PS5, dalla dashboard all’SSD: la parola d’ordine è “velocità” – Speciale

La visione di Sony per la next-gen ha un primo pilastro

Speciale
A cura di Paolo Sirio - 10 Dicembre 2019 - 10:15

Fin dal primo istante, Sony ha tenuto a precisare che la velocità sarebbe stata la parola chiave della sua prossima generazione. PS5 sarà una console altamente accessibile: proverà ad abbattere ogni attuale e potenziale muro che si vada a porre tra il giocatore e i contenuti su cui vuole mettere le mani, e lo farà tramite una serie di innovazioni sostanziali rispetto alla PlayStation corrente.

Delle specifiche abbiamo parlato ampiamente, ma repetita iuvant e allora: CPU AMD Zen 2 da 7nm e 8 core basata sulla linea Ryzen; GPU custom Navi con supporto al ray tracing accelerato dall’hardware; audio tridimensionale; NVMe SSD equipaggiato con PCIe 4.0; supporto fino a 8K; lettore Bluray 4K da 100GB.

Un assetto estremamente competitivo che promette di rimanere tale anche all’uscita del tardo 2020, ma che non rivela tutto quello che ci dovremo davvero aspettare da PlayStation 5 il prossimo anno; a farlo sono invece particolari come una nuova interfaccia utente, comunemente dashboard, che darà maggiore controllo sull’azione fin dall’avvio ai giocatori e quell’SSD che sarà altamente personalizzato dal platform owner giapponese in modo da rispondere alle esigenze dei gamer – che sono diverse dai tanti che utilizzano la stessa tecnologia su PC.

Diamo uno sguardo a cosa significherà nel concreto questo ‘switch’ per la piattaforma next-gen che debutterà nel ventiseiesimo anno di vita del marchio.

PS5, dalla dashboard all’SSD: la parola d’ordine è “velocità” – Speciale

L’SSD, e le regole del gioco

Un recente report di Kotaku ha rivelato come sia Sony che Microsoft nel 2018 fossero letteralmente “terrorizzate” da Google e dalla sua Stadia, dal momento che il debutto della piattaforma di cloud gaming avrebbe potuto sottrarre svariati elementi di novità di quella che sarebbe stata PlayStation 5.

Il terrore sarebbe passato, sembrerebbe, per gli autogol a ripetizione della casa di Mountain View, ma questa è un’altra storia; a noi interessa quello che Stadia può rivelarci a proposito di PS5, ovvero di una console che punterà sull’immediatezza dell’ingresso nel gioco e su una capacità di condivisione estrema, ben oltre le possibilità dell’attuale tasto Share.

Tutto questo non dipende esclusivamente dall’SSD, ma di certo poggia su di esso come pilastro portante di un nuovo modo di accedere ai contenuti. Nella sua intervista a Wired dello scorso aprile, il system architect Mark Cerny ha raccontato di aver iniziato a parlare con gli sviluppatori riguardo a cosa avrebbero voluto vedere nella next-gen fin dall’autunno del 2015, e di aver ricevuto richieste pressanti per l’introduzione di un disco a stato solido.

Curiosamente, Cerny ha spiegato che “ho un SSD nel mio laptop, e quando voglio cambiare da Excel a Word posso aspettare 15 secondi” usando come esempio due prodotti della libreria software di Microsoft. Ma l’esempio è abbastanza significativo di quanto Sony stia puntando sulla specializzazione dell’SSD di cui verrà munita PS5, non uno dei tanti che possiamo acquistare oggi per PC.

PS5, dalla dashboard all’SSD: la parola d’ordine è “velocità” – Speciale

Sony ha lavorato – insieme ad un partner non ancora rivelato che parrebbe essere Samsung – ad una pletora di ottimizzazioni che sfrutteranno sì la velocità di lettura ma “sono importanti anche dettagli come i meccanismi di input e output e la pila di software che mettiamo sopra di loro”.

All’atto pratico, il viaggio rapido di Marvel’s Spider-Man richiede 15 secondi su PS4 Pro e soltanto 0.8 secondi sull’SSD di PlayStation 5; su un SSD che costa quanto una PlayStation 4 Pro, i tempi di caricamento si riducono soltanto di un terzo, e non di 19 volte come invece succede su un dev kit definito addirittura “a bassa velocità” della prossima console di Sony.

