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PS5, Sony pasticcia la comunicazione ma la sua next-gen è spietata

Esclusive, servizi, prezzo: PlayStation 5 aggredisce con una ferocia senza precedenti, pur incespicando lungo la strada.

Chi si era illuso che l’ultimo evento di PS5 sarebbe durato soltanto 40 minuti si sbagliava di grosso. Sony ci ha tenuti incollati allo schermo fino a notte inoltrata, complice una comunicazione che ha faticato, e molto, a puntellare tutte le informazioni che sarebbero state importanti per un acquisto consapevole della sua console next-gen.

Senza nasconderci dietro un dito, questo articolo avrebbe dovuto essere pubblicato in mattinata ma, considerando come si stava mettendo la situazione, abbiamo preferito prenderci qualche ora in più per avere una visione d’insieme di ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo, quello che va bene e quello che non va bene, nel progetto della PlayStation che dominerà le scene per i prossimi dieci anni.

Questo è soltanto uno dei riflessi del caos in cui siamo piombati a seguito dello scoppio della pandemia di coronavirus, così come una delle tante conseguenze della voglia di non affrettare il passo di una Sony estremamente convinta dei propri mezzi e consapevole di essere in una posizione dominante dalla quale muoversi per prima non avrebbe avuto alcun senso e, anzi, avrebbe potuto indurre in errori da pagare a caro prezzo.

 

Il risultato è stato un evento scoppiettante, dalla potenza di due E3 messi insieme, che per mole di contenuti ha destato un’impressione ancora più forte considerando che si è trattato del secondo nel giro di una manciata di mesi e dal tenore persino superiore di quello che l’aveva preceduto a luglio; ma anche un evento che ha tenuto fuori dal discorso, in maniera sia scorretta che poco coraggiosa, alcuni particolari che sarebbe stato bene affrontare sistematicamente, con una programmazione più decisa e una comunicazione più precisa.

Le mani sulla next-gen

Sotto il profilo dei contenuti, Sony non ha sbagliato neppure una virgola nell’evento di ieri sera dedicato a PlayStation 5. La casa giapponese è garanzia di successo quando c’è da preparare presentazioni simili e, come da programma, non ha deluso le aspettative: lo showcase è partito col botto, ha approfondito con lunghi gameplay i titoli di lancio nella parte centrale, e si è chiusa con un crescendo a cui è stato persino difficile star dietro tanto che è stato ricco.

La “conferenza” ha sottolineato l’aggressività della compagnia nipponica nel suo approccio alla next generation: una ferocia senza precedenti con la quale ha voluto ribattere punto su punto, in un evento che è parso confezionato appositamente per tale scopo, alla strategia di Microsoft basata su concetti cardine come prezzo realistico in linea con i tempi che corrono, lineup, servizi e un sacrosanto cross-gen, che vede finalmente esaurito (si spera) il meme delle specifiche di una macchina meno potente che non consentono di sprigionare il massimo dalla più performante.

Date, prezzi, console.

La Digital Edition costerà €399,99, la versione con disco €499, confermando i prezzi che giravano fin dal reveal di Xbox Series S e relativo costo, e l’intenzione del platform owner di rispondere a dovere alla proposta del concorrente, con il beneplacito dei piani alti a rimetterci qualcosina in partenza sull’hardware per il bene superiore.

PS5 Digital Edition è una console che per rientrare subito del prezzo di vendita avrebbe dovuto costare almeno €450, perlomeno guardando alla linea di partenza fissata dal modello base (presumibilmente venduto pure lui in perdita, non sappiamo di quanto), ma la sfida lanciata da Xbox era troppo ambiziosa per far finta di niente; ed è esattamente per questo che l’evento non è stato mandato in onda fino ad un attimo prima che la concorrenza avesse fatto il primo, fatidico passo che ha sbloccato la next-gen.

