Terminator: Destino Oscuro, il futuro è una strada buia – Recensione

Abbiamo visto l'ultimo capitolo della saga di Terminator, Destino Oscuro. Leggi la recensione del film!

RECENSIONE CINEMA
A cura di Marcello Paolillo - 31 Ottobre 2019 - 15:17

La saga di Terminator negli ultimi anni ha perso la retta via. Già con T3 – Le Macchine Ribelli, il primo non diretto da James Cameron, la serie con Arnold Schwarzenegger sembrava aver perso l’epica e lo smalto dei primi due film (a conti fatti, due dei più bei action/thriller a tema fantascientifico degli ultimi 40 anni). Con Salvation, si era provato a far fare alla saga un passo nel futuro, sebbene il film fosse costellato di così tante buchi di sceneggiatura (nonché di problemi durante le riprese), che il fallimento è stato inevitabile. Ciliegina sulla torta è stato Terminator: Genisys, un capitolo così pasticciato, insulso e mal realizzato da condannare il T-800 all’oblio. Fortuna vuole che Cameron, regista dei primi due e indimenticabili capitoli della saga di Terminator, abbia deciso di riprendere il mano il franchise salvandolo in extremis, producendo infatti una pellicola che ignora tutti – ma proprio tutti – gli episodi post-T2 (inclusa la mediocre serie TV chiamata The Sarah Connor Chronicles) e fungendo da vero e proprio terzo capitolo ufficiale: stiamo parlando di Terminator: Destino Oscuro. Sarà bastato questo ennesimo capitolo a rinviare per sempre il “Giorno del Giudizio” del franchise?

Terminator: Destino Oscuro, il futuro è una strada buia – Recensione

Vieni con me se vuoi vivere

Miller, per realizzare Destino Oscuro, si deve essere posto prima un paio di domande fondamentali: quali sono stati i punti di forza che hanno reso grandiosi i primi due capitoli della saga di Terminator? Qual è stata la formula magica che ha reso T2 – Il Giorno del Giudizio un capolavoro assoluto del cinema d’azione anni ’90? E, soprattutto, cos’è che è andato storto con gli ultimi tre capitoli della saga? Tutti quesiti a cui James Cameron ha sicuramente suggerito la risposta giusta, messa a schermo per circa due ore e un quarto di film. La storia vede il ritorno di Sarah Connor, interpretata da Linda Hamilton, 27 anni dopo la “fine” di Skynet. Sarah si ritrova presto a salvare la vita di Dani Ramos (interpretata da Natalia Reyes), sulle cui tracce sembra esserci un nuovo e sofisticatissimo modello di Terminator, chiamato Rev-9 (Gabriel Luna). Grace (Mackenzie Davis) è un’essere ibrido metà uomo, metà cyborg, incaricato di occuparsi della sopravvivenza di Dani. Ad aiutare il gruppo di eroine interverrà anche un “vecchio amico”, il T-800 interpretato da Arnold Schwarzenegger. Insieme, saranno chiamati a fermare la nuova minaccia.

Terminator: Destino Oscuro è un film sul confine (ormai impercettibile) tra uomo e macchina, oltre a spiegare di come il tempo e il libero arbitrio siano due concetti relativi nel mondo di Sarah Connor. L’azione, invasiva ma mai eccessiva, riempie lo schermo tra un dialogo e un altro, in cui i nostri eroi si spiegano l’essenziale evitando dove possibile i cliché del caso. Cambiare il futuro non vuol dire automaticamente riuscire a cambiare il destino, e in questo già Terminator 2 – Il Giorno del Giudizio aveva fatto da apripista a questo semplicistico concetto. Questo perché la pellicola di Miller segue il sentiero tracciato abilmente dal predecessore, senza colpi di testa o plot twist che mandano in vacca quanto di buono è stato fatto coi due film usciti nel 1985 e nel 1991 (da questo punto di vista già il precedente Genisys ci aveva provato, fallendo miseramente). Il destino di Dani Ramos e dei suoi alleati è infatti simile a un foglio di carta bianco, tutto da scrivere.

Il paragone con Star Wars: Il Risveglio della Forza non è del tutto errato: Skynet è stata ufficialmente distrutta assieme alla Cyberdine, ma il ritorno dei personaggi storici – ormai attempati e con qualche ruga e capello bianco di troppo – vuole fare da vero e proprio collante tra la vecchia e la nuova generazione di protagonisti. Sotto questo aspetto, Destino Oscuro riesce a trasmettere quella sensazione di nostalgia mista a speranza che i fan della saga ormai hanno imparato a conoscere fin troppo bene. Buone ma non ottime, invece, le new entries: Dani, la ragazza al centro della vicenda e interpretata dalla giovane attrice colombiana Natalia Reyes, non colpisce mai nel segno, così come la Grace di Mackenzie Davis sembra essere un mix tra le frasi a effetto del T-800 e il “girl power” di Sarah Connor. Il Rev-9 di Luna fa invece il suo lavoro senza però mai inquietare come dovrebbe (il T-1000 di Robert Patrick era ed è su piano qualitativo ben più alto), nonostante il ruolo di “cattivo” lo riesca comunque a portare a casa senza particolari problemi.

Terminator: Destino Oscuro, il futuro è una strada buia – Recensione

Insomma, un film con un chiaro messaggio femminista, nessuna particolare velleità narrativa ma sicuramente dotato di fascino e di un’ottima dose di azione vecchio stampo. Destino Oscuro è quindi il miglior capitolo della saga dai tempi di Terminator 2 (non che ci volesse molto, a dire il vero), con tutti gli elementi che hanno reso impressa nella roccia la saga con Schwarzenegger, dando anche modo al franchise di espandersi verso nuove direzioni in modo intelligente e fedele alla tradizione, non snaturando ciò che è stato e neppure creando paradossi destinati a “terminare” ciò che di buono è stato fatto da Cameron negli anni ’80 e ’90. Anche solo per questo, paradossalmente, il Destino Oscuro di Terminator è forse quello più luminoso che si sia visto finora. Dal 31 ottobre 2019 nelle sale italiane.

+ Alcune sequenze d'azione davvero ben fatte
+ Si ritorna allo stile dei primi due capitoli
+ Sarah Connor è unica e inimitabile
- Non ha la carica innovativa dei primi due film
- A conti fatti, si tratta di un reboot sotto mentite spoglie

7.9

Pur non travolgendo il medium cinematografico come fecero il primo e il secondo episodio della saga (di cui si pone come successore diretto), Terminator: Destino Oscuro è sicuramente il film più riuscito, adrenalinico e ben confezionato della serie post Terminator 2, dimenticando le immonde nefandezze che hanno portato a Genisys. Schwarzenegger e Linda Hamilton sono una garanzia, affiancati dai buoni (ma non ottimi) Natalia Reyes, Gabriel Luna e Mackenzie Davis. Questo terzo capitolo ufficiale delle avventure di Sarah Connor è infatti un lungometraggio muscolare, compatto, che strizza l’occhio al femminismo nudo e crudo senza mai risultare patetico o pressapochista. Un gran bel film, che siamo certi darà il via a una nuova serie destinata a durare ancora piuttosto a lungo.

“Il futuro, di nuovo ignoto, scorre verso di noi, e io lo affronto per la prima volta con un senso di speranza”.




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