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Saints Row the Third Remastered ci assolve dai nostri mali e dalle nostre malefatte – Recensione

Sregolato, fuori di testa, strafottente: Saints Row The Third torna con una Remastered che abbiamo giocato per voi.

L’intenzione degli ultimi tempi di Deep Silver e Volition è molto chiara: farci tornare in mente che Saints Row esiste. Lo ha fatto di recente con i nuovi porting di Saints Row IV: Re-Elected – che noi abbiamo analizzato per Nintendo Switch – ed ora con Saints Row the Third Remastered, che arriva un po’ a sorpresa dopo l’annuncio di poco più di un mese fa.

Saints Row: The Third Remastered

Piattaforma:
PC, PS4, XONE
Genere:
azione
Data di uscita:
22 Maggio 2020
Sviluppatore:
Volition,THQ
Distributore:
Volition

L’idea è quella di tornare a far parlare della sua chiacchieratissima e discussa serie, in attesa di novità che Volition ha assicurato arriveranno, con l’annuncio dello sviluppo di un quinto capitolo della serie. Un franchise che ha avuto una storia turbolenta dentro e fuori dal settore, con le associazioni dei genitori che insorgono ad ogni nuova uscita (quasi, se non di più, di un GTA), e con cui anche gli stessi critici ed addetti ai lavori fanno fatica a rapportarsi, tra giornalisti che lo odiano, chi lo difende a spada tratta, e chi semplicemente cerca di fare il suo lavoro.

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Saints Row the Third Remastered è il ritorno del capitolo più amato del franchise, in una versione riveduta e corretta (ma non troppo) dell’originale datato 2011. Quello che ha saputo scrollarsi definitivamente di dosso l’immagine del clone di Grand Theft Auto, abbracciando una estetica, filosofia di gameplay, ma soprattutto umorismo e messa in scena che poco c’entrano con l’opera di Rockstar. Nel titolo di Volition non c’è nessuna voglia di fare critica sociale, di creare un racconto stratificato e complesso di gangster e criminali o fare parodia e/o satira di un periodo e momento storico particolare, ma solo di fare casino nel mondo più volgare e fracassone possibile.

Perché c’è poco da fare, un titolo come Saints Row the Third Remastered o si ama, oppure si getta dalla finestra dopo i primi dieci minuti di gioco. Ci vuole stomaco, soprattutto oggi, per sopportare la miriade di battute su testicoli, peni, tette, prostituzione, esplosioni e mutilazioni rielaborate in ogni soluzione possibile che vengono proposte in continuazione. Chi sopravvive viene premiato con un’esperienza di gioco che, per gli amanti degli open world un tanto al chilo con una libertà totale di delirio e distruzione, è a dir poco appagante.

La verità è che Saints Row the Third Remastered, se preso con il giusto spirito, è come la Platinette descritta dagli sceneggiatori di Boris: ci assolve da tutti i nostri mali e tutte le nostre malefatte.

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Saints Row è l’emblema del “fattela una risata”

D’altronde cosa si può chiedere ad un videogioco che, tra le tante situazioni, ci fa buttare da un elicottero per radere al suolo il quartier generale di una gang rivale con POWER di Kanye West in sottofondo? Saints Row the Third Remastered non si prende mai sul serio, e non ci prova neanche per un secondo. Se conoscete il franchise, e in particolare questo episodio, sapete di cosa parliamo, e tutto si può riassumere già nell’incipit della storia.

Dopo aver conquistato Stilwater, i Saints sono diventati la gang criminale più famosa del mondo. Dei veri e propri influencer, un marchio con tanto di reparto marketing, merchandise e fan che li adorano. Ma la scalata a Steelport, la città di questo terzo capitolo, non va come sperato. Quando i Saints della terza strada si scontrano contro i “ragazzi più grandi” del Syndicate finiscono a terra e spetta al leader del gruppo, ovvero il giocatore, cominciare la conquista della nuova città affrontando tutte le gang che compongono il sindacato.

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Luchadores pieni di lanciagranate, teppisti cyberpunk appassionati di tecnologia, criminali dallo stile sado-chic guidati da uno spietato belga, ed un’organizzazione paramilitare che nel più classico dei cliché viene ingaggiata per arginare la situazione ma finisce per creare ancora più danni. Un casino totale, un’escalation di situazioni sempre più grosse, assurde, esplosive e grottesche fino all’atto finale. Tuttavia Saints Row the Third Remastered non è un titolo da cestinare velocemente nella mediocrità perché, pensando soprattutto all’epoca, ebbe delle intuizioni interessanti da rivedere a posteriori.

