Thronebreaker: The Witcher Tales è perfetto per Nintendo Switch – Recensione

Le storie del Witcher arrivano anche su Nintendo Switch: vale la pena donargli un soldo?

Recensione
A cura di Valentino Cinefra - 6 Febbraio 2020 - 10:05

Poco più di un anno fa usciva Thronebreaker: The Witcher Tales, presentato forse con eccessiva prudenza da CD Projekt RED come la “campagna single player di Gwent”. Ma all’epoca fummo tutto un po’ sorpresi, perché Thronebreaker si rivelò essere molto di più.

Ci aspettavamo una serie di partite di Gwent dietro l’altra con un mero pretesto narrativo, e invece si tratta di un vero e proprio racconto in stile The Witcher (che tempismo ottimo, per altro, tornare su Switch mentre la serie Netflix registra apprezzamenti da record), un gioco di ruolo che ogni tanto diventa un puzzle game e, ovviamente, un gioco di carte.

Iniziando con il dire che la versione per Nintendo Switch è un porting senza aggiunte di sorta – non che ce ne fossero bisogno, onestamente: Thronebreaker: The Witcher Tales è uno di quei titoli che si sposa perfettamente alla console della grande N, la sua filosofia e l’hardware. Lo diciamo spesso ma stavolta tocca sottolinearlo, perché è valido per tutti i giochi di carte. Speriamo che nel futuro prossimo ci siano porting di Hearthstone, Magic the Gathering Arena, ma anche l’ultimo arrivato Legends of Runeterra. Switch è una console perfetta per questo genere di videogiochi.

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Il Gioco (di carte) del Trono

Partendo dal fatto che la nostra seconda opinione su Thronebreaker per Nintendo Switch non si discosta affatto dalla nostra recensione della versione originale, facciamo un piccolo riepilogo per chi finora non avesse mai sentito parlare di questa produzione.

Vista la popolarità del Gwent all’interno di The Witcher 3: Wild Hunt, lo studio polacco pensa bene di farlo diventare un videogioco a sé stante, e successivamente di sfruttare quelle regole per crearci intorno un vero e proprio gioco di ruolo. Thronebreaker: The Witcher Tales è infatti un’avventura vera e propria, uno spin-off standalone ambientato nell’universo di The Witcher, pochi anni prima l’inizio della trilogia videoludica, che mescola dinamiche gestionali e ruolistiche e risolve gli scontri attraverso una rivisitazione molto brillante delle dinamiche del Gwent.

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Non vi servirà conoscere a menadito le regole originali, perché il tutorial vi guiderà serenamente nello spiegarvi ciò che serve, ma sicuramente aver giocato un po’ al Gwent vi aiuterà magari nelle situazioni più complicate a trovare quel guizzo, quella strategia che magari sfugge a un neofita. Perché, a differenza del gioco di carte originale, nella maggior parte dei casi vi ritroverete a fare delle partite molto particolari, in condizioni prestabilite, oppure a risolvere dei veri e propri puzzle in cui è necessario vincere in un solo turno con un pool di carte fisso.

Un esempio banale. Nei primi istanti di gioco bisogna superare una frana, e l’obiettivo delle partite è quindi distruggere le carte Frana dell’avversario, le quali si spostano di turno in turno e, nel caso arrivino dal vostro lato del tavolo, sarà game over. Questo è un esempio veramente scolastico di quello che CD Projekt RED ha costruito nella durata dell’intera avventura (che può arrivare ad impegnarvi anche per una trentina di ore), ma vi ritroverete a dover risolvere situazioni ben più complesse e intelligenti, sintomo di un lavoro sopraffino in termini di game design che sarebbe un peccato svelarvi con altri esempi.

Immaginate, però, come una caccia a una manticora possa venire trasformata in una partita di Gwent, e vi sarete fatti un’idea di una delle missioni secondarie del gioco. Inoltre aspettatevi già una bella sfida a difficoltà normale per chi è avvezzo alle dinamiche dei giochi di carte, che diventerà davvero impegnativa a difficoltà ancora maggiore per chi è esperto del Gwent.

