Recensione 9 min

Xenoblade Chronicles 3 | Recensione – L’apice di Monolith

Xenoblade Chronicles 3 è il posto perfetto per le vostre vacanze: clima splendido, panorami mozzafiato e... una guerra in corso.

Solo poche settimane fa, su queste stesse pagine, vi anticipavamo quanto ci fossero piaciute le prime ore in compagnia di Xenoblade Chronicles 3, con un misto tra un gradevole sapore familiare e le novità che era lecito attendersi da un capitolo narrativamente fondamentale per l’universo creato da Monolith Software.

Xenoblade Chronicles 3

Piattaforma:
SWITCH
Genere:
gioco-di-ruolo
Data di uscita:
29 Luglio 2022
Sviluppatore:
Monolith Soft
Distributore:
Nintendo

Oggi, a un paio di giorni dalla data di lancio, ci sembrano passati eoni da quella data, vista tutta la strada fatta in decine e decine di ore su Aionios: Noah e i suoi compagni sono diventati quasi degli amici, come spesso accade con avventure così epiche e così ben scritte, e prima di accomiatarci da loro, siamo pronti a raccontarvi delle splendide avventure vissute insieme.

Benvenuti nella nostra recensione di Xenoblade Chronicles 3 per Nintendo Switch.

Un ciclo senza fine

Keves ed Agnus sono due nazioni in lotta da sempre, in un mondo che ha fatto della guerra la sua quotidianità e dove nessuno conosce il significato di parole come “pace”, maternità”, “amore”, “vecchiaia”.

Questo perché i soldati vengono creati in maniera artificiale, con un ciclo vitale di soli dieci anni e con l’unico scopo di combattere fino all’ultimo dei loro giorni, al termine dei quali la loro essenza vitale si riunisce a tutte le altre nel flusso delle anime, materia prima per la creazione di altri soldati che andranno a prendere il loro posto su uno degli infiniti campi di battaglia.

Un allevamento intensivo di carne da macello, istigata ad odiare sin dal primo giorno e a mettere la distruzione dell’altro dinanzi alla propria sopravvivenza, nel nome di una regina perlopiù assente e di una patria che, di fatto, nessuno vive davvero, troppo impegnato ad addestrarsi per poi andare a morire in una scaramuccia senza alcun significato.

Un mondo aberrante, in cui la stessa bellezza della natura sfiorisce ad ogni colpo di mortaio, ad ogni prato verde trasformato in un campo di battaglia su cui corpi senza vita vengono lasciati a putrefarsi, nella vana attesa di un tramandante.

In questo contesto si muovono tre soldati di Keves, Noah, Lanz e Yunie, e tre di Agnus, Miyo, Taion e Sena, pronti a mettere fine alle vite gli uni degli altri prima che un misterioso soldato porti loro la fiamma come Prometeo fece con l’umanità.

Il seme del dubbio, che pian piano germoglia nei cuori dei sei protagonisti, per fiorire poi nell’assoluta certezza che il vero nemico non sia rappresentato dall’altra fazione, che è in realtà solo una vittima in più, ma da misteriosi burattinai che tengono le fila dall’ombra, sghignazzanti e nascosti dietro le quinte.

E allora quel ciclo in cui i nostri hanno sempre vissuto, in cui ognuno di essi recava il marchio con la loro data di scadenza, come carne di manzo in gelatina, diventa una catena da distruggere, un giogo a cui nessuno di loro vuole più sottostare, ma che non sarà facile da sradicare dalle menti e dai cuori dei tanti oppressi come loro.

Fortunatamente, non saranno soli in questo loro lungo viaggio, e i rapporti che svilupperanno durante di esso li aiuteranno a combattere come un’unica entità, per liberare il resto della popolazione da una sorte terribile.

Non vi stancherete mai di certi panorami.