Con €399, Sony sta proponendo la stessa identica macchina high end che mette sul piatto (letteralmente) a 100 euro in più, senza rinunce di sorta sulle specifiche come invece toccherà ad una Xbox Series S a questo punto saggiamente piazzata ad appena €299. L’idea di base è: volete risparmiare? Noi vi diamo la possibilità di farlo, al contrario degli altri, senza perdere niente delle prestazioni della console di nuova generazione e avendo a disposizione, sempre a parità di performance, un parco esclusive che nella mentalità del platform holder rappresenta ancora l’asset più importante nella scelta del consumatore – una mentalità cui la gen di PS4 ha dato ragione. Volete, sembra chiedere l’etichetta asiatica, davvero bruciarvi la possibilità di giocare le nostre grandi IP per cento euro di differenza con una console per giunta meno potente?

La proposta della concorrenza.

La proposta sul prezzo è stata equilibrata, e dopo la mossa di Microsoft non ci aspettavamo alcunché di diverso, a dire il vero. Su questo punto Sony doveva fare e ha fatto, senza riservare grosse sorprese che, francamente, in virtù di quella posizione dominante dovuta ad un mix di brand di successo e frutti raccolti a iosa nella generazione che volge al termine, non sarebbero neppure state necessarie: queste price tag sono più che sufficienti per garantire il bis in uno scontro frontale a novembre.

L’evento doveva poi esibire le capacità dei giochi di lancio, e pure su questo aspetto ha fatto centro: abbiamo visto demo con i primi gameplay di Spider-Man Miles Morales e Demon’s Souls, che saranno i fiori all’occhiello nella lineup first-party e complessiva di PlayStation 5 al lancio che si celebrerà tra due mesi.

Non scenderemo nel dettaglio sui due giochi, ma entrambi sono apparsi estremamente convincenti: quello di Insomniac sta venendo probabilmente sottovalutato, a quanto ci è stato fatto vedere ieri e con l’accompagnamento del remaster del titolo originale, e la speranza è che stupisca davvero al day one, mentre il remake di Bluepoint Games, al netto di qualche animazione a vederla un po’ troppo leggera, ribadisce la capacità di questo sviluppatore di dare nuova vita a titoli dal passato troppo oscuro in rapporto alle loro qualità.

Averlo portato fin dal giorno del lancio su PlayStation 5 è stata un’idea brillante, dal momento che, con la conformazione sua e dei soulslike dal numero limitato di nemici simultaneamente a schermo e le ambientazioni dai livelli ristretti, lo sviluppatore ha avuto la chance di spingere fortissimo su risoluzione, mole poligonale ed effetti di illuminazione, e fornire – che sia un rifacimento o meno poco importa, evidentemente, sotto questo aspetto – un assaggio reale delle possibilità delle nuove macchine.

Demon's Souls è andato oltre le aspettative dei fan.

Non possiamo dire fosse esplicitamente richiesto avere ancora giochi nuovi, o comunque non di questo spessore, ad affiancare quanto discusso finora, e invece non sono mancati sia da studi first-party che da partner che lavoreranno in esclusiva – concetto, come vedremo più avanti, ora plasmato in maniera sostanzialmente differente – sulla piattaforma di Sony. Lo show è partito col botto con il chiacchierato Final Fantasy XVI, che sarà disponibile solo su PS5 e ha esibito sorprendentemente un lungo gameplay nonostante il lancio potrebbe essere ancora molto distante, e si è chiuso ancora meglio con quel God of War 2 che sapevamo sarebbe arrivato ma probabilmente, al netto di una finestra di lancio non sappiamo quanto attendibile, non così presto in termini di annunci.

Innesti come Hogwarts Legacy, il tanto chiacchierato videogioco di Harry Potter sviluppato da Avalanche, Devil May Cry 5 Special Edition, Deathloop, Call of Duty Black Ops: Cold War (che ha presentato il single-player per la prima volta e svelato le date dell’alpha esclusiva PlayStation) e Resident Evil Village hanno contribuito a dare ritmo ad una presentazione dal passo sostenuto, che ha vissuto di una parte centrale più rilassata e, come sta capitando spesso con questi reveal digitali, di botti concentrati alle due estremità con climax rispettivamente discendenti e ascendenti.

