Thronebreaker: The Witcher Tales Recensione | un card game per domarli tutti

Quando abbiamo avuto modo di provare con mano Thronebreaker: The Witcher Tales, alcune settimane fa in quel di Varsavia, siamo rimasti piacevolmente colpiti dalla capacità di CD Projekt RED di dar vita a un card game che andasse ben oltre le basi poste da GWENT. Dopotutto, parliamo dello stesso team che ha dato i natali allo Strigo nella serie The Witcher, quindi la cosa ci sorprende fino a un certo punto. Attenzione, però: al netto delle differenze con l’avventura di Geralt di Rivia (le uniche somiglianze le troverete solo ed esclusivamente nel mondo di gioco e in alcuni NPC che incontrerete), Thronebreaker non è sicuramente uno spin-off qualsiasi, visto che la struttura fondata sull’utilizzo delle carte è quanto di più profondo e variegato si possa cercare in un titolo del genere. Senza dimenticare che questa volta a fare da contorno troviamo un impianto singleplayer tipico degli RPG all’europea, ispirato neanche troppo velatamente ai grandi classici alla Might & Magic. Insomma, la regina Meve ha ben più di una ragione per scendere in guerra, al vostro fianco.

Un sovrano non conosce mai tutte le possibilità

La storia di Thronebreaker. The Witcher Tales ci immergerà da subito in un mondo in preda al caos, per via di alcune crescenti tensioni tra Impero di Nilfgaard e i Regni Settentrionali. Meve, regina guerriera della Lyria e della Rivia, sarà ben presto costretta a scendere nuovamente in guerra, al fine di evitare che l’invasione del suo regno porti morte e distruzione tra la sua gente.Una missione, quella della nostra regina, che la porterà in giro per l’enorme mondo fantasy che saremo chiamati ad esplorare. Mondo di gioco che sarà a sua volta inquadrato in un’efficace visuale 2D isometrica e dotato di un delizioso stile estetico dipinto a mano, dettaglio questo che risalta anche nelle suggestive sequenze di dialogo tra personaggi. Le aree esplorabili saranno inoltre divise in cinque macro aree realmente differenti e dotate di peculiarità estetiche, nemici e situazioni del tutto inedite: si va da tranquille campagne a scenari dilaniati dalla guerra, passando per valli innevate e foreste oscure.

Il movimento del nostro personaggio non avverrà tramite il consueto utilizzo di leve analogiche o tasti, visto che basterà un semplice click del mouse nella direzione desiderata per far muovere ed interagire la protagonista Meve con i vari elementi dello scenario o i vari NPC. Questo dettaglio distanzia in un certo senso la fase esplorativa di Thronebreaker rispetto ai classici del genere (oltre a prendere seriamente le distanze dalle meccaniche della serie The Witcher) rendendolo più simile a un’avventura punta & clicca (con le dovute differenze, sia chiaro). E come ogni gioco di ruolo che si rispetti, Thronebreaker ha tre parti ben distinte in cui gestire i nostri alleati e le missioni da svolgere: la Tenda del Comando è infatti il luogo base dove gestire il mazzo e migliorarlo al fine di garantirci vittorie assicurate (o quasi) con mazzi sempre più potenti, mentre la Tenda del Messo altri non è che una taverna dove avremo modo di incontrare gli alleati di Meve, in grado di affidarci missioni secondarie o dettagli sulla trama principale. Infine, la Tenda Reale altri non è che l’hub delle quest, all’interno della quale potremo fare il punto dei nostri progressi all’interno della campagna principale. Va inoltre specificato che potremo ovviamente migliorare e potenziare le varie “Tende” grazie ai punti esperienza e agli oggetti accumulati.