Se Takahashi ed il suo team si sono superati nella stesura del plot, che si riaggancia a quelli dei titoli precedenti ma riesce comunque ad essere godibile anche per chi si avvicinasse al franchise solo a partire da quest’episodio, è nella caratterizzazione dei sei personaggi principali che Monolith raggiunge il suo apice in quasi ventitré anni di carriera.

Ognuno dei sei soldati summenzionati spicca per la propria visione del mondo, per i suoi difetti e per il modo in cui si approccia agli altri e alle straordinarie e scioccanti scoperte che farà durante il viaggio, strappando più di un sorriso e finanche una lacrimuccia ai giocatori più sensibili.

Complici anche la lunghezza del viaggio ed i tanti momenti di introspezione psicologica che Takahashi concede al gruppo, sarà impossibile arrivare ai titoli di coda senza provare una forte empatia per il cast di personaggi, e ancora di più non sentirne la mancanza una volta spenta la console.

I legami che si creano tra soldati che erano in origine chiamati ad uccidersi a vicenda, la lenta scoperta di sentimenti e valori di cui la crudeltà dello status quo in cui vivono li ha privati, la lotta quotidiana tra ciò che credevano di conoscere e ciò che è davvero, risultano in un gruppo mai così umano, seppure nella sua eterogeneità, e in dialoghi e rapporti che riescono a tenere alta l’attenzione del giocatore anche nella parte centrale dell’avventura, quando il plot principale rallenta e sembra acquietarsi, prima dello scoppiettante finale.

A fronte di nemici forse meno caratterizzati, con qualche deviazione nelle vere e proprie macchiette da anime, i sei eroi che saremo chiamati a condurre rimarranno a lungo impressi nella memoria di tutti coloro che si premureranno di non saltare i dialoghi e di prestare attenzione anche al non detto in ogni cutscene.

Il triste dovere dei tramandanti.

Tutto migliorato

Partendo dalla solida base rappresentata dai due episodi precedentemente pubblicati su Switch (tre, se contiamo Torna – The Golden Country che era quasi un gioco a sé per mole di contenuti), il team di Monolith Soft si è potuto concedere il lusso di lavorare di fino, aggiungendo e migliorando invece di sconvolgere quanto di buono c’era già.

Per questo motivo, i fan di vecchia data del franchise si sentiranno immediatamente a casa, e i neofiti si potranno perdere in un universo sconfinato e mettersi alla prova con un sistema di combattimento tra i migliori in cui ci sia capitato di imbatterci negli ultimi anni.

Proprio quest’ultimo rappresenta il nodo focale dell’intera esperienza di gioco: inizialmente accusato di essere un po’ troppo passivo, visto l’impiego di attacchi automatici in stile MMO, negli anni il combat system è stato rifinito e migliorato, fino ad arrivare all’attuale versione, che, per quanto ci riguarda, rappresenta la migliore possibile, almeno finché Monolith non ci smentirà con il venturo quarto episodio della serie.

Ognuno dei sei (in realtà sette, ma ci torneremo) membri del party può scegliere una classe tra tre macro-categorie, anch’esse prese di peso dai MMORPG: attaccante, ovvero colui che ha un elevato coefficiente di DPS, difensore, ovvero il tank che attira su di sé gli attacchi nemici proteggendo gli altri membri del party, e healer, ovvero guaritori fondamentali per curare il party e rianimare i compagni caduti.

Nonostante il gran numero di varianti introdotte dagli eroi in questo capitolo, ognuna delle classi disponibili può essere ricondotta ad una di queste categorie, ed in ogni momento (meno che nel bel mezzo della pugna) si può cambiare classe e riassestare, di conseguenza, il proprio party.

I succitati eroi rappresentano una delle novità di questo terzo episodio: personaggi secondari che rivestono comunque un ruolo di una certa importanza all’interno delle vicende narrate, che possono essere arruolati come settimo membro del party a determinate condizioni, che in genere sono rappresentate dal portare a termine una o più missioni speciali ad essi dedicate.

