Sky: Children of the Light, il ritorno degli autori di Journey – Recensione

Gli autori di Journey e Flower ci regalano una nuova esperienza indimenticabile

Recensione
A cura di Nicolò Bicego - 15 Aprile 2020 - 10:11

Thatgamecompany non ha ormai bisogno di presentazioni. Questo studio indipendente si è costruito la sua fama grazie a titoli che hanno avuto il coraggio di sperimentare, portandoci a farci domande sull’essenza stessa del medium videoludico. Journey è stato sicuramente il coronamento del loro percorso artistico, un titolo acclamato da critica e pubblico che ci ha permesso di provare un’esperienza completamente nuova, anche per i veterani del settore.

C’era dunque una grande attesa nei confronti della loro nuova opera, soprattutto considerando che si tratta della loro prima escursione nel mondo mobile. Sky: Children of the Light è finalmente disponibile per dispositivi Android (dopo essere stato pubblicati nell’estate 2019 su dispositivi iOS); vi raccontiamo le nostre impressioni su un titolo che sa tanto di successore spirituale di Journey, ma che è anche qualcosa di completamente nuovo.

Sky: Children of the Light, il ritorno degli autori di Journey – Recensione

Sotto lo stesso cielo

Avviando Sky: Children of the Light (solo Sky da ora in poi) veniamo brevemente introdotti alle vicende del mondo di gioco. Se avete giocato Journey sapete cosa aspettarvi. La narrativa è volutamente vaga e aperta a molteplici interpretazioni: quello che vediamo accadere nel corso non ci viene spiegato dettagliatamente e sta sempre a noi cercare di capire quello che ci circonda.

Nonostante questa voluta vaghezza, il mondo di Sky, la sua storia, i suoi personaggi riescono a catturarci fin da subito, rendendo quasi impossibile staccarsi dallo schermo. Complici di questa magia sono sicuramente anche il comparto visivo e la colonna sonora.

Sky: Children of the Light, il ritorno degli autori di Journey – Recensione

Visivamente, Sky è un titolo a dir poco impressionante. Guardandolo, vi dimenticherete ben presto di stare giocando ad un titolo per smartphone. Il mondo è così vivace e colorato, così ricco di dettagli e finezze che sembra di trovarsi di fronte ad una produzione pensata per le console della generazione corrente. Questo grazie anche alla sublime direzione artistica: Sky non delude le aspettative e riesce a caricare su di sé la pesante eredità di Journey, portando con sé un mondo di gioco dall’incredibile potenziale immaginifico. Vi ritroverete a bocca aperta di fronte alla maestosità di alcune location, capaci di farvi sentire piccoli ma al contempo parte di questo vasto mondo dalle infinite possibilità.

E se in Journey la tematica del deserto era la principale, in Sky le ambientazioni sono diverse, ciascuna con una sua distinta personalità e capace di trasmettere una peculiare sensazione. Ognuno dei sette mondi di gioco è connesso ad una fase della vita; come già in passato, thatgamecompany riesce ad amalgamare perfettamente il piano letterale e quello metaforico, confezionando un’avventura semplicemente incredibile, tanto esteticamente quanto per ciò che è in grado di far provare. E, come da titolo, c’è il cielo a giocare una parte importante; ma su questo torneremo nel paragrafo successivo.

Sky: Children of the Light, il ritorno degli autori di Journey – Recensione

Altro elemento chiave di Sky è la colonna sonora. L’accompagnamento musicale del titolo è eccelso, con tracce in grado di sottolineare sottilmente le emozioni ispirate da ciascuna ambientazione – e anche per questo vi consigliamo di approcciare Sky come qualcosa di completamente nuovo. Non prendetelo come un gioco con una sfida da superare, ma come un’esperienza, un messaggio che viene convogliato sotto forma di videogioco. Che non significa che Sky non sappia essere un gioco, anche divertente. Solo che qui il focus è un altro.

L’evoluzione naturale di Journey

Vi abbiamo detto, in apertura, che Sky ha il sapore sia di un successore spirituale di Journey che di qualcosa di completamente nuovo. Partiamo dunque dal primo aspetto, che ci porta a parlare del gameplay del titolo, di cui finora non vi abbiamo detto niente.

Sky: Children of the Light, il ritorno degli autori di Journey – Recensione

Sky è sostanzialmente simile a Journey, nel senso che la chiave del gioco è l’esplorazione. Nei panni del nostro avatar, ci troveremo ad esplorare diversi mondi, alla ricerca di diverse tipologie di collezionabili: le candele e le anime di esseri ormai scomparsi, che ci rivelano la loro storia e che ci permettono di acquisire nuovi elementi e proseguire nell’avventura.