Se sui titoli era prevedibile che ci sarebbero stati fuochi d’artificio, perché è sui contenuti che da sempre PlayStation è molto forte, è stato su due fattori che Sony ha puntato esplicitamente a rispondere all’operato di Microsoft finora, ricalcandone le orme per togliere ogni possibile ombra dalla propria azione e al contempo disinnescare la portata del lavoro della rivale diretta.

In primis, si è sempre parlato di una PlayStation 5 debole per quanto riguarda i servizi, con un PlayStation Now che è stato rilanciato soltanto di recente ma non ha mai intrapreso step concreti e convinti sul lungo termine per riuscire a competere con Xbox Game Pass. A tal proposito, l’appena annunciato PlayStation Plus Collection agisce su tre fronti in simultanea: offre una libreria di giochi di cui disporre fin dal day one senza costi aggiuntivi; arricchisce PlayStation Plus base, che negli ultimi due-tre anni aveva visto calare drasticamente la sua proposta dal lato quantitativo; rassicura almeno parzialmente sul fronte della retrocompatibilità, visto che tutti e 18 giochi inclusi arrivano da PS4 e PS4 Pro.

Sony ha sferrato il primo attacco frontale a Xbox Game Pass.

Questa mossa è un autentico colpo di teatro, presumibilmente imbastito negli ultimi mesi, per cercare di depotenziare al più possibile quello che – specie dopo il rinvio di Halo Infiniteè diventato l’asset più forte di Microsoft, che per Xbox Series X sta tentando in tutti i modi di distogliere l’attenzione dall’importanza delle esclusive al lancio e focalizzarla sul numero di titoli, da quattro generazioni diverse e con tutti i miglioramenti dovuti al nuovo hardware, che vi saranno disponibili (non importa se nuovi o vecchi che siano).

Ovviamente, da un punto di vista numerico la lotta è ancora impari a confronto con un servizio tanto strutturato e in continua evoluzione, ma la portata dei giochi coinvolti e il prezzo richiesto la rendono una mossa che rimpolperà l’offerta ludica della console al day one e, soprattutto, darà una risposta pronta a quanti diranno «sì, ma di là hanno Xbox Game Pass»; una mossa spietata, che attacca il “nemico” fin dentro casa sua per assicurarsi che non abbia la minima speranza, nemmeno sul campo da gioco che lo ha sempre visto favorito principalmente perché non c’è mai stata una reale battaglia.

Il secondo punto è stato la retromarcia sul trattamento di PS4: una manovra che, per quanto potrebbe sembrare inclusiva, è semplicemente cinica e fa parte più di quanto non appaia del meccanismo di aggressione che abbiamo descritto finora. Sony ha pensato bene di cogliere due piccioni con una fava adottando una strategia simile: in primo luogo, si è assicurata una platea di 100+ milioni di utenti per le sue esclusive di prossima uscita, incluso Spider-Man Miles Morales e, un po’ a sorpresa, Horizon Forbidden West, che altrimenti sarebbero state relegate alla base d’utenza del primo anno scarso di PS5; in secondo luogo, ha fatto ancora una volta un’invasione di campo, recuperando quello che è stato un caposaldo del gaming di Microsoft negli ultimi anni, la sfumatura del concetto di generazione grazie alla quale nessuna console viene lasciata indietro solo per dare maggiore risalto a quella successiva.

Miles Morales sarà anche su PS4.