Ma non sarà una semplice questione di tempi di caricamento. Ciò che differenzierà l’uso del disco a stato solido tra PC e console è che PS5 sfrutterà fin dallo sviluppo dei videogiochi, al loro interno, la disponibilità di un disco così veloce. Gli sviluppatori non dovranno creare duplicati di file più e più volte in modo che gli HDD vi accedano quanto più rapidamente possibile, giacché l’SSD ridurrà notevolmente per la sua configurazione, anche alla stessa velocità (5400 RPM, per dare qualche cifra), i tempi di ingresso.

Come svelato dal system architect, meccanica ancora più connessa alla creazione del tessuto stesso dei videogiochi, i titoli su PS4 vedono i personaggi – ad esempio, l’Uomo Ragno – muoversi sempre alla medesima velocità, senza che i tantissimi potenziamenti di cui dispone la aumentino. Questo aspetto non è dettato da una logica di gioco, o meglio la logica di gioco non è animata da una decisione dello sviluppatore, ma dai limiti di lettura e scrittura dei dischi rigidi.

Una delle opportunità introdotte dall’SSD risponderà a questa limitazione, abbattendo i tempi di lettura e scrittura dei dati, e consentendo agli sviluppatori di aggiungere sfumature come questa che abbiamo descritto sulla velocità dei movimenti del protagonista di un gioco in modo da aumentarlo in caso di un potenziamento ottenuto o diminuirlo in un momento delicato della storia. Sono soltanto possibili applicazioni di una tecnologia che, se sfruttata a dovere – come soltanto l’ambiente standardizzato delle console può consentire di fare -, ha margini per cambiare davvero le regole del gioco.

Com’è legittimo che sia, in ambienti di sviluppo c’è chi è entusiasta della novità e chi invece invita alla calma per evitare delusioni o comunque non sopravvalutare qualcosa che i gamer su PC conoscono da svariati anni. Abbiamo scelto due voci particolarmente quotate del settore, ovvero quella del presidente di Naughty Dog Evan Wells e quella del technical director di Remedy Mika Vehkala.

Wells ha spiegato che lo studio di The Last of Us Part II è particolarmente eccitato all’idea di mettere le mani su un SSD come disco standard per PS5, dal momento che “ci permetterà di fornire contenuti in un modo che non avrà frizione per il giocatore. Non dovranno mai aspettare per rituffarsi nei loro giochi”.

Un parere forse un po’ generico ma comunque esaltato dalle potenzialità della tecnologia, mentre Vehkala, che diversamente da Naughty Dog non si è mai limitato alle sole console, ha spiegato con sagacia che “se i giochi rimanassero gli stessi in termini di dimensioni e qualità visiva, i tempi di caricamento sarebbero quasi impercettibili e riavviare un livello potrebbe essere quasi istantaneo”.

“Dal momento che più dati possono ora essere usati ci possono essere anche casi in cui la produzione potrebbe essere più economica e veloce non ottimizzando i contenuti, il che porterà ad avere molti più dati da caricare, portando la situazione indietro agli stessi tempi di caricamento di oggi”, è il finale del suo intervento, chiaramente condivisibile.

Il riferimento è evidentemente al fatto che i test di cui abbiamo parlato finora sono stati eseguiti su Marvel’s Spider-Man, un titolo current-gen fatto girare su una console next-gen. E alla luce di un commento del genere è ancora più pacifica l’esigenza, affinché ci sia una reale e percepibile differenza, che i giochi vengano sviluppati sin dalle prime battute con l’SSD di PS5 in mente per sfruttarne le peculiarità e ridurre al minimo l’impatto della (auspicabile) crescita delle dimensioni dei mondi di gioco.

PS5, dalla dashboard all’SSD: la parola d’ordine è “velocità” – Speciale

Una dashboard più dinamica

L’interfaccia utente di PlayStation 5 cambierà per assecondare le peculiarità del disco a stato solido, e si presenterà come molto più dinamica rispetto a quella quasi ‘cristallizzata’ delle console dell’attuale generazione.

Questo si tradurrà in una gestione più specifica dell’installazione, che sarà ancora obbligatoria dal momento che ci sarà una differenza di velocità importante tra SSD e il lettore ottico. “Anche se l’avvio dei giochi sarà piuttosto veloce, non vogliamo che il giocatore debba avviare il gioco, vedere cosa succede, avviare il gioco, vedere cosa succede”, è la logica di Cerny per motivare una delle novità a suo dire più notevoli della next-gen.

