Relicta e quella voglia di essere un po’ Portal e un po’ Mass Effect – Provato

Ci siamo immersi per la prima volta nella Luna terraformata di Relicta, confrontandoci con un puzzle game che punta tutto su fisica e magnetismo. Basterà per emergere come un titolo imperdibile?

PROVATO
A cura di Stefania Sperandio - 16 Giugno 2020 - 19:00

«È su quel puntino che tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui abbiate mai sentito parlare – ogni essere umano mai esistito, è lì che ha vissuto la sua vita. L’insieme delle nostre gioie e dei nostri dolori, migliaia di religioni convinte di sé, di ideologie, di dottrine economiche, ogni cacciatore e procacciatore di cibo, ogni eroe e ogni codardo, ogni creatore e distruttore della civilizzazione, ogni re e ogni suddito, ogni singola coppia di innamorati, ogni madre e padre, ogni speranzoso figlio, inventore ed esploratore, ogni maestro di moralità, ogni politico corrotto, ogni ‘superstar’ e ogni ‘leader supremo’, ogni santo e ogni peccatore della storia della nostra specie hanno vissuto lì: su un granello di polvere sospeso in un raggio di sole. […]

Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. […] La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è altro posto, perlomeno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Che possa visitare, sì. Colonizzare, ancora no.»
–Carl Sagan, Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space

Siamo nel XXII Secolo e non è più così. Il futuro prossimo di cui parlava Sagan nel 1994 è stato in qualche modo sorpassato: la Terra così come la conosciamo è solo un vago e lontano ricordo, perché l’umanità ha superato frontiere inattese e perfino la Luna è stata terraformata.

Abitabile, ricca di segreti e scenari che richiamano proprio il pianeta che fu origine degli umani – che ora in larga parte sono invece nati fuori dalla Terra – la Luna accoglie anche la Base Chandra, una sede in cui numerosi scienziati portano avanti la loro vocazione da pionieri dello spazio. Tra questi c’è anche Angelica Patel – e, in Relicta, Angelica Patel saremo noi.

Ci vuole una fisica bestiale

Il team Mighty Polygon ha chiarito a più riprese quali siano le idee alla base del suo Relicta: il gioco si propone come un puzzle game in prima persona i cui enigmi sono basati sull’uso della fisica e del magnetismo. Nei suoi percorsi lunari, nell’ora che abbiamo potuto trascorrere in sua compagnia, la dottoressa Patel può servirsi di dei guanti speciali (sì, fa molto Half-Life Alyx) che le consentono di attivare o disattivare la gravità su determinati oggetti, oltre che di controllarne i poli magnetici.

Per procedere vi troverete così di fronte a vere e proprie barriere che, per essere superate, vi richiedono di posizionare dei cubi (e questo fa molto Portal) su delle piastre a peso. Se, normalmente, potrete semplicemente afferrarli e sistemarli, le cose si faranno via via più complicate, richiedendovi di saltare ostacoli invertendo la polarità di due blocchi in modo che si respingano, o magari di balzare sopra a uno mentre gli disattivate la gravità per fluttuare con lui oltre un dirupo.

Relicta e quella voglia di essere un po’ Portal e un po’ Mass Effect – Provato

Dobbiamo dire che, senza dubbio alcuno, il potenziale espresso dalle possibili combinazioni di queste meccaniche è intrigante: se davvero sarà in grado di portare avanti per un intero gioco un’esperienza capace di rimescolare le carte in tavola e impreziosire via via gli enigmi, senza il rischio di scadere molto presto nella ripetitività, Relicta potrebbe avere sicuramente qualcosa da dire.

All’altra faccia della medaglia, è di fondamentale importanza che gli sviluppatori diano maggior peso all’introduzione delle meccaniche passo passo: dopo un tutorial in cui si viene introdotti in modo certosino al funzionamento dei puzzle basici, di punto in bianco il gioco vi butta addosso anche lo sblocco delle meccaniche di gravità e polarità, senza ulteriori spiegazioni.

Si tratta di una decisione che non spaventerà i giocatori più navigati, che dopo qualche minuto di prove riusciranno (più o meno, a dire la verità) a comprendere come giostrarsi tra le diverse cose; altri, invece, potrebbero rimanere più confusi, perché l’uso delle interfacce che definiscono la polarità degli oggetti interattivi (ossia i soli cubi degli enigmi) è tutt’altro che chiara e dovrete darvi a un po’ di trial and error prima di trovare la quadra – con perfino il rischio di trovarla per puro caso e senza aver capito ancora debitamente la meccanica.

Relicta e quella voglia di essere un po’ Portal e un po’ Mass Effect – Provato

Speriamo quindi che, per la release finale, Mighty Polygon scelga un approccio più bilanciato e più user-friendly, senza impennare improvvisamente la curva di apprendimento delle dinamiche: è importante che i puzzle siano di buona difficoltà perché intelligenti e non perché il giocatore deve prima di tutto risolvere il mistero delle meccaniche.