La presenza di un settimo membro allarga notevolmente le variabili in termini strategici, consentendo di combattere con party asimmetrici, che, di volta in volta, possono contare su più forza d’urto, più difesa o un maggior numero di curatori.

Come per i capitoli precedenti, l’individuazione e l’attuazione di una corretta strategia è molto più importante, in battaglia, del mero livellamento delle proprie unità: il più delle volte, la sconfitta deriva non dalla divario in termini forza bruta dall’avversario quanto, piuttosto, dall’impiego di un party non adatto alla circostanza.

Un nemico spugna con una marea di punti ferita necessita di almeno tre attaccanti per non tirare troppo per le lunghe il combattimento, tanto quanto uno particolarmente aggressivo potrebbe richiedere tre tank che lo tengano impegnato e consentano al resto del gruppo di sopravvivere.

Con un paio di significative eccezioni, in snodi fondamentali della campagna, non è mai stato necessario grindare esperienza in giro per Aionios (giocando peraltro a livello Difficile): quasi sempre è bastato cambiare schema di attacco e strategia per vedere notevoli cambiamenti nel flusso della battaglia e guadagnarsi una sudata vittoria.

Potevano mancare degli antagonisti piuttosto odiosi?

Uno dei lati più positivi di questo combat system è rappresentato proprio dalla coralità, dal lavoro di squadra, senza il quale è impossibile uscire vittoriosi: gli equilibri del party, la capacità del gruppo di assorbire danni e di infliggerne e la velocità con cui i caduti vengono rianimati sono elementi fondamentali della strategia bellica in Xenoblade Chronicles 3, e pertanto le battaglie sono in realtà molto più profonde e strategiche di quanto si potrebbe pensare di primo acchito, vedendo il caos che si scatena a schermo quando anche il gruppo di nemici è particolarmente nutrito.

La grande novità di questo episodio è rappresentata dalla possibilità di passare da un combattente all’altro in tempo reale durante le battaglie, così da influire in maniera sempre più attiva sugli esiti delle stesse o sulle tattiche impiegate.

Ad onor del vero, l’ottima intelligenza artificiale dei compagni di squadra guidati dalla CPU di Switch non ci ha fatto ricorrere più di tanto a questa feature, se non in certi frangenti, ma crediamo che il team di sviluppo l’abbia inclusa per consentire un controllo sempre maggiore del campo di battaglia da parte del giocatore, e come tale, essa va valutata positivamente.

Tra attacchi Uroboros, in cui due personaggi si fondono per dar vita ad una forma di grande potenza per un breve periodo, tecniche posizionali, che infliggono malus a seconda di dove colpiscono, e gli spettacolari Assalti di Gruppo, il sistema di combattimento di Xenoblade Chronicles 3 entra di diritto nell’olimpo di quelli visti fin qui sulla macchina ibrida di Nintendo, tanto da lasciare le briciole agli altri aspetti del gameplay, che pure risultano altrettanto ben sviluppati.

Ci riferiamo all’esplorazione di Aionios, sempre ariosa e che conserva intatto il senso della scoperta tipico del franchise, o ai sistemi di crafting delle gemme indossabili o di preparazione dei manicaretti, che infondono il party con effetti benefici di varia natura.

Abbiamo una confessione da fare: Lanz è uno dei nostri preferiti.

Più di ogni altro aspetto, ad impressionare è il bilanciamento complessivo dei vari elementi di gioco lungo tutta la ciclopica durata della campagna, che non accusa mai momenti di stanca e riesce sempre a riservare sorprese al giocatore, che sia sotto il profilo ludico o narrativo.

Se proprio volessimo sforzarci di trovare qualcosa che non ci è piaciuto come tutto il resto, citeremmo la gestione di molti dei contenuti secondari, posti in regioni già visitate e che non hanno quindi più legami diretti con il prosieguo della storia.

Ci è capitato di tornare per puro caso in colonie liberate decine di ore prima solo per trovarvi diverse missioni secondarie (alcune anche di una certa importanza per la narrativa complessiva) sepolte lì, in attesa che qualcuno le portasse a termine.

