Star Ocean First Departure R: dal passato con (poco) furore – Recensione

Il ritorno di un classico, che poteva però essere meno pigro

Recensione
A cura di DottorKillex - 11 Dicembre 2019 - 10:25

Nel periodo in cui l’industria videoludica giapponese si ricorda di quanto ricca fosse la ludoteca di Super Nintendo, soprattutto in fatto di JRPG, era solo questione di tempo prima che arrivasse la rimasterizzazione di uno degli esponenti migliori del genere, dopo lo sbarco in occidente di Trials of Mana (nella Collection of Mana e, prossimamente, anche in versione standalone) e Romancing SaGa 3.
Stiamo parlando, per i meno ferrati (o i più giovani) di Star Ocean, pubblicato per la prima volta sulla macchina a sedici bit Nintendo nel lontano 1996. Questa è la recensione della versione appena uscita per PS4 (quella in analisi) e Switch, rinominata First Departure R.

PSP in alta definizione

Mettiamo subito in chiaro una cosa, a beneficio di quanti sperassero in un vero e proprio remake o in una serie di migliorie consistenti nel passaggio a PS4: Star Ocean First Departure R è una versione potenziata di quella vista su Playstation Portable dodici anni or sono, quando la prima console portatile di Sony contendeva il titolo di regina del mercato handheld a Nintendo DS.
Questo, in soldoni, significa che un’utenza che associa la definizione di “gioco di ruolo” a titoli come Horizon Zero Dawn, Dragon Quest XI o Persona 5 dovrà cimentarsi con un prodotto che, di fatto, proviene direttamente dalla metà degli anni ’90, dove la tridimensionalità è figlia di abili trucchi prospettici, gli scenari sono disegnati a mano ma terribilmente statici e il ritmo di gioco non è sempre all’altezza di quello delle produzioni odierne.

Star Ocean First Departure R: dal passato con (poco) furore – Recensione

Fatta questa doverosa premessa, che potrebbe spaventare i giocatori più giovani ma si rende necessaria quando analizziamo prodotti così lontani, nel concept, da quelli odierni, si può esaminare l’ultima fatica Square Enix per quello che è, ovvero un omaggio, a metà tra rispetto del materiale originale e pigrizia, a uno dei titoli più significativi del genere.

Per chi non lo sapesse, il brand di Star Ocean, soprattutto in Giappone, ha per anni rivaleggiato con saghe assai più conosciute qui da noi, come Final Fantasy e Dragon Quest, in quanto a popolarità ed accoglienza da parte della critica specializzata.
Gli ultimi, sfortunati episodi del franchise (Integrity and Faithlessness in particolare, ma anche il precedente The Last Hope, seppur in maniera minore), incapaci di rinnovarsi e di proporre formule al passo con l’evoluzione del genere dei giochi di ruolo, hanno un po’ spento la fiamma che ardeva viva ai tempi del Super Nintendo prima e delle prime due console Sony poi.

Star Ocean First Departure R: dal passato con (poco) furore – Recensione

Star Ocean First Departure R è un ritorno al passato, una sospensione del tempo che permette al team di sviluppo di concentrarsi sull’essenziale, in un periodo in cui una fetta nemmeno troppo piccola di giocatori sembra maggiormente propensa ad accettare compromessi dal punto di vista tecnico pur di confrontarsi con esperienze ruolistiche d’annata.

Macchina del tempo

Il sistema di combattimento in tempo reale era uno dei marchi distintivi della produzione al tempo del debutto sul mercato, e ancora oggi, nonostante gli anni intercorsi e la svolta action che ha investito gran parte della produzione ruolistica (anche) giapponese, bisogna ammettere che si difende benone.

La libertà di muoversi in tre dimensioni e di combinare attacchi alla stregua di un picchiaduro semplificato non era banale al tempo e riesce a divertire anche oggi, sebbene tanti aspetti della produzione ne tradiscono le origini vetuste e divideranno la community.

Star Ocean First Departure R: dal passato con (poco) furore – Recensione

Ci riferiamo al backtracking e agli scontri casuali su tutti, ma, in generale, la necessità di livellare il proprio party almeno in un paio di circostanze durante la main quest (in particolare durante l’ultimo terzo dell’avventura) e l’impossibilità di accedere a determinate zone, sorvegliate da nemici fuori portata per il party, aumenteranno il fascino d’epoca e l’effetto nostalgia di chi è cresciuto a pane e Super Nintendo, ma potrebbero far storcere il naso a chi ha nella PS4 la prima console (o anche la seconda) da gioco della sua carriera videoludica.

Gli elementi che oggi vengono dati per scontati in molte produzioni contemporanee ci sono tutti, sebbene in maniera piuttosto primitiva, dal crafting ad un sistema di crescita discretamente ramificato, passando per la possibilità di cucinare manicaretti che garantiscono buff temporanei al party. Per farla breve, Star Ocean First Departure R riesce a non farsi mancare nulla, e, almeno sotto questo punto di vista, può dirsi un gioco di ruolo abbastanza moderno.