Sebbene le dinamiche di free roaming risultano chiaramente datate – soprattutto se paragonate alle produzioni del 2011 – con tante attività da fare all’interno di Steelport ma, sostanzialmente, tutte uguali, Volition inserì delle soluzioni intriganti. In primis l’idea di gestire tutta l’interfaccia di gioco tramite un cellulare fittizio, soluzione sì estetica, ma anche atta ad inserire il titolo all’interno di un periodo storico preciso. Citiamo però anche la possibilità della guida automatica per i veicoli in stile L.A. Noire, uno shooting abbastanza fluido e ben curato, e la possibilità di effettuare delle scelte durante la storia che cambiano lo status quo della banda dei Saints, con tanto di doppio finale alternativo.

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Ci sono anche tanti veicoli da recuperare, con un grado di personalizzazione molto profondo, così come i vestiti da raccogliere per abbellire il nostro gangster nel modo migliore… o peggiore possibile. Tra costumi da supereroe, lupo mannaro, o regina del sadomaso, passando per abiti più normali che variano dallo stile elegante, street, grunge e molti altri (ma con soli tre negozi diversi su una decina sparsi per la mappa), è possibile creare il proprio personaggio con una libertà che raramente si trova anche oggi. A questo si aggiungono anche i tatuaggi, per esempio, così come una grande possibilità di scelta per quanto riguarda l’aspetto fisico in sé.

La stessa Steelport ha alcuni collezionabili e segreti da scovare, incarichi secondari e missioni che esulano da quelle della storyline principale e che, al completamento, garantiscono l’accesso a risorse aggiuntive come veicoli, armi ed alleati da chiamare in aiuto in caso di difficoltà. Insomma ce n’è di carne al fuoco, ma bisogna scendere a patti con attività molto simili tra loro ed una città sostanzialmente vuota nella maggior parte dei casi, neanche lontanamente paragonabile ad una recente Los Santos di Rockstar.

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Strafottente, volgare, esagerato – ma ha anche dei difetti

Certo, oggi, si tratta di soluzioni che diamo quasi per scontate ovunque, ed in particolare lo shooting manca di molte possibilità che odiernamente sono praticamente la base del game design, ma Saints Row the Third Remastered non è tutto amarcord senza senso, ecco. Si tratta, probabilmente, del capitolo migliore con cui approcciarsi allo strafottente franchise di Volition – perché se il quarto episodio perde completamente la brocca inserendo i superpoteri ed ambientando il tutto in un mondo alternativo in stile Matrix, questo terzo episodio rimane pur sempre una storia di gangster.

Criminali che possono ricorrere alla chirurgia plastica per cambiare aspetto (e anche sesso) in continuazione, con tanto di possibilità di esibire il proprio “sex appeal” nel modo più formoso possibile, in un mondo dove andare in giro nudi sblocca un minigioco in cui scioccare i passanti dona sempre più soldi in base al numero di persone inorridite. Ma è anche un mondo in cui le forze di polizia sono poco più che un tiro al bersaglio, gli scontri tra gang virano velocemente in vere e proprie guerriglie tra elicotteri ed armi di ogni tipo (tra cui il famigerato bastone a forma di pene, che tanto creò problemi alle associazioni di categoria all’epoca), tra esplosioni e raggi laser.

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Praticamente un fumetto in movimento, con personaggi completamente fuori dai gangheri che, nelle missioni che vi forniranno, vi chiederanno di fare le cose più improbabili. Come scortare una tigre in auto in giro per la città per guadagnare coraggio, esibirvi in un reality show dove si deve massacrare più gente possibile, consegnare droga o scortare dei corrieri, ma anche “semplicemente” garantire la sicurezza delle prostitute in forze all’economia dei Saints.

Questo perché, va oggettivamente ribadito, le situazioni grottesche che Saints Row the Third Remastered mette in scena possono risultare spesso molto divertenti per la totale strafottenza con cui Volition le confeziona, ma allo stesso modo se non conoscete il franchise potreste infastidirvi dopo poco. Va detto che anche chi vi scrive, di tanto, ha sorriso molto forzatamente in alcune situazioni. Ma d’altronde un videogioco la cui campagna promozionale ha ruotato intorno alla presenza di Sasha Grey, come doppiatrice di uno dei comprimari, espone una dichiarazione di intenti molto chiara su come vuole essere accolto, e da chi.

