Space Hulk: Tactics Recensione | Un board game 2.0

Vengono fuori dalle pareti! Vengono fuori dalle fottute pareti”. La riconoscete questa citazione? No, non è Aliens – Scontro Finale, ma sono semplicemente io che gioco a Space Hulk: Tactics per la recensione mentre cerco di farmi largo attraverso i claustrofobici cunicoli abbattendo orde di famelici Genestealer, i fratelli con più braccia e ancora più brutti del famoso Xenomorfo. Lo strategico a turni sviluppato da Cyanide Studio – già autori di Space Hulk: Deathwing e Blood Bowl – e pubblicato da Focus Home Interactive si presenta come la fedele trasposizione del quasi omonimo board game, dove a bordo di un enorme relitto fluttuante fra le galassie, avviene lo scontro all’ultimo sangue tra Space Marines e tiranidi, in una sorta di truculenta e cupa caccia attraverso putrescenti corridoi in cui si ammassano secoli e secoli di distruzione ed eresie.

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For the Emperor!

Space Hulk: Tactics trasforma in pixel le meccaniche del celebre gioco da tavola, rimanendo fedele il più possibile alle proprie origini: se vi aspettate dunque uno strategico ad ampio respiro, una conversione in stile Warhammer 40,000 della serie XCOM, siete nel posto sbagliato. Le mappe non hanno le stesse dimensioni di quelle viste nel tattico creato da Firaxis e anche le campagne non possiedono il medesimo e articolato sviluppo: sono questi dei reali punti di debolezza? No, il gioco semplicemente non cerca di imitare le idee altrui, ma preferisce restare saldo sul proprio cammino, un percorso che già conosce e sa bene che lo porta dritto alla meta. I risultati danno in buona parte ragione a questa filosofia. Space Hulk: Tactics procede con passo lento e meticoloso, le missioni vivono sul filo del rasoio e ogni decisione va calcolata con calma e sangue freddo, perché basta davvero un minimo errore per vedere cadere come un castello di carta tutta la propria pianificazione.

Questa tensione traspare da ogni singola missione delle due campagne in singleplayer, dedicate rispettivamente ai Blood Angels – una delle più famose “legioni” degli Space Marines – e ai Genestealer. Entrambe le storie ruotano attorno al Forsaken Doom, un enorme Space Hulk che vaga disperso attraverso i Warp da millenni e che contiene oscuri segreti legati a Capitoli degli Space Marines, antichi manufatti e alcune forme di vita aliene che hanno attirato l’attenzione dell’Inquisizione stessa. L’universo futuristico nato dalla mente di Games Workshop ha un fascino intrinseco, ma va riconosciuto il giusto merito anche al titolo stesso e al team creativo, capace di dar vita a due campagne ottime sotto il profilo narrativo, dove risaltano il codice d’onore dei Terminators, i sotterfugi di Just Von Marburg e tutto quel groviglio fatto di fucine meccaniche ed esaltazione della forza bruta, in cui l’unico vero difetto risiede proprio nella profondità del vasto mondo di Warhammer 40,000, fatto di numerosi nomi e riferimenti non sempre facili da tener fissi nella mente.

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Non c’è nulla che una chainsword non possa risolvere in Space Hulk: Tactics

I pregi di questa modalità non si limitano solamente alle vicende narrate. La struttura delle missioni va oltre alla mera sequenza lineare dei match, con il relitto che è suddiviso in varie sezioni composte a loro volta da più percorsi, dove il giocatore stesso decide che strada intraprendere, se visitare ogni anfratto dello Space Hulk alla ricerca di preziose risorse, con il rischio di vedersi magari circondato da uno sciame di Genestealer, oppure se tirare dritto verso la prossima missione principale. Nella sequenza dei percorsi e nella loro complessità, la campagna degli Space Marines ha sicuramente ricevuto una maggiore attenzione, mentre quella alla guida degli Xenos risulta più lineare, breve e con un minore risvolto strategico. Guidare il manipolo di soldati geneticamente modificati equivale a farsi largo attraverso una fitta rete di tunnel, sfruttare i portali Eldar, serrare le porte per isolare l’infezione o, ancora, lasciare indietro qualche compagno per risolvere in automatico una missione e guadagnare così tempo su uno sciame alieno in continua espansione. Inoltre, viene anche data importanza alla personalizzazione e allo sviluppo delle proprie unità, con un sistema di crescita dedicato ad armi, moduli e carte, tutte componenti con tangibili risvolti sul gameplay.

Purtroppo la composizione delle campagne non è però sostenuto da una adeguata diversificazione delle missioni secondarie, ripetitività aggravata dal fatto che molte di esse non possono essere evitate. Si va così da partite in cui viene richiesto di difendere un determinato punto, in altre è necessario trasportare un oggetto e non mancano quelle in cui semplicemente vanno eliminati tutti i nemici, match che si ripropongono con una ciclicità troppo frequente, dove pesa anche il riciclo delle medesime mappe. Di ben altro spessore le missioni primarie, che si svolgono su scenari dal più ampio respiro e con obiettivi maggiormente differenziati. I singoli duelli sono però penalizzati da una difficoltà piuttosto altalenante, con un bilanciamento che andrà sicuramente migliorato con patch correttive: alcuni match si risolvono dopo un paio di turni, posizionando le unità in caselle da cui non si muoveranno più e con l’IA incapace di adottare strategie che possano costringere il giocatore ad agire di conseguenza, mentre in altri casi il game over viene già scritto dopo pochi passaggi, vuoi anche per una aleatorietà che fa parte della natura del gioco stesso.

