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Romance of the Three Kingdoms XIV, non chiamatelo Risiko – Recensione

Romance of the Three Kingdoms XIV trasporta di nuovo il pubblico nella Cina dei Tre Regni in uno strategico a turni calmo ma molto di nicchia

Romance of the Three Kingdoms è uno di quei rari casi in cui le opere derivate sono diventate più famose dell’originale. È da questa serie principale che è infatti derivata Dynasty Warriors, di gran lunga oggi la saga di maggior successo della Koei. Tuttavia, la serie principale non è mai stata abbandonata, pur andando restringendosi sempre di più a una nicchia ben precisa. Cosa che non è cambiata neanche con questo Romance of the Three Kingdoms XIV, con tutto ciò che ne consegue tanto nel bene quanto nel male.

Tre Regni, un parco dei divertimenti

Romance of the Three Kingdoms XIV

Piattaforma:
PC, PS4
Genere:
gestionale, strategico
Data di uscita:

L’impianto contestuale di Romance of the Three Kingdoms XIV è sempre lo stesso: ci troviamo nella Cina del III secolo dopo Cristo, quando l’allora dinastia imperiale Han perse gli ultimi scampoli di influenza e contatto con il territorio e cominciò quindi una lunga serie di lotte intestine per il dominio della nazione. Pure se la fedeltà storica c’è e non si discute, la sua natura di strategico impone chiaramente che sia solo un “punto di partenza”. La modalità di gioco principale passa per la scelta di uno scenario (sia storico che di finzione) e di una fazione, con l’ovvio obiettivo di portarla alla totale dominazione della Cina. Il livello di difficoltà, oltre a quello “canonico” regolabile all’inizio di ogni campagna, è stratificato anche in funzione delle fazioni, ciascuna delle quali chiaramente avrà territori, risorse e ufficiali differenti a seconda dell’epoca di partenza.

Va da sé comunque che Romance of the Three Kingdoms XIV dà per scontato che il giocatore abbia quantomeno un’infarinatura di quella che è stata la vera storia dei Tre Regni, onde pianificare meglio sia le proprie decisioni che conoscere in maniera più precisa tanto la fazione quanto gli ufficiali che ci si ritrova a comandare. Ciascuno ha a disposizione sia caratteristiche generali (leadership, intelligenza, lealtà, talento militare) che tratti caratteriali come vizi e virtù, tutti per somma parte rispecchianti quelli indicati nel Romanzo dei Tre Regni. In ogni caso, il gioco permette un’ampia personalizzazione anche negli scenari storici, consentendo ad esempio di prolungare le vite degli ufficiali, scegliere se rendere possibili gli eventi chiave dell’epoca oppure intervenire anche su condizioni atmosferiche e frequenza di eventi inevitabili come i disastri naturali. Il tutto si completa con la possibilità di creare liberamente un ufficiale, tramite apposita voce del menu.

Romance of the Three Kingdoms XIV: mappa canta

In sé, comunque, il gameplay vero e proprio di Romance of the Three Kingdoms XIV avviene su una mappa a griglia esagonale della Cina, sulla quale si amministrano i territori, si muovono gli eserciti e si combattono le battaglie. Come molti strategici ambientati su più secoli, il giocatore assume i tratti dello “spirito guida”, che attraverso la leadership di ciascun capo-fazione amministra i territori.

A livello civile, questo si traduce nell’assegnare incarichi amministrativi a ciascun ufficiale disponibile e su quale aspetto economico far concentrare i propri domini (al nocciolo commercio, agricoltura e bellico). Per quanto concerne l’aspetto militare, gli eserciti vengono composti selezionando uno o più ufficiali, ciascuno al comando di un numero di soldati variabile (liberamente modificabile). Li si può distribuire sul territorio per operazioni di presidio e costruzione, oppure impiegarli per lo scontro con le forze avversarie e la conquista dei territori adiacenti.

Di nuovo, la capacità di mettere la “persona giusta al posto giusto” è vitale, visto che i parametri e i tratti caratteriali influiscono anche sulle attitudini tattiche, ad esempio quali formazioni possono far assumere ai propri uomini (tutte autentiche e riprese dalla letteratura militare cinese) o se hanno attitudine al campo aperto, agli assedi o dalla distanza. Negli scenari e nelle fasi avanzate della partita, poi, sarà anche possibile suddividere il regno in regioni (liberamente organizzabili) e ordinare anche delle vere e proprie campagne di espansione, delle quali dovremo solo decidere il distretto di partenza (solitamente quelle limitrofe) e le guarnigioni da impiegare per veder gli eserciti muoversi.

Ne consegue, quindi, che le battaglie si ambientano tutte nella stessa mappa, e che di conseguenza non si possono comandare direttamente gli eserciti – a differenza di quello che a volte avveniva con titoli “cugini” come i Nobunaga’s Ambition. Il caso più frequente in cui si traslerà dalla mappa sarà durante i Duelli, brevi sequenze in cui appunto due campioni degli opposti schieramenti si sfideranno a una tenzone che avrà le sue conseguenze sulla battaglia in corso. Per il resto, il giocatore si ritroverà sulla mappa e sui menu a essa dedicati, e una volta decisi gli ordini sarà possibile far avanzare il tempo di gioco durante il quale il computer risponderà, le battaglie proseguiranno e gli ufficiali porteranno a termine i compiti assegnati.