Considerata la quantità e in alcuni casi anche la qualità di tali quest opzionali, riteniamo che legarle ad un backtracking non giustificato da esigenze narrative sia un rischio mal calcolato perché, realisticamente, molti giocatori correranno il rischio di perdersele per strada.

Seguite quindi il nostro consiglio e ricordatevi di tornare a far visita di quando in quando alle colonie già liberate: potreste trovare delle piacevoli sorprese ad attendervi.

I compromessi da accettare per perdersi in Aionios

Come recita un vecchio adagio (“il diavolo è nei dettagli”), è spesso dalla cura maniacale infusa nelle piccole cose che si evince la bontà e la grandiosità di un progetto.
Prendendo in esame l’accompagnamento sonoro, ad esempio, Xenoblade Chronicles 3 non lascia nulla al caso: a monte di un doppiaggio eccezionale per scelta delle voci e capacità recitative degli attori, al netto del pronunciato accento britannico, segnaliamo infatti anche altri due aspetti positivi del comparto audio, ovvero il duplice e migliorato lip sync e l’assenza di download aggiuntivi per la traccia audio secondaria.

Qualunque traccia vocale si scelga (inglese o giapponese), il lip sync dei personaggi, pur non perfetto come in certe mega-produzioni tripla A, si adatterà al parlato, rendendo più credibili le numerose scene di intermezzo che punteggiano l’avanzamento lungo la trama principale.

Come se non bastasse, e contrariamente alla pessima abitudine che dilaga tra i publisher per Switch, non c’è bisogno di alcun download aggiuntivo per scaricare l’altra traccia audio (spesso su cartuccia ce n’è solo una presente) o i pacchetti di sottotitoli.

L’ottimo adattamento italiano, che sposa benissimo l’alternanza di registri della produzione, da molto serio a molto anime adolescenziale giapponese, è quindi presente su cartuccia nonché incluso nel download iniziale del file qualora optaste per la copia digitale del gioco.

Questa stessa cura per i dettagli esplode poi nell’accompagnamento sonoro, da sempre uno dei punti forti delle produzioni Monolith Soft: se il curriculum vitae di Yasunori Mitsuda parla da sé (Chrono Trigger, Xenogears, Final Fantasy XV ed entrambi i precedenti giochi del franchise Xenoblade sono solo alcuni dei lavori del compositore giapponese), qui anche l’apporto di altri artisti – quali ACE e Manami Kiyota – contribuisce a creare un unicum indimenticabile, che si barcamena con grazia tra momenti di grande solennità, intessuti da cori gregoriani, ed altri assai più leggeri, con motivi incalzanti eppure spensierati.

Impossibile non consigliare delle cuffie o degli auricolari di buona qualità per godere a pieno di cotanta magnificenza.

Miyo è una donna con un caratterino niente male...

Riguardo all’impatto grafico in sé e alle prestazioni del gioco siamo stati a lungo combattuti prima di redigere questo pezzo, perché, se da un lato è stato svolto un lavoro grandioso per infilare in una cartuccia minuscola un mondo tanto grande, dall’altro ci siamo sorpresi a chiederci cosa sarebbero capaci di fare in Monolith Soft se la loro visione non fosse costretta dalle limitazioni tecniche della console ibrida di mamma Nintendo.

Ma andiamo con ordine: utilizzando molti dei piccoli trucchi ormai diffusi tra i team che si occupano di port apparentemente “impossibili” per Nintendo Switch, la software house giapponese è riuscita a mantenere un bilanciamento altrimenti impensabile tra la grandiosità di Aionios e le ridotte capacità tecniche della macchina ospite.

