Saints Row IV: Re-Elected per Switch è come un flashback del Vietnam al neon – Recensione

Abbiamo giocato la versione Nintendo Switch

Recensione
A cura di Valentino Cinefra - 23 Marzo 2020 - 12:01

Curiosamente, una parte di voi lettori potrebbe non conoscere il franchise di Saints Row. Nel 2006, infatti, Volition e THQ crearono questa saga chiaramente influenzata da Grand Theft Auto, ma con un gusto per l’azione pulp molto più marcato. Pulp che è diventato trash, di quello eccessivo e volgare ma non divertente, con Saints Row: The Third. Battute fin troppo esplicite, armi con le fattezze di peni giganti, e tutta quella roba lì.

Saints Row IV rappresentò, nel 2013, un deciso cambio di rotta ed un voler tornare ad atmosfere sì esagerate e fuori di testa, ma sempre sensate e con un minimo di estro artistico alle spalle. Perché il titolo inizia pur sempre con una infiltrazione in una base di terroristi generici mediorientali, la quale si conclude con una scalata ad un razzo nucleare in volo sulle note di I Don’t Wanna Miss a Thing degli Aerosmith (la canzone del film Armageddon con Bruce Willis, sempre per i più giovani sopra).

Saints Row IV: Re-Elected è invece la riproposizione del titolo, con annessi tutta una serie di DLC più o meno utili tra cui Gat Out of Hell, uscita in un periodo in cui eravamo veramente sommersi di remake più o meno presunti, visto che la neonata generazione di console iniziava solo quell’anno ad ingranare seriamente e publisher e software house riproponevano con forza tutti i loro titoli.

Finita questa breve cronistoria sappiate che Saints Row IV: Re-Elected per Nintendo Switch è esattamente quello stesso prodotto. Non ci aspettavamo chiaramente un lavoro di qualche tipo su una produzione del 2015, ma neanche di ritrovarci con un titolo congelato nel tempo.

Saints Row IV: Re-Elected per Switch è come un flashback del Vietnam al neon – Recensione

When the Saints Go Marching In

Dopo l’incredibile climax a bordo di una testata nucleare di cui vi abbiamo raccontato prima, ci ritroveremo catapultati dal cielo nell’iconico Studio Ovale della Casa Bianca, perché i Saints hanno fatto strada nel corso della serie ed il capo (il nostro avatar) è ovviamente l’uomo più potente d’America. A seguire della ormai classica creazione del personaggio, va detto molto approfondita e ricca di possibilità se paragonata anche a molte produzioni odierne, ci ritroveremo con la più classica invasione aliena in stile hollywoodiano. Non prima però di aver scelto il sex appeal del nostro personaggio tra le caratteristiche, che potrete capire facilmente quale parte del corpo coinvolga sia che scegliate un avatar maschile o femminile.

Perché non ci si può offendere con Saints Row IV: Re-Elected, visto che è il primo a non prendersi mai sul serio dal primo all’ultimo minuto di gioco. Abbiamo una Casa Bianca con tigri, palchi di lap dance, gente che fuma canne e gioca a poker, nonché un Presidente che prende a pugni i suoi collaboratori e batte cinque alle trivialità di un collega. Sicuramente alcune gag non sono invecchiate benissimo, perché in questi cinque anni di prodotti multimediali in stile bro comedy ne abbiamo visti a bizzeffe.

Il titolo di Volition è in prima battuta una clamorosa parodia di tutti i videogiochi dell’epoca (e non solo) che, per chi ha una buona memoria, avevano praticamente un denominatore comune quasi unico: open world pieno di cose quasi inutili da fare. Saints Row IV prende questo concetto e lo amplifica, trasformando l’esperienza in un vero e proprio parco giochi per adulti. Con la crescita del personaggio – molto stratificata tra poteri da sbloccare, perk passivi ed abilità da scagliare sugli avversari, armi da potenziare ed ovviamente una miriade di elementi cosmetici – scadenza da una città che permette al giocatore di “maltrattarla” come meglio crede.

