Regali di Natale | 5 Pop da mettere sotto l’albero

Consigli per gli acquisti
A cura di Adriano Di Medio - 17 Dicembre 2018 - 9:00

Il Natale: tempo di presepi, pranzi infiniti, dita congelate ma soprattutto di regali, fatti e ricevuti. Regali che alle volte non è neppure necessario che siano “utili”, ma semplicemente che esprimano un pensiero o un simbolo, che dimostrino di aver notato un dettaglio e l’abbiano fatto con la giusta ironia. I Funko Pop, i celeberrimi pupazzetti, paiono proprio assolvere a un simile compito: caricaturali, dettagliati e da sempre a metà tra lo strano e l’inquietante, eppure capaci di un fascino ancora inspiegato e inspiegabile. E visto che parliamo di videogiochi, ecco qui una piccola lista di queste strane statuette/action-figure (tutte tratte da pubblicazioni di questo 2018) da regalare e regalarsi.

Spyro con Sparx

Il draghetto viola è rimasto nei cuori di tutti coloro che hanno vissuto almeno un minimo gli anni Novanta. Un personaggio per i tempi inedito e ancora originale persino oggi, in un mondo sempre più abituato a vedere i draghi solo come antagonisti. Spyro è questo ma anche di più: con il remake Spyro: Reignited Trilogy uscito a novembre di quest’anno ci ha ricordato la sua personalissima idea di divertimento spensierato. Un viaggio di crescita che ne dimostra la natura determinata ma un po’ pestifera, in un percorso di liberazione che prima è conoscenza, poi crescita e infine consapevolezza.

Ad affiancarlo c’è da sempre la fidata Sparx, la libellula che lo aiuta nella sua avventura sia fungendo da “indicatore” per la salute rimasta fino a divenire lei stessa protagonista nel terzo capitolo Spyro: Year of the Dragon, dove ha alcuni livelli in solitaria che ricordano molto i vecchi sparatutto bullet-hell. Tra l’altro è abbastanza noto che venne deciso di renderla una libellula per un facile gioco di parole: in inglese questo insetto è chiamato Dragonfly. Quindi Spyro è un drago affiancato da un altro “drago che vola”. Il ruolo di “aiutante attivo” di Sparx sarà poi mantenuto anche in Seasons of Ice e Seasons of Fire, due dimenticabilissimi capitoli della storia di Spyro usciti su Game Boy Advance e ambientati successivamente a Year of the Dragon.

Spider-Man smascherato

Da bambini abbiamo desiderato un po’ tutti essere come lui, esattamente come eravamo affascinati da Superman. Eppure Spider-Man, quell’Uomo Ragno che volteggiava e combatteva contro i cattivi ci conquistava per il suo senso dell’umorismo e per il suo muoversi in località assai più familiari di un’astratta Metropolis. Ecco quindi che i videogiochi sul Ragno non hanno mai smesso di essere prodotti, fino a quello uscito quest’anno. Chiamato semplicemente Spider-Man e creato da Insomniac Games (curiosamente gli stessi artefici di Spyro) è uscito a settembre di quest’anno. Alla prova dei fatti (come evidenziato dalla nostra recensione) si è dimostrato un prodotto magari non eccellente, ma di certo pregno di un amore infinito da parte degli sviluppatori per l’iconico personaggio di Stan Lee e Steve Ditko.

Tanto ieri come oggi, l’attrattiva del buon Peter Parker sta nel proporre un supereroe sorprendentemente “umano”, secondo la formula Marvel “supereroi con superproblemi”. Oltre che come la sottintesa “rivincita del nerd”. Un po’ in contrasto con gli ultimi anni che lo vedevano rappresentato quasi sempre come adolescente, il videogioco di Insomniac manda un po’ in avanti la ruota del tempo, ambientandosi quando Peter aveva vent’anni. Questo perché, per loro stessa ammissione, gli Insomniac non volevano rinarrare da capo una storia già conosciuta, ma piuttosto cercare di produrre un’avventura che fosse simbolica nell’immagine che forniva dell’Uomo Ragno. Non è difficile pensare che una delle loro ispirazioni sia stata la celeberrima serie animata del 1994, da noi trasmessa dalla Rai. Qui Peter era ormai diventato un giovane uomo quasi trentenne, quindi consapevole adulto e con un carattere assai più definito. Appunto per dargli maggiore umanità, anche il Funko Pop tratto dal videogioco Insomniac lo ritrae nell’atto di smascherarsi.

Triss e Yennefer

Ma smettiamo per un momento la calzamaglia e spingiamoci verso un più spiccato fantasy. Per quanto ufficialmente conclusasi da quasi quattro anni, la serie di The Witcher ha lasciato segni indelebili nei fan. Non solo: Andrzej Sapkowski e CDProjekt RED hanno creato per Geralt un universo narrativo così profondo e sfaccettato da poter ospitare praticamente qualunque tipo di storia. Ne abbiamo avuto dimostrazione quest’anno, con l’arrivo di Thronebreaker: The Witcher Tales, videogioco ispirato a Might and Magic che narrava una storia utilizzando come gameplay il celebre meta-gioco del Gwent.

