Terminator: Resistance, il futuro dell’umanità non è un granché – Recensione

L'ultimo sparatutto dedicato alla saga di Terminator non è il titolo che speravamo di giocare. Leggi la recensione.

RECENSIONE
A cura di Marcello Paolillo - 4 Dicembre 2019 - 15:15

La saga di Terminator ha sicuramente vissuto periodi migliori. L’ultimo capitolo della serie uscito nelle sale cinematografiche, Destino Oscuro, non si è purtroppo rivelato il successo di pubblico che in molti auspicavano, “congelando” così la saga creata da James Cameron nel 1984 e ripresa con successo nel 1992 con il magnifico Terminator 2: Il Giorno del Giudizio. Sono bastati infatti tre seguiti decisamente poco ispirati (e una blanda serie TV) a far cadere nel dimenticatoio il T-800 di Arnold Schwarzenegger, non più in forma come un tempo. Anche nel mondo dei videogiochi, la serie di Terminator non sembra passarsela un granché ormai da svariate generazioni, con tie-in insipidi e privi di mordente. Terminator: Resistance prova a rimediare ai torti compiuti in passato, grazie a uno sparatutto in soggettiva ambientato all’indomani del fatidico Giorno del Giudizio, ossia quello in cui Skynet e le macchine decisero di decimare quasi tutta la popolazione umana.

Terminator: Resistance, il futuro dell’umanità non è un granché – Recensione

Vieni con me se vuoi vivere

La storia di Terminator: Resistance ci immerge nel consueto futuro post apocalittico in cui la razza umana è ridotta a vivere tra le macerie della civiltà che fu, il tutto mentre le macchine sotto il controllo di Skynet dominato il mondo, dando la caccia pochi sopravvissuti che cercano di riorganizzarsi a tutti i costi per contrastare l’avanzata dei robot. Nella Los Angeles del 2028, Jacob Rivers sarà chiamato a combattere per difendere se stesso e i suoi compagni, esseri umani il cui unico scopo è solo ed esclusivamente quello di rimanere in vita più a lungo possibile. Gli eventi e i personaggi ricalcano quindi in tutto e per tutto il futuro immaginato da James Cameron, senza alcun guizzo narrativo particolare.

Se dal punto di vista narrativo Terminator: Resistance sembra essere uno sparatutto in prima persona uscito dalla prima generazione di titoli PS3, purtroppo la situazione non è troppo dissimile pad alla mano: uccidere le macchine, raccogliere oggetti, avanzare. Di tanto in tanto saremo chiamati a raccogliere determinati oggetti per portare a termine le missioni principali e secondarie, ma nulla che sprema eccessivamente le meningi. Un gameplay monotono e piuttosto ripetitivo, con un senso di déjà vu perenne che faticherà a scrostarsi dal nostro esoscheletro. A poco serve purtroppo una (limitatissima) componente crafting, grazie alla quale potremo creare vari oggetti o potenziare le armi da fuoco in dotazione al protagonista (pistole e fucili di ogni sorta), oltre a sporadiche sessioni di hacking in cui saremo chiamati a sbloccare varie serrature chiuse a chiave.

terminator resistance

Il Giorno del Giudizio (per il franchise)

Se la trama, come descritto poco sopra, non brilla per chissà quale guizzo narrativo, sviluppare la nostre relazioni con i personaggi aprirà in ogni caso a varie missioni secondarie, sbloccabili nel caso fossimo in grado di selezionare le giuste opzioni di dialogo. Imitando in maniera neppure troppo velata i titoli Telltale, questi “bivi” si riducono spesso e volentieri a semplici opzioni nelle quali è abbastanza chiaro quale risposta selezionare per avanzare nel modo corretto. Certo, il grado di libertà è comunque piuttosto buono (pur trattandosi di un semplice sparatutto bellico) visto e considerato che potremo scegliere quali obiettivi affrontare, senza troppe imposizioni. Anche le varie aree che saremo chiamati a pattugliare, pur essendo particolarmente ridondanti dal punto di vista estetico (il futuro post-apocalittico di Terminator non è mai stato troppo ospitale), offrono un buon grado di libertà di azione. Nulla che faccia gridare al miracolo, sebbene un’impostazione su binari avrebbe peggiorato oltremodo un gunplay già piuttosto poco interessante di suo.

terminato resistance

Purtroppo, Terminator: Resistance non va oltre le sue buone intenzioni, proponendosi come un FPS che sembra uscito dalla passata generazione di console (per non dire un paio), privo di grandi idee e soprattutto privo di mordente per il giocatore. L’avventura contro le macchine ribelli si rivela essere un’accozzaglia di idee prese da una moltitudine di titoli simili, senza però brillare in nulla (né sotto il versante del gunplay, né tantomeno per quanto concerne gli sporadici elementi RPG sparsi qua e là). Il lavoro svolto da Teyon (autori del deplorevole Rambo: The Video Game) e a Reef Entertainment può quindi dirsi a malapena sufficiente, sperando che un giorno la serie di Terminator trovi nuovamente la sua dimensione ideale. O, perché no, il suo riposo eterno, lontano da sequel, reboot o videogiochi davvero poco entusiasmanti.

+ Terminator è pur sempre Terminator
+ Dialoghi coi NPC interessanti...
- ... peccato che il resto non sia un granché
- Tecnicamente è un gioco del 2005
- Longevità irrisoria

5.4

Al netto della saga di riferimento (dotata sempre di un suo fascino magnetico), Terminator: Resistance risulta essere uno sparatutto in soggettiva senz’arte né parte fermo ad almeno una quindicina di anni fa e privo di particolari doti ludiche o strutturali che tentino di elevarlo sopra la media degli FPS bellici di questa generazione. Un peccato, anche perché al netto di una buona atmosfera post-apocalittica e del gusto di crivellare a suon di fucile mitragliatore un gran numero di T-800, è davvero trovare delle qualità che salvino dal dimenticatoio l’FPS di Teyon e Reef Entertainment. Forse, semplicemente, è arrivato il momento per il franchise di Terminator – sia al cinema che nei videogiochi – di appendere il fucile al chiodo, lasciando a tutti noi il ricordo ben più splendente di ciò che fu negli anni ’80 e ’90.




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