I dialoghi, recitati e sottotitolati in italiano, metteranno spesso e volentieri Meve in procinto di dover scegliere le conseguenze delle sue azioni, le quali porteranno gloria al regno o catastrofi inaudite. Vale a dire che le scelte morali ci porranno abbastanza frequentemente sul filo del rasoio, tanto che i ben venti finali disponibili serviranno proprio a sottolineare l’importanza delle nostre decisioni, il più delle volte eque e mai dettate dall’istinto (o perlomeno, così dovrebbe essere). In questo frangente, il retrogusto tipico della serie principale di The Witcher è davvero molto marcato, tanto che CD Projekt Red si è nuovamente dimostrata molto attenta ai particolari. Idem per la colonna sonora originale del gioco, composta dal bravissimo Marcin Przybyłowicz: melodie raffinate, fanfare imponenti e più in generale un feeling che ci rimanderà a più battute al leggendario mondo fantasy dello Strigo, unico nel suo genere.

A chiudere un cerchio più che convincente, vi è anche e soprattutto il sistema di combattimento di Thronebreaker: The Witcher Tales, ovviamente basato solo ed esclusivamente sull’utilizzo delle carte da gioco: le battaglie che Meve dovrà affrontare nel corso dell’avventura si basano infatti poco sorprendentemente sull’ossatura di GWENT, appositamente riveduta e corretta per l’occasione: se il titolo base era infatti un semplice card game per due giocatori, la questione in Thronebreaker si fa davvero più complessa, visto che sia a livello di varietà di situazioni e complessità di gioco, il prodotto CD Projekt non ha davvero nulla da invidiare a nessuno. Gli sfidanti sono chiamati a giocare una carta per turno (da un mazzo di venti o quaranta carte). Queste si dividono in bronzo, argento e oro, distinte a loro volta in base alla rarità e ognuna dotata di una sua abilità speciale. Ogni mazzo ha un leader, il quale può essere utilizzato in qualsiasi momento della battaglia e in grado di cambiare le sorti della stessa grazie a effetti attivabili a piacimento. Vincere due turni su tre ci porterà quasi sempre alla vittoria, a patto di avere più punti potere rispetto a quelli l’avversario.

Nonostante il sistema di gioco appaia essere identico a quello di GWENT, la possibilità di migliorare il mazzo salendo di livello o investendo le varie risorse recuperate sul campo, oppure la possibilità di affrontare battaglie speciali (e con regole altrettanto speciali) legate a doppio filo agli eventi della storia (come imboscate, frane improvvise o assalti da parte di eserciti nemici), renderanno il meccanismo messo in piedi da CD Projekt Red così vario e complesso che talvolta non ci sembrerà di star giocando a un semplice card game (a volte ci sembrerà infatti di essere chiamati a risolvere dei veri e propri puzzle ambientali entro e non oltre un certo tempo limite). Da sottolineare infine l’estrema difficoltà degli scontri, alcuni dei quali estremamente ostici: non parliamo di uno sbilanciamento del livello di sfida, piuttosto della consuetudine dei nostri avversari di giocare dei turni di gioco praticamente perfetti, senza possibilità di errore alcuno da parte nostra, con l’eventualità (neanche troppo rara) di essere mandati al tappeto anche solo nel giro di un singolo turno. In ogni caso, va detto che non avremmo mai e poi mai preferito un livello di sfida troppo accondiscendente nei confronti del giocatore (oltre al fatto che, si sa, la pratica rende perfetti).

+ Un mondo fantasy enorme
+ Sistema di gioco ricco, complesso e sfaccettato
+ Tanti volti noti dall'universo dello Strigo
- Difficoltà fuori scala

8.3

Thronebreaker: The Witcher Tales non è solo un card game sopraffino. È anche e soprattutto un gioco di ruolo all’europea dotato di grande fascino, ricco di sfumature, tocchi di classe e con un comparto tecnico che non ha nulla da invidiare ad alcuni dei più celebri RPG fantasy apparsi negli ultimi anni. Pur essendo a conti fatti un titolo “minore” – specie se confrontato al portfolio di capolavori usciti dagli studi di CD Projekt RED – il nostro consiglio è di sottovalutare in alcun modo l’avventura della regina guerriera Meve e di prepararvi ad affrontare alcune delle più soddisfacenti (e complesse) battaglie con le carte degli ultimi anni.