Ma prima della storia della regina guerriera Meve di Lyria e Rivia, c’è stata prima di tutto la storia di Geralt di Rivia, che dopo essersi risvegliato senza memoria ha dovuto cercare un proprio lieto fine tra facce conosciute e scelte morali. Un’epopea fantasy iniziata nel 2007 nella Polonia post-comunista, e conclusasi nel 2015 con The Witcher 3 Wild Hunt. Proprio in quest’ultima avventura il nostro strigo avrebbe dovuto scegliere con quale delle sue due amanti “storiche” concludere la storia: la rossa Triss Merigold o la corvina Yennefer di Vergenberg. Una scelta simbolica prima che ruolistica: Yennefer è l’amore contrastato di una vita passata, Triss la promessa di un futuro lontano da mostri e violenza.

La storia dei CDProjekt comunque non ha mai tracciato una linea netta tra bene e male, invitando piuttosto a riflettere su decisioni e conseguenze. In ogni caso la scelta tra le due “fiamme” dello strigo non è comunque semplice, ed entrambe hanno le loro giustificazioni ma anche i problemi che potrebbero scaturirne. Ben presto i fan si sono divisi, tra chi preferiva la corvina e chi la rutila. In ogni caso, alla fine il personaggio più iconico è proprio lui, il Lupo Bianco, e la sua ironia e capacità di condurci sempre in qualche storia nuova. Non a caso è stato personaggio ospite in Soul Calibur VI e verrà introdotto anche in Monster Hunter World il prossimo anno.

Kratos e Atreus

È tornato alla ribalta proprio in questi giorni, anche se sarebbe più onesto dire che non l’ha mai abbandonata del tutto da quando è uscito ad aprile di quest’anno. God of War è stato un videogioco d’impatto, in tutti i sensi. L’avventura di Kratos e di suo figlio Atreus è stato l’inaspettato punto di incontro tra il riavvio e il seguito diretto. Sopravvissuto alla mattanza olimpica Kratos si è rifatto una vita nel gelido nord, avendo un figlio dalla seconda moglie Faye. Il videogioco diretto da Cory Barlog racconta un momento difficile della vita di Kratos e suo figlio Atreus, quello dell’elaborazione del lutto per aver perso una moglie e una madre. Premiato ai Game Awards e con addirittura un cameo dei due attori originali sul palco durante la cerimonia, questo ritorno di Kratos ha segnato un nuovo corso per il personaggio. Per la prima volta lo vediamo essere padre, e cercare di fare in modo che la sua prole non commetta i suoi stessi errori. Il suo sguardo da spietato che era diviene saggio, severo, scorbutico ma anche giusto e protettivo.

Ma c’è anche da dire che lo stesso Atreus non è solamente una banale “scusa emotiva”. Il “ragazzo” è un preadolescente incredibilmente sveglio, che si migliora costantemente per tutto il viaggio e soprattutto capace di fare ammenda per i propri errori. Oltre a essere un prezioso supporto per suo padre, Atreus è anche simbolo dell’evoluzione e della nuova era intrapresa dai Santa Monica. Per certi versi i due vivono l’avventura insieme, e nei momenti immediatamente dopo la distribuzione del gioco era possibile anche trovarli in un’unica confezione, che però ormai non risulta più facilmente reperibile.

Il Drago Shenron dorato

Concludiamo con qualcosa di “potente”, in tutti i sensi. Esattamente a gennaio di quest’anno è uscito Dragon Ball FighterZ, videogioco di combattimento dedicato all’universo narrativo creato da Akira Toriyama. Anche prima che venisse pubblicato per Switch a settembre, era già chiaro come questo gioco si discostasse decisamente dal “solito” ripercorrere l’epica di Goku e dei suoi amici, concentrandosi piuttosto riguardo una storia principale che vedeva coinvolto l’Androide 21, nemico appositamente disegnato da Toriyama stesso. In sé il gioco non nasconde la propria ispirazione ai Marvel vs. Capcom, e anche in virtù della sua accessibilità è stato tutto sommato ben accolto: recentemente è stato premiato come miglior fighting game ai Game Awards di pochi giorni fa.

Il Funko Pop che vogliamo però mettere qui è un po’ più “universale”: parliamo infatti nientemeno che del Drago Shenron, la misteriosa e benevola divinità che compare una volta raccolte tutte e sette le sfere e che esaudisce qualunque desiderio gli venga rivolto. La Funko ha prodotto riproduzioni Pop sia nel suo “tradizionale” colore verde che in un inedito color oro, che chiaramente ne fa risaltare l’aspetto sereno oltre che la sua stazza decisamente più massiccia rispetto alla media degli altri Pop. Curiosamente in origine il buon Shenron doveva essere azzurro invece che verde, appunto perché era inteso mimetizzarsi con il cielo. Infatti nelle primissime edizioni del manga originale e nei titoli di testa dell’anime appare appunto di questo colore.

I Funko Pop sono sempre stati degli oggetti da collezione piuttosto strani. Dotati di un fascino inspiegato e inspiegabile, considerati “belli ma inutili”, certo è che raramente non si prova un po’ di soddisfazione a regalarli o a riceverne uno. Il loro aspetto caricaturale ma riconoscibile li rende paradossalmente originali. Considerando poi il parco personaggi presente è praticamente impossibile non trovarne uno che sia riconoscibile. In questo speciale abbiamo provato a metterne qualcuno “in fila”, senza voler andare sul collezionistico ma solamente da appassionati di videogiochi.




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