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Due giochi differenti

La sensazione di dejà vù diventa un rimpianto ancora più sentito quando ci si accorge della bontà tattica del gioco, limite che per fortuna viene mitigato dalla presenza dell’editor delle mappe e delle missioni, che apporterà nel corso dei prossimi giorni interessanti novità sul versante dei contenuti. Le regole di Space Hulk: Tactics seguono da vicino quelle della controparte fisica, con un sistema di gioco differenziato a seconda delle fazioni, con i possenti Space Marines armati fino ai denti con i loro testosteronici cannoni a ripetizione, lanciafiamme e magli potenziati, mentre i Genestealer sono letali nel corpo a corpo, sfruttano la loro superiorità numerica e si muovono nell’ombra per soverchiare le truppe umane.

Ogni unità è dotata dei classici punti azioni, da utilizzare per muoversi lungo le caselle e per compiere svariate azioni, come attaccare, creare un fuoco di sbarramento o per interagire con l’ambiente. Gli Space Marines sono sicuramente la fazioni più tradizionale, mentre gli alieni richiedono una pianificazione più attenta, a partire dalla gestione dei blip, ossia i punti di spawn presenti lungo la mappa, da sfruttare per tendere agguati ed imboscate. La diversificazione delle truppe, anche dal punto di vista della personalizzazione, garantisce poi una molteplicità di approcci che rende più varie le schermaglie, con attacchi dalla distanza, blocchi a determinate caselle o, ancora, devastanti tempeste psioniche. Ad aggiungere ulteriore stratificazione strategica ci pensa poi un sistema mutuato dai trading card game, anch’esso differente per le due fazioni: la gestione del mazzo assume un’importanza primaria, ad ogni mano può essere giocata una carta, a cui sono affidate svariate abilità speciali – come il sicuro esito positivo di un attacco o altri bonus – e “bruciata” una seconda, per guadagnare ulteriori punti azione.

Infine, in ogni missione è possibile giocare con la struttura dello Space Hulk, tramite un’interazione ambientale che riesce in parte a supplire all’estrema linearità delle mappe: ci sono porte da aprire e chiudere, torrette da attivare, portali da sfruttare per teletrasportarsi dalla parte opposta del livello o, ancora, caselle da incendiare per tagliare la strada al nemico. Tutti questi ingredienti rendono Space Hulk: Tactics uno strategico a turni complesso e punitivo al punto giusto, in cui occorre lavorare con sinergia tra tutte le truppe per elaborare un piano che porti alla vittoria. Avvertenza a tutti i giocatori: durante le prime partite c’è il rischio di scoraggiarsi dopo un paio di brutte battute d’arresto, dovute più che altro ad un tutorial tutt’altro che esaustivo.

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La bellezza dell’eresia

L’esperienza maturata dalla pluriennale collaborazione tra Cyanide Studio, Focus Home Interactive e Games Workshop regala ai fan uno tra i titoli meglio caratterizzati di tutto l’universo di Warhammer 40,000. Giocando a Space Hulk: Tactics si ha infatti la sensazione di trovarsi letteralmente immersi in quelle grigie e pesanti atmosfere del lontano futuro fatto di acciaio, credi fanatici e terrificanti creature. La realizzazione grafica è di primo ordine, l’Unreal Engine è stato sfruttato a dovere per creare quella sensazione di claustrofobia che proviene dai corridoi fatiscenti dell’enorme vascello alla deriva e ogni singola unità è stata ricreata fin nei minimi particolari, sia che si tratti delle sporche e pesanti corazze degli Space Marines, sia che l’inquadratura si concentri sulle affilate fauci dei Genestealer. Del tutto inutile dal punto di vista tattico, la visuale in prima persona risulta comunque un’interessante aggiunta cinematografica e la stessa azione, per quanto statica nei vari turni, possiede un certo dinamismo grazie all’uso di scene scriptate a dir poco esaltanti: alla fine, infilzare un alieno con una Power Sword resta sempre un’esperienza piacevolissima. Anche le musiche incessanti ed opprimenti aggiungono ulteriore tensione ad ogni match. Il sistema di personalizzazione delle proprie squadre è poi una manna dal cielo per tutti gli appassionati di Warhammer 40,000, perché tutte le unità possono essere modificate da cima a fondo, sia con l’aggiunta di dettagli e particolari, sia con colorazioni differenti, elementi che danno la sensazione di avere realmente fra le mani una miniatura da dipingere.

+ Missioni intense e all'ultimo respiro...
+ Ottima interazione con le strutture dello Space Hulk...
+ Schemi di gioco differenti e ben strutturati per le due fazioni
+ L'universo di Warhammer 40.000 è sempre affascinante
+ Visivamente molto piacevole
-... Ma in quelle secondarie pesa l'eccessivo riciclo
-... Anche se le mappe sono lineari per necessità
- AI non sempre brillante
- La campagna dei Genestealer è sicuramente meno appagante

7.5

Superato il trauma di non trovarsi al cospetto di un XCOM ambientato nel dark sci-fi di Warhammer 40,000, ciò che resta di Space Hulk: Tactics è un intrigante tattico a turni pensato principalmente per chi ha speso ore ed ore seduto ad un tavolo con davanti l’omonimo board game. Ciò non significa che chi non ha provato il gioco tavola rimarrà deluso: le due campagne sono ben scritte e regalano una cospicua dose di strategia, ogni turno è carico di tensione e veder andare a buon fine un proprio piano finemente elaborato è sempre un piacere per i generali da mouse e tastiera. La sensazione finale è che sarebbe bastato un piccolo passo in più per trasformare Space Hulk: Tactics in un titolo a tutto tondo: purtroppo le missioni non sono tutte dello stesso livello, alle volte l’IA fatica a controbattere alle mosse del giocatore e la campagna con i Blood Angel è di ben altro spessore rispetto a quella dedicata ai Genestealer.