A intervalli regolari si riceveranno anche gli introiti dalle province controllate (derrate alimentari, imposte e truppe) che sono la base degli investimenti per la crescita e l’espansione del proprio regno. Gli ufficiali potranno poi essere reclutati sia tramite contatti del seguito o una volta catturati come prigionieri, impiegati in missioni diplomatiche e di sotterfugio e infine assegnati come consiglieri e responsabili di governo.

La levetta e il cursore, una relazione a distanza

La descrizione fatta finora basta e avanza per capire come Romance of the Three Kingdoms XIV metta molta carne al fuoco, strategicamente parlando. Il gioco chiaramente non ha una vera e propria “trama”, in quanto gli sviluppi tanto del giocatore quanto del computer ogni volta contribuiranno a rendere ogni partita profondamente diversa dalle altre.

Per unire un sistema così aperto alla realtà storica sono presenti gli Eventi, attivabili una volta soddisfatti gruppi di specifiche condizioni, che porteranno spesso dei vantaggi alla fazione. Il ritmo quindi si configura come molto composto e rilassato, in cui ogni decisione può essere presa con calma e attentamente ponderata. Questo perché il gioco rimane molto complesso fin dal tutorial, che pure essendo una modalità a parte (tra l’altro divisa in più scenari) in ogni caso non spiega tutte le sfaccettature del gioco.

Allo stesso tempo, però, questa ricerca della “tradizione” e una progressione così “meditativa” (in tutti i sensi) finiscono inevitabilmente con il relegare Romance of the Three Kingdoms XIV quasi esclusivamente alla sua nicchia di appassionati. Il ritmo eccessivamente compassato, così come il fatto che si agirà sempre “dall’alto” senza avere la possibilità di “prendere in mano” la situazione (come per esempio accadeva con i Dynasty Warriors Empires) sarà già di suo un deterrente, soprattutto per il pubblico console. Anche l’alto livello di sfida non aiuta, visto che giustamente come ogni strategico che si rispetti non c’è mai la “certezza della vittoria”. Anche la stessa grafica obbedisce a canoni molto “tradizionali”, con finestre di dialogo e illustrazioni a mano sia per i personaggi che gli eventi. La mappa ovviamente è in tre dimensioni, ma rimane comunque molto spartana visto che non è lei a fare la differenza considerando il tipo di gioco.

Anche ammettendo che si può fare l’abitudine a tutte queste le cose, forse la vera barriera all’entrata di Romance of the Three Kingdoms XIV è appunto il sistema di controllo su piattaforme diverse dal PC. Possiamo sicuramente dire che rispetto ad altri esponenti del genere la gestione è meno “pesante” – infatti la suddivisione in esagoni della mappa e una buona calibrazione della levetta permettono uno spostamento fluido, e la maggior parte dei “pulsanti” dell’interfaccia ha disegnato sopra il tasto da premere, in modo da non obbligare a troppa “memoria muscolare”. Lo sforzo di dare una qualche accessibilità quindi c’è, ma c’è anche da dire che il sistema mostra i suoi limiti quando si tratta di eseguire manovre più “complesse” come ordini speciali, modifica dei parametri e delle truppe e sotterfugi. Ciascuna di queste richiede molti tasti precisi e l’apertura di molti menu.

Sicuramente è rimasta intatta la soddisfazione del regno ben amministrato e della città conquistata dopo tanti turni e tante decisioni strategiche, accompagnata allo stesso modo da una colonna sonora orchestrale orecchiabile e di buonissima qualità nei suoi toni magniloquenti.

+ Tradizionale ma a modo suo accessibile e molto personalizzabile
+ Colonna sonora ariosa e orecchiabile
+ Sforzo non da poco per trasporre il sistema di controllo su console…
– Brutalmente di nicchia
– L’alta difficoltà sarà scoraggiante
– … ma comunque rigido sulle funzioni avanzate

6.8

Romance of the Three Kingdoms XIV è un altro esponente di quello che è l’annoso terreno degli strategici su console. Questa sua quattordicesima incarnazione non solo mantiene alte le proprie possibilità di personalizzazione dentro e fuori dalla realtà storica, ma cerca di recuperare una concezione più tradizionale su gestione e amministrazione virtuale – e una maggiore fruizione per quanto concerne l’enigma irrisolto del sistema di controllo. Proprio questo suo inseguire la tradizione finisce però con l’essere ancor più di nicchia di quanto già non fosse già di natura.

Gli affezionati del brand probabilmente l’avranno già preso; i più curiosi o i neofiti (fermo rimanendo che proprio per sua natura non potrà mai piacere a tutti) qualora volessero dargli una possibilità farebbero meglio a rivolgersi prima di tutto al PC.