La casa giapponese ha vissuto i primi mesi del reveal di PlayStation 5 battendo forte sul tasto delle esclusive per aumentare il valore della sua macchina e restituire ai fan subito un senso d’urgenza nel suo acquisto, l’esatto opposto di Xbox Series X, che non ha mai messo fretta a nessuno e, persino a fronte del rinvio al 2021, ha mantenuto la promessa di portare un tripla-A come Halo Infinite anche sulla meno performante Xbox One. Com’è stato per le uscite Xbox su PC, anche in questo caso PlayStation ripercorre le orme di Xbox e lo fa in un solco già scavato a suon di critiche, sberleffi e pesci in faccia da quest’ultima, motivo pure questo per il quale non sconvolge particolarmente vedere oggi Horizon Zero Dawn su PC e Spider-Man Miles Morales su PS4; fosse successo nel 2016, presumibilmente staremmo parlando di ben altre reazioni.

Esattamente com’è stato per l’ampliamento della userbase Xbox su PC e l’introduzione del concetto di cross-gen nei first-party quando li ha tirati in ballo Microsoft, pur comprendendo lo spiazzamento che una manovra tanto peculiare comporta in un campo come quello delle console, plaudiamo al rinvenimento di Sony: siamo convinti che non ci sia altra logica nel gaming all’infuori del “più siamo, meglio stiamo” e che un prodotto dovrebbe essere in grado di convincere all’acquisto per quello che aggiunge al discorso, non per quello che sottrae.

Una confusione sistematica

Se queste sono le notizie che sottolineano come Sony abbia intenzione di prendere a morsi la generazione che sta per cominciare, e con essa chiunque voglia mettersi tra lei e il successo, ci sono altri fattori che hanno evidenziato – ancora una volta – come l’inizio della lunga storia di PlayStation 5 sia disseminato di problemi ed errori esattamente al pari, se non di più della concorrenza.

L’evento di ieri è stato brillante per quanto abbiamo visto, un esempio di come si confezioni un prodotto audiovisivo destinato ad aumentare la stima dei clienti nei confronti di un marchio, che questo abbia o meno del materiale subito a disposizione per meritarsela, e più semplicemente una “conferenza” a base di videogiochi che ricordi cosa significhi esaltare gli appassionati come sapevano fare benissimo gli E3 di una volta.

Tuttavia, sono state tante, troppe le informazioni che Sony ha lasciato fuori dalla cornice, tanti, troppi i dettagli che abbiamo dovuto raccattare a destra e manca dai social o dal blog PlayStation, abbastanza comicamente quando appena da pochi minuti si era chiuso un evento che avrebbe dovuto dire tutto e di più della generazione ormai prossima al calcio d’inizio.

Presumibilmente, questo è accaduto perché quell’evento è stato fornito con una registrazione quanto più “neutra” possibile, fatta prima che certe decisioni sensibili fossero state prese o fossero pronte per venire inserite nel flusso senza correre rischi di leak (abbiamo visto Nintendo fare mosse simili con i suoi Direct, incompleti fino all’ultimo momento, come fu per il sequel di The Legend of Zelda: Breath of the Wild), e immaginiamo per l’immancabile COVID-19 che ha tanto complicato la vita ai player che dovrebbero farci sognare a base di gaming.

È innegabile però come quello che è successo ieri sia soltanto l’ultimo segnale di una mancanza di coraggio sistematica, con una Sony che non vuole prendersi la responsabilità di dire a pieno titolo di stare sviluppando giochi per PC e di stare lavorando ancora a giochi per PS4 nonostante PlayStation 5, che a soli due mesi dal lancio non ha ancora quello che serve per prendere una posizione mediatica certa riguardo alla retrocompatibilità. Lasciando tutti questi discorsi a metà non si sa mai con sicurezza in quale direzione si stia muovendo la piattaforma, e un esempio di ciò è il fatto che Spider-Man Miles Morales e Horizon Forbidden West siano previsti anche su PlayStation 4 mentre Demon’s Souls no, pur arrivando rispettivamente lo stesso giorno e mesi prima.

Pur uscendo nel 2021, Horizon Forbidden West uscirà anche su PS4.

