The Witcher, recensione dei primi cinque episodi della serie Netflix

Abbiamo visto in anteprima i primi cinque episodi della serie Netflix dedicata a The Witcher!

SPECIALE
A cura di Marcello Paolillo - 20 Dicembre 2019 - 9:00

Sin dall’annuncio ufficiale, si è creato un alone di riverenza verso la serie dedicata The Witcher. Non solo per il fatto che la fan base di Game of Thrones è rimasta orfana di un fantasy degno di essere chiamato tale, ma anche e soprattutto perché la figura di Geralt di Rivia è ormai ad uso e consumo di chiunque. La Saga di Geralt di Rivia è infatti una serie di romanzi e racconti fantasy scritta dall’autore polacco Andrzej Sapkowski negli anni ’90 (e nel 2013). Parliamo di ben due raccolte di racconti (più una fuori stampa), oltre a sei romanzi, adattati da CD Projekt RED in una serie di videogiochi di enorme successo a livello internazionale (The Witcher 3: Wild Hunt ha davvero bisogno di presentazioni?). Come noto, lo show Netflix ha deciso di ispirarsi solo ed esclusivamente alla controparte cartacea (dopotutto, che sensolio avrebbe avuto l’adattamento di un adattamento). Dopo aver visto in anteprima cinque episodi della serie (su otto complessivi) ci siamo fatti un’idea decisamente chiara di ciò che ci aspetta.

The Witcher, recensione dei primi cinque episodi della serie Netflix

“I dubbi. Solo il male, signor Geralt, non ne ha mai.”

Innanzitutto, mancando tre episodi alla fine dello show – e non avendo quindi modo di analizzarla nella sua interezza – ci riserviamo l’onere di assegnare un voto finale solo ed esclusivamente quando avremo visto il pacchetto completo messo in piedi da Netflix. Ovviamente, non vi riveleremo nulla nello specifico della trama per non rovinarvi la sorpresa. La prima stagione prende palesemente spunto dai primi due romanzi della saga, con una struttura in tutto e per tutto simile: il primo episodio “L’inizio della fine” adatta la storia di The Lesser Evil, contenuta nel libro The Last Wish, in cui Geralt viene coinvolto in una lotta tra un mago e una strana fuorilegge. Nel secondo episodio, “Quattro marchi”, esploreremo le origini di una strega molto nota a chi conosce la serie originale, mentre nel terzo – “Luna traditrice” – vedremo Geralt aiutare la figlia di un re a superare una maledizione. “Banchetti, bastardi e sepolture” è invece l’adattamento di A Question of Price, mentre nel quinto episodio chiamato “Desideri incontenibili” scopriremo maggiori dettagli sul personaggio di Jaskier.

Nonostante la struttura “a racconti”, la trama di The Witcher sarà ovviamente collegata da un filo conduttore che vedrà il nostro cacciatore di mostri, Geralt di Rivia, impegnato a trovare il suo posto in un mondo dove le persone non tollerano il “diverso”, senza contare anche che l’Impero di Nilfgaard – il più potente esercito del mondo conosciuto, situato nella parte meridionale del Continente – ha deciso di seminare morte e distruzione. La missione primaria del witcher sarà in ogni caso quella di proteggere una misteriosa ragazza che risponde al nome di Cirillla (la quale nasconde un oscuro segreto), cercando di evitare allo stesso tempo una guerra ormai imminente. Henry Cavill veste i panni dello strigo, Anya Chalotra quelli di Yennefer, Freya Allan interpreterà Ciri, Jodhi May la Regina Calanthe e Adam Levy sarà invece Saccoditopo. Menzione d’onore per il fedele cavallo del protagonista, noto come Rutilia (il nome originale polacco è Płotka, mentre in inglese è Roach).

The Witcher, recensione dei primi cinque episodi della serie Netflix

I primi due episodi partono in medias res, non sorprendendo né per la resa scenica né tantomeno per quanto riguarda il ritmo. Sembrerà di assistere a un fantasy qualsiasi, realizzato in maniera fin troppo canonica e dozzinale. Fortunatamente le cose sembrano migliorare – e di molto – dal terzo capitolo in poi, un episodio in grado di tessere le fila di una storia che andrà man mano svelando le sue carte migliori. Col tempo vi abituerete anche alla figura di Geralt/Cavill, criticatissimo in fase di casting ma in realtà perfetto a vestire i panni dello strigo visto (o sarebbe meglio dire letto) nei romanzi di Sapkowski. Dimenticate quindi il personaggio giocato nella serie CD Projekt, ogni paragone estetico (e non solo) lascia il tempo che trova. Ad ogni modo, Netflix sembra aver voluto strizzare l’occhio anche ai fan del videogioco, specie durante i combattimenti (pochi) e i dialoghi tra personaggi (molti), sia per quanto riguarda le inquadrature e la regia che per la recitazione (la voce di Cavill in lingua originale sembra essere identica in tutto e per tutto a quella udita nel doppiaggio originale di The Wild Hunt).

The Witcher, recensione dei primi cinque episodi della serie Netflix

Non credete a chi vi dirà che The Witcher è più vicino a un prodotto fantasy dozzinale ante litteram come Xena: la fedeltà narrativa coi racconti originali, unita a una resa estetica “à la Game of Thrones” (ma con le dovute differenze) rendono questa prima stagione un tassello di un qualcosa di più grande e potenzialmente imponente, che potrebbe mostrarsi in tutto il suo splendore solo a partire dalla seconda stagione (già annunciata dalla showrunner Lauren Schmidt Hissrich). Presa a sé stante, questa prima serie di episodi dedicata al witcher più famoso di sempre si è dimostrata quindi un viatico più che godibile verso qualcosa che non può (e non deve) passare inosservato tra gli amanti del fantasy nudo e crudo. Anche solo per questo c’è da ringraziare Geralt di Rivia per il suo impegno.

+ Geralt/Cavill promosso a pieni voti
+ Fedele ai romanzi originali
- Fatica a decollare
- Ritmo e resa scena non ai massimi livelli

I primi cinque episodi della serie Netflix dedicata a The Witcher sono croce e delizia: se da un lato la fedeltà coi romanzi dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski è innegabile, dall’altra è impossibile non scendere a compromessi con una resa ben sotto le aspettative, specie per quanto riguarda le ore iniziali dell’avventura di Geralt di Rivia. Lo show riprende quota non appena la narrazione – e i numerosi personaggi che popolano il continente – decideranno di svelare le loro carte migliori, ma è altresì vero che ogni paragone con Game of Thrones andrà evitato accuratamente. Per brillare di luce propria The Witcher non dovrà avere nulla a che spartire con la serie HBO, né ora né mai. Dategli – e datevi – quindi del tempo per comprendere ciò che si nasconde dietro la missione di Geralt di Rivia. Magari ne varrà la pena.




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