Alla scoperta dei misteri lunari

Al di là di come le logiche di gameplay vengono presentate al giocatore, il level design messo in piedi dai puzzle proposti in questa prima ora di gioco si è rivelato abbastanza apprezzabile. Peccato per il fatto che l’esplorazione sia estremamente lineare e ridotta all’osso, perché gli scenari si presentano come affascinanti e vi capiterà, magari, di provare a raggiungere dei punti bloccati, invece, dietro pareti invisibili.

Poco male, certo, considerando che l’intero focus delle vostre scorribande lunari, tra riferimenti al cratere dedicato a Shoemaker e comunicazioni radio con il vostro team, sarà pur sempre la risoluzione degli enigmi che si concateneranno gli uni dietro gli altri, senza intervalli se non per il ritorno alla vostra base una volta raggiunto un determinato obiettivo. Ed è qui, nella base, che trova sviluppo la componente narrativa del gioco, particolarmente (e pericolosamente?) ambiziosa.

Relicta e quella voglia di essere un po’ Portal e un po’ Mass Effect – Provato

Fin dal prologo, Relicta non fa niente per nascondere le sue velleità legate allo storytelling e la nostra speranza, per il prodotto finale, è che questa non si riveli essere un’arma a doppio taglio: la costruzione dell’universo di gioco sembra curata, vagando troverete anche documenti, conversazioni e log da leggere per completare il vostro quadro (sperando non se ne abusi troppo), anche se in alcuni casi – nella nostra prova – la cosa è sembrata un po’ buttata a caso: non c’è motivo narrativo, ad esempio, perché in un corridoio casuale debba essere presente il log di una mail che avete scambiato con vostra figlia, se non per la necessità puramente ludica di farvelo trovare e leggere.

Per quanto abbiamo potuto vedere al momento, rimane affascinante la lore costruita per il mondo di gioco, mentre siamo estremamente più tiepidi sui dialoghi: scolastici e poco ispirati, spesso vedono i personaggi interagire (di solito via radio) ribadendo delle cose che chiaramente sanno già entrambi, ma che vogliono far sapere anche al giocatore. Si tratta sicuramente di un artificio utilizzato molto molto spesso nel videogioco, ma che si potrebbe mascherare un po’ meglio affinando i dialoghi qua e là ed evitando così di rompere il coinvolgimento.

Doppiato in inglese, il gioco è localizzato in italiano, anche se speriamo che venga rimessa mano alla traduzione di qualche battuta, non esattamente corrispondente a quanto pronunciato in lingua originale.

Relicta e quella voglia di essere un po’ Portal e un po’ Mass Effect – Provato

Fonti di ispirazione che si vedono

Per quanto riguarda il comparto tecnico del gioco, siamo rimasti piacevolmente sorpresi: seppur con ambientazioni limitate nelle possibilità e nell’estensione, Relicta e Unreal Engine 4 si sono comportati egregiamente con impostazioni al massimo in full HD su un portatile MSI Phantom (i7 6700HQ da 2,6 GHz, 970M da 3 GB, 16 GB di memoria RAM) – consentendoci anche di sbizzarrirci con la modalità foto.

Sicuramente, si è incoraggiati a farlo dalla direzione artistica: i rimandi a universi che tutti abbiamo amato, come quelli di Mass EffectPortal, sono tutt’altro che celati e la speranza è quella di trovarsi di fronte a un’esperienza completa che, seppur non originalissima nella costruzione della base Chandra (dove i richiami agli alloggi degli uomini del comandante Shepard sono davvero palesi), possa diventare un approdo per chi cerca nuove avventure.

Relicta e quella voglia di essere un po’ Portal e un po’ Mass Effect – Provato

Buon lavoro anche sul comparto sonoro: nella nostra ora di gioco l’accompagnamento musicale ha aiutato a mettere in piedi l’atmosfera misteriosa su cui gli sviluppatori contano (più di quanto non abbia fatto la scrittura, a dire il vero), anche se il doppiaggio difficilmente farà gridare al miracolo.

Se amate i videogiochi ambientati nello spazio, potreste voler concedere una chance anche al chiacchierato Mass Effect Andromeda, ora disponibile a un prezzo speciale.

+ I puzzle e le strutture alle loro basi hanno del potenziale
+ Scenari affascinanti
- Level design ampiamente migliorabile
- Scrittura non al pari delle ambizioni che mostra il comparto narrativo

Il nostro primo approccio con Relicta ci ha convinto che le meccaniche da puzzle game in soggettiva basate su fisica e magnetismo su cui il team di sviluppo ha voluto puntare abbiano del potenziale. Proporre una buona varietà di enigmi, seppur basandosi sempre su sistemi simili, sarà fondamentale per intrigare il giocatore nel lungo corso. Per il momento, quanto abbiamo visto ha qualcosa da dire lato design dei puzzle, anche se non siamo stati particolarmente colpiti dalla scrittura – che, anzi, nonostante le velleità messe in campo presta il fianco a dialoghi che sembrano più orpelli scolastici che devono legare le sequenze di enigmi che non altro.

Potremo sicuramente farci un’idea più precisa quando metteremo le mani su Relicta in versione completa, atteso per il 2020 su Steam, Stadia, PS4 e Xbox One.




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