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La Regina e lo Strigo

Per il resto, quando Thronebreaker non ci fa giocare a Gwent, siamo di fronte a un vero e proprio gioco di ruolo, scritto con la cura e l’intensità del racconto che ha consacrato lo studio polacco con le avventure videoludiche di Geralt di Rivia. La protagonista stavolta è Meve, regina guerriera dei regni gemelli Lyria e Rivia, un personaggio forte e autoritario, fin da subito affascinante ma che non potremmo plasmare in alcun modo (nonostante nel gioco si sia chiamati a fare scelte, alcune anche abbastanza importanti).

La trama verte intorno alle mire espansionistiche dell’impero nilfgaardiano e a come gli abitanti del Continente, che siano regnanti o semplici contadini, affrontano l’invasione. Non aspettatevi una storiella, perché nonostante Thronebreaker: The Witcher Tales sia uno spin-off dello spin-off, le penne degli sceneggiatori hanno confezionato uno storytelling veramente godibile, a tema con le scale di grigi tipiche dei romanzi e dei racconti videoludici, e in generale una storia che vale la pena vivere.

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Ovviamente non manca la parte gestionale, legata alla composizione del mazzo, che curiosamente è la parte meno sviluppata e interessante della produzione. L’idea è che voi controlliate sempre Meve come eroe principale, e che il mazzo sia una semplice evoluzione del personaggio. Pensate al classico albero delle abilità o sistema di avanzamento tipico di un gioco di ruolo, e convertitelo in un mazzo di carte. Non è possibile comporre il mazzo liberamente da zero, ma solo modificarlo mano a mano aggiungendo o togliendo carte in base alle missioni secondarie svolte, gli obiettivi raggiunti e, ovviamente, le svolte di trama. Banalmente, aiutare un comprimario in una secondaria sbloccherà la sua carta relativa nel gioco, così come perdere un oggetto o un alleato per un evento di trama farà perdere la sua carta.

C’è anche un pizzico di esplorazione, perché al di là delle citate missioni secondarie ci sono cittadini da aiutare, risorse da raccogliere (per creare nuove carte e potenziare l’esercito di Meve), e una serie di misteri e collezionabili da scoprire. Come detto, un vero e proprio gioco di ruolo con tutti le carte… in regola.

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Toss a Switch to your witcher

Chiudiamo parlando di come Thronebreaker: The Witcher Tales si comporti su Switch. Come avrete intuito dal titolo, notevolmente bene.

Il titolo non richiede ovviamente un hardware glorioso perciò dal punto di vista tecnico non c’è niente di spiacevole da segnalare, sia su TV che su console. Giocando in portabilità bisogna però segnalare che, a volte, i testi potrebbero essere un po’ piccoli – e, in generale, in alcuni momenti l’interfaccia necessiterebbe di un pannello TV, ma si tratta tuttavia di una questione di abitudine.

Lo stesso possiamo dirlo dei comandi. È ovvio che giocare a Gwent con il mouse sia di una facilità disarmante, mentre con un controller bisogna rinunciare ad un po’ di immediatezza per la mancanza di un puntatore a schermo. Nonostante ciò, e con qualche inevitabile misclick nelle fasi iniziali, dopo pochissimo tempo ci siamo ritrovati a giocare con assoluta scioltezza anche su Nintendo Switch. Certo, aggiungere il supporto al touch screen della console sarebbe stata una vera chicca.

+ Perfetto per Nintendo Switch
+ Storia coinvolgente e longeva
+ Design delle sfide ottimo
- Il touch screen si poteva implementare?
- Se non vi piace Gwent farete fatica a divertirvi

8.0

Thronebreaker: The Witcher Tales torna su Nintendo Switch con una conversione ottima. Le qualità dell’esperimento di CD Projekt RED sono ormai note, ed anche sulla console Nintendo non ci sentiamo di smentire quanto detto in precedenza nell’analisi dell’originale. Non siete costretti a conoscere il Gwent, ma di certo vi deve piacere l’idea di un gioco di ruolo che si “risolve” con una partita a carte.

Detto ciò, Thronebreaker è una grande avventura, ben scritta e coinvolgente, che arriva con un tempismo invidiabile ad affiancare l’adattamento Netflix, e che consolida la presenza di un grande franchise videoludico sulla piattaforma ibrida dell’azienda di Kyoto. Sottovalutarla per la sua natura di “spin-off dello spin-off” è un errore.




TAG: cd projekt red, Thronebreaker: The Witcher Tales

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