Utawarerumono: Prelude to the Fallen, ritorno ai tempi di PlayStation 2 – Recensione

Concludiamo la trilogia con... il primo episodio

Recensione
A cura di Nicolò Bicego - 22 Maggio 2020 - 19:00

Le visual novel non hanno mai avuto vita facile sui territori occidentali. Fino alla scorsa generazione di console, la maggior parte dei titoli, semplicemente, erano destinati a non ricevere mai una traduzione, neanche in inglese. Con PlayStation 4, in particolare, le cose sono cambiate, ed abbiamo cominciato a vedere moltiplicarsi sui nostri scaffali – fisici e virtuali – titoli appartenenti a questo genere.

Tra questi abbiamo anche Utawarerumono, serie piuttosto sconosciuta nei nostri lidi, che ha però goduto di diversi adattamenti in formato animato. Paradossalmente, in Occidente abbiamo visto arrivare soltanto il secondo ed il terzo capitolo della trilogia, mentre il primo, uscito originariamente su PC e poi su PlayStation 2, era sempre rimasto confinato al Giappone. O, almeno, fino ad oggi: Utawarerumono: Prelude to the Fallen è infatti un remake proprio di quel primo capitolo, che permetterà finalmente agli appassionati di vedere come tutto è cominciato. Per i nuovi arrivati, invece, potrebbe essere l’occasione di scoprire questa serie, e di giocarla finalmente nell’ordine giusto.

Scopriamo insieme se ne vale la pena.

L’inizio della storia

Come riportato in apertura, Utawarerumono: Prelude to the Fallen è il primo episodio della trilogia di Utawarerumono. Questo significa che non serve conoscere gli altri episodi per giocarlo, e che costituisce anzi il miglior punto di partenza possibile per avvicinarsi a questa saga.

La storia si apre con Hakuoro, il nostro misterioso protagonista, che si sveglia senza avere alcun ricordo della sua identità o del suo passato. Sembra essere ferito, ma fortunatamente ci sono due giovani ragazze impegnate a prendersi cura di lui. Ben presto, grazie al loro aiuto, Hakuoro viene accettato nella vita del villaggio da cui provengono le due fanciulle, un vero e proprio idillio arcadico sospeso nel tempo. Poco dopo la storia allarga il suo respiro, quando Hakuoro scopre che la vita del villaggio è minacciata da un avido imperatore e decide di interrompere questa catena di angherie.

Utawarerumono: Prelude to the Fallen, ritorno ai tempi di PlayStation 2 – Recensione

Sicuramente, la componente narrativa è l’elemento più forte di Utawarerumono: Prelude to the Fallen, com’era lecito aspettarsi vista la bontà degli altri episodi giunti sul nostro territorio. Inizialmente proposta come una storia tipicamente fantasy, ben presto vede venire integrati nel suo intreccio elementi di fantapolitica – senza dimenticare l’attenzione per le relazioni tra i personaggi. Non vogliamo dirvi altro sul proseguimento della storia; starà a voi scoprire di più sul mistero di Hakuoro e sul suo destino.

Come per gli altri episodi, il gioco è doppiato in giapponese e sottotitolato unicamente in inglese. Questo potrebbe essere un problema per alcuni, vista anche la gargantuesca mole di dialoghi presenti.

Per quanto concerne il lato tecnico, Utawarerumono: Prelude to the Fallen si affianca ai suoi predecessori, mostrando sicuramente un buon design di ambientazioni e personaggi durante le fasi visual novel, con modelli in due dimensioni estremamente curati, ma mostrando il fianco quando si tratta di passare alle fase di combattimento in tre dimensioni, lontane anni luce a livello tecnico da quanto possiamo ammirare nelle produzioni odierne.

Utawarerumono: Prelude to the Fallen, ritorno ai tempi di PlayStation 2 – Recensione

Poco da giocare, tanto da leggere

Utawarerumono: Prelude to the Fallen è una visual novel archetipica, che dedica la stragrande maggioranza del tempo di gioco alla lettura di testi sullo schermo. Questo per alcuni può essere un grande scoglio, ma d’altronde è questa la componente principale delle visual novel, che piaccia o meno.

La storia, come vi abbiamo anticipato, è intrigante quanto basta per tenervi incollati allo schermo, il che rende quindi la lettura molto piacevole anche sul lungo periodo. A differenza di molte altre visual novel, Utawarerumono: Prelude to the Fallen non prevede bivi sostanziali nel corso della narrativa. Ci sono momenti in cui saremo chiamati a scegliere tra diverse opzioni possibili, ma questo non si tradurrà in percorsi differenti per lo svolgimento narrativo; la vicenda, dunque, scorre su un unico binario, il che rende l’impatto del giocatore sugli eventi praticamente nullo.

Utawarerumono: Prelude to the Fallen, ritorno ai tempi di PlayStation 2 – Recensione

È bene notare che questo può essere un disincentivo per coloro che, invece, nelle visual novel cercano la possibilità di plasmare gli eventi di gioco a proprio piacimento, almeno entro certi limiti.

A fare da contorno alla componente visual novel, c’è una piccola parte di gioco in cui Utawarerumono: Prelude to the Fallen diventa un SRPG, in modo praticamente identico a quello che vi avevamo già descritto nella recensione dell’ultimo capitolo della trilogia.

Sostanzialmente, qui il gioco diventa un RPG tattico davvero basilare, in cui le azioni principali sono poche (muovere il personaggio, attaccare, lanciare incantesimi e via dicendo) e rappresentano soltanto un accenno di quanto visto nei titoli appartenenti a questo genere. Proprio per questi motivi, queste sezioni finiscono ben presto per diventare una fastidiosa interruzione alla storia più che una fonte di intrattenimento, vista anche l’estrema semplicità dei combattimenti proposti. Di nuovo, siamo in linea con quanto offerto poi dai sequel.

Utawarerumono: Prelude to the Fallen, ritorno ai tempi di PlayStation 2 – Recensione

Questo ci porta a dire che, se avete apprezzato i due capitoli giunti in passato su PlayStation 4, probabilmente apprezzerete anche quest’ultimo capitolo (che, lo ripetiamo, è il primo in ordine cronologico); in alternativa, se apprezzate i giochi di stampo nipponico dotati di una buona storia, potrete provare a partire da qui ed eventualmente recuperare i sequel successivamente. Se però non siete particolarmente amanti di questa tipologia di titoli, vi consigliamo di tenervi distanti da Utawarerumono: Prelude to the Fallen, perché siamo ben lontani da ciò che di meglio le visual novel hanno da offrire.

+ Buona storia
+ Buona realizzazione tecnica...
- ... ma non nelle fasi di combattimento
- La mancanza di scelte nella storia non piacerà a tutti
- Fasi da RPG tattico trascurabili

6.3

Utawarerumono: Prelude to the Fallen si mantiene sullo stesso livello qualitativo degli episodi che lo hanno preceduto (almeno nell’ordine di uscita occidentale). Se da un lato abbiamo un buon intreccio narrativo, fondamentale per la riuscita di una visual novel, dall’altra abbiamo una storia su binari che non accontenterà tutti gli appassionati del genere ed una componente da RPG tattico fin troppo abbozzata per essere apprezzata.

Sostanzialmente, se siete fan dei due episodi già usciti in Italia, troverete pane per i vostri denti. Se invece non conoscete la serie ma le visual novel con una buona storia vi incuriosiscono, provate a cominciare da qui il vostro viaggio. Per tutti gli altri, ci sono visual novel molto migliori verso cui puntare.




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