle esclusive Nintendo non aspettate per forza una Switch Pro, potete recuperare una Nintendo Switch oppure una Nintendo Switch Lite.