Assumere un impegno organico ben preciso richiede indubbiamente di scegliere uno schieramento, aspetto su cui il gigante di Tokyo ha finora tergiversato perché sa di poterselo permettere dall’alto del suo successo negli ultimi sette anni e perché sa che scegliere un percorso netto che potrebbe irritare la propria userbase (come ha fatto Microsoft ai tempi di Xbox Play Anywhere) finirebbe con l’essere un danno irreparabile non richiesto, ma è inevitabile che non andare né da una parte né dall’altra con decisione generi la confusione cui stiamo assistendo negli ultimi tempi.

Stanotte siamo rimasti attaccati allo schermo non per l’eccitazione, ma perché abbiamo scoperto soltanto tramite tweet di Geoff Keighley che Demon’s Souls sarebbe stato un gioco di lancio – poi confermato dalle fonti ufficiali che hanno tardato a dare una notizia inspiegabilmente tenuta fuori dal video di presentazione. Inaccettabile. Lo stesso è accaduto con Spider-Man Miles Morales, nella registrazione confermato come in uscita nelle “holiday 2020”, per il quale soltanto dopo si è saputo che sarebbe stata commercializzata una Ultimate Edition completa del tanto vociferato e tanto smentito remaster di Marvel’s Spider-Man del 2018.

Ancora più inspiegabili e pacchiani gli errori su Demon’s Souls, dato in uscita anche su PC da una slide nel video ufficiale (e ancora ancora…) ma persino più gravemente previsto pure per altre console – una produzione finanziata e pubblicata da Sony, pensate -, e su Final Fantasy XVI, annunciato per PC insieme a PS5 (tanto che la demo girava proprio su un PC dalle specifiche equivalenti a quelle di PS5) e poi smentito nella versione per personal computer da Square Enix forse perché in imbarazzo nel rivelare dettagli o tempistiche dell’accordo stretto col proprietario della piattaforma.

Insomma, quella che forse banalmente viene racchiusa nel termine “comunicazione” è stata abbastanza frammentata e incompleta, scadendo persino nel dilettantesco con errori che non capiamo come sia stato possibile siano arrivati fino allo stream finale, non di uno Spaziogames qualunque (mi perdonerete la battuta, cari amici e colleghi) ma in una compagnia del livello di Sony, che ha un’esposizione pubblica per milioni se non potenzialmente di miliardi di utenti ad ogni singola affermazione. È un evento che, da questo punto di vista, ha portato avanti la triste strada inaugurata da Microsoft con l’a dir poco deludente evento next-gen di maggio e sempre da PlayStation poche settimane dopo, quando Cerny diede l’ormai storico soporifero discorso sulle specifiche di PlayStation 5 in un momento in cui la gente aspettava particolari su giochi e design.

God of War costerà €80?

Ha dato parecchio fastidio, comprensibilmente, la notizia dell’aumento dei prezzi dei first-party fino a €80, quello che ahinoi diventato un trend cui dovremo abituarci nella prossima generazione. Avendo visto solo di recente che l’RRP di Ghost of Tsushima è di € 74,99, abbiamo come l’impressione che questo ritocco verso l’altro (a prescindere da PS5) non avrà l’impatto catastrofico che ci stiamo immaginando, ma è certo che almeno in questo senso la strada sia stata imboccata con fermezza.

Il fastidio maggiore, da quello che abbiamo visto e letto, è dovuto al fatto che tale notizia sia stata tenuta fuori dall’evento ma, in questa fattispecie, non siamo molto sorpresi; che senso avrebbe avuto svelare un aumento di prezzi in un evento mediatico su console e giochi? Quando mai all’E3 si è parlato dei prezzi di prodotti che non siano accessori e hardware? Quello sì che sarebbe stato l’anticlimax perfetto, se proprio vogliamo parlare di comunicazione.

Sorvolando sulle poche date sciorinate all’evento, una vecchia abitudine di Sony stavolta corroborata dai tempi incerti del coronavirus (e che non a caso la accomuna con Microsoft e Nintendo, sebbene quest’ultima con comportamenti difficili da sopportare ma molto più eleganti, “non annuncio finché non so con certezza”), è grave invece l’assenza di informazioni granitiche sulla retrocompatibilità.

