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Assassin’s Creed Red sarà un sogno per gli amanti del Giappone, ma anche un capitolo delicato

Codename Red sarà ambientato nel Giappone feudale, offendo un'accuratezza storica elevata, diversità e inclusione.

Pochi giorni fa, è stato finalmente svelato il futuro del franchise di Assassin’s Creed, il quale appare particolarmente ricco di novità anche grazie al capitolo noto come Assassin’s Creed Codename Red.

Dopo l’ormai ben noto Valhalla (che trovate su Amazon a prezzo davvero basso) i fan sono in attesa dei prossimi capitoli della saga di successo prodotta e sviluppata da Ubisoft

Tra le novità mostrate solo pochi giorni fa, è stato alzato il sipario anche su Assassin’s Creed Codename Red (titolo provvisorio) il quale sarà ambientato nel Giappone feudale.

Se nel mentre qualcuno ha già pensato di fare paragoni tra Redun’amata esclusiva PlayStation, a quanto pare il gioco potrebbe mandare in estasi gli amanti delle atmosfere orientaleggianti.

Come riportato da The Gamer, il team di Assassin’s Creed guidato da Ubisoft Quebec sarà supervisionato per Red dallo studio della società con sede in Giappone.

Ma non solo: per lo sviluppo verranno inoltre coinvolti consulenti locali «nell’interesse dell’autenticità e della sensibilità culturale», in modo da replicare a schermo una fedeltà storica mai vista prima in un videogioco (o perlomeno, così ci auguriamo).

Ambientato nel Giappone feudale, Assassin’s Creed Red si preannuncia come un altro lungo capitolo di 200 ore nella storia della serie e una base importante per Assassin’s Creed Infinity, qualsiasi cosa sia.

Con l’obiettivo di rappresentare la cultura straniera nel modo più autentico possibile, gli sviluppatori di Ubisoft Quebec lavoreranno quindi a stretto contatto con consulenti locali e collaboreranno con la divisione giapponese della società.

Inoltre, il progetto sarà un primo banco di prova per il team per quanto riguarda la diversità, l’inclusione e l’accessibilità, come riporta Axios.

Secondo quanto riferito, Ubisoft cercherà di evitare di essere criticata per “turismo culturale” e altri problemi legati alla rappresentazione dell’Asia orientale. Diversi altri sviluppatori occidentali che hanno lavorato nelle stesse condizioni hanno infatti già affrontato varie critiche, tra cui Sloclap, autori di Sifu.

Sebbene gli ultimi capitoli di Assassin’s Creed, come Odyssey e Valhalla, siano stati per lo più elogiati dai fan per i risultati ottenuti in termini di diversità e per l’identità culturale accuratamente ricreata, ci sono ancora vari ostacoli che Ubisoft è chiamata a superare.

Restando in tema, avete letto che in queste ore avrebbe fatto mea culpa il leaker che ha diffuso le informazioni su Assassin’s Creed Mirage prima dello scadere dell’embargo?