Destiny 2: Ombre dal Profondo – Recensione

Dagli Incubi della Fortezza Scarlatta ai Vex del Giardino Nero: vi raccontiamo le nostre avventure in quel di Ombre dal Profondo, l'ultimo add-on di Destiny 2.

Recensione
A cura di Pasquale Fusco - 12 Ottobre 2019 - 11:45

Ombre dal Profondo inaugura l’Anno 3 di Destiny 2, titolo di cui Bungie ha ottenuto il pieno controllo in seguito alla separazione da Activision. L’ultima espansione rappresenta la grande scommessa della casa di Seattle, un nuovo punto di inizio per un franchise che ambisce ad un futuro sempre più radioso e che dovrà, pertanto, soddisfare le necessità di una community altrettanto esigente. Saranno quelle dettate dai giocatori le uniche ‘regole’ che da oggi in poi guideranno la software house e, a giudicare da quanto visto in Shadowkeep, direi che siamo sulla strada giusta.

L’ottimo lavoro svolto con I Rinnegati ha permesso a Bungie di riconquistare la fiducia di un’ampia fetta di giocatori, rattoppando le ferite lasciate da Osiride e Rasputin con una storyline soddisfacente e portando una ventata d’aria fresca sul fronte contenutistico. È da queste ultime basi che (ri)parte Ombre dal Profondo, un add-on che arricchisce ulteriormente la formula di Anno 2 con un maggiore focus sulla componente ruolistica di Destiny 2 e con nuove meccaniche volte ad alleggerire l’indigesto grinding che da anni accompagna gli abitanti della Torre.

Shadowkeep: ritorno sulla Luna

Dopo aver preso le distanze dall’Avanguardia e dagli eventi che hanno segnato la Guerra Rossa, Eris Morn è sulla Luna per condurre delle indagini circa la presenza dell’Alveare sul nostro satellite, ma la sua curiosità la spingerà ad innescare accidentalmente l’ennesimo cataclisma, quello che vede protagonisti gli Incubi della Fortezza Scarlata. Non passerà molto tempo prima che il nostro Guardiano venga chiamato nuovamente al dovere, quando varcherà la soglia dell’imponente roccaforte cremisi nel tentativo di placare l’Alveare a suon di proiettili.

destiny 2

La Fortezza Scarlatta è l’inquietante teatro in cui saranno inscenate le vicende di Ombre dal Profondo, durante le quali saremo spettatori di un intrigante plot twist che promette di sconvolgere l’intero corso degli eventi.

I neofiti si tufferanno in un emozionante viaggio alla scoperta degli antri più oscuri della Luna, ma saranno i veterani di Destiny a cogliere per primi le sfumature più affascinanti della campagna. Quella di Shadowkeep è una storia fortemente legata al passato, un legame incarnato non solo dallo scenario lunare – esplorato solo pochi anni fa – ma anche e soprattutto dagli stessi Incubi, manifestazioni dei traumi dei Guardiani che si paleseranno a noi attraverso i volti che più abbiamo temuto finora. Le ombre che emergono dall’oscurità appartengono tanto alle nostre antiche nemesi quanto ai nostri vecchi alleati, come i fantasmi dei compagni caduti di Eris, che la tormenteranno fino all’esasperazione, o come i dolorosi ricordi che riportano alla mente la scomparsa di Cayde-6.

Il velo di mistero che avvolge la storyline di Ombre dal Profondo ci accompagnerà fino alla prematura conclusione della sua campagna. Mentre troviamo le dovute risposte ad alcuni dei più importanti quesiti lasciati in sospeso dal primo capitolo, la storia di Shadowkeep si interrompe ‘sul più bello’, schiaffeggiandoci con un imprevedibile (letteralmente) cliffhanger che rimanderà il tutto ai prossimi mesi. Come se non bastasse, anche la stessa Incursione – di cui vi parleremo a breve – ci ha stuzzicati con ulteriori teaser circa gli eventi futuri, senza concederci eventuali approfondimenti in merito a quanto visto sulla Luna.