Potremmo definire Sky un’avventura in terza persona, con qualche elemento mutuato dai platform e dagli RPG. Il nostro avatar è infatti in grado di correre e saltare, e anche di lanciarsi in volo, permettendoci di spostarci velocemente o di raggiungere location altrimenti inaccessibili. Le nostre abilità di volo, inoltre, possono essere migliorate acquisendo dei particolari oggetti. Insomma, niente di particolarmente inedito: se avete giocato Journey vi troverete immediatamente a vostro agio, perché le fondamenta sono sostanzialmente le stesse. Ci sono talvolta dei piccoli enigmi ambientali da risolvere, ma perlopiù l’avventura procede in modo abbastanza lineare, senza combattimenti, senza interruzioni di sorta.

Sky: Children of the Light, il ritorno degli autori di Journey – Recensione

Il mondo di gioco è a nostra disposizione per essere esplorato, con i nostri tempi e con le nostre dinamiche, senza particolari pressioni o incombenze. Quello che distingue nettamente Sky dal suo predecessore è la presenza degli altri giocatori, che è il vero cuore del titolo.

In viaggio non si è mai soli

Se ben ricordate, già in Journey era presenta la possibilità di affrontare l’avventura con sconosciuti. Si trattava di una feature piuttosto atipica, che non permetteva di giocare con amici, favorendo la collaborazione tra estranei. Non era certamente il punto focale di Journey, ma l’impressione che Sky ci ha lasciato è che sia stata proprio quell’idea a fare da spunto per Sky.

Fin dall’inizio dell’avventura, vedrete delle ombre muoversi negli scenari di gioco. Pur non potendone distinguere i dettagli, capirete facilmente che si tratta di esseri simili a voi. Ebbene, questi sono tutti altri giocatori, connessi allo stesso mondo di gioco. Avvicinandoci ad uno di loro sarà possibile offrire una candela dell’amicizia: in questo modo, diventeremo visibili l’uno per l’altro. Da qui, potremo intraprendere una collaborazione per esplorare insieme il mondo di gioco – dinamica incentivata perché in molte location sarà necessario avere un compagno per proseguire.

Sky: Children of the Light, il ritorno degli autori di Journey – Recensione

Col nostro amico di fortuna potremo comunicare attraverso un set limitato di espressioni (espandibili nel corso del tempo) e proprio la possibilità di non poter parlare direttamente costituisce uno dei punti di forza di Sky. Bisogna cercare di venirsi incontro, di capirsi senza poter davvero dire qualcosa. È proprio l’aspetto “social” del titolo quello su cui gli sviluppatori hanno puntato in questo nuovo lavoro, e il risultato è davvero particolare.

È difficile spiegare cosa si prova nell’instaurare un rapporto con un altro giocatore sconosciuto, con il quale passeremo delle ore di gioco e che potremmo non rivedere mai più, senza neanche sapere il suo nome. Eppure, è proprio questo il bello di Sky: inviare un messaggio in favore della cooperazione, dello stare insieme, senza se e senza ma.

Sky: Children of the Light, il ritorno degli autori di Journey – Recensione

In realtà, è possibile comunicare con gli altri anche attraverso una chat attivabile in specifici momenti. Questo avrebbe potuto parzialmente rovinare l’intento del gioco, ma il modo in cui la cosa è stata gestita non fa che dare ancora più valore a quanto abbiamo detto: è infatti possibile sedersi su delle panchine (non capita spesso di trovarne) insieme al nostro compagno. A quel punto si accenderà una candela (a patto di averne a disposizione) e potremo parlare liberamente fino al suo spegnimento. Una meccanica che dà modo, a chi lo volesse, di accordarsi per poter continuare insieme l’avventura, ed una trovata davvero geniale che consente di mantenere inalterato lo spirito del gioco.

Potremmo dirvi molto, molto altro di Sky e di quello che ci ha fatto provare. Il punto, però, è che parlarne servirebbe a poco. È un’esperienza che dovete vivere in prima persona. Magari non farà per voi, magari sì. Vi preghiamo, in ogni caso, di dargli una chance. Anche perché questa piccola gemma è disponibile gratuitamente – e mai abbiamo sentito il bisogno di spendere un solo euro nelle microtransazioni, che sono presenti in modo assolutamente non invasivo.

+ Tecnicamente superbo
+ Non delude le aspettative dopo Journey
+ Lascia il segno

9.2

Rendere giustizia ad un titolo come Sky: Children of the Light è davvero difficile. Thatgamecompany riesce, ancora una volta, a stupirci, regalandoci un’avventura destinata a lasciare il segno, che raccoglie l’eredità di Journey e che rilancia il suo messaggio con una forza ancora maggiore. Un titolo che tutti dovrebbero provare, almeno una volta, lasciandosi catturare dal suo fantastico mondo. Non lasciatevelo sfuggire: visto che è gratuito, non avete davvero scuse per tirarvi indietro.




TAG: Sky: Children of the Light