Remothered: Tormented Fathers, l’orrore su Switch – Recensione

Abbiamo analizzato la versione Nintendo Switch di Remothered: Tormented Fathers. Leggi la recensione!

RECENSIONE
A cura di Marcello Paolillo - 9 Ottobre 2019 - 14:30

In un’epoca non sospetta, a cavallo tra gli anni ’90 e i 2000, un genere entrò a gamba tesa all’interno dell’allora florida generazione a 32-bit. Stiamo parlando dei survival horror. Giochi come Resident Evil e Silent Hill, più di ogni altro, riuscirono a imporsi come paradigma dell’orrore giocato, grazie anche alle performance avveniristiche delle piattaforme dell’epoca (il 3D, signori miei). Gli anni sono poi trascorsi inesorabilmente e tra svariati sequel e spin-off il survival horror ha deciso di passare di moda. Nel 2018 vide però la luce un titolo realmente affascinante, sviluppato da un team altrettanto particolare. Remothered: Tormented Fathers è un horror ‘vecchio stampo’ di Darril Arts, scritto e diretto da Chris Darril e sviluppato da Stormind Games, per PC, PS4 e Xbox One. Ricalcando la formula dei titoli orrorifici di matrice classica (protagonista indifeso, una magione da esplorare, tanti enigmi da risolvere) il gioco fece subito breccia nel cuore degli appassionati, diventando in breve tempo un piccolo classico (e vincendo anche una moltitudine di premi). Ora, in attesa che il sequel veda la luce nel corso del prossimo anno (chiamato Broken Porcelain), Chris Darril e soci hanno deciso di convertire il primo episodio per console Nintendo Switch, l’unica piattaforma rimasta orfana del gioco.

Remothered: Tormented Fathers, l’orrore su Switch – Recensione

L’orrore e il raccapriccio

Diciamolo subito: la conversione di Remothered su Switch non è ciò che i giocatori speravano di trovarsi fra le mani. I problemi, invero piuttosto gravi, risiedono solo ed esclusivamente nel comparto tecnico, zoppicante e in grado di limitare seriamente l’esperienza, a patto di sorvolare su magagne grafiche piuttosto evidenti. Prima tra tutti, la risoluzione: sin dal primo minuto di gioco, vi accorgerete come texture e modelli poligonali siano così slavati che sembrano usciti da un gioco PlayStation 2 di primissima generazione. Il frame rate è sempre incerto e claudicante, l’effettistica è un pugno in faccia (gli specchi, ad esempio, non riflettono l’immagine della protagonista) e più in generale il gioco sembra trascinarsi carponi pur di proporre l’orrore a cui siamo stati abituati in precedenza, su console e PC. Stesso discorso per il comparto audio, totalmente sconnesso con l’ambiente circostante: a volte sentirete il vostro inseguitore farfugliare cose o aprire porte a un palmo di naso, quando in realtà il nemico si trova invece a un piano superiore o inferiore di villa Felton. Ultimo ma non meno importante, specie per chi gioca in portabilità: il font con cui è scritta ogni nota od opzione nel menu è illeggibile su schermo portatile, un vero incubo – nel senso sbagliato del termine – per chi soffre di presbiopia (ma anche per chi ha una vista di dieci decimi).

Inspiegabile come, di convesso, i filmati siano invece realizzati perfettamente, quasi come se gli sviluppatori avessero profuso tutte le loro energie nella realizzazione delle cut-scene piuttosto che nel limare il motore grafico, sacrificando quindi sull’altare l’accessibilità al prodotto finito. Fortunatamente, l’ossatura ludica di Remothered: Tormented Fathers su Nintendo Switch è invece la stessa che abbiamo imparato ad apprezzare nelle versioni precedenti, e su questo il gioco non sbaglia un colpo: le meccaniche hide and seek funzionano sempre piuttosto bene, con la possibilità di nascondersi sotto ai divani, dentro gli armadi o più in generale accovacciandoci e sfruttando l’ambiente circostante. La falce del padrone di casa, brandita con tanta foga, è ancora fonte di profondo terrore non appena ce la ritroveremo dinanzi, costringendoci alla fuga a gambe levate.

Remothered: Tormented Fathers, l’orrore su Switch – Recensione

La paura non basta

Resta la possibilità di piazzare o lanciare diversivi per distrarre il nostro inseguitore (da tazzine a sveglie, passando per bambole giocattolo), oppure brandire varie armi di difesa raccolte tra i vari angoli della villa (coltelli, forbici e così via), in modo da rallentare Felton nell’eventualità che questi riesca ad afferrarci. Anche l’enigmistica ambientale, tremendamente simile a quella dei classici titoli di genere  – vale a dire trova la chiave, risolvi il rompicapo, apri la porta – scorre via che è un piacere, sebbene anche in questo frangente l’atroce comparto grafico di questa versione Nintendo Switch crei solo inutile confusione, rendendo davvero difficile identificare in maniera corretta i numerosi oggetti presenti nello scenario.

Remothered: Tormented Fathers, l’orrore su Switch – Recensione

Peccato inoltre che l’edizione per la piattaforma ibrida dell’horror di Darril Arts non includa alcuna caratteristica esclusiva pensata per la console Nintendo (né sensori di movimento, né altro). Per il resto, la narrazione di Remothered: Tormented Fathers funziona bene proprio come in passato: la storia di Rosemary Reed, della famiglia Felton e degli oscuri meandri di una magione che puzza di morte e putrefazione rendono ancora più facile immergersi in quel contesto ‘retrò’ che rende il gioco sviluppato da Stormind Games un ideale seguito spirituale della saga di Clock Tower targata Capcom, la gioia di chi da anni mastica il genere chiedendo a gran voce un titolo che ne eguagli meccaniche e atmosfera. Sotto questo aspetto, il titolo di Chris Darril è assolutamente perfetto. L’unico rammarico, di nuovo, è che il team di sviluppo non si sia preso del tempo extra per imbastire una conversione realmente all’altezza del gioco stesso (magari, una corposa patch potrà tentare di correggere gran parte dei problemi).

+ Atmosfera inquietante ed immersiva.
+ Ottimo comparto narrativo.
- Tecnicamente imbarazzante.
- Nessuna feature esclusiva per Switch.

6.9

Remothered: Tormented Fathers di Darril Art e Stormind Games è un survival horror straordinariamente retrò. Peccato quindi che i possessori di Switch debbano accontentarsi di una conversione funestata da una miriade di problemi, specie dal versante tecnico, che rendono davvero molto difficile godere di una versione non all’altezza, specie su di una piattaforma versatile come l’ibrida Nintendo. Per il resto, il gioco è lo stesso – ottimo – survival horror visto nei mesi scorsi su console e PC, forte di un’atmosfera malata ed agghiacciante che vi rimarrà nelle viscere per tutte e dieci le ore circa necessarie al completamento dell’avventura della dottoressa Rosemary Reed.




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