In parole povere, chi si aspetterà di assaporare un finale compiuto quale è quello de I Rinnegati resterà insoddisfatto. L’intenzione di Bungie è, piuttosto, quella di offrire un racconto più stratificato rispetto al passato, inaugurandolo con il ‘prologo’ di cui sopra e dipanandolo nel corso dei prossimi mesi attraverso le quattro Stagioni di cui si compone l’Anno 3. Con le invasioni Vex della Stagione dell’Intramontabile compiamo il primo passo verso un’avventura che si prospetta colossale e che, speriamo, potrà sorprenderci con un altro paio di colpi di scena.

Destiny 2: Ombre dal Profondo – Recensione

Il punto di partenza resta lei, la Luna. È tra i crateri lunari che scopriremo i segreti della Fortezza Scarlatta, esplorando cunicoli e strutture sotterranee mai scandagliate finora. Non si può fare a meno di percepire, tuttavia, un forte senso di familiarità: l’ambientazione proposta da Ombre dal Profondo è infatti la medesima contenuta nel primo capitolo, leggermente estesa per ospitare la macro-area della Fortezza e i nuovi Settori Perduti. Se da un lato tale scelta verrà apprezzata sia dai neofiti che dai fan più nostalgici, dall’altro c’è l’occasione mancata di introdurre un setting inesplorato che potesse offrire ulteriori stimoli alla vecchia guardia, reduce da centinaia di ore di gioco macinate tra Assalti, Incursioni, Forge e chi più ne ha più ne metta.

I déjà vu di quest’Operazione Nostalgia si materializzano inoltre all’interno della questline principale. Fatta eccezione per le battaglie che avranno luogo nelle sale della Fortezza, un paio di scontri ripropongono altrettante boss fight trapiantate dal prequel, con gli stessi pattern che animeranno il nemico di turno. Per giunta, diverse ‘nuove’ missioni richiederanno la nostra presenza sui globi già ampiamente esplorati nella versione vanilla (Nessus, Io, la Zona Morta Europea, ecc.) dove ci toccherà visitare i vecchi Settori Perduti e raccogliere la solita quantità di materiali richiesta dalla quest. Insomma, ben venga coccolare gli aficionado di Destiny, ma avremmo anche gradito una maggiore quantità di contenuti inediti.

Destiny 2, Anno 3: “tu vuò fa’ ll’errepiggì”

L’Anno 2 ha portato all’introduzione di nuove sottoclassi e di formidabili bocche da fuoco che hanno sconvolto il meta di gioco, sia in ambito PvE che nel PvP. Per il suo terzo anno di vita, invece, Destiny 2 decide di dedicare più attenzione al suo volto RPG, rinfrescandolo con una serie di meccaniche che – perdonate la ripetitività – strizzano l’occhio al passato della serie.

Destiny 2: Ombre dal Profondo – Recensione

La novità più appariscente del pacchetto è senza dubbio la Mossa finale, una vera e propria finisher con cui potremo eliminare i nemici indeboliti con un devastante e scenografico colpo di grazia. Di base quest’abilità non è altro che un’aggiunta estetica, ma la sua costante presenza tra gli obiettivi di Taglie e Imprese farà sì che i Guardiani ne facciano un uso sempre più massiccio. D’altro canto, le finisher acquisiranno una concreta utilità solo dopo aver equipaggiato le mod.

È qui che entra in gioco il sistema di Armature 2.0 di Ombre dal Profondo, che aggiorna i set di armor con tre ‘nuove’ statistiche: Disciplina, Intelletto e Forza vengono reintrodotti per affiancare le tre variabili già presenti dal lancio (Mobilità, Resilienza e Recupero) e per offrire ai giocatori una maggiore personalizzazione del proprio Guardiano, non solo in termini estetici, questa volta. Ogni pezzo di armatura avrà un livello di energia – incrementabile tramite la spesa di Lumen, Frammenti leggendari e Nuclei ottimizzanti – che determinerà il numero e il tipo di modifiche equipaggiabili; le mod, generiche ed energetiche, aggiungeranno bonus ai danni, resistenze elementali e, soprattutto, punti bonus per una delle statistiche sopracitate.