Star Ocean First Departure R: dal passato con (poco) furore – Recensione

Tornano, immancabili, anche le Private Action, dialoghi e scenette del tutto opzionali che consentono di approfondire il rapporto con i personaggi del party, alcuni dei quali possono essere reclutati o meno a seconda delle scelte del giocatore e della sua voglia di imbarcarsi in più dialoghi possibili con svariati NPC.

L’immancabile flow dungeon – villaggio – dungeon si materializza sin dalle prime ore di gioco, ma è accettabile ritrovare una struttura così classica in un prodotto che, di base, conserva tutti gli stilemi ludici del 1996.
Anzi, da questo punto di vista, complice una storyline semplice ma d’effetto, che ha il merito di combinare fantascienza e fantasy classico, Star Ocean First Departure R è invecchiato discretamente, e avrebbe probabilmente meritato un trattamento migliore da parte di mamma Square.

Giusto un filo di trucco

Il lavoro di riproposizione, che poteva dirsi molto buono alla pubblicazione del titolo su PSP nel 2007, analizzato con gli occhi di oggi scade un po’ di qualità, inevitabilmente: l’innalzamento della risoluzione, il ribilanciamento in termini di difficoltà di alcune fasi di gioco, l’aggiunta della duplice traccia audio giapponese (ispirata all’originale del 1996 l’una e ridoppiata undici anni dopo l’altra) e una serie di nuovi artwork a firma di Katsumi Enami sono tutto ciò che è stato aggiunto al precedente lavoro.

Star Ocean First Departure R: dal passato con (poco) furore – Recensione

Un po’ poco, tanto in termini contenutistici quanto di quality of life improvements, e, difatti, siamo dinanzi ad un lavoro nel complesso inferiore sia a quello fatto per Trials of Mana sia a quello, più recente, svolto per portare in Occidente Romancing SaGa 3.
Non a caso citiamo questi due titoli, entrambi editi da Square Enix: l’impressione, piuttosto spiacevole, è che il colosso giapponese abbia trattato il franchise di Star Ocean con maggiore sufficienza rispetto ai due succitati, riservando a esso un trattamento peggiore che si traduce in un porting più pigro, che potrebbe tenere alla larga le nuove leve di videogiocatori.

L’unica concessione, in questo senso, è la maggiore velocità di crociera del personaggio controllato durante le fasi di esplorazione, che risparmierà sicuramente qualche incontro casuale ma, da sola, non basta a togliere l’etichetta di “pigro” a questo remaster, anche alla luce di mancanze come l’impossibilità di respec per le abilità assegnate ai protagonisti e di tutorial davvero esaustivi per attività come il crafting o la cucina.

Star Ocean First Departure R: dal passato con (poco) furore – Recensione

Nulla è stato fatto per ovviare alla pesante compressione dei filmati, figlia dell’infelice supporto UMD, né per permettere di salvare in qualsiasi momento – una feature ormai imprescindibile che riesce, da sola, a ovviare a eventuali picchi di difficoltà di prodotti pensati per un pubblico assai differente da quello del 2020.

Di contraltare, però, il prezzo è decisamente quello giusto: poco più di 20€ per godere di uno dei padri fondatori del genere degli action RPG di matrice giapponese, insieme alla serie Tales of di Namco (Tri-Ace sviluppò anche Tales of Phantasia, sempre per SNES), capace di offrire dalle venti alle trenta ore di gioco senza indugiare eccessivamente né in missioni secondarie banali né in incarichi tutti uguali tra loro.
Segnaliamo, peraltro, l’ulteriore incentivo rappresentato dai finali multipli, che potrebbe spingere alla rigiocabilità una volta terminato il titolo.

Star Ocean First Departure R: dal passato con (poco) furore – Recensione

Molto bene anche dal punto di vista sonoro: il doppiaggio rimane sul pezzo per gran parte dell’avventura, denunciando qualche piccolo calo solamente nelle prove recitative di alcuni personaggi secondari, e la colonna sonora conferma quanto di buono ascoltato, con gli auricolari, dodici anni fa su PSP.
Soprattutto il battle theme ci è (ri)entrato nella testa con prepotenza, e potrebbe fare lo stesso con voi qualora doveste decidere di dare al gioco una possibilità.

+ Invecchiato bene per molti aspetti...
+ Combat system frenetico ed immediato
+ Colonna sonora di qualità
- ...peggio per altri
- Remaster piuttosto pigro
- Nessun contenuto inedito

7.0

Qualora non aveste mai posseduto PlayStation Portable e, prima di essa, Super Nintendo, e foste appassionati di JRPG, Star Ocean First Departure R sarebbe per voi una vera e propria manna dal cielo, perché vi consentirebbe, al prezzo di soli 20€, di recuperare un pezzo di storia del genere, pur con tutte le limitazioni e le scelte di design a tratti obsolete di un gioco di quasi ventiquattro anni fa.

Se, al contrario, non nutrite particolare interesse nel genere o avete già avuto modo di cimentarvi con la versione per PSP, questo prodotto avrebbe scarso appeal per voi, soprattutto a causa di un porting pigro che non aggiunge nulla in termini contenutistici.




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