Saints Row IV: Re-Elected per Switch è come un flashback del Vietnam al neon – RecensionePerché un’altra idea di Saints Row IV è che l’invasione aliena abbia trasformato l’intera città in una simulazione, quindi i cittadini non sono reali, così come i poliziotti, mentre gli alieni sì. Ma in fondo sono alieni, ed i videogiocatori non si sentono mai in colpa quando sparano agli alieni. Quando investono un pedone magari sì, ma in Saints Row IV si viene premiati per fare casino in città, precisamente in preziosi punti esperienza da investire sul nostro personaggio.

Per il resto, Saints Row IV: Re-Elected è un vero e proprio calderone di videogiochi action, dal quale esce un ottimo miscuglio di azione e delirio allo stato puro. C’è la polizia da cui scappare in stile GTA, le macchine da rubare, sparatorie con miriadi di armi spesso poco convenzionali (come l’iconica Dubstep Gun che fa ballare chi viene colpito), e tutto quello che può venire in mente ad un giocatore senza freni che, una volta tanto, viene accontentato senza se e senza ma. Con l’avanzare del gioco si sbloccano poi dei poteri che rendono il personaggio in grado di saltare altissimo, correre a velocità supersoniche, lanciare scariche di fuoco o ghiaccio, usare spinte di forza, e tanto altro. Un casino, ve l’ho detto.

Saints Row IV: Re-Elected per Switch è come un flashback del Vietnam al neon – Recensione

Un videogioco congelato nel tempo

Giocare a Saints Row IV: Re-Elected su Nintendo Switch significa provare un videogioco letteralmente congelato nel tempo. Perché se all’epoca il modello di riferimento erano appunto i titoli del tempo, tra cui anche Crackdown per esempio, oggi il titolo di Volition non è invecchiato esattamente bene.

Già all’epoca non era l’aspetto tecnico quello su cui contava Saints Row IV, ed oggi il tempo è ancora più impietoso in questo senso. I modelli dei personaggi sono poco rifiniti per gli standard attuali ma anche per l’epoca, la città è spesso composta da quartieri molto anonimi con edifici ripetuti qua e là, le animazioni sono grossolane, e le dinamiche di shooting sono davvero anziane per il 2020. Ed è un peccato perché, in questo caso, quando si entra in modalità di mira la si può aggiustare sfruttando i sensori di movimento dei Joy-Con rendendo invece la dinamica molto più fluida. Il tutto con un frame rate anche poco molto stabile, che oscilla intorno ai 30fps non riuscendo a garantirli per periodi molto lunghi.

In generale è veramente un open world old school. Gli incarichi secondari spesso sono dei palliativi, delle maniere per tenere impegnato il giocatore nel fare qualcosa, sparare a qualcosa, investire qualcosa, o distruggere qualcosa. La storia principale, che si conclude in poco meno di dieci ore, sviluppa invece delle missioni più strutturate, ma anche in questo caso non pensiate di ritrovarvi di fronte a qualcosa in grado di sconvolgervi la vita.

+ Un vero e proprio parco giochi videoludico
+ Colonna sonora notevole
+ Comicità surreale e parodistica
- Gameplay a tratti spigoloso
- Tecnicamente non è invecchiato benissimo
- Alcune gag sono inevitabilmente stucchevoli, oggi

7.3

Saints Row IV: Re-Elected vi dà la possibilità di esibirvi in scene a dir poco surreali, come scendere in picchiata su un gruppi di alieni, prenderli a fucilate con una Dubstep Gun, mentre la radio di gioco manda canzoni come The Boys Are Back In Town e Keith David (che nel gioco interpreta se stesso) vi dà indicazioni su dove andare avanti. Se volevate l’esperienza di Volition in portabilità, oppure siete sempre stati curiosi rispetto a questa strampalata serie, date una possibilità a Re-Elected. Preparatevi, però, a tornare indietro di cinque anni in tutti i sensi possibili: belli e brutti.




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