A proposito di modifiche, quelle per le armi accoglieranno una nuova classe di mod legata alla tipologia dei proiettili: perforanti, sovraccarichi e inarrestabili saranno gli unici colpi in grado di penetrare le difese dei Campioni barriera, sovraccarichi e inarrestabili, per l’appunto. Parliamo di una nuova categoria di nemici che ci darà filo da torcere nelle attività endgame del gioco, tra cui la nuova Incursione, i Cala la Notte: Calvario – modalità inedita che introduce livelli di sfida aggiuntivi – e le Offensive Vex, che ci costringeranno ad aggiornare continuamente il nostro loadout per superare ostacoli altrimenti insormontabili.

Tra le modifiche che andremo ad incastonare negli slot, quelle più rare e ‘utili’ saranno ottenibili mediante il Manufatto. Simile agli artefatti de I Signori del Ferro, ma decisamente più funzionale, questo item vanterà un ricco set di mod più o meno potenti: potremo sbloccare un massimo di dodici modifiche, ma potremo ripristinare il Manufatto in qualsiasi momento per selezionare le mod più adatte alle nostre esigenze. L’aspetto più interessante dei Manufatti coincide con il bonus Potere a essi associato: accumulando un certo quantitativo di PE otterremo nuovi sblocchi per le mod, ma anche e soprattutto dei punti aggiuntivi per la nostra Luce che faciliteranno la progressione verso il ‘soft cap’ (900) e la soglia finale del 960.

Destiny 2: Ombre dal Profondo – Recensione

Ad un primo impatto, questa colossale quantità di informazioni sullo schermo ci era apparsa soverchiante e, a tratti, confusionaria. Il tutto acquisisce una maggiore chiarezza dopo qualche ora, sperimentando le diverse combinazioni tra le mod più adatte al nostro stile di gioco e, quindi, alla build che impiegheremo durante le attività più impegnative di Destiny 2.

Season 8: la Stagione dell’Intramontabile

A tal proposito tocca spendere qualche parola a parte in merito alla Stagione 8, quella che è stata inaugurata con il lancio dell’ultimo add-on e che ci terrà compagnia fino alla metà del prossimo dicembre.

Acquistando il pacchetto di Ombre dal Profondo avremo diritto a ben quattro pass stagionali, corrispondenti alle quattro season che ci accoglieranno nel corso di Anno 3, prima fra tutte la Stagione dell’Intramontabile. Seguendo la formula proposta da altri giochi-servizi, ciascun pass includerà un ramo di ricompense gratuito e uno a pagamento, che premierà i nostri progressi con oggetti cosmetici, materiali, armi ed armature esclusive e bonus PE. Non parliamo di una strategia pay-to-win, quanto piuttosto di un metodo efficace che incentiverà sensibilmente il consueto grinding richiesto dal marasma di attività di Destiny 2.

Destiny 2: Ombre dal Profondo – Recensione

Durante la prima fase dell’ottava stagione i Guardiani dovranno fermare i Vex, risvegliatisi per invadere la Luna con i loro eserciti di ciclopi e minotauri.

Prenderemo parte ad una serie di schermaglie tra i crateri lunari prima di poter accedere alla nuova modalità PvE, quella rappresentata dall’Offensiva Vex. È in tale occasione che avremo un primo ‘assaggio’ di ciò che ci attende nell’agognato raid: il Giardino Nero ci darà il bentornato con i suoi per-niente-amichevoli Vex, affiancati dai famigerati Campioni e guidati dal Guardiaporta, nemico che dà il nome al nostro Manufatto e che ci intratterrà con un’impegnativa boss fight.

Nonostante la presenza dei Campioni e di un countdown vagamente ansiogeno, il completamento della missione non richiede grandi sforzi e ci ricompenserà con una serie di armi a tema Vex, che esteticamente richiamano, ahinoi, alcuni modelli già presenti ne La Maledizione di Osiride. Insomma, persino in un’attività secondaria come quella appena descritta permane la sensazione di avere tra le mani dei contenuti ‘riciclati’, aggiornati con modifiche solo marginali.

In ogni caso, l’Offensiva Vex risulta un buon allenamento per coloro che vorranno affrontare le ben più ardue sfide dell’Incursione. In Giardino della Salvezza ci addentreremo nelle profondità del Giardino Nero dove saremo accolti dalla Mente Consacrata, punto di approdo di un raid a dir poco ambizioso. Durante i primi step dell’Incursione siamo rimasti stregati dalla bellezza dello scenario confezionato da Bungie, finendo inevitabilmente per distrarci dall’obiettivo principale della missione: inseguire l’arpia superando gli innumerevoli pericoli del Giardino.