Tale logica sarà servita dalla possibilità per i giocatori di accedere a specifiche componenti del gioco in modo da non dover passare per superflui passaggi preliminari come la schermata d’avvio del titolo in questione. Sarà diverso da PS4, su cui alcuni prodotti consentono di installare prima la campagna single-player e il multiplayer, perché questo sistema andrà più nello specifico.

“I server di un gioco multiplayer forniranno alla console il set di attività a cui potrai unirti in tempo reale. I giochi single-player forniranno informazioni come quali missioni potresti fare e quali ricompense potresti ricevere al loro completamento – e tutte queste scelte saranno visibili nella UI. Da giocatore entrerai direttamente in qualunque cosa ti piaccia”, ha svelato Cerny.

mark cerny

Come abbiamo anticipato, si tratta di un problema che Sony si è posto anche nel corso della generazione corrente ma con una meccanica poco sfruttata e comunque limitata ad una selezione temporale – prima questo o quello -, mentre su PlayStation 5 si potrà decidere se installare il single-player o il multiplayer, e una volta terminata la porzione del gioco da cui saremo partiti potremo rimuovere soltanto quella e tenerne un’altra.

La speranza è che questa funzionalità venga sfruttata per davvero da una pletora di giochi e non soltanto da una manciata, come nel caso di alcuni Call of Duty dalle dimensioni effettivamente proibitive; l’impressione è che, trattandosi di qualcosa che ‘interferirà’ pure nella fruizione dei contenuti single-player, la vedremo adottata con maggiore frequenza, soprattutto ma non solo dallo stuolo di sviluppatori first-party.

La dinamicità della UI sarà dettata anche da altre piccole grandi novità. Ricorderete del nostro accostamento tra PS5 e Google Stadia, e questo tornerà a ripetersi se o quando si inizierà a parlare di PlayStation Assist, l’assistente vocale della console di prossima generazione che sarà mosso dalla nuova intelligenza artificiale di Sony.

Stadia ha messo sul piatto, tra le feature presentate alla GDC di marzo ma poi tagliate dal lancio di Founder’s e Premiere Edition di novembre, l’assistente Google per offrire walkthrough e guide caricati in tempo reale da YouTube nel caso in cui, ad esempio, i giocatori incontrassero difficoltà a risolvere un enigma o a battere un boss.

PS5, dalla dashboard all’SSD: la parola d’ordine è “velocità” – Speciale

L’assistente della casa giapponese, brevettato e ‘suggerito’ dalla presenza di un microfono scoperto in una versione preliminare del DualShock 5, sembra muoversi nella medesima direzione e sarà particolarmente utile agli utenti affezionati alle produzioni single-player, ovvero il piatto forte della proposta PlayStation dell’ultimo paio di gen.

Il brevetto dello scene tagging lascia presagire un ampliamento del parco funzionalità a disposizione del tasto Share. Utilizzando questa feature, sarà possibile condividere un momento del gioco tramite video o immagine; dopodiché l’IA rileverà le informazioni incluse al loro interno e, quando cercheremo qualcosa di simile in un motore dedicato sulla dashboard, ce le proporrà. Potenzialmente potrebbe anche prefigurarsi uno scenario come lo State Share di Google Stadia, ovvero la condivisione di un momento giocabile con un amico.

Non è una funzionalità da sottovalutare, anzi, perché permetterebbe a Sony di mantenere all’interno della sua piattaforma utenti che invece di norma andrebbero su YouTube e affini per cercare indicazioni circa il completamento di un titolo, con tutte le implicazioni del caso sull’affollamento del PlayStation Network, sul tempo di permanenza dei giocatori, sul consolidamento della community e sulla loro potenziale spesa.

PS5 ha dalla sua una visione molto forte e incentrata su pochi pilastri ma assai chiari; tanti non ne conosciamo ma uno di questi è sicuramente la velocità. Sony punta ad un palpabile cambiamento nella velocità di accesso ai contenuti, e sta mettendo a disposizione degli sviluppatori numerosi strumenti per permettere loro di raggiungere l’obiettivo; non soltanto una CPU più veloce, non soltanto un SSD come da richieste, ma anche un’interfaccia utente che risponda all’accelerazione complessiva della macchina PlayStation. E, se tutto andrà come da programma, nel 2020 potremmo ritrovarci a parlare non più di rapidità ma persino di immediatezza.




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