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I Saints tirati a lucido… ma non troppo

Appurato che, sostanzialmente, oggi Saints Row the Third Remastered va accettato per un videogioco fracassone di molti anni fa, va detto che il lavoro di rimasterizzazione effettuato sul titolo è ben oltre le solite aspettative che si hanno in casi simili.

A voler elencare la lunghissima lista di cambiamenti, degli elementi su cui il team di sviluppo ha lavorato, ci sarebbe da riempire diverse colonne e, occhi puntati sulla versione PS4, si vede. Le texture sono state completamente ricostruite, così come i modelli di personaggi, armi, veicoli, abiti, e tutto ciò ce c’è di poligonale all’interno del titolo. Sulle armi in particolare è stato fatto un bel lavoro, rendendole visivamente più appetibili, moderne, e realistiche.

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Dicevamo delle esplosioni poco sopra, ed un altro grande lavoro che è stato fatto è quello sui particellari e l’effettistica. A conti fatti, considerando che questo Third Remastered non è un remake, visivamente e tecnicamente è il più al passo con i tempi possibile per quanto lo possa permettere il codice originale – tant’è che, lo diciamo con tutta la prudenza ed i distinguo del caso, in alcuni momenti siamo stati quasi ingannati inconsapevolmente, e si fa fatica a pensare di essere di fronte ad un titolo con dieci anni alle spalle. Tolte le spigolosità del gameplay che ci riportano subito indietro nel tempo, esteticamente Saints Row the Third Remastered è molto piacevole, oggi.

Ci sono giusto due problemi, abbastanza significativi, che si doveva obbligatoriamente provare a rimuovere per rinfrescare il titolo completamente.

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Il primo è la presenza di bug e glitch antesignani che impediscono di completare le missioni perché, ad esempio, un personaggio non reagisce al nostro input, oppure il titolo non riconosce il completamento delle condizioni di una sotto-fase della stessa – così come problemi di compenetrazione tra elementi che impediscono di andare avanti, ed un bug che abbiamo riscontrato una sola volta per cui ci è stato impossibile riemergere da un menu, il che ci ha costretto a uscire e riavviare. Nel corso della nostra lavorazione ci sono state almeno due corpose patch, e non è da escludere un aggiornamento al day one, ma generalmente ne abbiamo riscontrati.

Il secondo è il frame rate che non riesce a rimanere mai stabile. Considerate che, di default, Saints Row the Third Remastered imposta un blocco a 30fps. Curiosando tra i menu della versione PS4 abbiamo trovato questa voce, per poi sbloccarla, con la speranza di poter godere di una maggior fluidità. Effettivamente così è stato, ma in realtà i 60fps rimangono solamente quando l’azione è molto calma a schermo e, in un gioco come questo, non succede praticamente mai. Purtroppo anche solo girovagare con la macchina fa calare drasticamente il numero di frame per secondo, e la situazione peggiora ovviamente negli scontri a fuoco più concitati, dove i cali sono evidenti e stabili – quelli sì.

+ Lavoro di rimasterizzazione pregevole dal punto di vista estetico
+ Il capitolo migliore della serie, finalmente con una sua identità
+ Narrazione volgare, impudente ed esagerata
– Gameplay inevitabilmente “vintage” per alcuni aspetti
– Frame rate instabile, presenza di vari bug e glitch
– Narrazione volgare, impudente ed esagerata

7.5

Saints Row the Third Remastered è una rimasterizzazione tecnicamente brillante per alcuni aspetti, ma incredibilmente carente per altri. Se il colpo d’occhio è stato generalmente migliorato, anche oltre quello che si aspetta da lavori del genere, stupisce la presenza di bug e glitch di un’epoca passata, così come un frame rate che non riesce a dare le soddisfazioni sperate per un titolo del 2011 che viene riproposto oggi.

Dal punto di vista ludico, invece, Saints Row the Third Remastered non propone niente di nuovo, tutt’altro. Per alcuni potrà sembrare incredibilmente stantio (sulla carta, in molti casi lo è), ma un free roaming caciarone senza nessun controllo e remora c’è stato raramente negli anni successivi, e questo terzo capitolo è il migliore del franchise senza dubbio.