Destiny 2: Ombre dal Profondo – Recensione

Il gioco di squadra e, dunque, la coordinazione con i propri compagni saranno più importanti che mai. In alcuni frangenti siamo stati costretti a dividerci in due gruppi, affrontando pericoli diversi e alternando i compiti richiesti dal raid: ad attenderci c’erano puzzle ambientali, settori pieni zeppi di Vex e le immancabili – e tutt’altro che accessibili – fasi di platforming. Superare le prime fasi ha richiesto diversi tentativi e una buona dose di pazienza, ma la soddisfazione è stata indescrivibile.

Complici l’ammaliante rappresentazione del setting ‘vexiano’ e le originali e sempre variegate meccaniche implementate tra uno step e l’altro, quella di Giardino della Salvezza si è dimostrata un’eccellente Incursione; non una delle migliori, ma senz’ombra di dubbio una delle più ispirate sul fronte stilistico.

La Luna, rana d’oro del cielo

Per quanto concerne il comparto artistico, Destiny 2 resta uno dei titoli più affascinanti dell’attuale panorama videoludico. Quando si parla di ricerca estetica, i ragazzi di Bungie hanno ancora molto da insegnare ai cari colleghi e lo dimostrano anche con Ombre dal Profondo, che propone sì uno scenario già noto ai fan del franchise, ma che viene qui impreziosito con piccole e nuove aggiunte in grado di rendere l’atmosfera lunare ancora più magica, se non addirittura sinistra.

Destiny 2: Ombre dal Profondo – Recensione

Certo, la parziale riproposizione dei vecchi asset ci fa storcere un po’ il naso, ma non si può restare indifferenti dinnanzi agli spettacolari panorami offerti dalla nostra Luna, così familiare eppure allo stesso tempo sconosciuta, alterata dalle oscure calamità che ne hanno riplasmato la morfologia. La quiete che aleggia sulle pianure basaltiche viene disturbata dalle caotiche scorribande di reietti e accoliti, sempre più rumorose man mano che ci avviciniamo alla minacciosa Fortezza Scarlatta, dove ci attenderanno gli Incubi determinati a tormentarci con i loro assordanti sussurri.

In tal senso compie un ottimo lavoro la colonna sonora, che con Ombre dal Profondo introduce una gamma di brani del tutto inediti e alcuni pezzi che richiamano, con nostro piacevole stupore, i leitmotiv del primo capitolo: è bastato inserire poche e semplici note nei frangenti più cruciali della campagna per farci venire la pelle d’oca. Altrettanto lodevole è il doppiaggio italiano, il quale continua a deliziarci con interpretazioni di alto livello – applausi per la Eris Morn di Mavi Felli.

+ Grande punto di svolta per la lore di Destiny
+ Operazione Nostalgia: si torna sulla Luna
+ Armature 2.0, Manufatto e ricompense stagionali
+ Un raid dall'elevato tasso di sfida e dalla bellezza ipnotica
- La campagna si conclude (?) troppo in fretta
- Operazione Nostalgia: scarsità di contenuti davvero inediti
- Nuove attività PvE non sempre stimolanti

7.8

Nonostante l’eccessiva stringatezza della sua campagna, Ombre dal Profondo riesce nel duplice compito di incuriosire i nuovi giocatori di Destiny 2, con i misteriosi Incubi della Fortezza Scarlatta, e di stuzzicare i veterani della serie con inaspettate svolte narrative. All’insufficiente quantità di contenuti inediti – e al riutilizzo di vecchi asset – si contrappone il ricco comparto di feature che dona nuova linfa vitale all’esoscheletro RPG del titolo Bungie; proprio quello che serviva prima di tuffarsi in un’altra (brillante) Incursione. Shadowkeep rappresenta, in ogni caso, il punto di partenza di un viaggio che si concluderà solo nei prossimi mesi, quando verranno introdotte tante nuove attività per i Guardiani più affamati. Torneremo alla Torre per rivalutare il lavoro di Bungie, nella speranza che riesca a mantenere le sue ambiziose promesse per il futuro di Destiny.




TAG: Bungie, destiny 2, Ombre dal Profondo, recensione