Sempre visti i tempi che corrono, in tanti daranno via la propria PS4 o la propria Xbox One per garantirsi un accesso quanto più rapido e indolore per entrare nella nuova generazione; queste persone devono tassativamente sapere se potranno continuare a giocare i titoli di cui già sono in possesso prima di acquistare una PS5, e ora come ora il platform holder asiatico non ha speso del tempo per discuterne apertamente nei due eventi next-gen che ha promosso e ne ha parlato solo teoricamente ai tempi della conferenza di Cerny sostitutiva della GDC.

La retrocompatibilità va schiarendosi ma sono ancora tanti i punti oscuri.

Il CEO di SIE Jim Ryan ha confermato che il 99% dei giochi PS4 girerà su PS5 e sentirglielo dire è di certo una buona notizia, ma gli utenti si meritano una lista dettagliata dei titoli che saranno compresi nel programma della retrocompatibilità o quantomeno una dichiarazione d’intenti come fu per Microsoft con Xbox One (dove vi furono portati a scaglioni) e una dichiarazione netta sulla possibilità di avere o meno dei miglioramenti rispetto alle performance native su PS4 – e, se sì, quali. La stessa chiarezza che meriterebbero gli acquirenti di PlayStation VR, che sarà supportato ma non sappiamo ancora come e per quanto, e gli abbonati a PlayStation Now, che da ieri sera è un (bel) po’ meno al centro del villaggio.

In conclusione

Nonostante fosse stato assicurato che ne avremmo sentito parlare per tempo, infine, l’apertura dei pre-order è stata affrettata e confusa, probabilmente nel tentativo di anticipare anche qui Microsoft che ha fissato la sua data al 22 settembre. Negli Stati Uniti, catene popolari come Target e Walmart hanno anticipato di una giornata o quasi sulla data e sull’orario stabilito dalla casa giapponese, e altri in Italia e in Europa hanno già esaurito le proprie scorte nel giro di pochissimi minuti dall’inizio delle campagne di pre-ordine.

In tanti casi che stiamo seguendo, i giocatori non potranno avere la propria console prima del 23 novembre, quando è andata bene su Amazon, mentre GameStop parla già di lotto del lancio esaurito e dà la possibilità di acquistare una PS5 adesso senza neppure la garanzia di averla a casa entro Natale. Con tutte le giustificazioni del caso, visto che spesso le console hanno approvvigionamenti difficoltosi al lancio o in determinate occasioni come l’uscita di giochi molto attesi e visto che siamo sotto COVID-19 e sappiamo da mesi della complessità di produrre in Cina per poi spedire al resto del mondo, un lancio del genere si fatica a digerirlo, dopo aver già subito l’inaspettato scaglionamento al “tier 2” che vedrà celebrare questa grande festa PlayStation non il 12 ma soltanto il 19 novembre. La speranza è che arrivino presto nuove ondate di unità, ma il day one, perlomeno presso i retailer specializzati, appare già compromesso.

Appuntamento al 19 novembre (a trovarla in tempo per il day one...).

L’evento PlayStation 5 ha mostrato luci e ombre nella strategia di Sony per la next-gen. Le ombre rimangono abbastanza pronunciate ma il fatto che manchino ancora due mesi all’uscita ci consegna fiducia da un lato nella possibilità che vengano diradate quanto prima e quanto meglio, dall’altro che non vengano combinati ulteriori disastri su una base di successo che proprio non se li merita. Le luci, invece, hanno rivelato un’aggressività che non ci saremmo aspettati nell’alzare l’asticella sotto profili sinora deficitari della piattaforma e nell’affondare i denti con cattiveria nella generazione che sta per iniziare, a suon di esclusive bomba ma soprattutto per invadere i campi della diretta concorrente con un paio di mosse assestate più o meno bene a seconda dei casi – ma, checché se ne dica, assestate.

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