Il frame rate, pur avendo giocato prima dell’inevitabile patch day one, si è dimostrato quasi sempre stabile a 30 fps, con sporadici e comunque contenuti cali in occasione della battaglie più concitate o di scorci affollati da tantissimi modelli (come nella città, a gioco avanzato), ma questo avviene al prezzo di un consistente abbassamento del livello di dettaglio complessivo, con oggetti e personaggi che scalano di risoluzione non appena escono dal campo visivo della regia virtuale, o si allontanano dal primo piano, talvolta in maniera un po’ brutale.

Allo stesso modo, come visto recentemente nell’ultimo gioco dedicato a Kirby e nell’eccellente port di Dying Light, i modelli dei nemici più distanti si muovono ad una velocità pressoché dimezzata rispetto ai 30 fps del cast principale, così da non appesantire ulteriormente la CPU di Switch, già gravata dai calcoli relativi ad un mondo sconfinato e dalle geometrie piuttosto complesse.

Tra i prezzi da pagare c’è anche un calo della risoluzione piuttosto evidente in certi frangenti, quando, anche in modalità docked, si scende sotto la soglia fisiologica dei 720p, com’era accaduto per un altro mondo brulicante di vita come quello di Geralt di Rivia in The Witcher 3.

Non fraintendeteci: il lavoro di ottimizzazione svolto, come nella circostanza appena citata, è di eccellente fattura, ma a frenare le ambizioni del team di sviluppo è più che altro la limitatezza dell’hardware Nintendo. E qui veniamo all’unico, piccolo rimpianto a cui accennavamo sopra: di cosa sarebbero capaci i talentuosi sviluppatori di Monolith Soft liberi dalle briglie che le limitazioni tecniche di Switch impongono?

Una domanda amletica, a cui probabilmente non avremo risposta fino al quarto episodio della serie, che speriamo di veder girare su un hardware più capace della versatile e compatta attuale ammiraglia della casa di Kyoto (Switch 2 o Pro?).

Chiosa finale sulla spropositata longevità del prodotto: per completare la sola campagna principale, tralasciando la miriade di contenuti opzionali, difficilmente impiegherete meno di una settantina di ore di gioco, che possono diventare agilmente cento o anche di più qualora, invece, decideste di esplorare ogni angolo di Aionios senza fretta – come vi consigliamo di fare.

Xenoblade Chronicles 3 è in uscita il 29 luglio su Nintendo Switch. Se interessati, trovate il gioco su Amazon.

9,1

Xenoblade Chronicles 3

Piattaforme: switch
Esattamente come i giochi che portano lo stesso nome che l'hanno preceduto, Xenoblade Chronicles 3 è un'opera di eccellente fattura, che coniuga una storia sorprendente con un sistema di combattimento sempre più flessibile, un cast di protagonisti indimenticabile con fasi di esplorazione che lasciano a bocca aperta, una colonna sonora di primissima qualità con una durata complessiva titanica. Imperterrita, nonostante le forti limitazioni causate dalla limitatezza dell'hardware ospite, Monolith Software continua a proporre JRPG con valori produttivi altissimi, che si distinguono in quasi tutti i campi, coinvolgendo il giocatore con storie mai banali e divertendolo con la profondità di un gameplay che, di uscita in uscita continua ad affinarsi e ad aprirsi anche ai neofiti. Se state cercando un mondo sconfinato in cui perdervi, o un cast di personaggi così reali che vi sembrerà di conoscerli da sempre, allora avete trovato pane per i vostri denti – ammesso che siate disposti a passare sopra alla gestione un po' confusionaria dei contenuti opzionali e abbiate almeno una settantina di ore libere in questa estate rovente. Lunga vita a Tetsuya Takahashi e a Monolith Soft.

Pro

  • Personaggi così reali che sembra di toccarli
  • Combat system sempre più coinvolgente
  • Eccellente lavoro di ottimizzazione...
  • Offerta ludica mastodontica
  • Comparto sonoro di altissimo livello

Contro

  • Gestione delle side quest un po' confusionaria
  • ... con tanti compromessi su risoluzione e livello di dettaglio
9,1